
Viene qui pubblicato con criteri aggiornati il Racconto di un pellegrino, l'autobiografia di S. Ignazio di Loyola. È un testo pilota della spiritualità cristiana. In esso Gesù è visto dal fondatore dei gesuiti come sole da cui egli attinge costantemente energia salvifica per sé e per molti altri. Ignazio percorre i luoghi del suo pellegrinaggio terreno, a partire da quelli della Terra Santa consacrati da Cristo, con gli occhi fissi a questo suo sole, unicamente intento a realizzare la più profonda unione al mistero del Verbo incarnato operante nella storia dell'uomo. È così che, attraversando gradi di esperienza (di scrittura) via via più centrati, il Pellegrino passerà a vivere dalla periferia della sua persona, con i suoi difetti di natura e di cultura, alla pienezza di quella ricca affettività, maturata nell'amicizia con Cristo, per cui si disse del Loyola che aveva il cuore più grande del mondo.
«Dio è una Presenza autonoma davanti a te, come la tua davanti all'Amico, lo Sposo davanti alla Sposa, il Figlio davanti al Padre, o è solo presente nelle cose e quindi nella cosa più grande e interessante che è l'uomo? Dio lo puoi incontrare come Persona sulla tua strada, prostrarti davanti a Lui come Mosè davanti al roveto ardente, sentire la sua carezza come Elia sull'Oreb, sperimentare la sua Presenza come i profeti nell'oscurità e nell'intimità del Tempio, o no? Insomma, Dio è il Dio della trascendenza e quindi il Dio della preghiera, il Dio dell' al di là delle cose, o è solo il Dio dell'lmmanenza che si rivela a te solo nella evoluzione della materia, nella dinamica della storia o nell'impegno di liberazione dell'uomo? Qui sta il vero problema di oggi che, come sempre, è un problema di scelta. Azione o preghiera, rivoluzione o contemplazione? Senza tener conto che, come sempre, il peccato non è in ciò che si fa, ma in ciò che si omette. Gesù pronuncia nel Vangelo una frase dura: "Senza di me non potete far nulla (Gv 15,5). Ma chi è questo Gesù che ha il coraggio di dire agli uomini di tutti i tempi queste parole? È uno dei personaggi vissuto nel tempo, scomparso con la morte e semmai presente agli uomini col suo insegnamento, o è, come lo chiama Pietro sotto l'azione dello Spirito, "Il Figlio del Dio vivente" (Mt 16, 16)? E se è vivente, come viene a me che sono vivo? Viene a me come Persona, o viene a me con una sua frase pronunciata duemila anni fa e trasmessaci dagli Apostoli nel Vangelo? Ecco il problema» (dall' Introduzione).
I Padri della Chiesa rappresentano, oggi più che mai, le coordinate indispensabili per chiunque voglia risalire alle fonti del pensiero cristiano. Al tempo stesso, sono protagonisti di una fecondissima stagione culturale nella quale si verifica l'innesto sul tronco della grande cultura greco-romana e delle culture limitrofe di una straordinaria novità capace di improntare tutti i secoli a venire. Testimoni profondi e autorevoli della più immediata tradizione apostolica, in loro la tematica pastorale è ricchissima, lo sviluppo del dogma illuminato da un particolare carisma, la comprensione delle Scritture guidata dallo Spirito; la loro penetrazione del messaggio cristiano porta all'indicazione di soluzioni che si rivelano per noi attualissime. Proprio per la straordinaria ricchezza spirituale e umana che i Padri della Chiesa offrono al cristiano e all'uomo di oggi, Benedetto XVI ne ha proposto per molti di loro nelle catechesi settimanali un ritratto vivo e affascinante.
