
"Ricordo bene il suo sguardo e i suoi occhi che ti scrutavano in profondità, quasi per far emergere le cose più belle? In realtà padre Ghi è rimasto sempre un bambino, per il suo senso dello stupore, per la sua sensibilità estrema, per il suo sguardo innocente sulle cose e soprattutto per l'opera dello Spirito Santo. Più profondamente il suo essere bambino nasceva dalla sua fede di essere un "figlio del Padre dei Cieli". Nelle pagine del diario si incontra il poeta padre Ghi... Credo che il lato poetico di Padre Ghi stia nel suo tentativo di vedere le cose con gli occhi del Risorto. Si incontra la passione di padre Ghi per i sofferenti e gli ammalati. Nella semplicità e nella quotidianità Padre Ghi ha vissuto avvolto da una "grazia", ha percorso una strada di santità e ha voluto comunicare a tanti, soprattutto agli ammalati, la sua scoperta dell'amore di Dio." (Dalla Prefazione di Mons. Aldo Giordano)
Questa biografia è composta da una selezione degli scritti lasciati dal francescano san Massimiliano Kolbe e grazie all'apporto di molti testimoni che lo conobbero. Così, in queste pagine, è la viva voce del santo a raccontare i rivolgimenti della sua esistenza che lo portarono al martirio. Intelligente, appassionato, visionario, Kolbe fu giovanissimo fondatore della Milizia dell'Immacolata, un'organizzazione impegnata nella predicazione mariana attraverso i mezzi di comunicazione più moderni dell'epoca. Fu missionario in Giappone e attento alla diffusione della Milizia in tutto il mondo, ma lo scoppio della seconda guerra mondiale lo trovò nella sua Polonia, presso il convento di Niepokalanów che lui stesso aveva fondato. Arrestato più volte, giunse al campo di concentramento di Auschwitz il 28 maggio 1941. Lì si distinse per il sostegno offerto ai detenuti e per la misericordia donata ai carnefici. Lì firmerà la sua condanna, chiedendo di sostituire un prigioniero destinato a morire di inedia nel "bunker della fame" e salvandogli la vita al prezzo della propria.
Una narrazione in prima persona in cui Marilena Rubaltelli - padovana, disabile dalla nascita, laureata in psicologia - racconta delle persone che ha incontrato, descrive gli oggetti che la contengono, che la fanno muovere e le facilitano l’approccio con l’altro. Ritrae persone che per lei sono speciali e straordinarie e lo fa cercando l’essenziale: i suoi ritratti potrebbero somigliare a dei piccoli cammei.
Destinatari
* Tutti. * Chi desidera ascoltare voce, pensieri, emozioni di una donna, disabile dalla nascita che sa e vuole vivere la sua vita appieno.
Autore
MARILENA RUBALTELLI vive a Padova dove è nata il 4 maggio del 1954 e dove si è laureata in psicologia nel 1982. È disabile dalla nascita, non può utilizzare gli arti, svolge varie attività e mantiene relazioni con molte persone. Le piace ridere e piangere, vive con intensità le emozioni e ama guardare le cose da diversi punti di vista. Con le Edizioni Messaggero Padova ha già pubblicato «Non posso stare ferma» (2005).
Armida Barelli (1882-1952), beatificata nell'aprile 2022, è tra le principali figure femminili della prima metà del Novecento. Insieme al francescano Agostino Gemelli, dà vita a una famiglia spirituale, l'Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, ha inoltre un ruolo di rilievo nella fondazione dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Il suo contributo originale alla maturazione del laicato avviene attraverso la Gioventù Femminile Cattolica, un nuovo ramo dell'Azione Cattolica che in pochi anni, con la sua guida, si diffonde in tutte le diocesi italiane coinvolgendo centinaia di migliaia di giovani donne. L'associazione offre una formazione spirituale e civile che contribuirà all'emancipazione femminile nella Chiesa e nella società, anticipando il Concilio Ecumenico Vaticano II.
"L'itinerario teologico di fratel Enzo Biemmi e il suo contributo alla riflessione pratica della Chiesa riassunti in tre parole: ascolto, pratica e visione" (Prefazione: Erio Castellucci).
