Il mistero di Maria Santissima, Immacolata Madre di Dio, Madre della Chiesa, Madre dell'umanità, Madre dell'universo: è mistero sublime della nostra Fede cattolica. La crisi della Mariologia si sintetizza oggi soprattutto nelle due parole "minimismo mariano", che fanno comprendere come in tutto ciò che riguarda la Madonna si vuole e si deve arrivare a ridurre "al minimo" ogni cosa che esalti o glorifichi la Madonna in se stessa e nei riguardi degli altri. Si vuole giungere fino al disperato "nichilismo", ossia fino a ridurre la Mariologia a zero, fino a dimenticare la Madonna, fino addirittura a non volerla più! Perciò per lo studio della Mariologia si raccomanda un Trattato distinto, che eviti la cosiddetta "parcellizzazione" delle verità. "L'Immacolata Madre di Dio e Madre nostra. Trattato di Mariologia dogmatica", è un novello Trattato di Teologia mariana da presentare agli uomini affinché lo leggano, per cercare di conoscere meglio la loro Immacolata Madre divina, imparando così ad amarla e imitarla lungo il cammino dall'esilio di questa terra, così piena di triboli e spine, alla terra della nostra beata Patria nel Regno dei cieli.
L'invenzione del soggetto moderno nella teologia cristiana antica e in quella medievale si deve all'interazione complessa del paradigma metafisico e di quello biblico-scritturistico. Il tratto qualificante del concetto biblico di creazione consiste nell'appartenenza dell'antropologia al piano originario del Principio, senza alcun pregiudizio per l'assoluta trascendenza dell'origine. La genesi della concezione biblica non appartiene originariamente al concetto, ma a una forma di esperienza più originaria del concetto e che non può essere significata se non tramite un racconto.L'opera esegetica sviluppata da Paul Beauchamp nella seconda metà del XX secolo si segnala per il livello finora mai raggiunto della reciproca fecondazione dell'approccio storico-letterario e di quello filosofico
«Cari amici, le apparizioni di Medjugorje si presentano come un giudizio divino sulla modernità, intesa come una "nuova era" che sostituisce il cristianesimo, relegato a inutile superstizione da abbandonare nel magazzino della storia. Questa straordinaria mariofania si comprende, nella sua importanza e originalità, se viene considerata non come un evento celeste finalizzato a risvegliare la devozione, come comunemente avviene, ma come una profezia divina che si realizza nella storia. In questo senso si comprende l’ampiezza del piano di Maria che, come lei stessa ha svelato, è incominciato a Fatima e si sta realizzando a Medjugorje. In questo arco di tempo, che abbraccia oltre un secolo, la modernità compie il suo tortuoso itinerario che la porta a rinnegare il cristianesimo e a perseguitare la Chiesa; il peccato contro Dio dilaga e si ritorce contro l’uomo, conducendo l’umanità sull’orlo dell’autodistruzione. È impressionante questo affresco della storia umana, così come è vista dal Cielo, dove la Luce e le tenebre, la Verità e la menzogna, il Bene e il male si confrontano e si scontrano in un duello globale, che coinvolge le anime e determina il destino eterno dei singoli e delle nazioni» (Padre Livio).
