Che cosa dicono oggi la biologia e le neuroscienze sull’essere umano - e quale eco trovano queste scoperte nella parola dei vangeli? In questo libro Thierry Magnin conduce un dialogo franco e meditativo tra scienze della vita e visione cristiana dell’uomo: dalla plasticità cerebrale all’epigenetica, dalla genesi della coscienza ai limiti dei bias cognitivi, fino alle pratiche del discernimento spirituale. Si tratta di un lavoro molto articolato, denso e ricco di riferimenti teologici, scientifici, filosofici, e spirituali, dal taglio meditativo e dialogico. Non è un trattato neutro né una difesa aprioristica della fede: è un viaggio critico e contemplativo che mette in risonanza dati empirici ed esperienza religiosa, per rispondere a una domanda semplice e centrale: come possiamo diventare più vivi? Rivolto a scienziati, teologi, operatori pastorali e a tutti coloro che cercano senso in un’epoca di tecnoscienze e incertezze, questo libro offre strumenti per comprendere meglio la nostra apertura al mondo e per orientare responsabilmente scelte personali e collettive. Grazie al suo approccio rigoroso ma accessibile, Magnin mostra che la ricerca scientifica e la parola di vita del vangelo possono, insieme, illuminare la dignità dell’uomo incarnato.
Come i gesuiti hanno deviato dalla linea del loro santo fondatore Ignazio di Loyola per diventare la testa di ponte del modernismo nella Chiesa.
Il Dizionario di Teologia dommatica curato dal cardinal Pietro Parente e dal grande teologo monsignor Antonio Piolanti è un piccolo miracolo, un capolavoro di precisione e sintesi di duemila anni di teologia, storia, dommatica e morale racchiusi in una selezione accuratissima di centinaia di voci, che spaziano dai misteri più alti del cristianesimo alle sue più evidenti verità.
L’anima di quest’opera – pubblicata nel 1943 e che conobbe quattro edizioni, l’ultima delle quali nel 1957 – trae la sua ispirazione infallibile dalla Sapienza Evangelica, da quella dei coraggiosi Padri, da quella chiara, equilibrata e profonda di San Tommaso (a cui tutte le voci sono ispirate). Inoltre trae la sua forza dal magistero infallibile della Chiesa nei suoi Concili più rappresentativi: Nicea I (325), Costantinopoli I (381), Trento (1545-63), Vaticano I (1869-70) e dalle più grandi Encicliche dei Papi (in particolare quelle di Pio IX, Leone XIII, Pio X, Pio XI e Pio XII).
La concentrazione di questi imperituri elementi dell’operato umano sotto l’impulso della Grazia, sapientemente stilati in questo Dizionario, ha condotto ad un risultato di eccezionale valore.
Con le sue centinaia di voci ben organizzate, di grande precisione dottrinale e di eccezionale chiarezza espositiva, il Dizionario è utile per indagare le realtà profonde dell’ordine naturale (creazione) e quelle dell’ordine soprannaturale. Esso inoltre ripercorre, con un italiano perfetto, fatto di singole, concise, sobrie, semplici e brevi frasi la storia della Chiesa e le lotte condotte contro le eresie in campo teologico e filosofico. Mette ordine nelle voci riguardanti l’indefettibilità della Chiesa, il Magistero, i Sacramenti e il Corpo Mistico di Cristo, le quali dissipano, se studiate a fondo e senza paraocchi, gli equivoci che si son creati sulla natura della Chiesa anche in campo tradizionalista.
In tempi di modernismo redivivo e imperante, il “Dizionario Parente-Piolanti-Garofalo”, allineato con la perfetta ortodossia e con la migliore tradizione, vuole essere una guida attuale e sicura sul terreno storico, filosofico e dommatico contro le tendenze inquietanti della Nouvelle théologie.
Questo strumento di precisione millimetrica rappresenta un’arma imprescindibile per il cattolico. Un’arma per l’intelletto, nel combattimento dell’errore, e un’arma per lo spirito, nel conoscere – per amare – i doni di Dio.
Essendo poi il pregio fondamentale di questo Dizionario la sua grande accessibilità – avendo i suoi tre benemeriti autori lavorato per anni al fine di trascrivere in linguaggio intelligibile, per ogni persona di una certa cultura, l’alto e trascendente contenuto della filosofia e della teologia cattolica – se ne consiglia la lettura assidua ai laici (anche ai giovani) come ai consacrati.
n questo libro Bruno Forte riflette sul dono della fede, per farne conoscere la forza e la dolcezza a tutti, in particolare ai giovani che hanno la vita davanti a sé e possono darle il senso e il sapore che la rendono meravigliosa.
