È proprio vero che il denaro è lo sterco del diavolo? Gesù è imprenditore e manager. I suoi insegnamenti sulla capacità della gestione economica e finanziaria sono ancora oggi validi per imprenditori, manager e per ognuno che nella propria vita quotidiana gestisce il denaro quale fonte di sostentamento. Le persone paiono poste di fronte a un'alternativa: o Gesù Cristo o il denaro. Nei Vangeli anche il lettore più preparato legge che la buona novella è annunciata ai poveri mentre ai ricchi è riservata una condanna senza appello. Inoltre, per diventare seguaci di Gesù e avere parte del suo regno occorre disfarsi dei propri beni, abbandonare professione, casa e famiglia, non lavorare, non accumulare per il domani, non preoccuparsi del sostentamento. Eppure, è nei Vangeli stessi che troviamo la spiegazione di come l'incompatibilità tra Cristianesimo e ricchezza sia nei fatti solo apparente e frutto di una lettura superficiale e incompleta. Il presente volume si pone come obiettivo quello di indagare a fondo e di meglio comprendere la delicata relazione (e quindi la compatibilità) tra mondo dell'economia e morale cristiana. Dalle riflessioni sono emerse infine alcune indicazioni e conclusioni che possono essere definite principi di azione. Questi principi sono di fatto delle 'best practice gestionali' che dimostrano quanto Gesù avesse perfettamente presenti questioni, problemi, dubbi e scelte di chi si trova ad agire in questo mondo e a gestire responsabilità e risorse umane, economiche e finanziarie.
Che senso ha farsi preti? Cosa significa essere preti oggi? E soprattutto, ne abbiamo davvero ancora bisogno? Queste e tante altre sono le domande che l'autore si pone con arguzia e con una buona dose di autoironia sul "mestiere impossibile" del prete. Formazione nei seminari, burnout da parrocchia, senso del celibato sono solo alcuni dei temi presenti in quello che vuole essere anche un manuale d'istruzioni per un "mestiere", quello del prete, ormai in via di estinzione, ma che molti, così sembra, sentono ancora di dover custodire. L'autore ci restituisce in queste pagine il volto più umano e più fragile del prete di oggi, ma forse proprio per questo anche quello più credibile perché più simile al mistero fragile di Dio.
La mafia ha "rispettato" la Chiesa nella misura in cui essa non ha messo in discussione il suo controllo del territorio ed il prete si è fatto "affiziu ru parrinu" (l'ufficio del prete) tutto casa e chiesa, promotore di processioni, che "campa e fa campari". Ma don Pino è venuto allo scoperto, ha scelto di uscire dalla sagrestia e di vivere fino in fondo i problemi, i rischi, le speranze della sua gente. Alle spalle di ogni cadavere vittima di mafia si cercano giustamente gli esecutori materiali e i mandanti. Ma ogni delitto di mafia ha una terza categoria di colpevoli: i mandanti inconsapevoli, una categoria sociologica fatta da tutte le persone che per non correre rischi personali preferiscono vivere nel "puzzo del compromesso". Scrivono due testimoni che hanno conosciuto don Pino: uno studioso del fenomeno mafioso e un teologo cattolico provano, in una sorta di dittico, a rileggere il "caso Puglisi" soprattutto in prospettiva costruttiva: cosa possono fare le agenzie educative - in particolare la Chiesa cattolica - per contribuire a disarmare il sistema di dominio mafioso e a svelarne definitivamente le radici culturali ed etiche.
Tigre è scomparso! Che sia stato rapito? O forse si è smarrito? Gianni inizia un'indagine. Otterrà dei risultati? Forse è meglio disegnare una mappa, in modo che Tigre sappia come tornare a casa. O forse saranno utili delle magie? Età di lettura: da 6 anni.
«Aiuto! Soccorso! I ladri!». Gli strilli della zia Cecilia hanno messo in allerta tutta la casa. Claudia, Alex e il cane Fiordo si lanciano a cercare la collana di perle scomparsa. Nella loro ricerca che ruolo avranno una salsiccia verde ammuffita e un attacco di talpe? Età di lettura: da 6 anni.
Per Martino il passaggio alla scuola primaria significa amicizia, giochi e colori. Ma c'è qualcosa che lo disturba: i voti che ballano la samba nella testa e lo fanno sentire sempre più a disagio, tanto che ha sempre meno voglia di andare a scuola. Per fortuna la maestra ha un'idea geniale che ribalta la situazione. Età di lettura: da 5 anni.
