Il volume Cristo e Logos presenta autori e temi della cristologia del VI secolo in Oriente, seguendo un percorso cronologico al cui centro è il Concilio Costantinopolitano II dell'anno 553. In tal senso, l'autore tratta di dodici teologi calcedonesi preconciliari, da Nefalio a Leonzio di Bisanzio, ai monaci Acemeti, ai monaci Sciti fino al monaco Eustazio, e di sette teologi calcedonesi postconciliari, da Eutichio di Costantinopoli a Leonzio di Gerusalemme fino al trattato De Sectis. L'opera vuole essere un contributo alla ricerca teologica teso a registrare l'evoluzione della teologia cristologica, definita come calcedonismo, dalle forme più conservatrici che non aprivano nessuno spiraglio al dialogo con i monofisiti, fino al cosiddetto neocalcedonismo, la forma più evoluta del calcedonismo, che aveva integrato in sé la teologia di Cirillo di Alessandria con la definizione di Calcedonia, divenendo poi la cifra dell'ortodossia cristiana e cattolica.
In risposta alla deriva antireligiosa e secolarista che segna la contemporaneità, l'uomo occidentale avverte il bisogno sempre più pressante di riappropriarsi di strumenti che rinvigoriscano la pratica religiosa e, tramite essa, il significato stesso della vicenda umana. La preghiera interiore, in tale prospettiva, deve essere ricollocata al centro dell'esperienza cristiana: occorre tornare ad abitare il silenzio, grembo in cui la Parola ha origine e condizione di cui necessita per essere interiorizzata, affinché non si disperda il «lievito evangelico» che ha cambiato il volto del mondo. In questo volume l'autore presenta una compiuta rassegna della pratica contemplativa cristiana, con richiami alle grandi tradizioni spirituali. Grazie alla sapiente supervisione di padre Gentili, il libro segnala l'urgenza della preghiera e della contemplazione, strumenti essenziali per raggiungere la dimensione interiore da cui scaturisce uno stile di vita autenticamente evangelico: una necessità, questa, evidenziata e posta alla base del grande Sinodo indetto da papa Francesco. Prefazione di padre Antonio Gentili.
L'"Imitazione di Cristo" appartiene alla ristretta schiera dei capolavori assoluti. Nei secoli ha saputo parlare in modo inimitabile al cuore non solo di monaci, per i quali fu composto, e di fedeli di ogni religione, ma anche di deisti, agnostici, miscredenti. Secondo Voltaire «bisognerebbe che le opere utili non appartenessero ad alcuno. Si hanno ancora dubbi sull'autore dell'Imitazione di Cristo. Che importa l'autore di un libro, se fa del bene alla brava gente?». Carducci lo definì «il più sublime libro religioso del Medioevo». Il suo segreto è proprio quello di interpretare l'anelito più profondo dell'uomo, quel bisogno di assolutezza, di completezza, di infinità che nessun bene finito può colmare, e chi l'ha detto - con tutta probabilità, l'abate benedettino Giovanni Gersen, cadute ormai le impossibili attribuzioni a Tommaso da Kempis e a Giovanni Gerson - si rivela profondo conoscitore del cuore umano. La presente edizione, con testo e apparati riveduti e aggiornati, si impone per rigore, facilità di lettura, limpidezza di commento.
