
La vita e la leggenda di Santa Chiara d'Assisi. Il presente lavoro fa parte della serie dei volumetti che dovranno costituire un Corpus Clarianum", utile per lo studio e la conoscenza delle fonti clariane. E' un'operetta della fine del XV o inizio del XVI secolo, stesa in lingua umbro-toscana da Sr. Battista Alfani, clarissa del monastero di S. Maria di Monteluce presso Perugia. Con introduzione, note e indici a cura di P. Giovanni Boccali. "
Mentre stanno per compiersi i vent’anni della sua morte ed è in corso il processo di beatificazione, esce aggiornata una nuova edizione della più completa biografia di don Tonino Bello, il vescovo più popolare e amato che la Chiesa italiana abbia avuto dopo il Concilio. Nato ad Alessano (Lecce) il 18 marzo 1935, fu allievo, insegnante e rettore del seminario di Ugento, poi parroco di Tricase e infine (1982) vescovo della diocesi di Molfetta, Giovinazzo, Terlizzi e Ruvo, in provincia di Bari. Venne eletto presidente di Pax Christi nel 1985, fu testimone in prima persona di memorabili campagne in favore della non violenza e della pace. Già gravemente ammalato partecipò nel dicembre del 1992 alla marcia della pace a Sarajevo assediata dalla guerra. Morì a Molfetta (Bari) il 20 aprile 1993.
Il libro ripercorre sulla base di documenti e testimonianze dirette, il cammino umano e spirituale di un pastore autentico, di un profeta della non violenza, che ha rifiutato onori e gloria per servire gli ultimi, identificandosi in quella «Chiesa del grembiule» che lui stesso aveva teorizzato. Coinvolgente e formativo insieme, il volume permette di far «scoprire» don Tonino Bello a chi non l’ha conosciuto ma di ricordarne la vita e l’insegnamento a chi invece lo ha avuto il privilegio di incontrarlo in vita, come valido testimone della non violenza attiva.
Punti Forti
Nell’aprile 2013 ricorre 20° anniversario della morte. Riveduta e aggiornata, è la più completa delle biografie di Tonino Bello.
Si avvale di documenti e testimonianze.
Autore
Claudio Ragaini, giornalista professionista, è stato vicedirettore di Famiglia cristiana. Si è occupato a lungo delle realtà emergenti dei Paesi in via di sviluppo, ivi realizzando numerosi servizi, alcuni dei quali raccolti in volume. Studioso della storia del pacifismo, ha pubblicato: Giù le armi! Ernesto Teodoro Moneta e il progetto di pace internazionale (1999), sul pensiero politico dell’unico premio Nobel italiano per la Pace, E.T. Moneta. È stato docente di giornalismo alla Scuola Superiore delle Comunicazioni sociali dell’Università cattolica.
Il confessore argentino di papa Francesco si racconta e racconta il suo rapporto con Bergoglio, nato molto prima dell’elezione al soglio pontificio. Illumina così il senso di un’idea di peccato e di misericordia, quella del Papa, nata nella povertà dell’America Latina e nella consuetudine quotidiana con gli ultimi della Terra, con i loro problemi e con i compromessi quotidiani della loro vita. Un libro autobiografico che racconta con un taglio inedito gli anni formativi di Bergoglio, ma anche un libro dai contenuti filosofici e politici perché va alle radici del messaggio rivoluzionario di inclusione di papa Francesco, quello perfettamente riassunto nella celebre domanda che ha conquistato i cuori: “Chi sono io per giudicare?”.
Ignazio di Loyola è stato senza dubbio un santo rivoluzionario, non solo per la creazione della Compagnia di Gesù che tanto influsso ha avuto nella Chiesa e nella politica, ma anche per l’elaborazione della pratica degli ‘esercizi spirituali’. In modo sorprendente per il tempo, Ignazio coinvolse le donne in questa pratica che conferì loro una consapevolezza di sé e un’autonomia impensabili nel Cinquecento. E fu proprio grazie alle donne ricche e potenti che si radunarono attorno a lui e che lo sostennero con grande forza agli inizi del suo percorso spirituale, che Ignazio riuscì ad aver accesso alle corti papali e imperiali che poi abbracciarono la sua proposta nel pieno della Controriforma. Eppure, lo stesso Ignazio finì per escluderle dall’istituzione che aveva fondato. Una scelta poco comprensibile visto che lo stesso papa Paolo III Farnese aveva inizialmente approvato l’ingresso femminile nella Compagnia, salvo poi, su insistente pressione di Ignazio, estrometterle ufficialmente nel giro di pochi mesi. Perché compie questa scelta? Questa domanda è il centro di una vera e appassionante indagine nella biografia del santo che apre scenari inediti e invita a riconsiderare non solo il passato, ma anche il futuro di una questione che continua a interrogare la Chiesa contemporanea.
