A partire dalle letture del Vangelo delle domeniche dell'anno liturgico C, nelle sue omelie don Walter Magni suggerisce riflessioni sui grandi temi del nostro tempo. L'autore «non "vende" risposte preconfezionate e artefatte, ma desidera farsi compagno di viaggio di chiunque cerchi il proprio passo. Non ci sono schemi precostituiti, né nell'accostarsi ai testi, né nella struttura delle omelie». Sono omelie che nascono dal vivo desiderio dell'autore di ascoltare per primo la Parola che deve predicare.
Sfogliando le pagine evangeliche di Luca si incontra l'inquietudine della ricerca e l'entusiasmo del discepolato e, d'altra parte, il dramma della pasqua e la gloria della risurrezione. Le resistenze della fragilità e dell'incomprensione del discepolo ma anche i vertici dell'esperienza spirituale nella trasfigurazione. È una frontiera mistica: sta tra il quotidiano e l'eterno. Proprio nel quotidiano, corpo del tempo, viviamo la nostra relazione, intima e comunitaria allo stesso tempo, con Gesù. Raggiungerlo sulle vette dell'esperienza spirituale non significa mai fuggire gli incroci metropolitani: poesia e prosa son fatte delle stesse parole. Stare negli incroci degli incontri e degli impegni non significa soffocare nell'affanno di aria pesante, né ridurre lo sguardo sulla distanza corta. Si sta dentro con il respiro creatore di Dio e il soffio del suo Spirito eterno, si sta dentro con lo sguardo lungimirante di Gesù che, allo stesso tempo, giunge al cuore di ciascuno e all'orizzonte eterno del mondo.
Le parabole del Vangelo affascinano e aprono alla comprensione del Regno dei Cieli. La loro immediatezza, tuttavia, più che fornirci risposte, ci dispone all'ascolto di molte domande che il testo stesso suscita. Sono i conti dell'oste, con il quale bisogna sempre ragionare. Da qui, l'invito a ripercorrere, passo dopo passo, il cammino di sequela tracciato nelle parabole per comprendere la novità bella del Vangelo che, se non è per me, per noi, per tutti, è lettera morta.
I punti di forza del lavoro di Klyne Snodgrass sono anzitutto la finezza dell'analisi letteraria e la linearità di un'esposizione sempre perspicua. Per ciascuna delle parabole esaminate si fornisce una breve introduzione; un'illustrazione del tipo di parabola in esame e della sua struttura letteraria; un elenco delle problematiche esegetiche salienti; un catalogo di scritti o di passi paralleli utili all'analisi; uno spoglio delle peculiarità stilistiche, lessicali e redazionali; un quadro generale del contesto culturale; le opzioni esplicative con le quali il lettore si trova confrontato; un'analisi approfondita delle questioni interpretative principali e delle loro soluzioni possibili; un'ipotesi di applicazione; una bibliografia di approfondimento.
Tra gli studi veterotestamentari la teologia dell'Antico Testamento è stata a lungo considerata il vertice della disciplina. Tuttavia, negli ultimi decenni è diventato sempre meno chiaro di che cosa una teologia dell'Antico Testamento si debba effettivamente occupare. Konrad Schmid affronta innanzitutto il compito di chiarire storicamente il concetto di teologia applicato alla Bibbia; quindi, discute la diversità delle Bibbie ebraiche e degli Antichi Testamenti esistenti, per poi analizzare il carattere teologico dei libri e delle raccolte dell'Antico Testamento sulla base di testi di particolare rilevanza. Konrad Schmid include anche una descrizione della storia teologica dell'Antico Testamento e un'esposizione tematica e storicamente complessa di importanti temi della teologia dell'Antico Testamento.