Cristian Maffei - detto "Chicco" - è un ragazzo che non ha avuto paura di chiedere conto dei tanti dolori subiti in soli 24 anni di vita; come Giobbe, ha gridato ripetutamente verso il Cielo: "Perché a me? Perché ti accanisci sulla mia carne, sui miei affetti, sulle mie fragilità?". Eppure... la sua non è una storia pietosa e il libro non intende suscitare facili commozioni. Queste pagine narrano piuttosto il percorso di fede di un giovane che ha saputo penetrare nel mistero di Dio e dare un senso nuovo al proprio dolore. Una testimonianza che ha richiamato l'interesse di tanta gente, desiderosa di comprendere come possa germogliare la gioia dall'albero della Croce. L'Autore ritrae l'ironia, la dignità e il coraggio di Cristian attraverso i suoi scritti e la voce di chi gli ha voluto bene.
«Non posso dimenticare le ascese giovanili in Grigna passando dalla cresta Segantini… Credo che la via della Chiesa di oggi sia una via stretta: la chiamerei la via del crinale.»
È lucido e consapevole, ma pieno di speranza, lo sguardo con cui il cardinale Angelo Scola racconta la sua vita, la Chiesa e l’Italia, nella profonda e sorprendente conversazione con Luigi Geninazzi: dalla riscoperta della scelta cristiana nell’adolescenza alla militanza in Comunione e Liberazione in fecondo dialogo con il «genio educativo» di don Giussani, e dalle incomprensioni con qualche autorità ecclesiastica milanese all’amicizia con Giovanni Paolo II che lo nomina vescovo a soli quarantanove anni.
Non mancano ricordi personali e collettivi, dal travaglio della lunga malattia e dall’esperienza della psicoanalisi al passaggio tra il papato di Ratzinger, a cui fin dall’avventura di «Communio» lo lega una intensa amicizia intellettuale, e quello di Bergoglio, definito «un salutare colpo allo stomaco per le Chiese d’Europa».
Al centro di questo ricco affresco di aneddoti e riflessioni si staglia una domanda cruciale: a che punto è la Chiesa di oggi? Tra chi riduce il cristianesimo a semplice religione civile e chi propone un puro ritorno al Vangelo, il cardinale indica una «terza via» che è quella delle implicazioni dei misteri della fede.
E dell’impegno fattivo dei credenti per contribuire, ripartendo dalla fede, alla «nascita di una nuova Europa, inevitabilmente meticcia ma non per questo senza più identità».
Il film scritto e diretto da Joshua Sinclair racconta l’itinerario culturale e umano di Edith Stein, la grande intellettuale assassinata ad Auschwitz dai nazisti e canonizzata da Giovanni Paolo II nel 1998. Nelle pagine della sceneggiatura, accompagnate dalle fotografie di Vittorio Storaro, emergono la spiritualità, l’umanità e il travaglio interiore della protagonista, il “passaggio” al cattolicesimo e la consapevolezza di appartenere al popolo ebraico e a quello cristiano. L’introduzione di Francesco Alfieri documenta l’accuratezza filologica del testo di Sinclair e la sua coerenza con i principi alla base del pensiero filosofico e pedagogico di Edith Stein: la centralità della persona e la ricerca della verità nella apertura alla relazione e alla alterità.
«Dalla oscurità alla luce, dal nero... al bianco, donando una tonalità cromatica a ognuno dei momenti della vita di Edith Stein. Rosso/Arancio/Giallo/Verde/Azzurro/Indaco/Violetto... dal corpo allo spirito»(Vittorio Storaro).
Autore:
Piero Gheddo
È nato nel 1929 a Tronzano Vercellese. Sacerdote del Pime nel 1953, ha trascorso 41 anni a Milano come redattore e poi direttore di "Mondo e Missione" e di "Italia Missionaria", con molti viaggi nelle missioni di ogni continente. Giornalista e perito del Concilio Vaticano II (1962-1965), è stato tra i fondatori di "Mani Tese" (1964), della "Emi" (1973) e di "Asia News" (1986). Per 16 anni a Roma presso l'Ufficio storico del Pime, ha avviato cinque cause di beatificazione. Dal 2010 è tornato a Milano.
