La società contemporanea affronta una profonda crisi del concetto di fedeltà in un contesto culturale che eleva la libertà a valore primario. Ciò solleva una questione fondamentale: l’amore può configurarsi come oggetto di un vincolo obbligatorio? La problematica richiede un’analisi del significato stesso di libertà e della sua articolazione nella sfera decisionale, nonché una riconsiderazione del concetto di amore, frequentemente identificato con la dimensione emotiva. Le radici di questa crisi affondano in una cultura che privilegia il benessere materiale e la gratificazione immediata, generando confusione tra soddisfazione momentanea e autentica libertà. Nell’ambito ecclesiale, inoltre, si tende a percepire la fedeltà come un’imposizione esterna della norma ecclesiastica che vieta la poligamia e sanziona l’adulterio. La fedeltà, tuttavia, trascende queste concezioni riduttive. Essa costituisce una proprietà intrinseca della relazione coniugale, un vincolo che scaturisce da un atto d’amore e da una scelta libera di donarsi integralmente all’altro. La fedeltà rappresenta una promessa che si radica in un momento specifico ma si attua progressivamente attraverso l’esercizio della libertà. Il percorso coniugale, pur costellato di difficoltà, manifesta la dignità della libertà nell’impegno a mantenere la parola data. Compete alla comunità sociale ed ecclesiale valorizzare la bellezza del matrimonio, che esercita un’attrazione universale poiché bellezza e verità possiedono una forza attrattiva intrinseca. Il presente volume, che raccoglie i contributi della VII Giornata di Studio del Centro di Studi Giuridici della Famiglia della Pontificia Università della Santa Croce, intende essere un contributo a questo approfondimento della fedeltà matrimoniale.
La ricerca parte dal concetto di "delicta graviora", approfondendone il significato e l'origine storica. Le Normae del motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela hanno finalmente disciplinato in maniera più organica e sistematica l'argomento, anche sotto il profilo procedurale. Il presente lavoro si sofferma, in particolare, sui cinque reati più gravi contro l'Eucaristia. La ricerca si propone di scrutare la ratio sottesa alle disposizioni, la loro storia, il loro contesto, i pregi ed i limiti.
Dopo un excursus storico circa l’esercizio della potestà giudiziale da parte dei laici, la tesi cerca di analizzare il rapido fenomeno dell’apertura ai fedeli laici degli uffici nei tribunali ecclesiastici, specialmente quello di giudice, dal Concilio Vaticano II fino al motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus di papa Francesco (2015). La legislazione canonica rispecchia una certa ecclesiologia e risponde altresì alle necessità pratiche della Chiesa, cercando sempre un sano equilibro tra gli estremi. La tesi mostra, mediante il contributo di diversi autori, come lo sviluppo di tale normativa va infatti di pari passo con l’attuazione del Vaticano II, specialmente attraverso le categorie di popolo di Dio e Christifidelis, corresponsabilità nella missione e comunione gerarchica, munus e potestas. L’interpretazione condotta della normativa canonica, soprattutto della prassi della Segnatura Apostolica e della giurisprudenza della Rota Romana, nonché del magistero post-conciliare, tenta di dare risposta ad alcuni interrogativi circa l’esercizio della potestà giudiziale da parte dei fedeli laici, rintracciando il senso e i limiti di tale presenza insieme a quella dei chierici, nei tribunali della Chiesa.
The dissertation is divided into three chapters. The first chapter traces the history of written documents as a type of evidence in courts, beginning with Roman Law, through Medieval canon law, into the early modern period, and finally to contemporary American civil law. The course of a civil trial, and the different types of evidence that can be presented, is then considered. Finally, the requirements to produce affidavits, and the ways that they can be used are considered. The second chapter is divided into four parts. The first part examines the canons on proof in the 1983 Code of Canon Law. The second part examines the canons on the judicial examination. The third part considers the historical context that gave rise to the canonical trial, and the marks of the canonical trial. The last part looks at principium V, that is, the fifth of the ten guiding principles of the Code revision, which established uniformity in procedural law. The third and final chapter looks at the use of affidavits in American ecclesiastical tribunals. The term «affidavit» does not appear in the 1983 Code of Canon Law, nor in legislation outside of the Code; it does, however, appear in the sentences and decrees of the Tribunal of the Roman Rota, when referring to the «American way» of collecting proofs. The chapter ends with an analysis of affidavits from the perspective of procedural law, and the proper use of an affidavit while evaluating proofs, in light of the standard of moral certitude.
Lo studio analizza i conflitti tra le associazioni private di fedeli e l’autorità ecclesiastica nel Diritto Canonico latino, conflitti basati su rivendicati diritti di legittimità ed opportunità nell’agire da parte di entrambe le parti e giuridicamente fondati sul can. 323 che sancisce sia l’autonomia delle associazioni private che la vigilanza ed il governo dell’autorità. Esso parte dall’analisi di questi concetti per fornire un quadro di come sono applicati nel vigente ordinamento canonico. Viene poi studiato il processo che porta alla nascita della nuova forma giuridica delle associazioni private, non presenti nel precedente Codice, per giungere ad analizzare la normativa promulgata. La ricerca prosegue esaminando alcuni casi di conflitti reali, anche recenti, trattati dai Dicasteri della Curia Romana o dal Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Si giunge così alle ultime due parti della ricerca ovvero: l’analisi delle possibili azioni che l’autorità può compiere per tentare di sanare il conflitto - soffermandosi in modo approfondito sulla questione del commissariamento delle associazioni private e su altri provvedimenti come la rimozione del moderatore - e, dall’altra parte, le possibili azioni che può compiere l’associazione per difendere i suoi diritti in risposta all’azione dell’autorità.
