Nell’epoca in cui tutto è diventato user-friendly, quella della fede rimane un’avventura impegnativa e per questo degna della libertà. La prosa cristiana - comprensibilmente, in un tempo complesso come il nostro - ha preferito tacere il tema e rassicurare tutti: una certa retorica, poco accorta, rischia però di banalizzare l’insegnamento esigente di Gesù. Questo libro non offre soluzioni, ma è un invito a riscoprire la bellezza e i pericoli del cristianesimo. Forse, così, smetteremo di pensare che credere in Dio, una delle questioni che ha impegnato l’umanità per millenni, significhi confrontarsi con orizzonti di piccolo cabotaggio. Occorre piuttosto esporsi alle radicali domande che il vangelo pone al nostro modo di stare al mondo. Di attraversare i pericoli del cristianesimo ne vale senz’altro la pena: quando ci si cimenta con il difficile, la vita è sottratta alla legge della necessità e dischiude l’incanto che custodisce sotto la sua dura scorza.
Un incontro che cambia tutto. Al Liceo Berchet di Milano, tra il 1955 e il 1958, un giovane studente incrocia don Luigi Giussani (1922-2005), fondatore del Movimento di Comunione e Liberazione, destinato a diventare il “padre” della sua fede. Da lì nasce un’avventura cristiana capace di stare dentro ogni circostanza con uno sguardo costruttivo.
Questo epistolario fra l’autore e il «don Gius», inconsueto perché postumo, è un tributo riconoscente e vibrante, fatto di ricordi personali e riflessioni limpide sulla Chiesa e sul mondo. Un filo rosso lo attraversa: l’appartenenza a una comunità guidata con tenerezza e fermezza, in cui ogni persona è al centro e il riferimento di tutti è Gesù Cristo, come compimento di ogni desiderio di bene.
Zola testimonia che obbedienza e libertà non sono in conflitto: nell’unità vissuta si accende una creatività audace, una presenza “baldanzosa” nella realtà, nella vocazione, nelle responsabilità, nelle amicizie, nella società. Il volume è introdotto da un Invito alla lettura di Davide Prosperi e da una Prefazione di mons. Massimo Camisasca.
Il libro di Vincenzo Zambello, intitolato «Bien vivir. La coscienza al cuore della missione», pubblicato dalla Casa editrice Mazziana nel marzo 2026, si presenta come un'opera-testimonianza che intreccia memoria personale, impegno civile e riflessione teologica. Con la prefazione del biblista Marcelo Barros e un contributo del cardinale Gianfranco Ravasi, il volume ripercorre trentasette anni di vita missionaria dell’autore in Brasile, offrendo una prospettiva radicale sulla "mistica del Regno" e sul destino della nostra casa comune.
CopertinaZambello 1Un cammino tra fede e giustizia
Zambello, prete "Fidei donum" ordinato nel 1965 alla conclusione del Concilio Vaticano II, racconta il suo passaggio dalle strade di Verona alle periferie geografiche ed esistenziali del Brasile. Il libro documenta con intensità il periodo della dittatura militare brasiliana, durante il quale l’autore scelse consapevolmente di schierarsi dalla parte dei perseguitati e dei poveri, vivendo in favela e lavorando persino in fabbrica.
Questa scelta di campo non è presentata come un’azione politica fine a se stessa, ma come una "scelta evangelica preferenziale" alimentata dalla teologia della liberazione e dalle conclusioni della Conferenza di Medellin del 1968, che sognava una Chiesa "povera e spoglia di mezzi di potere".
Il paradigma del "bien vivir"
Il cuore pulsante dell’opera è il concetto indigeno di "bien vivir" (buon vivere), che Zambello ha appreso durante i suoi dodici anni di missione nello Xingu, in Amazzonia. Contrariamente al concetto occidentale di benessere basato sul profitto individuale, il bien vivir è descritto come un paradigma comunitario che privilegia l'armonia con la Madre-Terra e con tutti gli esseri viventi.
L'autore denuncia con forza la distruzione dell'Amazzonia operata dalle multinazionali e dal capitalismo estrattivo, definendo tale scempio un "ecocidio" che minaccia l'intera umanità. Il libro dedica ampio spazio alla lotta dei popoli originari per la difesa dei fiumi e delle foreste, citando martiri come Chico Mendes e il sindacalista Ademir Alfeu Federicci.
La coscienza come bussola
Un tema trasversale a tutta l'opera è quello della coscienza, definita come "una fiaccola del Signore che scruta tutti i segreti recessi del cuore" nel contributo di Gianfranco Ravasi. Zambello radica questa riflessione nell'integrità del padre Domenico, che rifiutò di firmare bolle superfatturate nonostante le minacce, e la proietta sulle grandi sfide contemporanee.
L'autore critica aspramente ciò che chiama "peccati che addormentano la coscienza": l'ipocrisia, l'indifferenza e l'abuso di potere, sia politico che ecclesiale. Arriva a mettere in discussione la libertà della Chiesa stessa quando questa è vincolata da concordati che ne frenano la capacità profetica, chiedendosi apertamente perché non vi sia una denuncia più netta della presenza di armi atomiche in Italia o della complicità nei conflitti internazionali.
