
Vengono raccolti in questo volume sei racconti che sono stati scritti per le diverse antologie "in giallo" pubblicate da questa casa editrice. I protagonisti dei sei casi del BarLume sono loro: Nonno Ampelio, Aldo, Pilade e il Rimediotti, insieme, s'intende, al barrista Massimo e al commissario Alice Martelli. Trame varie e vivaci in cui fa capolino la chimica, primo amore di Malvaldi. Nessun luogo come un bar è più adatto a osservare la gente, per ascoltare e capire. E così tra una briscola in cinque e un tressette i 4 "soprammobili che consumano aria e patatine" all'ora dell'aperitivo, ragionano e si accapigliano quando si tratta di indagare su un caso, e loro, di casi non se li fanno mancare mai. Instancabili fabbricatori di ipotesi e pettegolezzi, croce di Massimo e della Polizia, delizia dei lettori, i quattro con questi casi da risolvere trovano pane per le loro dentiere. Li chiamano Movimento Quattro Vecchietti, CIA, Combriccola Investigatori Anziani, Quartetto Uretra, ma sono arzilli e svegli come mai quando hanno a che fare con delitti, furti, indagini. I sei racconti: "L'esperienza fa la differenza", "Il Capodanno del cinghiale", "Azione e reazione", "La tombola dei troiai", "Costumi da tutto il mondo", "Aria di montagna".
9 agosto 378. Battaglia di Adrianopoli. Il giovane Stilicone, figlio di un Vandalo e di una cittadina romana, combatte per la prima volta come alfiere. È l'inizio di una folgorante carriera. Da allora diventa ufficiale della guardia imperiale, principale collaboratore dell'Imperatore Teodosio, comandante in capo dell'esercito imperiale e infine, per volontà del sovrano morente, tutore dei suoi figli minorenni tra i quali viene diviso l'Impero. Nel frattempo sposa la figlia dell'Imperatore, Serena, un amore che si rivelerà forte e passionale. Ora però, giunto al vertice del potere, Stilicone non deve solo lottare contro i barbari e le tendenze centrifughe di un Impero al tramonto, ma anche combattere contro le proprie origini, poiché l'aristocrazia si rifiuta di accettare l'autorità di un semibarbaro. Un coinvolgente romanzo storico sulla vicenda di un personaggio tragico e affascinante.
Il Sudtirolo, una terra di frontiera e un paradiso turistico in cui due popolazioni sono destinate a convivere. Ma cos'altro sanno gli italiani di questa regione e della sua storia? Quasi niente e, peggio, l'hanno sempre capita poco. Sebastiano Vassalli ripercorre in maniera lucida e tagliente gli snodi principali di un secolo ricco di contrasti, di "fandonie storiche", di follie politiche: dal 1919, quando il trattato di St. Germain avanzò sul crinale alpino il confine con l'Austria, stabilendo che i sudtirolesi diventavano loro malgrado italiani... fino ai giorni nostri. In mezzo ci sono il fascismo, il nazismo, le bombe, i referendum e una stagione di tenebre in cui hanno perso la vita troppi uomini. Il protagonista di questa lunga storia è ormai vecchissimo, nato nel 1928, eppure continua ancora a muoversi indisturbato nel paesaggio scintillante di valli e città, a fare sentire la propria voce e a seminare zizzania. Attraverso una proposta concreta, questo libro invita a chiudere i conti con la storia e a separare una volta per tutte il passato dal presente, per guardare avanti.
Nulla sembra muoversi nell'assolata Minervino, patria della medium Eusapia Palladino, famosa invece una volta per l'arte di far muovere oggetti e persone nel tempo e nello spazio. Ed è proprio questo che inizia ad accadere all'indomani dell'arrivo in paese del romanziere Guido Galliano. Lo scrittore viene ingaggiato dal barone e agronomo Ferdinando Canosa perché aiuti la volitiva moglie Finizia a finire il romanzo cui invano lavora da mesi, proprio sulla vita della Palladino. La cosa dovrà però accadere nel più assoluto segreto. Soprattutto, senza che nulla ne sappia Maddalena Videtti. È infatti per contendere il primato a costei - sua rivale da quando le soffiò lo sposo sull'altare e ora, grazie alle sue pubblicazioni a diffusione locale, figura di spicco in quel vero covo di vipere che è il Circolo culturale La Scesciola - che la doviziosa bovary murgiana coltiva il sogno di diventare scrittrice senza averne il benché minimo talento. Così, quando Galliano e Finizia cominciano a lavorare nella tenuta vinicola di Bocca di Lupo, lo scrittore si accorge che del libro esistono solo poche confuse pagine. Ma, appena prima di gettare la spugna, torna sui propri passi un po' per l'aumento del compenso propostogli dal barone, un po' per l'estro che, tra strani schiocchi e ancor più misteriosi fruscii, ritrova magicamente dopo anni. E questi non sono che i primi attori in scena...
