Nel giro di un decennio o poco più, alcune aziende del settore tecnologico, i famosi ‘Big Tech’, hanno scalato l’economia globale. Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta, Apple, il gruppo di Elon Musk, Nvidia: è questo il ristretto club di chi vale più di mille miliardi di dollari. Prima di loro, nessuno aveva mai raggiunto vette simili. Ma come ci sono riuscite? E che uso fanno di queste risorse senza fondo? Se il loro impero è sorto con il digitale, le stesse aziende guidano oggi lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. E non solo. La nuova corsa allo spazio, la robotica intelligente, l’e-commerce e molto altro, sono in mano ai soliti noti. Per assicurarsi il predominio, costruiscono data center così energivori da lasciare il segno sul pianeta. Lanciano satelliti e stendono cavi sotto gli oceani. Modificano i consumi culturali in tutto il mondo, condizionano l’informazione e la democrazia. Non c’è, insomma, alcun ambito del quotidiano che sfugga a questa rivoluzione dall’alto, dove a decidere è la nuova oligarchia tecnologica. Luca Balestrieri ripercorre il cammino precipitoso che ci ha portato fin qui, per descrivere l’ecosistema tecnologico in cui siamo immersi e le sue fitte ramificazioni. Non ultime quelle geopolitiche. Nello scontro tra USA e Cina, che si combatte a colpi di microchip, modelli di IA, dazi e sanzioni, l’Europa può ancora arginare il potere dei Big Tech e difendere la propria sovranità?
Quando una comunità vive un tempo di grande cambiamento, come sta accadendo oggi alla maggioranza di esse, ciò che è veramente decisivo è la lettura del rapporto tra il passato, il presente e il futuro. Il re Ezechia, di cui parla il Libro dei Re, fece una riforma religiosa e civile fondamentale per il suo popolo. Tra le sue azioni decisive ci fu la conservazione dell’arca dell’alleanza voluta da Mosè e la distruzione del bastone di bronzo, a forma di serpente, che pure era di Mosè, il "fondatore". Ezechia dovette gestire l’eredità del passato, discernendo tra la parte buona da custodire (l’arca) e quella da dimenticare (il serpente), dopo avergli reso la dovuta gratitudine. Così è per le comunità, anche quelle di oggi le quali, per avere ancora futuro, devono operare scelte simili a quelle di quel Re giusto. Il libro continua la riflessione di Bruni sulle comunità spirituali e ideali - articolata lungo tre assi: il carisma, le persone, le strutture - andando a individuare le sfide cruciali da affrontare perché la promessa di ieri si possa compiere, incarnandosi in strutture che favoriscano la fioritura del carisma e delle sue persone.
Google, X, Facebook, Amazon: la nostra vita quotidiana passa tutta attraverso queste piattaforme digitali. Ma il loro potere non si ferma a questo. Negli ultimi anni si è sviluppata una mutua dipendenza tra Stato e Big Tech fondata sull’evoluzione del complesso militar-digitale USA capace di sviluppare armi autonome, condurre vere e proprie azioni militari e usare l’intelligenza artificiale per l’intelligence. Siamo di fronte a un nuovo ‘imperialismo digitale’ in cui lo Stato garantisce l’accesso ai dati prodotti dalla collettività e tutela la penetrazione delle piattaforme nei mercati esteri. Non è un caso che esistano delle ‘porte girevoli’ che vedono le stesse persone passare dai vertici delle piattaforme a quelli militari e viceversa. Quanto sta avvenendo negli USA trova conferma in Cina, dove troviamo la stessa relazione tra le Big Tech locali e il Partito comunista. Questo ‘imperialismo digitale’, dunque, non è solo foriero di squilibri economico-sociali ma è alla base delle tensioni tra i poli che si contendono l’egemonia globale.
I diritti non sono più uguali per tutti. I doveri sono in carico solo a chi non può eluderli. Si diffonde l’idea che i vincenti del capitalismo siano ‘uomini diversi’, superiori, a cui i più deboli si devono affidare per essere meglio governati e protetti, secondo una logica feudale. Il mondo nuovo cui siamo approdati somiglia sempre di più a quello dell’ancien régime.
