
Pietro, Paolo e Gesù: vite parallele? Da decenni gli interpreti di Luca-Atti individuano parallelismi tra Pietro e Paolo e tra i due apostoli e il Gesù del terzo vangelo. Tale fenomeno attesta la familiarità di Luca con la synkrisis, tecnica di modellizzazione letteraria finalizzata alla comparazione dei personaggi e consacrata da Plutarco nelle Vite Parallele. Il presente saggio considera le sezioni terminali delle narrazioni relative ai due maggiori personaggi degli Atti - cioè il racconto della liberazione di Pietro dal carcere (12,1-23) e la narrazione del viaggio di Paolo prigioniero verso Roma (27,1-28,16) - ed evidenzia le corrispondenze con l'epilogo delle vicende cristologiche riportate nel terzo vangelo (Lc 22-24). In ragione della propria collocazione, tali testi costituiscono il vertice della suddetta synkrisis, definendone l'estensione e il funzionamento. In un'epoca in cui cominciavano a "piovere" critiche nei confronti del movimento cristiano, Luca ha difeso l'affidabilità dell'Evangelo (cf. Lc 1,4), mostrando non solo che Gesù fu fedele alla religione dei padri e alle Sante Scritture, portandole a compimento, ma che anche i suoi discepoli furono fedeli, con l'insegnamento e con la vita, al loro Maestro (cf. Lc 6,40): sia i testimoni oculari della prima generazione, come Pietro, sia quelli della seconda, come Paolo, figura esemplare per il lettore di ogni tempo.
Che senso ha leggere la Bibbia? La si può leggere per essere informati, per essere edificati e confortati. Tutte queste letture possono essere utili. Il disegno di Dio rivelato nella Scrittura non è però solo un'informazione o una parola di conforto personale. Esso conduce il lettore in un progetto ben più profondo. La persona umana è fatta per uno scopo molto più significativo della salvezza personale. Grazie all'alleanza con Dio, esiste un popolo che cammina con lui. Le pagine bibliche collocano questo popolo all'interno di un disegno complessivo che gli dà significato e serve alla gloria di Dio. "Dalla libertà alla lode" cerca di inserire il lettore nella trama della storia biblica. Percorre quindi le grandi linee della rivelazione biblica suggerendo che c'è un Signore capace di dare un senso alla vita. C'è un popolo in cui vivere un'autentica solidarietà. C'è un progetto che può finalmente dare la fierezza d'un vero scopo all'uomo.
Iniziare dalla persona di Gesù di Nazaret per comprendere e leggere il Nuovo Testamento può sembrare un paradosso. Sono infatti gli scritti del Nuovo Testamento le fonti principali che ci parlano di lui, di ciò che ha detto e fatto. Ma questi stessi scritti sono frutto di un incontro vero, un incontro con un personaggio storico, con la persona di Gesù, che è stata poi riconosciuta e compresa come Messia, Figlio dell’Uomo, figlio di Dio.Ed allora la “memoria” di lui è il fondamento teologico su cui si struttura tutto il Nuovo Testamento. Partendo dunque dalla ricerca storica, da come egli è stato compreso nel corso dei secoli, e prendendo in considerazione quelle categorie culturali e religiose proprie del suo tempo e del suo ambiente, è possibile comprendere le parole e le azioni del personaggio Gesù, perché lui si è servito di quelle stesse categorie, ma per annunciare un nuovo modo di vivere e un messaggio nuovo, unico. Dalla tradizione nata intorno a lui nell’ambito del suo discepolato deriva la formazione del Nuovo Testamento, che attua il passaggio dal Gesù predicante al Gesù predicato, divenuto egli stesso contenuto del messaggio evangelico.
La vicenda di Giacobbe è sorprendentemente moderna e coinvolgente per l'attualità delle tematiche che chiama in causa: inganni, furbizie, incoerenze, slanci di generosità, paure, coraggio e diffidenze; ma sopra ogni cosa si rivela un Dio che abita le contraddizioni con discrezione, pazienza e misericordia, raccogliendo ogni vita umana per condurla a una realizzazione inattesa e definitiva, e che riconsegna l'appartenenza al proprio popolo in una prospettiva nuova e più compiuta. L'esperienza di questo patriarca, figlio di Isacco e nipote di Abramo, offre dunque notevoli spunti per ripensare l'esperienza di fede del nostro tempo. soprattutto stimola a ripensare il tema dell'appartenenza alla Chiesa e il modo in cui quest'ultima sta di fronte alle contraddizioni dell'uomo moderno e della condizione giovanile in modo particolare.
