
Perché ciò che si celebra all'altare dovrebbe avere a che fare con ciò che si decide nella vita? E che cosa resta di quel legame, quando i riti che scandiscono davvero le nostre settimane sono altri? Si può essere buoni cristiani senza mettere piede in chiesa? E, all'inverso, che cosa cambia nella vita di chi celebra? Dietro queste domande "da catechismo" si cela uno dei crocevia più caldi della teologia contemporanea. La teologia latina ha oscillato a lungo fra due riduzioni speculari: il culto ricondotto all'etica, l'etica ricondotta al culto. Grillo e Martino rompono l'alternativa assumendo la categoria di «cooriginarietà» (E. Jüngel): vita quotidiana e azione rituale sono entrambe culto, ma la liturgia non è un mezzo al servizio della condotta morale, bensì è un'interruzione della comunicazione ordinaria - e proprio per questo è originaria. Il libro ricostruisce il dibattito postconciliare da entrambi i versanti - Häring, Piana, Angelini, Chauvet, Lacoste, Bonaccorso, Hameline -, ne cerca il fondamento nella Scrittura e nella tradizione liturgico-sacramentale, e mette poi la tesi alla prova su tre soglie: l'iniziazione cristiana e il paradosso dello sbattezzo, l'esperienza della malattia e della cura, la responsabilità per la casa comune. Ne esce una tesi antropologica netta: la libertà non la si dimostra, ma la si riceve. E il rito è il luogo in cui l'essere umano fa memoria di non essere né il proprio inizio né al proprio inizio.
Quando una società smette di essere cristiana per tradizione, che cosa resta della missione della chiesa? E i cristiani sono ancora capaci di una presenza significativa? Da queste e altre domande muove la riflessione sistematica di Paolo Carrara sulla teologia pastorale, disciplina chiamata a interpretare e sostenere l'azione ecclesiale nel tempo della "fine della cristianità". Il manuale procede in quattro movimenti. Si apre sulla condizione presente e si confronta con i modelli pastorali oggi emergenti; ricostruisce poi la storia della riflessione teologico-pastorale e il suo statuto accademico; indaga quindi la struttura di base della mediazione ecclesiale, il suo fondamento teologico e la sua dinamica in rapporto alla cultura; mette infine alla prova gli strumenti acquisiti su quattro azioni che decidono il volto concreto delle comunità cristiane: abitare un territorio, radunare e inviare, trasmettere la fede, accompagnare le storie di vita. Ne emerge un metodo di discernimento pastorale in tre tempi: riconoscere, interpretare, riconfigurare. La chiave ermeneutica che orchestra l'intero volume deriva dal riferimento agli Atti degli apostoli: la pericope con cui inizia ogni capitolo ricorda che un'adeguata apertura alla novità dei segni dei tempi esige che la chiesa non perda mai il riferimento normativo alla sorgente evangelica.
La morale sessuale e la dottrina matrimoniale della Chiesa cattolica sono realtà in costante evoluzione. Per affrontare il compito del loro rinnovamento, è necessario rivolgere uno sguardo accurato alla storia, che mostri come la Chiesa abbia sempre reagito in modo creativo alle sfide del proprio tempo. Riguardo, poi, a ogni sviluppo, la domanda decisiva rimane questa: esso aiuta a comprendere in modo più profondo l'evento attestato dalla sacra Scrittura (e specialmente dai vangeli) e a rispondervi in modo più efficace? Ecco allora che il presente manuale fornisce, in secondo luogo, una dettagliata rassegna dei fondamenti biblici, in cui vengono analizzate in particolare le intuizioni dell'esegesi femminista. In terzo luogo, tenendo conto delle sfide attuali - gli sviluppi sociologici, le scoperte delle scienze naturali e delle scienze umane, l'esame critico degli studi di genere, ma anche lo scandalo degli abusi sessuali -, vengono elaborati aspetti e criteri di una rinnovata etica della sessualità, delle relazioni e del matrimonio, che prosegue coerentemente il cambio di paradigma del Vaticano II e del pontificato di papa Francesco. Un monumento a quel chiarimento che oggi è possibile, anzi necessario e doveroso. Sviluppi storici, fondamenti biblici, prospettive attuali: un manuale autenticamente postconciliare, per rispondere alle sfide dell'oggi.
I classici temi della bioetica contemporanea sono qui trattati da un filosofo e da un teologo. Ciascuno dei due offre contributi distinti: questo viene incontro alle esigenze di didattica e fruibilità del testo, e salvaguarda la scientificità del lavoro. La domanda critico-filosofica e quella critico-teologica «procedono l'una dall'esperienza antropologica universale, a partire dalla propria particolare condizione, e l'altra da quella forma singolare dell'esperienza antropologica, che si riconosce interpellata dall'evento di Gesù, attestato nelle Scritture e custodito nella chiesa». I due autori evitano, dunque, di giustapporre i rispettivi punti di vista e, anzi, articolano gli interventi all'interno di un ambizioso progetto comune, attivando una feconda circolarità fra le due prospettive. Superando il divorzio tra fede (teologia) e ragione (filosofia),difetto frequentissimo nel dibattito bioetico, si realizza insomma una sorta di "apprendimento reciproco". Il volume è diviso in due grandi parti: la prima è articolata secondo una prospettiva storico-culturale e teorica; la seconda si concentra più analiticamente sui singoli e più fondamentali temi bioetici. Nella prima parte si prendono le mosse dal presente (cultura), si risale alla memoria (tradizione filosofica e teologica), si accetta la sfida a pensare la questione radicale, sia nella "morale della vita" sia nella bioetica. La seconda parte si articola in tre capitoli, che considerano le grandi forme dell'esperienza della vita: il nascere, il morire, il soffrire. Ogni singolo capitolo prevede una prima istruzione antropologico-teologica fondamentale, una presentazione delle questioni tecnico-scientifiche, e infine una ripresa tanto del dibattito bioetico-filosofico quanto del dibattito bioetico-teologico sull'argomento in questione.
Come vivere una vita più ricca di senso, in una società definita dai consumi? Il ruolo della teologia morale sta proprio nel discernere e nel portare alla luce le tracce della Provvidenza di Dio nei beni e nell'attività umana dell'economia. Qui si svolge infatti la dialettica tra giusto riconoscimento della persona, necessità delle istituzioni economiche e adeguatezza delle norme etiche.

