
Un'opera che offre una preziosa testimonianza storica, politica, sociale ed ecclesiale del V secolo. Opera agiografica nella quale si narra la vita di Germano vescovo di Auxerre in Gallia tra il 418 e il 448, lo scritto è privo di date secondo l'uso dell'agiografia del tempo, disinteressata agli eventi storici e tesa invece all'edificazione del lettore; è concentrato piuttosto sull'ascesi personale di Germano, sui suoi viaggi e sui suoi miracoli più che sulla attività pastorale in senso lato. Ciò che si intende far emergere è la vita di un alter Christus: le guarigioni, gli esorcismi, il dominio sugli elementi naturali richiamano alla mente eventi biblici soprattutto neotestamentari che fanno di Germano un riflesso e un'imitazione di Cristo. Un testo utilissimo per informazioni sull'azione di Germano, nonché della situazione politica, sociale ed ecclesiale del suo tempo. La Vita è l'unica opera conosciuta di Costanzo del quale si hanno poche notizie. Il testo, risalente al 470-475 spesso retoricamente elevato, rivela una persona colta, familiare dei classici latini oltre che della Bibbia.
Più che come un trattato didattico, L'abbandono alla divina provvidenza si presenta come una sorta di "confessione" nel senso agostiniano della parola, benché non abbia un carattere autobiografico. È un messaggio che si potrebbe paragonare bene al Cantico spirituale di san Giovanni della Croce o al Libro dei dialoghi di santa Caterina da Siena: un poema il cui soffio mistico, ispirato al Cantico dei cantici, ai Salmi e all'Apocalisse giovannea, si eleva ad accenti quasi profetici. Sotto l'aspetto di una vita semplice, di "segreto senza segreto", di "arte senz'arte", questo piccolo trattato offre la dottrina pratica dell'abbandono, che può condurre fino alla più eminente perfezione dell'unione divina.
Gregorio Magno nei suoi Dialoghi invitava chi voleva avvicinarsi alla vita di san Benedetto a leggere la Regola. Quasi obbedendo all'esortazione di Gregorio, in numero crescente i monaci accolsero come norma di vita la Regola di Benedetto al punto che questa sostituì tutte le altre e divenne in pratica la Regola dei monasteri, favorendo la ben nota diffusione del monachesimo in tutta l'Europa cristiana durante i secoli dell'alto Medioevo. A proposito della Regola, Gregorio Magno infatti scrive: "Non voglio in alcun modo tacere che l'uomo di Dio, tra i tanti miracoli che lo hanno reso celebre, rifulse altresì per la dottrina; scrisse, infatti, la regola dei monaci, notevole per la discrezione e chiara per il linguaggio".
Delle quattro omelie di Giovanni Damasceno dedicate alla madre di Dio, tre sono state raccolte nel presente volume: la prima commenta la natività della Vergine; le due che seguono si concentrano sulla sua dormizione. Lo stile, evocativo ma complesso per la densità dei suoi riferimenti teologici, è qui e là intervallato da ammiccamenti alla tradizione apocrifa e alla devozione più popolare.
In uscita, uno dei libri più richiesti della letteratura cristiana: i tre Manoscritti autobiografici di Teresa di Gesù Bambino, estrapolati direttamente dalle prestigiose Opere complete di Teresa di Gesù Bambino (LEV-OCD) e inquadrati da una corposa Prefazione di taglio teologico-spirituale ad opera del grande teologo p. François-Marie Léthel ocd.
Un cofanetto: libro arricchito con il filmato mostra in modo vivace e interessante la vita di santa Teresa, la sua avventura con le numerose fondazioni e il suo percorso spirituale come Maestra della vita di fede. Tutto basato sugli scritti di Santa.
"'Conosci te stesso, e conoscerai te stesso e Dio': il precetto dell'Apollo delfico, cifra essenziale della sapienza ellenica e cristiana, può essere considerato fondante anche per l'insegnamento eckhartiano. Esso si muove infatti tutto quanto intorno a questi due poli - che sono poi un'unica realtà: anima e Dio. È la traccia che, nel mondo cristiano d'Occidente, porta soprattutto l'impronta agostiniana; ma si può dire che Eckhart, seguendo Agostino - maestro da lui amato e citato più di ogni altro -, sia andato molto oltre Agostino, riapprodando direttamente all'esperienza stessa di Cristo, che è esperienza di identità tra l'anima e Dio. Infatti il domenicano tedesco non insegna a conoscere l'anima e Dio - come se i due fossero oggetti distinti e separati dal soggetto conoscente -, ma a generare il Logos, ovvero a diventare quello che si è - Logos appunto, spirito - e dunque a vivere la vera vita, che è la vita dello spirito. Come in ogni grande maestro, non vi è in Eckhart un conoscere separato dall'essere, dal vivere: si conosce davvero solo quello che si è, e che si fa - il diverso "sapere" è solo ideologia e mistificazione. Perciò non sono essenziali i libri - nemmeno i libri 'sacri': per quanto il domenicano abbia nei confronti della Scrittura tutto il rispetto che un medievale poteva avere, e al commento della Scrittura stessa abbia dedicato buona parte del suo lavoro intellettuale". (dallo scritto di Marco Vannini)
L’antica storia biblica di Naboth, l’uomo accusato ingiustamente e lapidato per essersi rifiutato di vendere la propria vigna ad Acab, re di Samaria, viene commentata in questo intenso testo di Ambrogio, composto nell’ultimo ventennio del IV secolo. La vicenda narrata nel primo libro dei Re, «antica per età» ma quotidiana nel costume, rappresenta l’avidità della ricchezza e la sorte che spetta ai poveri; essa è inoltre paradigmatica delle dinamiche della sopraffazione che il vescovo di Milano vedeva moltiplicarsi nella città del suo tempo, segnata dall’impoverimento generale e dalla prepotenza dei pochi proprietari di latifondi.