Un invito alla "strada"
Il libro si chiude con un richiamo alla "spiritualità della strada", ispirata a figure come don Tonino Bello e don Primo Mazzolari. Zambello invita il lettore a non restare "seduto" o indifferente davanti alle "strutture di peccato" che creano povertà, ma a riscoprire la fraternità universale come unica meta possibile.
Corredato da un prezioso appendice-calendario dei "santi ed eroi" indigeni, il volume non è solo un resoconto di vita vissuta, ma un grido di speranza e un manuale di resistenza spirituale per chiunque cerchi di conciliare la fede con la lotta per la giustizia.
L'Autore, Vincenzo Zambello (Canale d’Isonzo, Gorizia 1941, oggi Slovenia) è stato ordinato prete nel 1965 dal vescovo Giuseppe Carraro nella diocesi di Verona; missionario fidei donum in Brasile dal 1967 al 2015, con un passaggio nella parrocchia di San Pietro di Morubio (Vr) e quindi a Roma per dieci anni, nella borgata di Torre Angela in una comunità presbiterale. Oggi collabora con parrocchie di Verona ed è volontario per l’assistenza in carcere e sulle strade della città. Per Gabrielli editori ha curato «Dema: una vita donata» (2019), con il diario del sindacalista Ademir Alfeu Federicci, detto Dema, assassinato in Amazzonia nel 2001, e una sintesi della vita di suor Dorothy May Stang, martire dell’Amazzonia (prefazione del cardinale Matteo Zuppi); «Il potere nella Chiesa: quale profezia?», Gabrielli editori, 2017; «Racconti di vita», prefazione di Raffaele Nogaro, Gabrielli editori, 2019.
Che queste pagine possano prendersi cura di chi si prende cura, facendoci sentire più prossimi, accompagnati e accompagnatori sulla stessa barca dell'esistenza. Perché non possiamo stare bene accanto al letto sacro di una persona che soffre se anzitutto non ci confrontiamo con i nostri vissuti, con le nostre emozioni, con le nostre esperienze personali prima ancora che professionali, intorno ai temi della cura, della morte, della malattia.
Un libro ardente e ispirato che riflette su come, in tempi difficili come quelli attuali, possiamo riconoscere un fuoco divino nascosto sotto le ceneri, ispirandoci alle grandi figure della spiritualità e della mistica di tutti i tempi. Il fuoco è visto come un elemento dinamico che unisce odio e amore, distrugge e crea, e simbolizza la comunicazione tra Dio e l'umanità. Le parole della Bibbia e delle maestre e dei maestri spirituali danno forma a un invito a vivere l'esperienza del Roveto ardente, simbolo della rivelazione di Dio, e a seguire il cammino dalla Torah all'Anástasis, il compimento della storia umana in Cristo.
Cosa faceva il mondo delle origini prima dell'arrivo dell'uomo? L'albero della conoscenza del bene e del male, che albero era? Con quali piante è stata costruita l'arca di Noè? Sotto quale albero Abramo riposa quando tre messaggeri vengono da lui in visita? E ancora: di quanti rovi fa davvero esperienza Mosè? Che piante trovano gli ebrei nel deserto? Quali invece quando fanno ritorno nella Terra promessa? Attraverso una narrazione chiara e coinvolgente, il volume accompagna il lettore alla scoperta del mondo vegetale nella Bibbia ebraica, dai grandi racconti delle origini fino ai testi della tradizione rabbinica. Alberi, arbusti, erbe e legni diventano il filo conduttore per rileggere episodi noti e meno noti in una prospettiva originale e accessibile, capace di riservare sorprese e spunti di riflessione sulla questione ambientale, uno dei grandi temi della vita contemporanea. Ogni riferimento al mondo naturale apre così nuove prospettive di senso e restituisce una visione dell'ebraismo per cui la natura è, per l'umanità intera, fonte di insegnamento, equilibrio e benedizione.
Attraverso un percorso che intreccia radici bibliche, sviluppo storico e riflessione teologica, il testo guida alla scoperta di un amore divino espresso nel Sacro Cuore di Gesù, che si dona senza misura e invita a una trasformazione autentica della vita. Particolare rilievo è dato alla dimensione della riparazione, della misericordia e della compassione, vissute non solo come devozione, ma come stile concreto di esistenza. Al centro dell'opera emerge la figura luminosa della Venerabile Madre Margherita del Sacro Cuore (Virginia de Brincat), testimone di una fede ardente e operosa, capace di unire contemplazione e missione, preghiera e servizio. La sua esperienza, profondamente segnata dallo spirito francescano, diventa proposta attuale per chi desidera vivere una fede incarnata, fatta di piccoli gesti quotidiani di amore. Arricchito da riferimenti alla tradizione francescana, alla vita della Chiesa e all'esperienza delle Suore Francescane del Cuore di Gesù, questo libro si propone come uno strumento semplice ma intenso per riscoprire la bellezza di sentirsi amati e imparare ad amare. Un invito a lasciarsi trasformare dal Cuore di Cristo per diventare, oggi, segni concreti di speranza, pace e fraternità.