Henri Denis nacque in Francia, a Boulogne-sur-Mer, nel 1880 e diventò sacerdote nel 1903. Subito dopo fu inviato come missionario in Vietnam, con il nome religioso di Thuan. Dopo aver imparato rapidamente la lingua locale, si adoperò molto sia come missionario che come insegnante presso il piccolo seminario di An-ninh. Quando, nel 1920, egli fondò il primo monastero cistercense vietnamita - Nostra Signora di Annam - aggiunse al suo nome quello di Benedetto, offrendo anche una bellissima testimonianza di vita monastica. Il primo monastero in Vietnam fondato da Benedetto Thuan sta tuttora crescendo e la Congregazione della Sacra Famiglia ora è composta da cinque abbazie, alcuni priorati conventuali e tre priorati semplici, a cui vanno aggiunti tre monasteri di monache, per un totale di oltre ottocento membri. Per Benedetto Thuan è stata aperta nel 2018 la Causa di beatificazione e canonizzazione.
Le ultime riflessioni di Celso Costantini, Servo di Dio, non solo aiutano a conoscere meglio una vita ricca di vicende e di esperienze, ma servono anche a mantener viva la memoria di uno spirito nobilissimo, che ha reso grandi servizi alla Chiesa. Queste memorie, venute alla luce postume, continuano quell'opera di apostolato in mezzo alle anime, che fu per l'amatissimo Cardinale la ragione suprema del suo vivere terreno.
Il 15 settembre 1993 inizia una storia. Il martirio di p. Puglisi riempie della sua eco le strade del mondo: dal quartiere di Brancaccio e dalla città di Palermo si diffonde per il mondo intero. Come mai? Un prete poco noto dai media, ma amatissimo da chi lo conosceva, parla a tutti, e lo fa a partire dal sorriso con cui si rivolse ai suoi assassini. Nel corso del seminario di studi che si è svolto presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia "San Giovanni Evangelista", sita in Palermo, nella ricorrenza del trentennale del martirio (1993-2023) e con l'apporto di una molteplicità di voci, si è guardato a p. Puglisi da vari punti di vista, cercando di arrivare al fondamento del suo essere e del suo agire nei vari contesti in cui ha operato. Ebbene, p. Puglisi era un credente profondamente innamorato di Cristo, un prete attento a ciascuno e impegnato a tempo pieno per far conoscere l'amore del Padre per i suoi figli. Quanto ha fatto è stato eccezionale nella sua ordinarietà: è stato educatore, docente di religione, parroco, animatore della pastorale vocazionale e padre spirituale in seminario. Ogni cosa l'ha fatta bene, perché le motivazioni di fondo e le sue speranze erano poste in alto: il 15 settembre 1993 ha compiuto la sua corsa e ha toccato il cuore di persone avvezze al male, e lo ha fatto con un sorriso. Il suo sorriso incoraggia a fare sempre scelte giuste e coerenti, guardando al bene di ciascuno e della città degli uomini.
Conoscere da vicino - o ritrovarsi accanto, più viva che mai - una figura monumentale eppure accessibile come quella di Carlo Casini dà corpo alla parte migliore di noi, quella che tante volte abbiamo solo scorto da lontano, talora frequentato e visto all'opera, di certo desiderato come un invincibile anelito della volontà, del cuore, dell'anima. In queste pagine Carlo ci parla attraverso decine di testimoni diretti della sua ricchissima vita come se potessimo ancora ascoltarne la limpida voce, sentire posarsi su di noi i suoi occhi trasparenti e benevoli, lasciarci interrogare dalle parole semplici, profonde, dirette che ha sparso a piene mani. È tutto qui, dentro un libro corposo nella voluminosità ma più ancora nella sostanza di ciò che il loro vero protagonista ci dice ancora, ridestando quel che ognuno è chiamato a essere. Sono pagine che non fanno sconti, né lasciano le cose come prima di aprirle. Tra le mani abbiamo infatti uno di quei rari libri capaci di cambiarci, di incidere in profondità, di tracciare una linea, prodigo com'è di idee, spunti, analisi, inviti a cambiare la nostra vita e, a cerchi concentrici, gli altri, e la società intera.
Monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991), un nome che fa quasi sempre sobbalzare. Quanti errori, quante affabulazioni si costruiscono attorno alle persone che pensano, che ragionano, che avanzano verità scomode e perciò divengono loro stesse scomode. Scomode come Lefebvre. Conosciuto per lo più come il Vescovo ribelle, monsignor Lefebvre è stato, finora, posto sotto un cono di luce diffamante, non per il suo comportamento di vita, peraltro ineccepibile e altamente virtuoso, da tutti verificabile, ma per la sua forte presa di posizione contro un Concilio pastorale, il Vaticano II, nei cui dettami vedeva e denunciava le conseguenze scristianizzanti e relativistiche che ne sarebbero sorte. Oggi, a distanza di quasi vent'anni dalla sua scomparsa e a quarantacinque dalla chiusura del Concilio stesso, possiamo storicamente avvicinarci a lui con maggiore serenità e senza acrimonia, considerando quest'uomo, meglio, questo sacerdote, non come il nemico di qualcuno, bensì come un impavido e lungimirante soldato di Cristo, paladino dell'integrità della Fede e di Santa Romana Chiesa, del Primato Petrino e dell'Eucaristia. Lefebvre, grazie anche ai figli che ha lasciato, i sacerdoti della Fraternità san Pio X, è ancora lì a indicare che nella tradizione, nella dottrina cattolica, nella celebrazione del Santo Sacrificio della Messa di sempre, nella santità sacerdotale stanno le risposte ai problemi di un mondo che si è perso nel suo orgoglio e nella sua vanagloria, detronizzando Cristo Re.
Monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991), un nome che fa quasi sempre sobbalzare. Quanti errori, quante affabulazioni si costruiscono attorno alle persone che pensano, che ragionano, che avanzano verità scomode e perciò divengono loro stesse scomode. Scomode come Lefebvre. Conosciuto per lo più come il Vescovo ribelle, monsignor Lefebvre è stato, finora, posto sotto un cono di luce diffamante, non per il suo comportamento di vita, peraltro ineccepibile e altamente virtuoso, da tutti verificabile, ma per la sua forte presa di posizione contro un Concilio pastorale, il Vaticano II, nei cui dettami vedeva e denunciava le conseguenze scristianizzanti e relativistiche che ne sarebbero sorte. Oggi, a distanza di quasi vent'anni dalla sua scomparsa e a quarantacinque dalla chiusura del Concilio stesso, possiamo storicamente avvicinarci a lui con maggiore serenità e senza acrimonia, considerando quest'uomo, meglio, questo sacerdote, non come il nemico di qualcuno, bensì come un impavido e lungimirante soldato di Cristo, paladino dell'integrità della Fede e di Santa Romana Chiesa, del Primato Petrino e dell'Eucaristia. Lefebvre, grazie anche ai figli che ha lasciato, i sacerdoti della Fraternità san Pio X, è ancora lì a indicare che nella tradizione, nella dottrina cattolica, nella celebrazione del Santo Sacrificio della Messa di sempre, nella santità sacerdotale stanno le risposte ai problemi di un mondo che si è perso nel suo orgoglio e nella sua vanagloria, detronizzando Cristo Re.
Un volume è dedicato ad una delle figure di maggiore spicco del giornalismo e della cultura italiana del '900. Luigi Albertini è l'uomo che ha trasformato il Corriere della Sera in uno dei giornali italiani più letti e prestigiosi. Luigi Albertini è l'uomo che, con la direzione, nel 1885 della rivista delle Banche Popolari "credito e cooperazione", apri una terza via tra la concezione capitalista e quella socialista dell'economia. Il volume ricostruisce la vita, le opere e il pensiero di uno delle personalità di maggiore spicco del giornalismo e al sistema bancario italiano. Il volume è corredato da una corposa prefazione di Emilio Zanetti, da una prefazione di Ferruccio De Bortoli, e da una post fazione di Giulio Sapelli

