
L'aforisma fu coltivato da Pessoa nel corso di tutta la vita, sotto il proprio nome e attraverso quello dei suoi eteronimi, e spunta improvviso nei quaderni manoscritti, nei margini - o persino nel mezzo - di testi con i quali non ha necessariamente un rapporto. Compare anche isolato, scritto su pezzettini di carta strappati oppure in serie, separati da righe orizzontali, molti scritti in inglese, lingua nella quale Pessoa, in questo genere letterario, si dimostra decisamente brillante. Questo volume è una piccola raccolta rappresentativa di tali aforismi e pensieri sparsi, per la grande maggioranza inediti; piccola raccolta, ma assai indicativa dello spirito di questo grande poeta dai mille volti, sfuggente e sempre nuovo.
In un'afosa estate, gli abitanti di Dendale erano stati costretti a spostarsi in un nuovo insediamento per permettere la costruzione di un lago artificiale che avrebbe sommerso completamente il vecchio paese. Si erano portati dietro anche i loro morti, disseppelliti e inumati in un nuovo cimitero. Ma quattro dei vecchi abitanti non si erano trasferiti: tre bambine, scomparse, e Benny Lightfoot, il maggior sospettato della loro sparizione. Quindici anni dopo, in una nuova estate afosa, un'altra bambina scompare, proprio mentre, a causa della siccità, riaffiorano nel lago le macerie del vecchio paese sommerso, facendo riemergere, assieme a loro, antichi odi e mai sopiti sospetti.
"Sebbene io abbia della vita una concezione tetra, ho sempre nutrito un grande amore per l'esistenza, un amore talmente grande da convertirsi in negazione della vita, perché non possedevo i mezzi per soddisfare la mia voglia di vivere". Fra le tante, appuntite gemme racchiuse in questo volumetto, questo autoritratto spirituale di Cioran rappresenta la chiave che forse più di ogni altra permette di accedere ai segreti della sua anima in perpetua oscillazione fra il nulla e il tutto, in un dualismo esistenziale che intride anche ogni fibra della sua opera, diretta emanazione della vita. Parte integrante di quest'opera si possono a buon diritto considerare le "Conversazioni", dove più apertamente si offre il lato ilare, vitale, corroborante di Cioran.
Nel 1995 Richy Colenso, diciannovenne nipote del miliardario canadese Steve Edmond, sparisce misteriosamente in Bosnia dove si era recato per prestare il suo aiuto alle popolazioni dilaniate dalla guerra civile. Il ragazzo viene ucciso da Zoran Zilic, braccio armato di Milosevic. Ignaro della sua fine, il vecchio Steve Edmond decide di muovere tutte le sue pedine per ritrovare il nipote. Quando, cinque anni dopo, l'antiterrorismo inglese riesce a trovare il corpo del giovane, Edmond decide di vendicarsi...
Otto romanzi brevi in cui Wallace gioca felicemente fra le macerie della realtà, aprendo nuove vie, nella scelta sia del tema come dellla forma più originale e sorprendente. Personaggi descritti nelle loro angosce e allucinazioni, scavati fino a zone inesplorate della psiche e della carne, senza mai la benchè minima concessione a psicologismi o verismo di maniera. Dal giovane di successo consapevole di essere un impostore, condannato a smascherarsi o ad annientarsi, al pluriomicida che di fronte alla cecità degli altri si scatenerà in un college. Oltre le singole storie, questo libro mostra che la letteratura può arrivare al cuore marcio della società e spalancarci il corpo martoriato, eppure così normale, della nostra vita quotidiana.
Siamo a teatro: il vincitore di un premio letterario ci mostra le spalle e grida "Grazie, grazie!" verso la platea che ha di fronte. Le luci si spengono, il sipario si chiude e il protagonista si volge verso di noi. Cerca le parole per ringraziare, ma il problema è: chi, come e perché ringraziare? L'autore premiato "per l'insieme della sua opera", punta alla sincerità: diventa puntiglioso, politicamente scorretto e più va a fondo nella questione più il "grazie" s'ingigantisce e finisce con il toccare temi morali che vanno ben oltre l'occasione. A chi tocca questo ringraziamento? Un omaggio di Pennac ai suoi lettori, ma a questo bell'inchino simbolico l'autore arriva disegnando una figura nevrotica, contorta, esilarante di uomo confuso. Un uomo al bivio.