Una straordinaria presenza ammantata di mistero: così si pone la Sindone sul cammino dell'umanità desiderosa di dare risposta ai quesiti che coinvolgono il senso più profondo della sua esistenza. Quell'antico telo ha avvolto davvero Gesù? L'immagine che vediamo ci parla della sua risurrezione? Com'è arrivato fino a noi quel fragile lenzuolo? Per far luce su questi enigmi sono scese in campo le discipline storiche e quelle scientifiche. Nuovi risultati sono così emersi dagli archivi e dai laboratori, componendo un mosaico avvincente di indizi e di prove. A questo punto il cammino va oltre: davanti alla Sindone «il nostro non è un semplice osservare, ma è un venerare, è uno sguardo di preghiera. Direi di più: è un lasciarsi guardare» (Papa Francesco, 30 marzo 2013). Questo rovesciamento di prospettiva è il punto di arrivo di un itinerario di conoscenza che giunge al significato recondito del prezioso lino. La Sindone in realtà non ha bisogno di luce: è lei che la diffonde. E dunque un percorso di ricerca per illuminarla porta necessariamente a una sola conseguenza: che siamo noi a lasciarci illuminare. Il libro - curato e in parte scritto direttamente da Emanuela Marinelli - aggiorna sulle più importanti indagini storico-scientifiche compiute sul sacro Lino. Offrono qui il loro contributo Pierluigi Baima Bollone, Alfonso Caccese, Andrea Di Genua, Michele Filippi, Stefano Orfei, Alessandro Piana, Bartolomeo Pirone, Ivan Polverari, Laura Provera, Domenico Repice. Nel capitolo conclusivo, le riflessioni di Orazio Petrosillo (1947-2007) aprono alla contemplazione dell'Uomo della Sindone.
La Carta describe el carisma recibido por Josemaría Escrivá sobre la llamada de los fieles laicos a la santidad en medio del mundo y al compromiso evangelizador en favor de toda la Iglesia.
Recogemos en este libro un escrito de san Josemaría que describe, en sus rasgos fundamentales, el carisma recibido el 2 de octubre de 1928 sobre la llamada de los fieles laicos a la santidad en medio del mundo y al compromiso evangelizador en favor de toda la Iglesia. Ha sido ya publicado con el nº 1 en el libro Cartas (I), editado por Rialp en 2020 (Nota de Luis Cano).
En esta Carta, Josemaría Escrivá destaca algunos temas como la santidad y el apostolado como marco de la vida ordinaria, o la humildad como fundamento de todo progreso espiritual.
Elaborato in occasione del IV centenario della morte, il presente volume focalizza l'attenzione sulla memoria e sull'eredità culturale di Francesco di Sales, vescovo, direttore spirituale, consigliere politico, promotore di ordini religiosi e animatore di esperienze di fede vissuto fra XVI e XVII secolo a cavallo tra ducato sabaudo e la Francia. La sua poliedrica personalità è infatti riuscita ad imporsi come modello ispiratore ben oltre i limiti cronologici e geografici della vicenda personale, proiettandosi sul lungo periodo nell'intero mondo cattolico; l'ascendente esercitato sull'esperienza religiosa di don Bosco a metà dell'Ottocento è solo uno degli esiti più evidenti.
La vocación de todos los hombres es ser hijos de Dios en el Hijo, relación que alcanzamos mediante una alianza nueva y eterna. Para la mayoría de las personas, esa vocación universal se concreta en el matrimonio, camino y anticipo de ese éxtasis, de ese darse y encontrarse, de esa unidad en la multiplicidad que es la vida misma de la Trinidad, y que es lo que anhelamos sin saberlo. Para otros, su vocación al celibato supone saltarse el matrimonio terrenal, y vivir, aquí y ahora, el matrimonio celestial. Decimos que Dios no tiene pasiones en sentido pasivo, y tenemos razón. No es movido, dirigido o condicionado por pasiones, como nosotros. No se puede enamorar por la misma razón que el mar no se puede mojar o un volcán no se puede calentar; porque Él mismo es amor. Pero ese volcán de amor —el amor que mueve el sol y las estrellas, el amor que se hizo hombre, el amor que murió por nosotros— es más apasionado y real que nuestros amores temporales; es el único capaz de llenar el corazón de una persona casada, a través del amor de su cónyuge; es el único capaz de llenar el corazón de un célibe. Partiendo de dos concepciones poco exploradas de presencia y libertad, el autor analiza la relación entre el matrimonio y el celibato (en especial el celibato de los laicos), así como el discernimiento para elegir entre un camino y otro (en realidad, entre cualquier camino vocacional). Las conclusiones sorprenderán al lector, algo lógico tratándose de una seducción misteriosa.