Al Nilo Blu, danza del ventre il sabato sera, uno scrittore si rifugia, in una notte di pioggia, per trovare il comune finale dei cinque episodi di un’unica storia, quella dell’addio, in cui ognuno saluta i restanti con un consapevole o inconsapevole rito che rispecchia l’assurdo, la rabbia, l’amore, il disprezzo, il dubbio. Un giovane nobile e squattrinato si arruola tra i garibaldini per andare a vedere come e perché si vada a morire per niente; in una baita sperduta, una bevuta di grappa servirà a scoprire l’esultanza di una selvaggia vecchiaia; un medico, perseguitato dall’odore della speranza, quando è vana, cui si aggrappano i corpi dei pazienti, coltiva un fantomatico progetto nel ricordo della figlia perduta. Una inquietante vecchia zia accoglie, nella sua equivoca villa, provvisori ospiti alla ricerca, prima di scomparire, di quale sia stato il senso della loro vita. Chiude le storie un rito collettivo, una ridda di personaggi impegnati a esorcizzare la loro uscita di scena recitando sul canovaccio dei ricordi e delle occasioni perdute, l’attimo in cui la tragedia della vita si volge in commedia.
Pierre, giornalista disincantato, ha appena perso il suo migliore amico, Sandro, travolto dagli eccessi di una vita straordinaria, vissuta senza freni. Dolore e senso di colpa per questo addio forzato lo accompagnano in ogni momento. Una notizia appresa per caso risveglia la sua curiosità per la storia di Italo Veneziani, fascista eccentrico e appartato che amava la musica e le donne e si era rifugiato in una villa al confine tra Italia e Francia prima di finire ucciso dai tedeschi. Era una spia? Sosteneva i partigiani? Il desiderio di saperne di più e il legame di Italo con la famiglia di Pierre inducono quest'ultimo a scavare nel passato, fare domande, connettere dettagli: ne scaturisce il ritratto di un uomo coerente e segreto, allegro e avventuroso, ma estraneo al suo tempo. Nel ricomporre l'esistenza di Italo Veneziani, tra isole greche e grandi città, incontri, amori che si trasformano e nuove passioni, Pierre dovrà ingaggiare confronti difficili con persone a lui molto vicine, districarsi tra i silenzi di Marie, la ritrosia di Alice e i tormenti di Vera, in un triangolo femminile impenetrabile e complicato, e infine tornare a misurarsi con l'assenza di Sandro. Scoprirà che in fondo situazioni e sentimenti in apparenza incompatibili sono legati da quel filo rosso che è la vita.
Per oltre mezzo secolo, la scrittura di Cesare Garboli ha suscitato gioia ed energia – non solo intellettuale – nei suoi lettori. Che parli di cinema o di letteratura, che affronti la pittura o il teatro, ogni suo incontro (con Francis Bacon o Mario Soldati, con Chaplin o Goya, con Gianni Brera o Walter Benjamin, o magari con l’ufficiale delle SS Herbert Kappler) produce l'impatto memorabile di una rivelazione. Ma il dono del supremo esecutore di testi, «portato a vedere le cose piuttosto come un problema da risolvere che come un tema da svolgere», l'ammaliante intelligenza comunicativa coabitarono in Garboli con una cruda severità verso i propri scritti: pochi e come a contraggenio ne raccolse, centinaia ne lasciò dispersi. Il giovane filologo che nel 1954, non ancora laureato, curava un'edizione di tutto Dante in versi, e al quale dobbiamo la promozione di Pascoli e Molière a nostri contemporanei, è autore di un'opera che ha dissimulato sé medesima nel segno di un apparente e talvolta compiaciuto spreco. È tempo, dunque, di rendere disponibile per tutti il luminoso rigore del lavoro svolto da questo scrittore antagonista sempre, anche del proprio talento.
"Il mio nome è Fabro e di mio padre so solamente che era maniscalco e che non aveva un filo di fantasia." Così si apre l'epopea di Fabro, uomo semplice e forte, capace di rialzarsi e ricominciare nonostante i colpi che la vita non risparmia. Fabro nasce in una stalla ai piedi delle montagne un mattino di novembre del 1925 scaldato dal fieno e dal respiro di quattro mucche, perché "ci sono cose che, se sei povero, non cambiano mai". La sua infanzia trascorre serena tra i boschi e i picchi delle Dolomiti e alla scuola elementare incontra Rina, una bambina timida con un sorriso che solo lui sa accendere, un sorriso capace di scaldare gli inverni più freddi. La vita va avanti, dà e toglie, generosa e spietata, finché Fabro scopre la musica. Se ne stava nascosta in un vecchio armonium, nella chiesa di Tai di Cadore. La melodia che esce vibrando dallo strumento è il respiro del bosco, il vento che accarezza rami, e lo pervade d'incanto. Poi arriva la guerra e Fabro deve lasciare casa per andare in bottega a Cibiana, il mitfico paese delle chiavi. Qui viene iniziato a segreti di un mestiere antico e affascinante. La musica però non smette di aspettarlo. C'è un organo nella chiesa del paese che il parroco suona durante la messa. Una sera Fabro si siede sullo sgabello, guarda fuori dalla finestra e inizia a suonare, sono le sue montagne a suggerirgli la melodia, lui solamente le ascolta e le copia...
