Spesso si considera la scienza il regno della certezza e della verità. Invece, il dubbio e l’errore sono fondamentali per il progresso del sapere in ogni settore. In questo libro troveremo storie affascinanti di chimica, biologia, medicina e soprattutto di fisica, dal punto di vista di chi sbaglia. Scoprire che anche i grandi della scienza hanno sbagliato sarà una iniezione di ottimismo. Non si tollera, non si riconosce, non si perdona, ma non si può evitare. È l’errore, prezioso compagno di quel meraviglioso errare che è la vita. Un viaggio sorprendente tra memorabili incidenti di percorso della scienza: sbagliare non solo è umano ma spesso è anche molto utile!
Le parole possono chiarire o confondere, costruire realtà condivise o generare illusioni tossiche. Occuparsi del linguaggio e della sua qualità non è dunque un lusso da intellettuali o una questione da accademici. È un dovere cruciale dell’etica pubblica. In questo libro Gianrico Carofiglio ci guida dentro l’officina della comunicazione politica e civile, mostrando come slogan, metafore e cornici linguistiche possano diventare strumenti di manipolazione o, al contrario, di liberazione. Partendo da esempi concreti - dai comizi di Trump alle retoriche dell’odio, dalle tecniche della propaganda alle parole oscure del diritto - Carofiglio insegna a riconoscere le trappole del linguaggio e a disinnescarle con chiarezza, rigore e immaginazione. Questa nuova edizione, aggiornata e ampliata, si presenta come un vero e proprio manuale di autodifesa civile: un invito a esercitare il pensiero critico, a scegliere le parole giuste, a non cadere nell’ipnosi della lingua manipolata. Perché la qualità del discorso pubblico è la qualità della nostra democrazia. "Dare il nome giusto alle cose può essere un gesto rivoluzionario." Le parole non sono mai neutre. Saper distinguere quelle che mistificano da quelle che illuminano significa difendere lo spazio comune della verità e della democrazia.
Questo non è un manuale di sceneggiatura come gli altri: è il primo volume italiano dedicato al mestiere dello Story Editor. Perché, dopo la scrittura, arriva sempre il momento della critica e del ripensamento, della riscrittura. L'autrice propone un viaggio all'interno dei principali errori in cui si incappa tessendo trame, dando vita a personaggi e cercando di dare un senso al tutto attraverso i temi. A chiudere il volume, un elenco dei più frequenti errori di scrittura dei testi, mezzi di trasporto delle nostre storie, dal pitch al moodboard, dai soggetti alle sceneggiature. Una prospettiva diversa e inedita sul mestiere dello sceneggiatore, un volume pieno di preziosi consigli su come affrontare la scrittura e, soprattutto, la riscrittura per il cinema e per la televisione.
Così la Prima Musica insegnò a vivere in armonia con la Natura, accogliendone mitemente i doni. La Musica del Disordine rivendicò alla disarmonia dell’umano il diritto di proprietà dei suoni. E la Musica Classica fondò su quel diritto la sua ambizione a fare del mondo un giardino. Possiamo riconoscerci in ognuna di quelle tre visioni - o menzogne. Per quale cammino gli uomini sono arrivati a produrre i capolavori della Musica Classica, e attraverso quali avventure, prodezze ed errori? Usando quali mappe? "In principio era il mistero, e questo dà un senso a tutta la storia. I suoni - erano un mistero." Agli antichi sembravano fuochi fatui, segni del divino, imprendibili e impossibili da classificare; secoli dopo altri pensarono invece a un materiale piuttosto grezzo presente in natura, che gli uomini potevano conquistare, plasmare, usare per pronunciare se stessi. Seguendo questa oscillazione fra armonia del Cosmo e paesaggio degli umani, fra perfezione e caos, Alessandro Baricco racconta in modo inedito, eretico, la conquista dei suoni: una storia europea, di musici europei. Un’impresa epica. Seguito ideale e in maggiore dei suoi Seminari della Tempesta - Quel che stavamo cercando e La Via della Narrazione -, proprio come I barbari e The Game, questa Breve storia eretica della Musica Classica trasforma una materia tradizionalmente colta in un racconto affascinante e comprensibile a tutti. "È una danza - comprenderla significa danzarla."
Sono politici spregiudicati, sono titani della tecnologia. Quasi ovunque hanno spazzato via la vecchia classe politica. Di fronte a loro le élite tradizionali, un tempo forti di regole e istituzioni, si ritrovano disorientate, incapaci di resistere. Non c’è dubbio, è suonata l’ora dei predatori. Da New York al Medio Oriente, dal palazzo dell’Onu all’hotel "Ritz-Carlton" di Riyad, Giuliano da Empoli ci accompagna in una serie di incursioni in territori dove il potere è basato sulla spettacolarizzazione, sull’uso spregiudicato delle informazioni e sulla capacità di generare shock continui. I predatori hanno capito come sfruttare il nuovo ordine globale. E il caos è il loro ambiente naturale. Con il gusto sottile del polemista e la lucidità dell’antropologo, Giuliano da Empoli tratteggia un ritratto fulminante dei leader contemporanei, da Trump a Muhammad bin Salman, consegnandoci un’analisi che non lascia scampo. «Oggi è scoccata l’ora dei predatori e ovunque le cose stanno evolvendo in modo tale che tutto ciò che deve essere deciso lo sarà con il fuoco e con la spada. Questo piccolo libro è il resoconto di quei fatti, scritto dal punto di vista di uno scriba azteco e alla sua maniera, per immagini, più che per concetti, nell’intento di cogliere il soffio di un mondo che sprofonda nell’abisso e la gelida morsa di un altro che prende il suo posto».