Este libro reúne textos «de intención teológica. Sin embargo, no provienen de una enseñanza orgánica que se relacione con algún punto central del dogma o de su historia, ni de una investigación prolongada sobre un tema en particular; tampoco he pensado poder escribir sin irreverencia, en singular, esta noble palabra teología. Y, ya se trate de la historia de la exégesis, de la teología política, de la vida espiritual o de las religiones comparadas, todo fue ocasional, tanto en el sentido banal de que tenía que acoger una petición con vistas a un congreso o un trabajo colectivo, como también —aquí está el verdadero sentido— porque una situación dada, cuyo problema podía ser serio, parecía invitarme a intervenir en algún debate.
Hay lectores cuya atrevida curiosidad ama también las comodidades: quieren que se reúnan los fragmentos. Algunos no han cesado hasta que he consentido en su deseo. La complicidad de un atrevido editor hizo el resto. Así que aquí están algunos de estos fragmentos. Abarcan cincuenta años […], tal vez ayuden a recordar momentos de nuestra historia religiosa de la que tantos acontecimientos trascendentales, tantos derrumbes, tantas novedades o tantas transformaciones masivas ahora corren el riesgo de volverse incomprensibles o de caer en el olvido» (Henri de Lubac, Prefacio).
Henri de Lubac (Cambrai 1896 París 1991), jesuita francés, fue uno de los teólogos más relevantes del siglo xx, cuyo pensamiento teológico tuvo gran influencia en el desarrollo del Concilio Vaticano II, sobre todo por su participación en la Comisión Teológica que preparó dicho concilio. Fue, desde 1929, profesor de Teología fundamental y de Historia de las religiones en la Facultad de Teología Católica de LyonFourvière, además de miembro de la Comisión Teológica Internacional y consejero del Secretariado para los no Cristianos. En 1982 fue creado cardenal por Juan Pablo II. De su amplia bibliografía editada en castellano destacan, entre otras obras, Por los caminos de Dios, Budismo y cris-tianismo, Meditación sobre la Iglesia, El drama del humanismo ateo y El misterio de lo sobrenatural. La BAC, junto con la Fundación Maior, ha publicado La Escritura en la Tradición.
Título original: Théologies d'occasion. Traducción de Juan Carlos Mateos. Estudio preliminar de Samuel Sueiro, CMF
Libro publicado en coedición con la Fundación Maior
Il volume, presentato in un'edizione aggiornata agli ultimi eventi - la crisi pandemica, le nuove forme di rappresentanza e il ritorno della guerra in Europa -, propone una sintesi originale e accurata di ottant'anni di storia italiana alla luce delle continue interazioni fra quadro interno e contesto internazionale. Un itinerario composito e plurale, attraversato da snodi e momenti, opportunità e rischi: dal declino della parabola fascista alla guerra fredda, dalla costruzione europea alla scelta atlantica, dai movimenti sociali alle sfide globali del nostro tempo, dal crollo dei partiti alle tensioni che scuotono la democrazia in Occidente. L'autore definisce il ritratto di una comunità nazionale democratica e partecipativa, una Repubblica perennemente in bilico tra continuità e rottura, tradizione e innovazione.
Partecipazione e democrazia sono strettamente connesse. Il XXI secolo ha prodotto sfide esiziali per le democrazie rappresentative: migrazioni di massa, grande recessione, pandemia, crisi dell'ordine internazionale (con l'invasione russa dell'Ucraina e il nuovo conflitto in Medio Oriente), populismo, surriscaldamento climatico, digitalizzazione. Il libro muove da tale scenario di crisi multiple e di incertezza radicale per fare luce sulla capacità delle donne e degli uomini di influenzare e ripensare il proprio futuro. Ciò richiede di ridefinire continuamente cosa facciamo (prendere parte), cosa pensiamo (sentirsi parte) e chi siamo (essere parte). Tali aspetti, con i loro cambiamenti, vengono analizzati seguendone le vicende in alcune specifiche arene partecipative: elettorale, associativa o della pressione, partigiana, della protesta, della comunicazione anche sui social. Il libro chiude mettendo in evidenza le innovazioni e le sfide che contraddistinguono tali ambiti. Ne consegue una visione della partecipazione non solo convenzionale, ma post-rappresentativa, plurale, diffusa, comunitaria e che fa propria l'idea che, ieri come oggi, essa comporta sempre, in forme frammiste, un agire su, con e per gli altri.