L'ultimo libro del filosofo Dieter Henrich trae spunto da un versetto della Prima lettera di Giovanni. L'affermazione giovannea si riferisce alla potenza dell'amore di Dio, ma in questo breve e intenso volume Henrich la interpreta in relazione alla questione del mistero dell'amore nella vita umana. Perché gli esseri umani amano? Perché l'amore umano rende gli amanti "più indipendenti da ciò che minaccia la finitezza della loro vita"? Davvero l'amore è più forte della morte, e lo è anche per chi non crede? Per quanto sorprendente possa sembrare la frase di partenza, il filosofo presenta la fiducia in sé stessi come punto originario inconfutabile per la comprensione dell'amore di sé e dell'altro.
Tutto il contenuto tende a suscitare la "gioia del Vangelo" e per farla gustare nella sua essenziale e semplificata proposta. L'autore tiene fede alle parole di Papa Francesco il quale dice che la pastorale biblica deve concentrarsi «sull'essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario. La proposta si semplifica, senza perdere per questo profondità e verità, e così diventa più convincente e radiosa» (Evangelii gaudium, n. 35).
Quella di Daniele è una storia straordinaria di fede in Dio vissuta dal protagonista, insieme ai suoi amici, ai vertici del potere babilonese e medo–persiano del VI secolo a.C., sotto la luce abbagliante dei riflettori della vita pubblica. Questi ragazzi non continuarono a esprimere la devozione a Dio solo in forma privata ma perseverarono in una testimonianza pubblica d’alto profilo, nell'ambito di una società pluralistica che diveniva col tempo sempre più ostile alla loro fede. La loro vicenda costituisce un appello alla nostra generazione a essere coraggiosi, senza perdere il controllo della situazione e a non consentire che la fede venga annacquata e marginalizzata nello spazio pubblico, divenendo inutile e inoffensiva.
Il fatto indiscusso è che ogni vita umana non solo ha una sua storia propria, ma ne presuppone una precedente, di cui risulta erede. Persino Gesù, di cui i Vangeli ci raccontano alcune cose dei suoi ultimi tre anni di vita, è il frutto di una lunga genealogia con cui si apre il Vangelo di Matteo (Mt 1,1-17; cf. Lc 3,23-38). Segno evidente che egli è il compimento di un’attesa, che va comunque conosciuta per conoscere meglio lui stesso, poiché la terza dimensione, quella della profondità, è sempre necessaria. L'ottimo libro di Rosalba Manes ci propone una accurata indagine biblica, che ci aiuta a scoprire e valorizzare l'importanza di quella che oggi chiamiamo terza età. Sono proprio i vecchi, o i nonni/e, a scandire l'evolversi della storia in generale, oltre a quella specifica della salvezza. Purtroppo a questa componente storica in genere si concede poca attenzione, ed era perciò necessario un’indagine come questa. L'Autrice parte da considerazioni di base, come sono, oltre al concetto di vecchiaia, quelli di morte, di speranza, di vita impegnata, per concretizzarsi sempre di più, oltre che in questioni generali come l'importanza dei figli, soprattutto nelle concrete figure storiche come per esempio Anna e Gioacchino, nonni di Gesù (dalla Prefazione di Romano Penna).