È questa l’ultima grande opera di Gustavo Gutiérrez, figura fondatrice della teologia della liberazione e tra le voci più profetiche del cristianesimo contemporaneo. In questo testo postumo, affidato alla cura editoriale dei Leo Guardado, Gutiérrez riassume e rilancia gli assi centrali che hanno guidato le sue domande e sostenuto i suoi contributi: Il Dio di Gesù Cristo si lascia incontrare nel volto dei poveri, degli esclusi, degli scartati; ed è dalla prospettiva degli ultimi che occorre ripensare la fede, la Chiesa, il nostro modo di vivere. In un tempo attraversato da disincanto e frammentazione, Gutiérrez invita a costruire una teologia che nasca dall’ascolto e dal servizio. Con la sua consueta lucidità, il pensatore peruviano intreccia riflessione teologica, esperienza spirituale e lettura dei segni dei tempi. Si interroga sul senso della povertà oggi, sull’urgenza di una Chiesa povera per i poveri, sulla credibilità del messaggio cristiano in un mondo segnato da ingiustizie vecchie e nuove. Una domanda disarmante attraversa l’intero libro come una ferita e un grido: «Come dimostrare al povero che Dio lo ama?». Un’opera che non è solo per teologi o specialisti, ma per tutti coloro che cercano un vangelo che si faccia carne, una fede capace di giustizia, una spiritualità radicata nella vita concreta, una intelligenza del credere forgiata nel crogiolo della storia. Per chi non vuole dimenticare i poveri. E per chi desidera che Dio non sia dimenticato.
Tabù, contaminazione, sacrifici e sacerdozio al tempo dei cristiani: Origene commenta per la prima volta il Levitico. Il volume è il secondo ed ultimo dei due dedicati alle "Omelie sul Levitico di Origene", 16 discorsi pronunciati dal Maestro alessandrino a Cesarea di Palestina dopo il 245 e a noi giunti nella traduzione di Rufino del 400-404. Esso contiene traduzione e commento storico-filologico delle omelie 8-16 e dei Selecta in Leviticum, frammenti del Commento a scolii sul Levitico di Origene, di cui abbiamo notizia da Girolamo, qui per la prima volta in versione italiana. I frammenti sono stati posti a confronto con il testo rufiniano, in modo da valutare le modifiche e inserzioni ascrivibili a Rufino e quelle, del commento scolastico sul Levitico.
L'opera più importante di don Julio Meinvielle tradotta in italiano in versione integrale, senza censure e fedele in tutto all'originale spagnolo. Questo libro si propone di dimostrare come nel corso della storia vi siano due soli atteggiamenti di vita e di pensiero: uno, quello cattolico, che è la tradizione ricevuta da Dio tramite Adamo, Mosè e Gesù Cristo, il cui insuperato espositore è stato S. Tommaso d'Aquino; l'altro, quello gnostico e cabalistico, che alimenta gli errori dei popoli: quelli pagani, quelli che apostatarono dal primo ebraismo e persino quelli che abiurarono il cristianesimo, così come accade in particolar modo nel mondo moderno. La tradizione perversa prende origine da quella buona, corrotta dalla malizia dell'uomo. La grande tentazione gnostica del "sarete come dèi" attecchisce nel genere umano e lo conduce alla perdizione. È il Mistero della redenzione, che sebbene abbia un frutto esclusivamente salvifico non si compie se non per l'intervento delle due forze - le cattive e le buone. Un libro da studiare profondamente per capire quale sia la vera natura dei mali che ci circondano.
"Per teologia della perfezione intendiamo quella parte della Teologia che, basandosi sui princìpi della rivelazione divina e sulla esperienza dei santi, studia l'organismo della vita soprannaturale, spiega le leggi del suo progresso e del suo sviluppo, e descrive il processo che seguono le anime dagli inizi della vita cristiana fino al vertice della perfezione.
(.) Suo oggetto e suo fine è di esporre la dottrina della perfezione in tutta la sua ampiezza ed estensione. Sebbene la nostra scienza si occupi anche dei mezzi per raggiungere la perfezione, è evidente che i mezzi sono specificati dal fine. La santità è quindi il risultato dell'azione di Dio e della libera cooperazione dell'uomo. (.) Tutti potremo giungere a queste altezze. Questo ideale sublime di perfezione e di santità è aperto a tutte le anime in grazia. La frase del Signore siate perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste (Mat.5,48) è rivolta a tutti senza eccezione. Per negare la chiamata universale alla mistica dovremmo negare la chiamata universal alla perfezione. Se Dio non vuole che tutti siamo perfetti, è evidente che non vuole neppure che siamo tutti mistici. Ma se la chiamata alla perfezione è universale come ormai proclamano tutte le scuole senza eccezione bisogna dire che la chiamata alla mistica è anche universale. Alla luce dei princìpi del Dottore angelico dimostreremo che l'ascetica e la mistica non costituiscono due vie indipendenti che conducono ognuna a suo modo fino alle vette della perfezione cristiana, ma solo due tappe di un'unica via di perfezione, che tutti devono percorrere per gradi sempre più intensi fino a raggiungere la santità. (...) Questa dottrina, piena di luce e di armonia, restituisce alla vita cristiana tutta la grandezza e la sublimità."