La vita di Letizia è piuttosto complicata e decisamente affollata: due uomini non proprio affidabili (un ex marito, Marco, e un nuovo compagno, Giacomo); due suocere (quella del primo matrimonio e quella "in carica"); una madre pensionata e giramondo; un doppio lavoro (uno per pagare le bollette e uno per dare sfogo alla sua vena creativa). E, soprattutto, una figlia: Susanna, sedici anni, smartphone incollato alla mano e auricolari perennemente infilati tra le ciocche rosa dei suoi capelli. Finora Letizia era riuscita a barcamenarsi, trovando tempo e spazio per tutto e tutti. Non aveva calcolato, però, ciò che ogni genitore teme dal giorno in cui nasce il primo figlio: l'adolescenza. Sì, perché Susanna, una ragazza che fino a un attimo prima giocava con le Barbie, la abbracciava e si lasciava abbracciare, e le raccontava ogni secondo delle sue giornate, si è trasformata in una creatura estranea e misteriosa. Dai repentini sbalzi d'umore alle orgogliose dichiarazioni d'indipendenza, dalla scoperta del sesso alla prima devastante delusione d'amore, dai litigi al vetriolo ai brevi momenti di inaspettata complicità, Susanna cerca la sua strada per diventare donna. E Letizia, nel tentativo di stare al passo con lei, non può fare a meno di mettere in discussione anche se stessa. Tra lacrime e risate, frecciatine velenose e silenzi ingombranti, abbracci dati e trattenuti, "Nei tuoi occhi nel mio cuore" è un romanzo sulla vita vera delle donne.
Pubblicato nel 1961 e premio Strega nello stesso anno, il romanzo ruota intorno alla figura del giovane napoletano Massimo De Luca, per molti aspetti trasparente alter ego dell'autore, ed ha come palcoscenico Napoli, la città "che ti ferisce a morte o t'addormenta", che si identifica con l'amore perduto d'una donna e coi miti d'una giovinezza troppo presto conclusa.
I barbari sono un pericolo sempre più pressante alle frontiere, ma sono anche le nuove reclute che ingrossano le file dell’esercito imperiale. Il Cristianesimo si dimostra capace di superare ogni ostacolo, perfino sanguinose persecuzioni, fino a diventare la più autorevole tra le religioni. Quando Diocleziano lascia il trono, si scatenano feroci lotte per la successione. Tra i protagonisti di queste trasformazioni c’è Costantino, figlio bastardo di uno degli imperatori tra cui Diocleziano ha diviso il potere: è il più spregiudicato e determinato tra coloro che si contendono il trono, e punta con ogni mezzo a ottenere quel potere dal quale è stato escluso. La sua irresistibile ascesa si incrocia con la vicenda di una donna fragile e ingenua, ma allo stesso tempo fortemente passionale, Minervina, e con quella di Sesto Martiniano, un pretoriano deciso a difendere i valori di una società e di una tradizione che si stanno sgretolando. Tra i due nascerà una storia d’amore intensa, epica e tormentata quanto l’epoca in cui vivono, fino all’epilogo nella fatidica battaglia di Ponte Milvio: il passaggio di testimone tra la Roma antica e quella medievale, tra gli dèi tradizionali e il Dio dei cristiani.
La morte del grande Costantino lascia l’impero ai cinque eredi designati: troppi, per andare d’accordo, e il regno è subito marchiato dal sangue. Tra lotte per la supremazia, rivolte, usurpazioni, invasioni barbariche e cortigiani ambiziosi, la dinastia regnante presto si assottiglia, finché non rimane un solo imperatore. Ma un unico sovrano ora sembra insufficiente per governare un territorio così esteso, peraltro minacciato lungo tutti i confini. E allora le lotte di potere e i contrasti tra parenti ricominciano. Con Giuliano l’Apostata, ultimo rappresentante della famiglia, si assiste addirittura al clamoroso quanto fugace ritorno del paganesimo a Roma. Ma l’impero è ormai al crepuscolo e la sua fine travolgerà tutti, dagli eredi di Costantino a coloro che li hanno sostenuti o combattuti, amati o odiati: il vescovo Osio, Minervina e Sesto Martiniano, i loro figli. Tutti condannati dall’epoca tragica in cui sono vissuti.