"La Terra in fiamme" rivoluziona il modo in cui abbiamo raccontato finora la storia degli ultimi 500 anni. In questo libro magistrale, lo storico Sunil Amrith intreccia le storie dell’ambiente e degli imperi, del genocidio e dell’ecocidio, di una straordinaria espansione della libertà umana e dei suoi costi planetari. Attingendo a una grande varietà di fonti primarie, fa i conti con le rovine delle miniere d’argento portoghesi in Perù, delle miniere d’oro britanniche in Sudafrica e dell’estrazione petrolifera in Asia centrale. Esplora le ferrovie e le autostrade che hanno portato gli esseri umani in nuovi terreni di battaglia contro sé stessi e contro la natura ostile. Il resoconto di Amrith sui modi in cui la Prima e la Seconda guerra mondiale hanno comportato la mobilitazione massiccia di uomini e di risorse naturali provenienti da tutto il mondo, fornisce un nuovo sguardo essenziale per comprendere la guerra come un irreversibile rimodellamento del pianeta. Allo stesso tempo, questo libro rivela la realtà della migrazione come conseguenza del danno ambientale. La ricerca imperiale e globale del profitto, unita a nuove forme di energia e nuove possibilità di libertà dalla fame e dal disagio, libertà di movimento e di esplorazione, ha portato cambiamenti in ogni angolo della Terra. Amrith racconta, con una prosa splendida e su una tela di grandi dimensioni, un’epopea che cambia la mente, vibrante di storie, personaggi e immagini vivide, in cui l’umanità potrebbe trovare la saggezza collettiva per salvarsi.
Segreta o riservata? Un viaggio senza pregiudizi nell'Italia massonica, svelando alcuni dei luoghi nei quali sono state scritte pagine importanti della sua storia e di quella del paese. Le logge massoniche nacquero dalle corporazioni medievali, ma solo nel XVIII secolo si trasformarono in quelle associazioni che, radicandosi nelle élite aristocratiche e nei ceti militari, perseguivano fini più universali. In Italia la nascita ufficiale del Grande Oriente d'Italia è del 1805 a Milano, e da subito le logge si identificarono nelle classi dirigenti liberali con il comune obiettivo di modernizzare e laicizzare il paese. Il viaggio qui proposto parte proprio dalla Milano napoleonica per toccare i luoghi risorgimentali, proseguire per la Bologna dagli esponenti illustri e soffermarsi quindi su città ad alta densità massonica come Firenze e Perugia. E poi naturalmente la Roma di Palazzo Giustiniani e di Piazza del Gesù, ma anche luoghi inattesi, come le isole dei confinati e la Sanremo di Calvino e Scalfari, entrambi figli e nipoti di liberi muratori. E infine Arezzo, il luogo delle mille trame intessute da Licio Gelli e delle ombre sinistre della massoneria deviata.
L'inerzia si nasconde dietro l'accelerazione delle nostre vite. Un racconto che è denuncia e gesto di resistenza, una ricerca di senso tra le rovine del presente. Perché parlare d'inerzia nel nostro mondo in costante e precipitosa accelerazione? L'inerzia insidia il cuore del nostro tempo, è la parte in ombra del suo frenetico attivismo. Questa "breve storia" ne ricostruisce i diversi volti: dall'accidia dei monaci nei primi secoli dell'età cristiana alla malinconia rinascimentale, dallo "Spleen" della Parigi di metà Ottocento ai nati morti di Dostoevskij e all'Oblomov di Goncarov. Fin dentro il Novecento, con la fine della storia pronunciata da Kojève prima e da Fukuyama poi. Il racconto procede oltre, guardando alla stasi ad alta velocità che caratterizza i nostri anni, alla cancellazione del futuro, alla nuova malinconia e al collasso cognitivo, che sembrano emergere, in modi diversi, dall'uso diffuso delle tecnologie digitali. Dove stiamo andando? È la domanda che risuona nella seconda parte di questa storia che non vuole soltanto esplorare l'età oscura che ci troviamo a vivere, ma prova ad incrinare l'inerzia in cui sembriamo intrappolati.