L’Istituto Teologico "Pio XI" della Diocesi di Ventimiglia - San Remo il 1° giugno 2024 ha promosso una Giornata Studio sulla proporzionalità della pena, tema analizzato in chiave interordinamentale tra diritto civile, diritto canonico e diritto canonico. Queste pagine ne raccolgono gli atti, con gli scritti del Card. Dominique Mamberti, di Mons. Juan Ignacio Arrieta, dei Professori Maria D’Arienzo, Luciano Eusebi e Francesco Viganò. L’ampio scenario nel quale è studiato il tema della proporzionalità della pena aumenta di molto la platea dei lettori interessati a questa monografia, soprattutto perché il suo contenuto è di altissima levatura giuridica, come è logico attendersi dai suoi cinque autori che figurano tra i maggiori maestri di pensiero in materia a livello internazionale. La preziosità della presente opera è arricchita dallo stile espositivo e metodologico che, sempre con il rigore scientifico richiesto, presenta un linguaggio chiaro, curato e lineare favorendo la comprensione del suo contenuto. All’eleganza della trattazione sono associati molti riferimenti bibliografici registrati nelle note del testo, sicuramente apprezzati dai cultori del diritto.
Il Codice di Norme Vaticane contiene una raccolta di oltre un centinaio di documenti normativi attualmente vigenti nello Stato della Città del Vaticano che costituiscono il fondamento dell'ordinamento dello Stato. In questo volume vengono pubblicate le norme promulgate dal legislatore vaticano, o concordate con lo Stato italiano, mediante criteri redazionali scelti al fine di rendere più agevole la comprensione del peculiare sistema giuridico vaticano: vengono proposti inoltre commenti e richiami ad altri testi, generalmente riportati nel volume, utili per l'interpretazione o per eventuali integrazioni. Questa nuova edizione, la terza, del Gennaio 2022, contiene le novità introdotte nel diritto dello Stato vaticano dopo l'edizione del Marzo 2021.
Il presente volume contiene la parte sostanziale del lavoro di preparazione, protratto per diversi anni, della Lex Ecclesiae Fundamentalis e raccoglie il generoso contributo della più autorevole canonistica dell’epoca, volto ad incorporare nel sistema normativo della Chiesa la dottrina del Concilio Vaticano II. Sono presenti tutti i testi di rilievo, assieme ad una selezione documentale di lettere e note varie, in modo da rendere un’idea completa e precisa delle varie scelte adottate nella progressione dei lavori. Presentazione di mons. Filippo Iannone e mons. Juan Ignacio Arrieta.
Diverse ingiustizie hanno scosso la vita della Chiesa. Alcune hanno colpito fortemente l'opinione pubblica, come gli abusi sui minori e la gestione impropria dei beni ecclesiastici. Altre sollevano ancora accese discussioni su argomenti come la Comunione ai divorziati risposati o le nullità dei matrimoni. Tuttavia, molti cristiani rifiutano il diritto canonico perché ritengono che le leggi siano una questione più umana che divina e, quindi, contrarie alla misericordia di Gesù. L'autore spiega perché, secondo il vangelo, il diritto nella Chiesa resta irrinunciabile. Egli associa il diritto a ciò che è giusto e ritiene che, per questo motivo, le leggi debbano rinnovarsi sempre per garantire la giustizia e facilitare la vita cristiana alle persone.
Il volume si interessa delle principali strutture operative del diritto amministrativo canonico e le principali attività di Enti canonici e uffici Ecclesiastici, adottando una prospettiva strettamente codiciale. In questo modo, esso si presenta come uno strumento critico-sistematico sulla concreta operatività giuridica in campo amministrativo ecclesiastico, in grado di indicare soluzione efficaci per chi svolge una funzione di supporto specificamente tecnico al governo della Chiesa.
È prassi giuridica per il Vescovo di Roma inviare delegati incaricati di rappresentarlo, ossia di surrogarne le mansioni e le autorità conferite in qualità di supplenti. In questo libro si esamina, in modo tanto scrupoloso quanto dettagliato, l’evoluzione dell’istituto di accreditamento e rappresentanza, restituendo alla figura del legato, così come a quella del Pontefice, il ruolo apostolico che le compete. Questo ruolo viene spesso sminuito da chi ne appiattisce la ricchezza teologica e giuridica, riducendolo a un piano di mera diplomazia o di accentuazione personale. Si discute della storia dell’istituto legatizio attraverso diciannove passaggi, dai messi conciliari del IV secolo agli apocrisiari bizantini, fino a percorrere il diritto canonico medievale e giungere alle nunziature moderne, con l’emergere internazionale della nuova figura degli ambasciatori.