«Cerco, il dono va chiesto, cercato, a volte invocato partendo da situazioni di dolore e di sconforto: non è però un premio, dato solo a chi lo meriti, ma un’offerta d’amore che Dio fa a chi gli apra con fiducia il cuore».
La proposta è scandita in due parti: nella prima sono raccolte Otto lettere ai cercatori di Dio; nella seconda l’Autore risponde alle Otto domande che più spesso gli sono state rivolte sul tema. Senza alcuna pretesa di spiegare tutto, egli intende porre interrogativi che contano ed offrire piste che aiutino a pensare. Si tratta di questioni vere e profonde, che emergono quando ci si mette in reciproco ascolto, pronti a lasciarsi sfidare e provocare dalla libertà, dai dubbi e dai sogni degli altri, che – specialmente nei giovani – sono sempre più grandi dei corti orizzonti dei calcoli e delle paure, che tante volte dominano gli adulti.
Ermes Maria Ronchi passa in rassegna tutte le presenze di Maria nel Nuovo Testamento e le commenta in un'ottica esistenziale e spirituale. A chi apre i vangeli, Maria appare figura di frontiera: madre di cielo e di terra. Il suo cammino tocca le regioni del cielo: va dalla riflessione alla contemplazione alla dossologia. D'altro canto, il cammino della donna di Nazaret tocca anche le regioni della terra: diventa subito servizio all'uomo che rischia di smarrirsi, si fa generazione, accoglienza e cura della vita. In questa duplice dinamica, Maria diventa paradigma di apertura e porta di umanità: lei, la prima della lunga carovana dei credenti che attraversa la storia, si pone al servizio tanto della Gloria quanto della vita. Devozione a Maria non può dunque significare estetismo o sentimentalismo. Sarà invece rispetto, difesa, amore della vita. E sarà invito a denunciare tutto ciò che offusca l'immagine dii Dio, tutto ciò che attenta alla dignità di qualsiasi figlio o figlia, tutto ciò che conduce verso la diminuzione dell'umano.
La celebrazione della messa può ancora parlare al cuore delle culture contemporanee o rischia di restare prigioniera di forme lontane dalla vita reale? In un mondo sempre più plurale, questa domanda è quanto mai urgente. Mondi diversi, un unico pane affronta con lucidità e profondità il tema dell'inculturazione liturgica, quel processo vitale attraverso cui la fede si radica nelle culture. La tesi è chiara: l'inculturazione non è un semplice adattamento, ma un incontro reciproco tra vangelo e cultura - pratiche, simboli, immagini, linguaggi.?i?i? esplora il legame profondo tra liturgia ed espressioni culturali. I saggio si muove con rigore tra fondamenti storici e teologici, orientamenti del magistero e casi concreti, come il recente rito amazzonico. Ne emerge una visione dinamica e creativa del celebrare, capace di parlare alle realtà più diverse. L'opera invita a riscoprire la liturgia non come un'eredità semplicemente da conservare, ma come una forma capace di rendere visibile il mistero cristiano nella carne delle culture.E, qui, ?i?i? si muove con maestria, affrontando una sfida cruciale per la chiesa di oggi, chiamata a celebrare un solo mistero in mondi sempre diversi.
Per incarnare e concretizzare il vangelo nella storia, nella realtà nella quale il Signore ci ha chiamato a vivere, dobbiamo darci delle regole, regole per poter vivere la comunione, per coordinare le membra del corpo che è la comunità cristiana; ma regole, ordinamenti, statuti, per quanto necessari, sono sempre tutti subordinati alla grande regola del vangelo: per Basilio, infatti, l'unica regola del cristiano sono le Scritture. Viene qui presentata una nuova edizione italiana dei testi che sono all'origine del monachesimo cenobitico: la tradizione ha dato loro il titolo di "Regole", ma in realtà sono solo le risposte a domande poste dai monaci a Basilio in occasione delle sue visite alle comunità da lui fondate.
Bernardo pone al centro della vita cristiana l'esperienza di Dio amore. Ne "L'amore di Dio" egli ci presenta Dio come un Padre che ci ama come figli nel Figlio, che vive e parla nel nostro cuore, che ne diviene il tempio vivo, e chiede la risposta del nostro amore, della nostra fiducia, del nostro abbandono, della nostra preghiera, del nostro dono ai fratelli. Ne "I gradi dell'umiltà e della superbia" Bernardo indica l'umiltà come un camminare sulla via di Cristo, Verbo di Dio e immagine perfetta del Padre, che nella sua Incarnazione si è presentato come l'Umiltà stessa. L'"imitazione" di Cristo rimarrà, d'ora in poi, il centro focale di ogni autentica spiritualità cristiana.