Contenuti:
«La vita è fatta per esplodere, per andare lontano; se essa è costretta entro i suoi angusti limiti non può fiorire; se la conserviamo solo per noi stessi la si soffoca. La vita è radiosa dal momento in cui si comincia a donarla».
Così il Beato Clemente quando compiva 80 anni nel 1977.
Fatto per andare lontano: si è donato tutto al suo popolo di tribali molto poveri, elevandoli con la scuola, la promozione umana e il Vangelo.
È invocato "protettore dei bambini", perché viveva con 200-250 orfani abbandonati, che manteneva ed educava dando loro un mestiere: da essi è nata la Chiesa.
Clemente non si accontentava mai dei risultati raggiunti, puntava sempre verso nuovi orizzonti. È il messaggio che lascia soprattutto ai giovani: la vita è un dono di Dio da spendere per fare del bene. Non chiudersi nel piccolo circolo dei propri interessi, ma nutrire grandi ideali, lavorare, sacrificarsi e con l'aiuto di Dio realizzarli.
A un anno dalla beatificazione questa è la biografia completa di padre Clemente, raccontata da lui stesso con le sue 2300 lettere e i suoi 700 articoli. Non pochi scritti di Clemente andrebbero inseriti nelle antologie letterrarie delle scuole, perché trasmettono la gioia di vivere, l'impegno per un ideale e i valori umanizzanti del Vangelo.
«Bianco e nero, e basta: non funziona così. E soprattutto non funziona così alcun dialogo. L'analisi delle differenze è nemica della spettacolarizzazione emotiva e della mobilitazione. Quando si vive in regioni come la nostra, allora tutto diventa più frammentario, perché noi facciamo altre esperienze». Dal 2003 Paul Hinder è vescovo nella Penisola araba, la terra sacra per ogni musulmano perché qui Maometto fondò la religione ispirata dal Corano. In queste pagine, per la prima volta un vescovo cattolico racconta cosa significa vivere da cristiani nei Paesi governati dagli sceicchi dei petrodollari, dove la fede islamica avvolge ogni aspetto della vita e non esiste libertà religiosa, ma solo di culto. La testimonianza del vescovo Hinder è preziosa perché racconta in presa diretta le difficoltà, le speranze e le conquiste di quel dialogo tra cristiani e musulmani che resta una delle chiavi per la pace nel mondo. Alieno da ogni faciloneria nel confronto interreligioso, realista nell'affrontare gli snodi di una convivenza socio-religiosa che interpella anche l'Occidente, Hinder offre un esempio di quell'ottimismo della speranza proprio di chi vive la fede cristiana come ragione di vita. E per questo non ha né paura dell'altro né vergogna della propria tradizione.
Una parola contemporanea, che esce dal silenzio e che ha molto da dire all'uomo e al credente di oggi. Uno scavo inesausto e inesauribile, un dettato forte e originale, una riflessione inedita e sorprendente. Dal suo eremo di silenzio e di avvistamento don Flori, come un solitario profeta, ha guardato insieme il cuore dell'uomo e quello di Dio nel loro conflittuale e nostalgico relazionarsi. Ansia di bellezza e di totalità, di santità e verità, di Poesia. Senza premura di sistematicità e senza smarrirsi nelle secche di un raziocinio fine a se stesso, coniugando fede viva e ragione appassionata, don Flori offre una visione a tutto tondo dell'uomo, ma presenta anche la fede cristiana nella sua esigenza e nel suo splendore: non basta essere cristiani, occorre essere evangelici.
Il libro offre un’accurata introduzione, dal punto di vista storico, all’esperienza vissuta a Tonadico (Trento) da Chiara Lubich nell’estate 1949 e da lei condivisa con Igino Giordani e il primo gruppo di focolarine e focolarini. Con una convincente e appassionata sequenza di contributi, un gruppo di storici collegati alla Scuola Abbà ne delinea il contesto. Sulla base di fonti edite e inedite, gli anni del dopoguerra vengono descritti sia tracciando linee portanti della storia d’Italia e della Chiesa, sia dando spazio a figure femminili della prima metà del Novecento e alla personalità poliedrica di Igino Giordani. Lo studio si concentra infine sulla realtà ecclesiale del Trentino, sulle origini del Movimento dei Focolari ( 1943-49), sui luoghi che ospitarono l’evento e i testimoni che ne furono partecipi.