Dall'Antico al Nuovo Testamento, fino all'attuale vita della Chiesa il termine 'servizio' ritorna costantemente: "Sono rimasto sorpreso dalla felice convergenza sul senso che la parola assume all'interno della Bibbia (per esempio, il senso liturgico di servizio a Dio), ma anche dal riemergere, a distanza di secoli, di immagini che esprimono la carità incondizionata di una Chiesa che si fa serva, la 'Chiesa con il grembiule' come si è espresso ai nostri giorni mons. Tonino Bello e come si era espresso san Basilio al tempo di un cristianesimo ancora giovane." (dall'Editoriale di p. Alfio Filippi)
Di norma l'accostamento tra i termini "Bibbia" e "geografia" porta a una disciplina che studia i territori in cui si sono svolte le vicende bibliche. Il libro di Paola Brunello, Aluisi e Fabrizio Tosolini cambia radicalmente prospettiva per indagare le visioni del mondo e gli elementi culturali che, presenti nel testo biblico, si sono poi intrecciati con la cultura dell'Occidente, incidendo profondamente non solo sulla scienza chiamata "geografia" ma sulla stessa concezione del mondo e della relazione tra essere umano e ambiente. Ne è nato un volume che va al cuore della geografia contemporanea.
Conosciuto anche come Cantico dell'Amore, è uno dei testi più lirici e inusuali delle Sacre scritture: racconta in versi i sentimenti di due innamorati, con tenerezza e sfumature sensuali. È un canzoniere di nozze, che canta la bellezza della sposa e del suo sposo, la gioia del loro amore tenace, che diventa segno e immagine dell'amore di Dio.
In questo piccolo libro, il Patriarca di Venezia ci invita a ripercorrere i primi passi di fede della comunità cristiana. Un invito a "ripensare il nostro modo di dire sì a Gesù Cristo", in chiave personale e comunitaria.
Quello di Geremia è il libro più lungo dell'Antico Testamento (il Testo Masoretico consta di 21981 parole) e presenta l'attività del profeta lungo un arco di tempo che supera i quarant'anni (dal 627 a.C. a una data non precisabile dell'esilio, probabilmente il 580 a.C.): rilegge questo periodo storico in linea con i criteri del Deuteronomio e annuncia un'alleanza nuova tra Dio e Israele. Con la sua vicenda personale e il suo attaccamento alla parola di Dio, il profeta vi occupa un posto tale che, almeno nelle sezioni biografiche e nei lamenti, è difficile separare nettamente la sua persona dal messaggio che annuncia. Perciò l'importanza del libro è dovuta, oltre al messaggio della nuova alleanza, al fascino, al ruolo determinante e alla centralità del profeta. Non è un caso che nel Nuovo Testamento Geremia venga menzionato, il solo tra i profeti scrittori, per indicare un rapporto di identità con Gesù Cristo (Mt 16,14); il che dimostra sia il posto preminente che egli si era guadagnato nella prima generazione cristiana sia la consapevolezza di un legame tra lui e la persona di Gesù di Nazaret.
Questo lavoro parla dell'amore di Dio per gli uomini. Le meditazioni sono fatte alla luce della rivelazione che Cristo ha fatto di Dio, Padre suo e nostro. Esse attingono a piene mani proprio a quella rivelazione che trova il suo compimento, e raggiunge il suo fulgore nella persona del Verbo, Dio fatto carne, che viene ad illuminare e a completare gli eventi e le figure dell'Antico Testamento e a dare senso alla nostra esistenza di redenti. Dipinti, poesie e preghiere degli stessi autori arricchiscono le riflessioni bibliche.
I saggi giovanili di Hegel sono il documento del periodo in cui si va lentamente formando la sua visione storico-filosofica del mondo. Gli abbozzi, le carte private, gli appunti più distesi, i testi più elaborati che egli compone ma non pubblica dagli anni del ginnasio (1793) fino al suo trasferimento a Jena (1800) sono la testimonianza dei "principi" del suo pensiero. L'intento fondamentale di questo libro è quello di far risaltare il carattere fondativo, e non meramente cronologico, di questi inizi in rapporto ai temi maggiori della sua filosofia della religione e della storia, mostrando l'influsso fungente e per lo più implicito della teologia delle "Lettere" di Paolo sugli scritti giovanili di Hegel. Tale influenza si manifesta in modo rilevante proprio in rapporto alle categorie cruciali che muovono la riflessione delle "Jugendschriften": la dialettica fra la legge e l'amore, il contrasto fra spirito e lettera, il concetto di destino e il senso dell'esperienza religiosa. Sia Paolo sia Hegel vivono e pensano in un tempo di passaggio e di "ricapitolazione" della storia che proprio il cristianesimo sembra destinato a interpretare. In rapporto a tale comprensione, la categoria politica e insieme escatologica di agape (o della liebe) assume un valore essenziale. Come già l'apostolo Paolo aveva capito, il destino della religione appare indissociabile dal destino dell'amore.
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