Frutto di una travagliata gestazione, l'Introduizione al Vangelo secondo San Giovanni si compone di due libri, preceduti da due lezioni propedeutiche, in cui Rosmini fornisce al lettore gli elementi utili, di carattere ermeneutico-critico ed esegetico, per potersi orientare nella lettura successiva. Il primo libro, intitolato Della generazione eterna del Verbo, commenta i primi due versetti del Prologo giovanneo: «Nel principio era il Verbo, e il Verbo era appo Dio, e Dio era il Verbo». Il secondo libro, intitolato Della creaiJone fatta peu Verbo commenta i seguenti versetti del Prologo giovanneo: «Questo era nel principio appo Dio. Tutte le cose furono fatte per esso e senz'esso non fu fatta né pur una che è stata fatta. In esso era vita, e la vita era la luce degli uomini». Un'opera eminentemente teologica, ma in cui confluiscono, sapientemente orchestrate, filosofia, mistica e ascetica, che rivela quindi, lo sforzo, la grandezza e la compiutezza del pensiero rosminiano.
Un testo sulla figura di Gesu' di Nazareth, cosi come appare nei Vangeli.
Don Lolli è riuscito ad aprire una breccia nel cuore dei più accaniti nemici della Chiesa creando la strabiliante cittadella della carità, l’Opera di santa Teresa a Ravenna. Un sensazionale miracolo.
Per Thomas Merton – uno degli scrittori religiosi più significativi del XX secolo, le cui opere sono da molti ritenute profetiche – la riscoperta della vita interiore è la condizione irrinunciabile per ritrovare la nostra autentica identità di esseri umani, che non si rinchiudono in se stessi ma anzi ricercano il rapporto con gli altri e si liberano delle «risposte obbligate» prescritte e imposte dall’educazione, dai retaggi razziali e nazionali, dall’appartenenza religiosa e da tutte le istituzioni che prosperano dividendo gli uomini in amici e nemici. Di fronte a una società che si è perduta nella vana aspirazione al successo, al potere e al denaro, solo un amore fondato sulla condivisione può offrire quelle risposte che tutti avvertono come essenziali e urgenti.
In questa sua raccolta di pensieri e meditazioni, Merton parla della libertà, della verità che non scende a compromessi, della capacità di affermare il proprio «sì» e il proprio «no», della pace, del silenzio, della parola e della presenza di Dio nella nostra quotidianità. E testimonia ancora una volta il suo attaccamento al mondo, a ciò che egli concepisce come la sua «reale» storia, il fluire degli eventi prodotto dal pensiero e dall’azione di ognuno di noi.
L'AUTORE
THOMAS MERTON (1915-1968), scrittore e monaco trappista, è autore di più di settanta libri tra cui La montagna dalle sette balze, Nuovi semi di contemplazione, Fede e violenza e Diario di un testimone colpevole.
San Tommaso d’Aquino (1225-1274) è uno dei pilastri del pensiero cristiano. La sua opera raccorda e armonizza il messaggio evangelico e la filosofia classica, la fede e la ragione. Eppure, scrive Chesterton, «questo grande personaggio meriterebbe di essere più conosciuto ». E proprio intorno alla sua personalità ruota questa celebre biografia, a giudizio di molti tomisti, in primis Jacques Maritain e Anton C. Pegis, la migliore. Chesterton rievoca con la consueta ironia e sagacia le principali tappe della vita di Tommaso: la decisione giovanile di diventare frate mendicante del nuovo ordine fondato dallo spagnolo Domenico, strenuamente combattuta dalla sua ricca e potente famiglia che avrebbe voluto per lui ben altri onori; gli studi a Colonia sotto la guida sapiente di Alberto Magno – il filosofo e teologo tedesco che cercò di conciliare il cristianesimo con l’aristotelismo e che tanto lo influenzò –; l’approdo a Parigi e all’insegnamento universitario; infine il ritorno in Italia, la stesura della Summa Theologiae e la morte nell’abbazia cistercense di Fossanova, nei pressi di Latina.
Come scrive Monsignor Luigi Negri nell’introduzione al volume: «All’inizio del terzo millennio ci troviamo in una situazione stranamente analoga a quella in cui san Tommaso visse la sua grande esperienza, nel senso che tanta tradizione cattolica è sentita dal popolo cattolico come una difficoltà, come un peso, come un condizionamento, e la tentazione di fuga verso compromessi con le ideologie secolari è più forte che mai. In questo quadro Tommaso ha ancora molto da dire alla Chiesa di oggi, non solo per le sue soluzioni di carattere strettamente filosofico ma soprattutto per lo spirito che ha incarnato, quello perennemente giovane della Chiesa, per il quale la fede va proposta nella sua radicale essenzialità e nella sua capacità di prendersi carico dell’esistenza concreta degli uomini e della società».