«In un tempo di fatica esistenziale per tutti, per il crescere dell'ansia, a seguito della interminabile pandemia, occorre uno stile nell'esercizio dei ruoli di responsabilità che assicuri e rassicuri, che protegga e promuova, che offra orizzonti di speranza, anticipando, nella fermezza e nella gentilezza, il senso promettente e sorprendente della vita, con un agire non tanto e non solo solidale ma sinceramente fraterno». Spesso chi ha responsabilità si trova di fronte «il singolo individuo, incline a pensare solo a sé e a ritenersi il centro dell'universo, secondo un individualismo troppo diffuso e troppo approvato, ritenga che i suoi desideri, bisogni, pretese, tutto sia legittimo e urgente». La priorità irrinunciabile è innanzitutto la famiglia, a partire dalla «promozione delle condizioni che rendano desiderabile e possibile la formazione delle famiglie». Una stabilità del nucleo familiare avviene se «trova nella società condizioni di vita serene, sane, per la disponibilità di case accessibili, per occasioni di lavoro propizie, per il sostegno necessario alla paternità e alla maternità responsabili, per alleanze educative». Altra priorità sono i giovani. «L'emergenza educativa deve richiamare l'attenzione di tutti non solo nello sconcerto di episodi di cronaca impressionanti per aggressività, degrado, depressione. La stagione indefinita del Covid-19 ha diffuso, soprattutto negli adolescenti e nei giovani, svariate forme depressive, con un aumento considerevole dei disturbi alimentari sino alle forme estreme della bulimia, dell'anoressia, del buttar via la vita nei rischi estremi e nel suicidio». La riconoscenza e la gratitudine vanno a tantissime persone impegnate sui vari fronti: sindaci, amministratori, forze dell'ordine, insegnanti, personale sanitario, sindacati, volontari, professionisti. «Ringrazio tutti coloro che vivono con onestà, impegno, fiducia i rapporti ordinari e che contribuiscono a dare della nostra città e del nostro territorio l'immagine di una società in cui è possibile una vita buona». «È mio desiderio incoraggiare tutti nella pratica della lungimiranza, fieri della nostra identità ambrosiana e proprio per questo forti nel resistere a ogni illegalità, tentazione divisiva, mancanza di speranza, certi che la potenza d'amore dello Spirito continua ad abitare anche la nostra Milano facendo germogliare infiniti semi di bene».
La vita del beato Simeone ha tanto da dire al nostro tempo, perché, come molti di noi, egli ha avuto un'esistenza turbolenta, segnata da eventi inattesi, da ansie inafferrabili e dall'esperienza della tentazione e del peccato fino al giorno in cui ha "inaspettatamente" conosciuto la misericordia di Dio, giungendo a donare la sua vita per lui. In questo piccolo libro è racchiusa quindi la preziosa opportunità di conoscere il Beato, attraverso un agile profilo biografico, e di rivolgersi a lui e ai compagni martiri di Casamari, con la Novena, chiedendo la loro intercessione.
"Le parabole costituiscono senza dubbio il cuore della predicazione di Gesù", ha scritto il Papa Benedetto XVI. "Al di là del mutare delle civiltà, esse ci toccano ogni volta di nuovo per la loro freschezza e umanità". Le parabole sono state usate nel corso della storia come strumenti retorici o didattici. Ma le parabole di Gesù non sono semplicemente didattiche. Trasmettono un significato trascendente che va cercato più in profondità e producono effetti diversi a seconda dell'ascoltatore. È proprio questo il loro scopo: creare una storia che ci conduca a un significato più profondo.
«Aprire il proprio cuore al Signore Gesù scrivendogli delle lettere costituisce l'essenza di questo libro, una sorta di "colloquio scritto", in cui l'autore rivela al lettore il suo rapporto intimo e straordinario con il Signore. Si tratta di uno spaccato di vita di alcuni anni, che vanno dal 2015 ai giorni nostri, in cui, lettera dopo lettera, l'autore dichiara a Gesù i suoi più profondi stati d'animo ispirati a fatti visti o vissuti e ad intense esperienze spirituali.» (Fabiana Verde). Presentazione di Raimondo Frattallone.
La chiamata universale alla santità, comune a tutti i battezzati, per gli sposi si perfeziona in modo "unico e speciale" attraverso il sacramento del matrimonio.
La famiglia pensata dal Creatore fin dalle origini è il luogo teologico della Divina Tenerezza dove gli sposi fanno esperienza dell'amore di Dio attraverso l'amore umano e, inabitati dalla grazia sacramentale, sono investiti della missione di essere discepoli di tenerezza nella Chiesa e nel mondo: strumento di santificazione reciproca e perché altri conoscano la gioia del Risorto.
Quella coniugale è una santità concreta, lontano dall'ideale amoroso favolistico "due cuori e una capanna"; è un coraggioso cammino di crescita in due, possibile solo accogliendo la virtù della tenerezza come sentimento predominate e opzione fondamentale.
La tenerezza rappresenta l'estetica spiritual dell'amore nuziale, è lievito capace di generare bellezza, vita nuova, luce e creatività in famiglia e che trasfigura ogni gesto di servizio, cura e custodia tra sposi in preghiera; spazio benedetto da Dio per dare pienezza all'amore sponsale.
Se gli sposi si educano alla tenerezza, la risposta a tale chiamata apre le porte alla più bella delle avventure che tesse le trame di continuità tra il tempo e l'eternità su di un telaio a quattro mani, dischiudendo gli orizzonti verso le vette più alte dell'Amore, che in tutto si rende simile a quello di Cristo.
Un'impresa questa, straordinaria e quasi inarrivabile, ma trasformata e trasfigurata in prospettiva ordinaria dalla grazia dello Spirito, che fortifica, purifica ed eleva i sentimenti mani, rendendo gli sposi cassa di risonanza della Divina Tenerezza, cantori innamorati della sua melodia d'amore senza fine.
Il donare e il ricevere costituiscono, nel senso più profondo del termine, l'essenza del lavoro che viene compiuto nella reciproca, laboriosa presenza del padre, del figlio e della madre, che rivela loro l'essere proprio padre e figlio. Non abbiamo qui a che fare con i processi biologici, economici e tanti altri dello stesso genere, ma con la vita nello Spirito e nella Verità. Nella società che non nasce nella domanda sul padre e sul figlio, la domanda sulla persona diventa incomprensibile. Di conseguenza gli uomini perdono la fede, la speranza e l'amore, perdono la libertà che li raggiunge unita a questi tre doni (S. Grygiel).