Il tema della «corporeità» si sta imponendo con sempre maggiore interesse nella ricerca contemporanea «trans-disciplinare». Inserendosi in questo contesto, il volume propone un approfondimento della concezione del corpo ('sôma') in due opere di Filone di Alessandria (De opificio mundi; Legum allegoriae) e nella Prima lettera ai Corinzi di Paolo di Tarso. Seguendo un approccio «comparativo» vengono analizzate le ricorrenze del gruppo terminologico riguardante il «corpo» e viene puntualizzato il messaggio che emerge dal pensiero dei due autori. La ricerca si compone di quattro capitoli. Nel Capitolo I si segnalano gli elementi che caratterizzano la personalità, la formazione e l'opera di Filone e di Paolo. Il Capitolo II analizza la «corporeità» nel trattato sulla creazione del mondo (Opif.) e dell'uomo (cf. Gen 1,1-31). Il Capitolo III: passa in rassegna i tre libri del commento «allegorico» (LA I-III) evidenziando la profondità della riflessione filoniana sull'uomo, le sue origini e la sua identità psico-somatica (cf. Gen 2,1-3,19). Nel Capitolo IV viene rivolta l'attenzione alla «somatologia paolina» e alla sua specifica declinazione nel contesto corinzio, approfondendo cinque importanti assonanze con il pensiero di Filone e con l'ambiente filosofico e religioso del tempo. Esse sono: 1. Il 'sôma' in relazione alla sapienza-conoscenza; 2. Il 'sôma' in relazione alla sessualità e agli stati di vita; 3. Il 'sôma' in relazione al conseguimento delle virtù; 4. Il 'sôma' in relazione alla realtà comunitaria; 5. Il 'sôma' in relazione al passaggio dalla morte alla vita futura.
I profeti dell'Antico Testamento sembrano tanto lontani da noi, invece essi parlano ancora oggi al credente. Oltre alle figure "classiche" (Isaia, Geremia, Ezechiele, Amos...), esistono tanti altri uomini e donne di Dio che la Scrittura descrive con tutta la loro umanità, talora anche problematica e ambigua, ma così vicina alla nostra. Attraverso le loro storie leggiamo, come in uno specchio, la nostra, ritroviamo temi attuali anche oggi, come quello del potere, siamo istruiti nell'arte difficile ma necessaria del discernimento. Il volume è dedicato ad alcuni di questi personaggi, ma tanti altri avrebbero potuto essere scelti. Il filo rosso che li accomuna è la marginalità, anzi, la possibile emarginazione. Tale condizione liminare diviene una risorsa, perché concede a questi personaggi di vedere la realtà in prospettiva, godendo di una visione migliore di quella di chi sta (o si pone) sempre al centro della scena.
Il volume I VOLTI DI DIO tratta questo tema nell'Antico e nel Nuovo Testamento, articolandosi in quattro momenti: 1. Mostrati, Dio! - «Mosè, tu non potrai vedere il mio volto» (Es 33,20) del prof. Jean-Louis Ska, professore emerito di Antico Testamento presso il "Pontificio Istituto Biblico" - Roma; 2. Giona, il profeta adirato con Dio - «Perché non dovrei avere pietà dei malvagi convertiti?» (Gn 4,11) della prof.ssa Ombretta Pettigiani, professoressa di Antico Testamento presso l'"Istituto Teologico" - Assisi; 3. Gesù specchio di Dio - «Chi vede me vede il Padre» (Gv 14,9) del prof. Davide Arcangeli, professore di Nuovo Testamento presso l'ISSR "Alberto Marvelli"- Rimini; 4. Il Dio dei giovani - Contro? Semplicemente indifferenti? del prof. Ivo Seghedoni, professore di Teologia Pastorale Fondamentale e Catechetica Fondamentale presso l'ISSR "B. Contardo Ferrini" - Modena. Questo percorso riesce a fornire - attraverso un lavoro di esegesi scientifico, approfondito, e tuttavia ben comprensibile per ogni tipo di lettore - un quadro di come sia affrontato nella Bibbia il tema de I volti di Dio. Per l'Antico Testamento l'analisi affronta innanzi tutto l'incontro che Mosè ha col volto di Dio nel libro dell'Esodo (volto che Mosè non può vedere!). Poi ci mostra con quale volti di Dio il profeta Giona si deve rapportare. Per il Nuovo Testamento è presa in esame quale immagine di Dio si riflette in Gesù, in particolare nella cristologia giovannea, col suo aspetto affascinante e fortemente teocentrico. Infine, si analizza quale immagine di Dio hanno i giovani di oggi: essi sono contro Dio? Oppure sono soltanto disinteressati? Quale pastorale attuare per presentare un volto di Dio che li interessi e li convinca?