L'AUTORE
GILBERT KEITH CHESTERTON (1874-1936) fu scrittore e pubblicista dalla penna estremamente feconda. Soprannominato «il principe del paradosso», usava una prosa vivace e ironica per esprimere serissimi commenti sul mondo in cui viveva. Scrisse saggi letterari (Dickens, Wilde, Shaw) e polemici (Ortodossia), romanzi «seri» (L’uomo che fu Giovedì, L’osteria volante) e gialli (celebre la serie di avventure di Padre Brown).
La Verità interrogò la giovane Edith Stein (1891-1942), ebrea e fenomenologa. Afferrata da Gesù, si innamorò della Verità, leggendo la Vita di Teresa di Gesù. Divenne cristiana nel 1922. Docente stimata e pedagoga amata, conferenziera nitida e scrittrice sobria, fu soprattutto un'orante segnata dalla Croce. Entrò nel Carmelo di Colonia nel 1933, quando sul suo popolo e sulla sua patria incombeva l'ombra della Croce nella forma della persecuzione nazista. Nell'eremo carmelitano la ricerca della Verità si approfondì lasciandosi inchiodare alla Croce per amore e coniugando la fede ardente con la scientificità più rigorosa. La Scienza della Croce culminò nella gassazione ad Auschwitz il 9 agosto 1942. La sua ultima opera, Scientia Crucis, ne riporta la consapevolezza gioiosa, perché come ella scrisse: "Croce e notte sono il cammino alla luce celeste: questo è il lieto messaggio della Croce".
Henri de Lubac, gesuita del secolo scorso, esponente di spicco della teologia che ha influenzato notevolmente il pensiero della Chiesa, prima, durante e dopo il Concilio Vaticano II, è l’oggetto di questo studio.
In particolare i suoi libri sulla Chiesa e il Mistero di Dio sono al centro di questa analisi.
L’uomo contemporaneo alla ricerca di Dio, lo incontra nella dimensione ecclesiale, entrando attraverso di essa nella comunione trinitaria. L’inserimento della dimensione ecclesiale nella teologia trinitaria, costituisce la base di una svolta ecclesiologica della teologia che vede in Henri de Lubac uno dei suoi padri.
L’icona della Thetókos, ispirata alla teologia bizantina, del reverendo William Hart McNichols, è intitolata a “Nostra Signora del Nuovo Avvento”: ci ricorda il ruolo centrale, all’interno del cammino degli Esercizi spirituali della Madre di Dio e Nostra Signora, modello della Chiesa e di ogni vocazione cristiana.
P. Peter-Hans Kolvenbach S.I. è nato a Druten (Gelderland) nei Paesi Bassi il 30 novembre del 1928. Ha fatto gli studi secondari al Canisius College di Nimega e nel 1948 è entrato nel noviziato della Compagnia di Gesù a Mariëndaal, Grave. Successivamente ha studiato Filosofia a Nimega, ha insegnato Tedesco al Collegio Aloysius dell’Aia, dedicandosi contemporaneamente a studi di linguistica. In seguito ha studiato Teologia all’università Saint Joseph di Beirut, dove è stato ordinato sacerdote nel 1961. Professore nell’Istituto di Filosofia della stessa università, studia l’armeno prima a Beirut e poi alla Sorbona di Parigi. Dopo la Terza Probazione negli Stati Uniti, torna all’università Saint Joseph di Beirut come professore di Linguistica generale e di Armeno e poi come direttore dell’Istituto di Filosofia. Delegato alla 32a Congregazione Generale (1974-75), provinciale del Vicino Oriente, continua l’insegnamento. Nel 1981 è nominato Rettore del Pontificio Istituto Orientale di Roma ed il 13 settembre del 1983 è eletto Preposito Generale della Compagnia di Gesù. Ha partecipato a numerosi Sinodi dei Vescovi ed è membro e consultore di diverse Congregazioni romane.
Sedici ritratti di scrittori, teologi e artisti accomunati dalla profonda lealta' nei confronti del proprio destino e della verita'.

