«Il tempo è compiuto» (Mc 1,15): con queste parole, nel Vangelo di Marco che scandisce l'anno liturgico B, Gesù inaugura la sua predicazione. Non un tempo qualsiasi, ma l'ora matura, il momento favorevole che chiede di essere accolto e invita a mettersi in cammino. È attorno a questa promessa di pienezza che si susseguono le domeniche dei tempi forti e del tempo ordinario, le feste e le solennità, in sintonia con il ritmo delle stagioni e senza sottrarsi alle prove della storia. Le tracce che le teologhe e bibliste condividono in queste pagine aprono un dialogo capace di ascoltare e di restituire voce, di custodire le domande, di non trascurare la bellezza delle attese né il peso delle ferite e di vivere le gioie delle speranze. Perché il tempo si compia davvero: per il mondo e per la comunità ecclesiale, chiamata a renderlo fecondo nel presente.
Il volume invita il lettore a riconoscere come la riscoperta del Sacramentarium Gelasianum non sia un esercizio erudito fine a se stesso, ma un vero atto di memoria viva. Nel celebrare il XXV anniversario della Facoltà di Teologia dell'Università Niccolò Copernico di Toruń, l'opera mostra con chiarezza che la tradizione liturgica non è un deposito immobile: è un organismo che continua a parlare, a formare e a provocare l'intelligenza della fede. In questa prospettiva, il Gelasianum si rivela testimone privilegiato di una liturgia romana capace di accogliere e integrare elementi provenienti da altri contesti, offrendo un repertorio eucologico di straordinaria densità, la cui influenza si estende fino ai grandi processi di riforma e rinnovamento della preghiera ecclesiale quali si sono attuati in seguito alla riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II. La "vitalità" di queste pagine antiche risiede soprattutto nel loro linguaggio. La latinitas liturgica, con la sua precisione e la sua forza sintetica, non solo conserva un patrimonio culturale di lungo periodo, ma rende percepibile una teologia pregata, pensata e trasmessa attraverso formule capaci di plasmare lo sguardo credente. Il volume evidenzia anche la storia della Facoltà di Teologia di dell'Università di Toruń. Se questo libro lascia un'eredità, essa consiste nell'invito a proseguire. Proseguire nella ricerca delle fonti, nella loro edizione e interpretazione; proseguire nella lettura teologica della lex orandi come via privilegiata alla lex credendi; proseguire nel custodire e trasmettere un patrimonio che non appartiene soltanto al passato, ma continua a offrire criteri, linguaggio e forme per il futuro della vita ecclesiale. Così il XXV anniversario diventa non solo un traguardo, ma un passaggio: un'occasione per riconoscere ciò che è stato compiuto e, nello stesso tempo, per rilanciare la ricerca, affinché la tradizione liturgica continui ad essere compresa, amata e pensata come luogo in cui la Chiesa, ieri come oggi e come sempre, trova parole per dire la fede e per vivere la speranza, sempre protesa verso l'eskaton!
In un tempo segnato da profondi mutamenti culturali e spirituali, la catechesi è chiamata a ripensare il proprio ruolo e il proprio linguaggio. Questo volume propone una riflessione teologica e antropologica che pone al centro l’esperienza di fede come luogo vitale dell’incontro con Dio. Superando un approccio prevalentemente nozionistico, l’autore mostra come la catechesi possa diventare un autentico servizio allo Spirito, capace di accompagnare le persone nei processi interiori di ricerca, discernimento e trasformazione. Attraverso il dialogo con la teologia contemporanea, il magistero e le scienze umane, il testo offre criteri e prospettive per una catechesi più esperienziale, mistagogica e missionaria, in sintonia con le sfide della Chiesa di oggi.
Il Pensiero cristiano ha una proposta precisa: risalire (quoad nos) al Padre da cui (quoad se) tutto discende. Ecco la proposta nella grande Forma di Occidente [tomo I: Agostino, Ildegarda, Bonaventura, Tommaso, Dante]: una sinfonia metafisica, stretta intorno alla Via, il Verbo Incarnato, riconduce all’Atto stesso dell’essere, il Padre donde la Generazione del Figlio (in cui è innestata la partecipazione degli enti) e con il Figlio la Processione dello Spirito co-amato. Ecco la proposta nella grande Forma di Oriente [tomo II: Cappadoci, Dionigi, Massimo, Damasceno... Italogrecità, Florenskij, Evdokimov]: lo Spirito nel creato concreto illustra Gesù teandrico, Volto del Padre, dal quale il Figlio è generato e lo Spirito - Ermeneuta divino - procede. Le Tradizioni occidentale ed orientale sono colte in dialogo con grandi teologi contemporanei (Balthasar, Ratzinger) in rapporto anche a nodi speculativi odierni, dall’antropologia alla liturgia [t. III].
Il Pensiero cristiano ha una proposta precisa: risalire (quoad nos) al Padre da cui (quoad se) tutto discende. Ecco la proposta nella grande Forma di Occidente [tomo I: Agostino, Ildegarda, Bonaventura, Tommaso, Dante]: una sinfonia metafisica, stretta intorno alla Via, il Verbo Incarnato, riconduce all’Atto stesso dell’essere, il Padre donde la Generazione del Figlio (in cui è innestata la partecipazione degli enti) e con il Figlio la Processione dello Spirito co-amato. Ecco la proposta nella grande Forma di Oriente [tomo II: Cappadoci, Dionigi, Massimo, Damasceno... Italogrecità, Florenskij, Evdokimov]: lo Spirito nel creato concreto illustra Gesù teandrico, Volto del Padre, dal quale il Figlio è generato e lo Spirito - Ermeneuta divino - procede. Le Tradizioni occidentale ed orientale sono colte in dialogo con grandi teologi contemporanei (Balthasar, Ratzinger) in rapporto anche a nodi speculativi odierni, dall’antropologia alla liturgia [t. III].