Questo volume evidenzia un cambio di paradigma per l'Italia, che ha vissuto un particolare dinamismo dell'economia reale, coniugandolo con un'attenta disciplina dei conti pubblici, al punto da essere stata indicata come «modello» da analisti e istituzioni internazionali. La forza dell'economia reale italiana è oggi sempre più riconosciuta: per valore aggiunto l'Italia è la seconda manifattura d'Europa dopo la Germania, e la prima agricoltura davanti alla Francia; è il secondo Paese europeo per pernottamenti di turisti stranieri. Ma non è tutto: l'Italia non è più il fanalino di coda della crescita e il Mezzogiorno ha guidato la ripresa economica italiana post-pandemia davanti al Nord e al Centro. Anche sul fronte della finanza pubblica si è verificata una svolta: il rapporto debito/PIL è ora pressoché lo stesso del periodo pre-pandemico, mentre in altri Paesi avanzati si sono registrati aumenti preoccupanti. L'Italia è tornata in avanzo primario, ha riportato il deficit sotto il 3% e ha visto migliorare considerevolmente il proprio rating da parte delle principali agenzie internazionali. Statistiche aggiornate arricchiscono le analisi puntuali e documentano un'Italia solida, competitiva e credibile.
È da studente a Stanford che Peter Thiel getta le fondamenta di un potere nuovo, basato su reti, influenza culturale e capitale strategico più che sulla visibilità pubblica. Filosofo e giurista, cofonda PayPal ed è tra i primi a scommettere sul dominio tentacolare di Facebook e Airbnb. Con Palantir trasforma i dati nell’infrastruttura strategica del nostro tempo: dall’analisi dei sistemi sanitari alla sicurezza e sorveglianza basate sulla predizione dei crimini (stile Minority Report), fino ai teatri di guerra come Gaza. Questo libro racconta l’uomo dietro un disegno politico preciso. L’investitore che per primo sostiene Donald Trump rompendo il fronte progressista della Silicon Valley e che fa di J.D. Vance il suo capolavoro, guidandolo da sconosciuto di provincia ai vertici della Casa Bianca. Anticonformista, giocatore di scacchi, ossessionato dal rapporto tra libertà e potere e dal sogno di superare i limiti della vita umana, Thiel fa della politica lo strumento con cui prova a cambiare regole ed élite. Attorno a lui si muove una cerchia ristretta di imprenditori, finanziatori e figure chiave dell’establishment che, lontano dai riflettori, decide il futuro del capitalismo tecnologico e della destra americana. L’obiettivo è ridisegnare la mappa del potere nel dopo-Trump.
Saggi di: Salvatore Abbruzzese, Domenico Airoma, Gianfranco Amato, Francesco Botturi, Massimo Bufacchi, Luisa Capitanio Santolini, Maurizio Cinelli, Silvia Guidi, Paolo Gulisano, Maurizio Longhi, Giovanni Maddalena, Franco Nembrini, Riccardo Pedrizzi, Salvatore Sfrecola, Bruno Sconocchia, Davide Rondoni, Paola Maria Zerman. La trattazione sulla tradizione è divisa in due parti. La prima, generale, intesa ad individuarne gli aspetti essenziali, sotto un profilo metafisico, quali quelli ontologico, epistemico e di verità in un quadro storico-sociologico evolutivo in rapporto al suo significato e alla sua memoria. Ove, previa la loro verifica e il conseguente giudizio, sia constatata la verità degli elementi sostanziali della tradizione nell’esperienza, ne consegue la possibilità della loro trasmissione connessa inscindibilmente all’insito carattere educativo. Pertanto, stante l’esistenza di tali condizioni, le attività, le consuetudini, gli usi, contraddistinti da un giudizio di verità, come risposta alle domande dell’uomo sulle sue esigenze primarie, acquisiscono un contenuto culturale. In tale prospettiva, la seconda parte della trattazione riguarda la possibile incidenza della tradizione su settori quanto mai essenziali, quali quelli della famiglia, dell’educazione, del lavoro, della sanità, dell’economia, del credito cooperativo, nonché su altri aspetti quali quelli della politica, del diritto, degli anziani, dell’arte e del lutto.
L’economia civile è oggi una prospettiva culturale, teorica e imprenditoriale. Partendo da una rilettura storica della tradizione economica italiana e meridiana, offre categorie, domande, provocazioni per una umanizzazione del capitalismo e della società civile. A circa trent’anni da quando essa riscoprì le opere di Genovesi e della sua scuola, il libro è ora una presentazione compatta e innovativa delle radici e dei pilastri di questa tradizione, con una particolare attenzione alle sfide più rilevanti del nostro tempo, nel quale è in corso un profondo cambiamento d’epoca.