L’intelligenza artificiale non è nata nella Silicon Valley. Esiste da millenni, da quando l’umanità ha iniziato a creare sistemi artificiali per mediare il rapporto fra la natura e il pensiero. Il linguaggio, la scrittura e la matematica sono esse stesse forme primordiali di intelligenze artificiali, strutture che abbiamo inventato per dare forma ai nostri bisogni interiori. André Ourednik ci guida tra le rovine archeologiche dell’IA: dal primo abaco mesopotamico ai neuroni artificiali, dalle formule magiche incise su carapaci di tartaruga agli algoritmi che oggi compongono musica e dipingono quadri. Scopriamo così che quella che chiamiamo «rivoluzione digitale» è in realtà l’ultimo capitolo di una storia iniziata quando i nostri antenati decisero di affidare la memoria alle tavolette d’argilla piuttosto che agli impulsi nervosi. Robopoiesi è molto più di una storia alternativa dell’intelligenza artificiale. È una rivoluzione concettuale che smonta il mito contemporaneo della macchina come alter ego del tecnoimprenditore solitario, mostrando come ogni intelligenza artificiale sia sempre stata il prodotto di intelligenze collettive, ecosistemi di sapere che trascendono l’individualità. E se l’IA del futuro, invece di replicare i nostri pregiudizi e le nostre ossessioni di controllo, ci aiutasse a ritrovare quella connessione con il mondo vivente che abbiamo perduto? Un libro essenziale per comprendere non solo da dove veniamo, ma soprattutto dove potrebbero condurci le macchine che stiamo creando.
Conoscere i contesti di guerra nel mondo, studiarne le cause prendendo contatto con esperti, fino a incontrare qualcuno che nel mezzo del conflitto ci vive o ci è vissuto: questo è stato il lavoro di studenti e insegnanti. E proprio gli incontri che ne sono scaturiti rappresentano il cuore di questo percorso: volti e parole tratti da questi dialoghi, nei quali gli studenti per primi hanno posto le loro domande, con la schiettezza che si ha a sedici anni e che può contagiare anche gli adulti: come costruire la pace? è possibile perdonare? Come non perdere la speranza? La strada aperta da queste domande si è riempita di volti ed esperienze che testimoniano percorsi di pace inimmaginabili, mentre accendono il desiderio di essere anche noi, lਠdove siamo, "profeti" di pace. Con la collaborazione di docenti e studenti di Gioventù Studentesca. Interviste a Pierbattista Pizzaballa e Paolo Pezzi.
Il 24 febbraio 2022 la Russia invadeva il territorio ucraino: era l'inizio di una "guerra insensata" (Leone XIV) tuttora in corso. Questo libro ci porta dentro la drammaticità di storie di persone molto diverse tra loro, ma accomunate dalla decisione consapevole di voler resistere e di dover agire. Ascoltando le loro voci, si vede con orrore l'abisso del male, ma anche la possibilità di opporsi al male, di continuare a vivere, costruire, educare e amare, di assumersi la responsabilità del presente per assicurare un futuro ai propri figli e al proprio popolo. Fatti talora apparentemente piccoli, ma in essi si vede quanto sia profondo l'abisso di bene che è nel cuore dell'uomo. La disponibilità di tanti a dare la vita per l'Ucraina provoca ciascuno a chiedersi: "Io per cosa darei la vita? Esiste qualcosa che valga così tanto?" (Luca Trippetti) e a riscoprire che cos'è l'uomo, il valore di tutto ciò di cui noi, cittadini del mondo "libero", abbiamo la possibilità di godere. "Dopo i bombardamenti, accogliere il mattino, essere vivi, è già un dono. Le persone vivono la vita come un regalo e la prendono sul serio. Non ci si sente stanchi della vita, non si è sazi del bene: si capisce che il bene è qualcosa che va conquistato con decisione" (Tetiana Oharkova). Così si costruisce la pace.
Questo libro è il racconto, visto dall’interno, di una delle più autorevoli istituzioni del Paese, l’Istat; è la testimonianza di una vita dedicata a dare voce alla realtà che si scopre con i dati; è un invito a superare le diffidenze e comprendere che dietro ogni numero c’è una storia che merita di essere conosciuta. Perché i numeri sono il riflesso di chi siamo e di chi possiamo diventare.
I numeri non sono mai neutrali. Possono rendere visibile l’invisibile, rivelare ingiustizie, smascherare luoghi comuni. Eppure, quando si parla di statistiche, molti si ritraggono impauriti, immaginando tabelle sterili e grafici indecifrabili. Linda Laura Sabbadini, pioniera nella statistica sociale e di genere, ribalta questo pregiudizio e ci porta dentro il mondo affascinante dei dati, svelandone il ruolo cruciale nella nostra società. Con scrittura brillante e coinvolgente, l’autrice ricostruisce la storia recente dell’Italia da una prospettiva unica, restituendoci il ritratto di un Paese per molti aspetti diverso da quello che immaginavamo di conoscere: un Paese dove gli uomini si dilettano nel ricamo e le donne preferiscono l’enigmistica, ma anche dove più di sei milioni di italiane hanno subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita. Percentuali alla mano, mostra come la statistica non sia affatto una fredda disciplina, ma una bussola per orientarsi nel presente, un’arma per tutelare i diritti dei più deboli, il pilastro di una democrazia da difendere contro chi utilizza fake numbers per piegare la verità ai propri interessi.