La difficoltà di dare alla storia di Naboth una precisa data di nascita, di riconoscerne il genere letterario (omelia o trattato?) e forse lo stesso contenuto dell’opera possono aver influito sulla scelta di una soluzione semplicistica, che ha riduttivamente catalogato questo testo tra le operette moraleggianti che prendono di mira le ricchezze ed esortano a una più equa distribuzione dei beni. In realtà si tratta di un testo forte e di straordinaria attualità nella Chiesa di Papa Francesco.
Predicatore, taumaturgo, campione di vita monacale, protettore contro l'ergotismo (il "fuoco di sant'Antonio"), per oltre mille e cinquecento anni Antonio ha incarnato molti ruoli, anche contraddittori, che ne hanno definito l'immagine nella storia. Nella cultura popolare è ricordato come fondatore del monachesimo cristiano e primo degli abati, ma anche come colui che seppe resistere alle tentazioni del demonio. Il libro racconta la storia del santo vissuto nel III secolo, dall'infanzia nel Medio Egitto all'eremitaggio nel deserto, fino alla morte alla veneranda età di 105 anni, e ricostruisce la fortuna successiva del suo modello di ascetismo, capace di ispirare anche - si pensi a Bosch, Flaubert, Dali - la letteratura e l'arte.
Si tratta di una nuova traduzione degli scritti di san Giovanni della Croce che il traduttore ha cercato di rendere nel modo più semplice, pur nella fedeltà letterale al testo spagnolo. Il primo contatto con la lettura delle opere di san Giovanni della Croce infatti non è mai stato facile. Come scrive il traduttore, si ha spesso l'impressione che san Giovanni sia "un uomo severo, esigente, duro, che impone privazioni eccessive, esagerate e non ammette debolezze: insensibile alla fragilità umana. Un tale errore di valutazione, potrebbe indurre il lettore a vedere nell'ascesi l'essenziale del messaggio del Santo; cosicché la rinuncia di tutte le cose può essere considerata come il fulcro della sua dottrina, invece il Santo la considera un semplice mezzo per raggiungere la meta... Se si considera l'"ascesi" o il "nulla" come l'essenziale della dottrina di Giovanni, non meraviglia che lo si presenti come "Il Dottore del nulla". Se invece si capisce che l'essenziale della dottrina del Santo è l'amore (come ci pare che sia), allora possiamo presentare Giovanni come "Il Dottore dell'amore"". Il criterio seguito dal traduttore è di offrire il più fedelmente possibile, al pubblico italiano, il pensiero del Santo. La nuova traduzione riguarda l'opera completa di san Giovanni della Croce. Il volume è corredato da abbondanti e importanti note che facilitano ulteriormente la lettura del testo e suggeriscono riflessioni per meglio penetrare la spiritualità del Santo.
La comunità monastica di Valserena desidera offrire al grande pubblico questa antologia di testi, che speriamo essere il primo della serie completa, proprio in occasione dei 900 anni di fondazione dell'abbazia di Clairvaux, di cui Bernardo fu il primo Abate. Sono pagine che dischiudono il tesoro dei sermones liturgici e che permettono di sostare, con l'intelligenza e con il cuore, su di un tema decisivo e radicale per la spiritualità cistercense. L'Ascensione del Signore Gesù, infatti, rimane sintesi e compimento dell'Incarnazione, completamento assoluto del mistero pasquale in quanto preambolo necessario per il dono dello Spirito e pienezza di tutte le solennità liturgiche. Nell'opera complessiva di Bernardo si potrebbe dire che i sermoni liturgici costituiscono un luogo di sintesi, così come la liturgia è un luogo di sintesi dell'esperienza cristiana, dove la Parola di Dio, ricevuta nella Chiesa mediante la celebrazione liturgica, edifica il nuovo soggetto cristiano capace di dare gloria a Dio e di trasformare la storia in storia di redenzione. È la prima pubblicazione italiana dei sermoni sull'Ascensione del grande santo medievale.
"Vivo tra uomini che hanno ucciso Morès; lo vendico, contraccambiando bene per male". Charles de Foucauld (1858-1916)