Conflitti, tensioni nazionali e internazionali, aumento dei costi delle materie prime, povertà, migrazioni, crisi politiche, economiche e sociali. Il nostro mondo è vessato ogni giorno da problemi che ci riguardano tutti, e che paiono sempre sul punto di deflagrare in qualcosa di ancora più grande e, forse, irreversibile. Eppure, sembra che noi esseri umani, piuttosto che invertire i processi quando siamo ancora in tempo, ci ostiniamo ad aspettare un punto di non ritorno prima di mobilitarci e agire davvero per il bene comune. E la crisi ambientale non fa eccezione: il disastro ecologico è già iniziato, i suoi effetti sono tutt'intorno a noi, anche se fingiamo di non vedere. Invece, ci dice Gaël Giraud, è ora di aprire gli occhi e trovare risposte concrete a una serie di domande fondamentali: come possiamo affrontare le straordinarie sfide poste dalle crisi causate dalla distruzione del nostro habitat? Cosa c'entra il concetto di proprietà privata con l'emergenza climatica? È tempo di mettere in discussione la sovranità degli Stati nazionali? Come possiamo lavorare insieme per costruire le istituzioni internazionali che ci permetteranno di prenderci cura dei nostri beni comuni? In questo suo libro-manifesto, Giraud procede a un'analisi esaustiva e illuminante della delicata situazione globale, delle cause che ci hanno portato fin qui e delle possibili soluzioni. Coniugando le sue due anime di economista e teologo, l'autore esplora la realtà anche alla luce degli insegnamenti evangelici e della tradizione cristiana: proprio nella Bibbia, suggerisce, è celata la risposta alla «policrisi» che minaccia il nostro pianeta.
"Tutti sono borghesi", scrive Péguy. Non è una definizione sociologica né lo snobismo dell'intellettuale che ce l'ha col "piccolo borghese". Tutti sono borghesi nel senso che affidano la definizione di sé a fattori misurabili, ad elementi precisamente quantificabili: dal quoziente intellettivo al conto in banca, dagli (o dalle) skills professionali alle performance atletiche, dal numero di like ai metri quadri dell'appartamento. E così anche i rapporti interpersonali finiscono per soggiacere al metodo dello scambio di numeri, alla logica contrattuale: io ti do, tu mi dai. CՏ un fattore che pervade e lubrifica tutto questo ingranaggio quantitativo ed è, appunto, il denaro. L'unico modo per sgusciare via dalle tenaglie del denaro è il "rimanere nella povertà". Non ci è forse stato detto: "beati i poveri"? Certo "in spirito"; ma non vuol mica dire: nelle intenzioni, nell'intimo, nei desideri o negli impegni morali. Il povero è quello che sa che quel che ha - dalla vita agli amici, dai soldi al lavoro - gli è "dato" e lo usa, quindi, liberamente. E ne gode, come Francesco che sposa Madonna Povertà. "La libertà è la virtù del povero". Essa infatti è "la condizione irrevocabile della grazia", cioè della suprema gratuità da cui noi, poveri, riceviamo la vita e tutto quel che l'accompagna.
Il libro intende andare oltre la visione riduzionista dell’Homo oeconomicus, introducendo il concetto di Homo integralis nella sua triplice dimensione di corpo, psiche e spirito. Questo è il primo passo per promuovere una Economia per lo Sviluppo Umano Integrale, ossia per uno sviluppo di tutta la persona e di ogni persona in armonia con la natura. L’Homo integralis diviene così la "pietra d’angolo" di una originale analisi dei processi di sviluppo che integra l’economia politica classica, lo sviluppo umano, il capability approach di Amartya Sen, l’ecologia integrale e le politiche di sviluppo sostenibile.
L'Italia ha attraversato, nel corso dei secoli, fasi alterne di splendore e decadenza come pochi altri paesi al mondo. Dopo i successi economici e sociali del secondo dopoguerra, oggi sembra intrappolata in una stagnazione che dura da decenni. Com'è stato possibile un simile declino? Le risposte vanno cercate nel sistema politico e istituzionale, nel ruolo delle élite e nelle decisioni - o nelle omissioni - che hanno influenzato in profondità le traiettorie dello sviluppo. In questo libro, in una nuova edizione aggiornata e ampliata, Emanuele Felice offre una lettura critica delle dinamiche che hanno segnato la storia italiana, con un intero capitolo dedicato agli anni berlusconiani, snodo centrale per capire l'evoluzione recente. Una lettura per chiunque voglia comprendere le radici dei successi e dei fallimenti italiani e voglia interrogarsi sulle prospettive future.