Il cardinale Wyszynski è riconosciuto come il baluardo della fede di fronte al dilagare dei regimi fascista e comunista nella Polonia del XX secolo. Ha affidato la sua nazione alla Madonna, favorendo così, secondo molti osservatori, l'ascesa al soglio petrino del santo papa polacco Giovanni Paolo II (1978-2005) che a lui guardava come padre e maestro. Il volume contiene 366 fra aforismi e pensieri del beato primate di Polonia tratti da testi, discorsi, omelie, lezioni, che ne fanno emergere la capacità di leggere profonde verità di fede anche nelle comuni vicende del quotidiano. Il testo è suddiviso in due parti: la prima riguarda la vita umana e la seconda la vita spirituale; a loro volta le due parti sono raggruppate per tematiche. Da queste pagine può scaturire un giudizio cristiano sulla realtà nel solco di un grande Santo del nostro tempo.
Cardine e fulcro dell'interpretazione cristiana della realtà non sono le istituzioni ecclesiastiche, le dottrine e le norme etiche, e nemmeno la Bibbia e i sacramenti, ma una figura storica, un uomo vissuto duemila anni fa: Gesù di Nazaret. In lui, come dice il dogma cristologico, Dio si è fatto uomo. Quest'idea, tuttavia, suscita molti interrogativi, non solo per gli uomini di oggi. Il presente saggio delinea la lotta della chiesa antica per formulare una più profonda comprensione dell'incarnazione e aiuta a coglierne la rilevanza attuale. L'esposizione offerta da Franz Dünzl dimostra in molti punti con quale perizia egli si sia mosso, pur nel quadro della storia della chiesa, esplorando questioni esistenziali. In quelle vicende si alternano tesi e antitesi, trionfo ed esilio, slancio e disfatta: ogni compromesso per il quale si è combattuto viene di lì a poco rimesso in discussione, richiedendo ulteriori approfondimenti. E questo rende plasticamente tangibile quale abisso intellettuale e spirituale ci sfidi ad affrontare la convinzione di fede che Dio si è fatto uomo.
Il volume raccoglie per la prima volta gli scritti ecclesiologici di Romano Guardini. Pur non essendo un "ecclesiologo di professione", Guardini ha più volte approcciato il mistero della Chiesa, al punto che il saggio "Il senso della Chiesa" - edito per la prima volta nel 1922 - viene spesso considerato il punto di avvio di un'intensa stagione di rinnovamento dell'ecclesiologia cattolica, che avrebbe trovato il suo approdo nel Concilio Vaticano II. Gli scritti ecclesiologici di Guardini si caratterizzano per la sostanziale omogeneità tematica (la Chiesa come prosecuzione dell'opera di Cristo, come incontro tra santità divina e debolezza umana, come garante oggettiva della verità rivelata contro le derive soggettivistiche), per le sue intersezioni con altri ambiti del pensiero guardiniano (la filosofia della persona e della comunità come "realtà viventi"; la reazione all'idealismo e al positivismo; l'interesse per il rinnovamento liturgico), per la sua sintonia con la dottrina del Vaticano II. Finalmente l'edizione completa e critica di questi suoi studi ecclesiologici, che costellano l'intera sua produzione con un tratto di assoluta originalità.
Come i gesuiti hanno deviato dalla linea del loro santo fondatore Ignazio di Loyola per diventare la testa di ponte del modernismo nella Chiesa.