Chi non conosce Pinocchio e le sue avventure? Quando e da chi uno le ha conosciute? Difficile la risposta. Pinocchio fa parte della memoria di tutti. Poche cose sono così radicate nella cultura popolare del nostro come di altri paesi. Ma questo significa che nel rimettersi a leggere, a capire le avventure di Pinocchio, si possono capire le esigenze più profonde di quella umanità che le ha fatte proprie. Le esigenze dell'uomo sono la grande strada per comprendere il suo senso della vita, il suo senso religioso. Questo spiega la nascita di un libro di teologia che, capitolo per capitolo, segue le avventure di Pinocchio. La differenza tra burattino e figlio, nolenti o volenti, resta la sintesi del dramma dell'uomo contemporaneo.
L'affermazione di Gesù «Questo è il mio corpo», detta di un pezzo di pane azzimo, è in sé folle, paradossale. Per i cristiani ha comprensibilmente rappresentato, lungo la storia, un vero e proprio rovello: come pensare la "presenza reale" di Cristo nel pane eucaristico? La formalizzazione teologica della dottrina della transustanziazione (pane e vino cambiano sostanza, diventando corpo e sangue di Cristo) è giunta al termine di un percorso, non lineare, ricco di sfumature, sottolineature e sfide enormi per il pensiero. E ancora oggi ci si chiede: che cosa significa dire "presenza", "realtà" e "corpo"? Per rispondere, occorre frequentare un dibattito filosofico straordinariamente ampio, che indaga quei tre ambiti. Il saggio di Belli si pone sul crinale fra teologia e filosofia. In una prima parte propone una ricostruzione del dibattito medievale delle dispute eucaristiche, muovendo alla ricerca della pluralità dei linguaggi in cui esso si è espresso. Successivamente avvia il confronto con il mondo filosofico, in particolare quello di matrice fenomenologica, per comprendere i possibili arricchimenti reciproci fra teologia e filosofia. E scoprendo che la teologia eucaristica sfida la filosofia ad ampliare la nozione stessa di corporeità.
L'Introduzione alla teologia evangelica è stato uno degli alberelli piantati da Karl Barth nella sua vecchiaia. Si tratta, infatti, del testo delle lezioni che egli tenne come «sostituto di se stesso» nel semestre invernale dell'anno accademico 1961-1962. Un ciclo di lezioni nel quale, come egli stesso ebbe a dire, «ho voluto cogliere l'occasione di questo "canto del cigno- per rendere conto a me stesso, e ai miei contemporanei, degli obiettivi che ho cercato di raggiungere, delle cose che ho imparato, delle idee che ho sostenuto -- attraverso percorsi di ogni genere, vie maestre e vie traverse -- nel campo della teologia evangelica». La forma scelta fu quella dell'introduzione, la struttura dell'opera è limpida. Dopo una prima lezione di «chiarimenti», si succedono quattro parti, ciascuna divisa in quatto lezioni: 1) il luogo della teologia (la Parola, i testimoni, la comunità, lo Spirito); 2) l'esistenza teologica (stupore, coinvolgimento, impegno, fede); 3) i rischi della teologia (solitudine, dubbio, prova, speranza); 4) il lavoro teologico (preghiera, studio, servizio, amore).
Quello di "grazia" non è un concetto astratto, né una formula riservata agli specialisti: indica la vita nuova che nasce dall’amicizia con Dio, la sua bellezza che si comunica all’uomo, il dinamismo vitale dell’amore divino che trasforma in profondità ogni aspetto dell’esistenza, pur nel rispetto della nostra storia e delle nostre fragilità. In queste pagine Vìctor Manuel Fernández guida il lettore a scoprire la grazia come dono gratuito che rigenera, guarisce, libera; come sorgente di relazioni fondate su alleanza e amicizia; come forza che tocca la nostra interiorità, la nostra vicenda umana, ma anche il creato, il cosmo stesso. La grazia non si contrappone solo al peccato personale, ma apre cammini di autenticità, fraternità e giustizia sociale. Si fa concreta nella corporeità e nei segni sacramentali - in modo eminente nell’eucaristia. Con uno stile chiaro, maturato in anni di ricerca, insegnamento e impegno pastorale, Fernández offre qui una sintesi appassionante: un trattato teologico rigoroso e insieme un saggio accessibile, che parla al cuore e all’intelligenza di chi è alla ricerca di senso.