Nella collana «Storia delle teologie cristiane» la sezione Geografie descrive una teologia che si svolge nello spazio, ossia in determinati contesti culturali, e dunque è sempre una teologia contestuale. La sezione si apre con l'India, mosaico di culture e di religioni, che ha una lunga tradizione cristiana, a partire già dal I secolo dopo Cristo, e ha prodotto in questi secoli un modo indiano di fare teologia, che indaghiamo attraverso la partecipazione di dieci studiosi e studiose, otto di origine indiana e due italiani. Nella prima parte vengono presentati i suoi interpreti principali e le sue scuole; nella seconda parte vengono esplicitate alcune prospettive indicative di una teologia indiana per il XXI secolo; e nella terza parte, dal titolo "dalla parte degli altri e delle altre", si richiamano alcune intuizioni teologiche utili a ripensare la nostra tradizione cristiana occidentale. Con i contributi di Kochurani Abraham, Kala Acharya, Patrick Gnana, Aruna Gnanadason, Benedict Kanakappally, Gaetano Sabetta, Virginia Saldanha, Paolo Trianni, Y.T. Vinayaraj, Felix Wilfred.
La discesa agli inferi di Gesù è stata definite «un articolo di fede dimenticato». H.U. von Balthasar vi ha dedicato attenzione puntuale e duratura, lungo l'intero arco della sua nutrita produzione teologica. Per tale teologo è centrale l'esperienza della morte di Gesù, colta non solo come "atto del morire" al Venerdì Santo, ma anche nel suo "esser morto" del Sabato Santo, la sua discesa agli inferi. Il presente studio si prefigge di evidenziare la rilevanza per la teologia balthasariana di questo nucleo centrale, come momento apicale della kenosis avvenuta nella sua incarnazione e come cardine della storia della salvezza.
Tra i riferimenti più importanti per comprendere le origini del cristianesimo gli autori dei primi scritti cristiani di poco successivi al Nuovo Testamento sono fondamentali: parliamo del piccolo trattato della Didachè, della lettera e del racconto del Martirio di san Policarpo, delle lettere di san Clemente Romano, di sant'Ignazio di Antiochia e di Barnaba, oltre a quella, di autore ignoto, a Diogneto. Questi testi vengono qui riproposti in una edizione, corredata da schede che aiutano la comprensione e la possibilità di utilizzo per i singoli e nelle comunità cristiane di oggi. Il volume è il primo di una serie con la quale la casa editrice intende riproporre ai suoi lettori e lettrici gli scritti fondamentali della Chiesa dei primi secoli, non come opere appartenenti a un lontano passato, da tramandare passivamente, ma come testi vivi, preziosi tanto per la loro originalità quanto per la capacità di parlare ancora oggi agli uomini e alle donne di fede.
Nel battesimo ogni credente diventa anima, cristo e sposa: unico e irripetibile, consacrato nello Spirito, chiamato alla comunione sponsale con il Signore. In queste pagine, p. Ottavio De Bertolis guida a riscoprire la bellezza di questa identità attraverso un cammino semplice e profondo: rinnovare le promesse battesimali, lasciarsi formare da Maria, entrare nel Cuore di Cristo fino a condividerne l'amore pasquale. Un itinerario per tutti, capace di rinnovare la vita spirituale e la gioia della fede. Prefazione di Angelo De Donatis.
Un libro che è diventato un po’ il testamento spirituale di padre Emiliano Tardif, forse il più grande carismatico del XX secolo.
Un libro intervista colmo di insegnamenti sulla guarigione fisica e su quella spirituale, incastonato da aneddoti significativi, autentiche parabole per il nostro tempo.
Non è poi da sottovalutare la portata profetica, segno per il nostro tempo, di questo sacerdote misericordioso e fortemente ispirato.
Possiamo dire senza tema di smentita che è stato per lungo tempo il vessillo dello Spirito Santo, che tramite di lui ha elargito a profusione carismi a iosa, facendoci tornare ai tempi di Gesù; dove lui passava i storpi guarivano, i sordi udivano e gli ossessi si liberavano...
Perché ciò che si celebra all'altare dovrebbe avere a che fare con ciò che si decide nella vita? E che cosa resta di quel legame, quando i riti che scandiscono davvero le nostre settimane sono altri? Si può essere buoni cristiani senza mettere piede in chiesa? E, all'inverso, che cosa cambia nella vita di chi celebra? Dietro queste domande "da catechismo" si cela uno dei crocevia più caldi della teologia contemporanea. La teologia latina ha oscillato a lungo fra due riduzioni speculari: il culto ricondotto all'etica, l'etica ricondotta al culto. Grillo e Martino rompono l'alternativa assumendo la categoria di «cooriginarietà» (E. Jüngel): vita quotidiana e azione rituale sono entrambe culto, ma la liturgia non è un mezzo al servizio della condotta morale, bensì è un'interruzione della comunicazione ordinaria - e proprio per questo è originaria. Il libro ricostruisce il dibattito postconciliare da entrambi i versanti - Häring, Piana, Angelini, Chauvet, Lacoste, Bonaccorso, Hameline -, ne cerca il fondamento nella Scrittura e nella tradizione liturgico-sacramentale, e mette poi la tesi alla prova su tre soglie: l'iniziazione cristiana e il paradosso dello sbattezzo, l'esperienza della malattia e della cura, la responsabilità per la casa comune. Ne esce una tesi antropologica netta: la libertà non la si dimostra, ma la si riceve. E il rito è il luogo in cui l'essere umano fa memoria di non essere né il proprio inizio né al proprio inizio.