Natale, un dono prezioso e gratuito
Per una teologia morale in uscita
La violenza disarmata dal perdono?
Lev Tolstoj e l'incontro tra cristiani e musulmani
Hezbollah e il secondo fronte contro Israele
Intelligenze artificiali e intelligenze incarnate: quale frontiera?
Abusi in nome di Dio?
Esperimenti con l'assenza
L'ultima innocenza, di Emiliano Morreale
Nella storia dell’Apparizione della Madonna a La Salette si era creato un vuoto che sembrava incolmabile: i segreti dei due pastorelli, Melania e Massimino, inviati dal vescovo di Grenoble a papa Pio IX nel 1851 e mai rivelati, erano scomparsi e sembravano irrimediabilmente perduti. Uno studioso francese, l’abbé Michel Corteville, impegnato a Roma in una ricerca per la sua tesi di laurea su La Salette, li ha provvidenzialmente scoperti nel 1999 nell’Archivio della Congregazione della dottrina per la fede. Su questo importante ritrovamento ha pubblicato in Francia uno studio in collaborazione con l’insigne mariologo René Laurentin. Ma era volontà della Vergine che questi messaggi fossero portati a conoscenza di tutti i popoli della terra e l’autore di questo volume, mons. Antonio Galli, ha ritenuto di dover obbedire diffondendo le parole, che furono da lei pronunciate tra le lacrime, anche in Italia, dove Melania trovò rifugio e conforto alla persecuzione di cui fu oggetto in patria. Oltre ad una dettagliata narrazione della scoperta, in questo libro è presente un’ampia analisi dei due messaggi, i cui vaticini apocalittici, sorprendentemente attuali, possono suscitare serie riflessioni e generosi propositi nell’animo del lettore. L’abbé Corteville così dichiara: “È la prima volta che un’Apparizione mariana fa scoprire i suoi segreti autenticati”.
Con questo volume, l'ultimo dell'opera omnia di Pier Damiani, viene dato alla serie dei 12 volumi un carattere conclusivo. A integrare il profilo del santo eremita e cardinale vi si legge l'ultimo gruppo di lettere per lo più da ascrivere agli ultimi anni della sua vita e due testi direttamente o indirettamente a lui riconducibili: la relazione del suo viaggio a Cluny, in un momento cruciale della riforma del secolo XI, e la vita scritta dal discepolo e segretario Giovanni da Lodi. Infine, l'aggiornamento della bibliografia generale dopo quindici anni di studi fioriti anche grazie a questa impresa editoriale.
La crisi che investe le odierne democrazie costituzionali porta a conflitti, lotte e lacerazioni sempre più complesse e radicali difficilmente conciliabili con gli attuali strumenti degli ordinamenti statuali e procedure democratiche. La necessità di pensare a forme di democrazia dialogico-relazionale, fondate su una corrispondente teoria della ragione dialogica, diventa quanto mai urgente, specialmente nelle contemporanee plurali contestualità sociali, culturali, politiche, istituzionali caratterizzate da conflitti sempre più insorgenti e da continue demonizzazioni di altro/altri. Gli studi che vengono proposti intendono rintracciare nelle riflessioni di alcuni indicativi filosofi cattolici italiani del Novecento il loro contributo alla maturazione della coscienza democratica e di far emergere i profili dei fondamenti filosofici della democrazia individuati nella dimensione dialogico-relazionale di essa: una dimensione che presuppone una comprensione personalista dei rapporti umani, sociali, politici e istituzionali. L’esplorazione e l’analisi dei percorsi dei filosofi oggetto d’indagine potrebbero risultare significative per districare i "nodi" della contemporanea "questione democratica".
La maggior parte degli strumenti elaborati dall’etica filosofica (l’imperativo categorico, le teorie della virtù, l’analisi delle conseguenze dell’azione, la teoria dei diritti eccetera) non vengono utilizzati per definire il livello di rilevanza dei problemi ma per analizzare e discutere problemi già sentiti come urgenti. Questo libro si colloca in un’ottica diversa. Quali tipologie di problemi etici si porrebbero in primo piano se mutasse la percezione, individuale e collettiva, che gli esseri umani hanno di sé? Se la loro identità si riorganizzasse attorno alla consapevolezza di essere in primo luogo membri di una specie biologica evolutasi in un ambiente particolare (il pianeta Terra) e legata alle altre specie da un fitto intreccio di rapporti ecologici, pragmatici e valoriali? Con spirito critico e senza riduzionismi, questo libro vuole contribuire ad accordare il senso di ciò che siamo - una specie straordinaria, che con il linguaggio, il pensiero simbolico e la differenziazione culturale ha apportato una grande diversità al dominio di ciò che è vivo - con la portata dei problemi da affrontare, come la crisi climatica e la drammatica estinzione delle specie non umane. Perché questo libro nasce anche dalla speranza che i nostri discendenti, nel chiedersi chi sono, non debbano rispondere: i membri di una specie che si è fatta il vuoto attorno.
Fin dalle prime righe, questo libro ci invita a un gesto semplice e prezioso: fare buon uso delle parole. Le parole che pronunciamo, scriviamo, leggiamo ogni giorno sono una moltitudine, ma troppo spesso attraversano le nostre vite senza lasciare traccia. Franco Arminio allora si inoltra nel silenzio - quello dei paesi delle aree interne svuotati dall'emigrazione, quello delle notti in cui siamo soli di fronte alla nostra ossessione - e, come un rabdomante, cerca la vena in cui ancora scorrono parole dense di significato e di luce. I suoi versi si offrono a tutti come occasione per aprire il cuore alla meraviglia e alla fratellanza, cantano l'importanza di prestare attenzione al minuscolo per sentirci parte dell'immenso. Il fardello della famiglia in cui siamo nati, la fatica di amare e lasciarsi amare, l'angoscioso orizzonte della morte che sembra chiudersi davanti a ogni pensiero - tutto viene riscattato dal potere della gratitudine, che illumina i doni nascosti in ogni singolo giorno. A queste pagine Arminio consegna il frutto di anni di ascolto di se stesso e del mondo, la summa di ciò che ha imparato nel suo cammino attraverso città e paesi: la parola poetica dispiega la sua forza trasformativa, da esperienza intima si fa comunitaria e ci chiede di essere pronunciata come sfida all'indifferenza, come forma di resistenza, come il più salvifico dei contagi.
La Santa Casa di Loreto dal punto di vista teologico, non è legata solo al mistero dell'Incarnazione e alla vita della Santa Famiglia, ma fa riferimento a tutto il mistero di Dio rivelato in Gesù Cristo. "Sono lieto che il frutto della ricerca effettuata da Laura Soccio sul valore teologico della Santa Casa di Loreto, da tesi di dottorato sia diventato libro. Accolto tra i titoli delle Edizioni Santa Casa esso viene inserito all'interno dell'ampia bibliografia lauretana e può essere diffuso ad un vaso pubblico" (dalla presentazione di Fabio Dal Cin, delegato pontificio).