Un giovane pittore in crisi di creatività accetta di trascorrere una vacanza estiva nella villa in riva al mare di un'affascinante donna di mezz'età con fama di grande libertinaggio, abituata ad ospitare gruppi di amici, tra lussi e lussurie. Il lettore apprende, fin dalla prima frase del romanzo "Addio a tutti", che chi narra questa storia ne è anche la vittima. Dovrà poi attendere l'ultima pagina per scoprire la causa e il modo di questo assassinio, nonché il suo autore. Nel mezzo, si sviluppa l'intricata vicenda di questa allegra brigata, che, nello svago estivo, lascia affiorare le impurità della vita: in un rapido turbine di personaggi, che scoperchiano angosce rancori, tradimenti, menzogne e quanto le vicende della vita lasciano nella storia di ciascuno.
"Alexandre Dumas era un gran mangiatore, così come era un grande narratore" scrivevano Leconte de Lisle e Anatole France nella nota introduttiva alla prima edizione del 1873 di questo monumento letterario e storico alla civiltà gastronomica di Francia. - Questa natura possente, che Michelet ha opportunamente definito "una forza della natura", produceva molto e spendeva molto. Mai un uomo viaggiò, realizzò, scrisse più di lui; mai più solida ossatura sostenne mente più feconda. Un uomo simile dovette istintivamente pensare a quel che un eccellente scrittore chiama "il sistema di alimentazione necessario alle creature d'élite".
"Quella di cui godevo in quei giorni afosi, camminando sui larghi marciapiedi di viale Manzoni e di via Merulana al riparo del fogliame dei platani, era indubbiamente una felicità partorita da un'illusione: l'illusione di un piccolo numero di strade e incroci capace di suggerirmi la sensazione, razionalmente insana, che esistesse per me, come di farmi sentire a casa, qualunque disastro fosse in corso o mi pendesse sulla testa..."
Hugo Whittier, quarantenne ex gigolo, ex rampollo di buona famiglia, vive in solitudine, mantenendosi con quel che gli rimane dell'eredità, abbordando di tanto in tanto belle ragazze, annotando pensieri filosofici sui suoi taccuini, cucinandosi pasti da gourmet e fumando un'incredibile quantità di sigarette, consapevole del fatto che, essendo affetto da un raro morbo curabile solo lasciando perdere il tabacco, morirà giovane. Ma morire giovane è proprio quello che Hugo desidera, visto che il mondo lo disgusta profondamente. Un giorno, però, il suo detestato fratello, Dennis, un uomo "arrivato", sbalestrato da una moglie che non lo rivuole e dai capricci di una piacente, nuova fiamma, giunge a sconvolgere il suo maniacale, beato isolamento.
"La vera via - afferma Kafka - attraversa una corda che non è tesa in alto ma rasente terra." È la via senza meta, un cammino infinito per strade interrotte e sentieri che sviano, un itinerario di salvezza fatto di indugi e drammatiche cadute su una impercettibile corda tesa rasoterra. Come una paradossale invocazione, come una lacerazione impossibile da rimarginare, la scrittura aforistica di Kafka evoca il dramma dell'uomo contemporaneo e celebra l'abbandono a una vita irrimediabilmente priva di senso. Una scrittura e un pensiero che molto devono ai temi dell'ebraismo, che testimoniano il destino storico del popolo nomade e senza patria come simbolo metafisico di un'esistenza sradicata.
Dalla voce di un protagonista, la rinnovata spedizione sul K2. Il diario di un'impresa tra entusiasmo e difficoltà. Michele Comi, geologo e guida alpina, parte dall'Italia per unirsi alla spedizione sul K2 che celebra il cinquantesimo anniversario della prima salita sul Karakorum, compiuta dagli alpinisti Compagnoni e Lacedelli il 31 luglio 1954. Venticinque alpinisti affronteranno il K2 da sud, ripercorrendo la via del '54, e da nord, dal versante cinese. L'impresa sarà anche l'occasione per compiere ricerche geofisiche e ambientali su una delle più belle montagne del mondo. Età di lettura: da 12 anni.

