
Quando una società smette di essere cristiana per tradizione, che cosa resta della missione della chiesa? E i cristiani sono ancora capaci di una presenza significativa? Da queste e altre domande muove la riflessione sistematica di Paolo Carrara sulla teologia pastorale, disciplina chiamata a interpretare e sostenere l'azione ecclesiale nel tempo della "fine della cristianità". Il manuale procede in quattro movimenti. Si apre sulla condizione presente e si confronta con i modelli pastorali oggi emergenti; ricostruisce poi la storia della riflessione teologico-pastorale e il suo statuto accademico; indaga quindi la struttura di base della mediazione ecclesiale, il suo fondamento teologico e la sua dinamica in rapporto alla cultura; mette infine alla prova gli strumenti acquisiti su quattro azioni che decidono il volto concreto delle comunità cristiane: abitare un territorio, radunare e inviare, trasmettere la fede, accompagnare le storie di vita. Ne emerge un metodo di discernimento pastorale in tre tempi: riconoscere, interpretare, riconfigurare. La chiave ermeneutica che orchestra l'intero volume deriva dal riferimento agli Atti degli apostoli: la pericope con cui inizia ogni capitolo ricorda che un'adeguata apertura alla novità dei segni dei tempi esige che la chiesa non perda mai il riferimento normativo alla sorgente evangelica.
Che cosa la Chiesa può imparare dalla vita delle famiglie? È la domanda che fonda l'analisi di questo libro, e che oggi interpella sempre più presbiteri e fedeli. L'enfasi sulla "famiglia chiesa domestica", infatti, va di pari passo con un crescente senso di lontananza (reciprocamente percepito) tra Chiesa e famiglie: se da una parte si constata che "da qualche tempo sono sparite le famiglie a messa", dall'altra le preoccupazioni pastorali non sembrano incrociare i nodi e le sfide della vita delle famiglie. Si parte da un'interessante disamina teorica, fondata sulla riflessione teologica che ispira la pastorale familiare, per giungere a una seconda parte dedicata all'osservazione di alcune belle esperienze in atto, che dimostrano come le famiglie siano in grado di dare un contributo alla Chiesa (e la vivificano) proprio in quanto tali, e non per essere funzionali alle nuove emergenze pastorali. Una proposta, uno sguardo che mostra un percorso già tracciato da Evangelii gaudium e Amoris laetitia, che richiama tutti i credenti e illumina la strada dell'azione pastorale.
La fatica della determinazione di una forma ecclesiale adeguata all’annuncio del Vangelo deriva, anche nel contesto italiano, dallo scarto tra il principio teologico della portata universale della fede e il dato sociologico di una fede che, a causa della trasformazione culturale in atto, non è più patrimonio di tutti.
La tesi tenta di accompagnare questo travaglio ecclesiale a procedere dall’ipotesi di una riabilitazione della figura del cattolicesimo di popolo. La sua riconduzione alla sola realizzazione storica che esse ha assunto nel tempo della civiltà parrocchiale e la sua svalutazione a fenomeno puramente sociologico non consentono di cogliere la specialità del suo dinamismo: proporre l’esperienza cristiana come ripresa interpretante delle forme antropologiche elementari.