In un tempo dominato dall'utile e dall'efficienza, queste pagine invitano a riscoprire la grazia come dono gratuito di Dio, sorgente di fede e di amore. Attraverso meditazioni semplici e intense, l'autore conduce il lettore a contemplare la presenza viva del Signore nella quotidianità, mostrando come la grazia trasformi l'esistenza e apra il cuore all'amore verso Dio e verso gli altri. Un percorso interiore che intreccia Parola di Dio, esperienza spirituale e ricerca di autenticità cristiana.
In questo libro, don Renzo Bonetti accompagna gli sposi a riscoprire la preghiera di Gesù a partire dalla loro identità coniugale. Ogni invocazione del Padre Nostro viene riletta non solo alla luce del Battesimo, ma dell'esperienza sponsale: dire Padre nostro come coppia significa entrare insieme in una relazione filiale nuova; chiedere il Regno vuol dire imparare a vivere il matrimonio secondo lo stile di Dio; domandare il pane, il perdono e la liberazione dal male diventa un atto profondamente condiviso, che attraversa la quotidianità della vita familiare. Non una spiegazione teorica, ma una vera scuola di preghiera per gli sposi, che mette in luce una ricchezza spesso poco approfondita: la forza trasformante del Padre Nostro quando è vissuto dentro il sacramento del matrimonio, come cammino spirituale a due, verso Dio.
«Credo che la Chiesa abbia bisogno di esplorare nuove strade per essere più inclusiva e accogliente nei confronti di coloro che hanno bisogno di riscoprire o trovare la fede. Così questo libro è per me un nuovo tentativo di costruire un ponte di speranza, di portare Dio nella vita di tutti.» Dopo aver raggiunto una certa popolarità sui social network grazie alle sue poesie e alle battaglie in difesa degli animali, don Cosimo Schena ha iniziato a ricevere migliaia di messaggi da tutta Italia, un'ondata di richieste di aiuto, di un consiglio, o meri sfoghi di persone che in lui hanno visto qualcuno capace di ascoltare e capire, senza giudicare. E don Cosimo ha risposto a tutti, nessuno escluso, offrendo una via semplice ed efficace per ritrovare la serenità: interpretare la vita, tanto gli eventi lieti quanto quelli tragici, alla luce della Bibbia, per trarne il buono e riscoprire il bello dell'esistenza. È da quei messaggi, alcuni raccolti in queste pagine, che è nato il libro che avete tra le mani: non un manuale di self-help, ma una «messa tascabile» da portare con sé e in cui trovare conforto e comprensione, nel quale l'autore ha racchiuso una serie di consigli evangelici pratici per superare le difficoltà e ricominciare ad apprezzare il proprio presente, con le sue sfide ma anche con i momenti felici che spesso diamo per scontati. Interagendo con gli utenti, don Cosimo si è reso conto con stupore di quante persone siano alla ricerca di Dio, soprattutto quelle più lontane dalla Chiesa: questo libro, come il mezzo social, è per lui un ponte, il tentativo di tendere una mano verso chi è in difficoltà e dirgli che non è solo, che per tutti la fede può aprire le porte di un posto dove sentirsi a casa.
«Figlio a me caro nel Signore, ho pensato di mettere per iscritto alcuni punti che possano servirti per il tuo progresso spirituale, così come aiutarono il mio...»
L'autore del manoscritto è sconosciuto. Potrebbe trattarsi di un monaco del monastero cistercense ferrarese di San Bartolo vissuto nel XVII secolo. Per tale motivo nel libro è da noi indicato come Maestro di San Bartolo.
Ho tenuto presso di me quei fogli per più di vent'anni. Alla fine mi sono detto che forse l'esperienza di quell'antico Maestro di San Bartolo avrebbe potuto essere utile. Dall'Introduzione di Daniele Libanori.
Davide avanza per affrontare Golia. Non ha armatura, non ha spada. Ha solo cinque pietre lisce raccolte dal torrente, una fionda e una fiducia che viene da dentro di sé. È piccolo agli occhi del mondo, ma grande nella libertà di chi si affida a Dio. Da questa immagine semplice e potente prende vita il libro di don Roberto Faccenda: A(r)marsi con cinque ciottoli. Quello che ne viene non è un commento biblico, ma una proposta concreta di vita spirituale per chi -- come Davide -- ha anche oggi davanti a sé sfide grandi, e non vuole rinunciare ad affrontarle con il poco che ha: un cuore libero, occhi aperti e un'anima in ascolto. I cinque "ciottoli- che l'autore ci offre non sono armi convenzionali, ma atteggiamenti interiori: silenzio, essenzialità, fiducia, gratuità e gioia. Sono cose piccole, come pietre di fiume, ma capaci di far cadere i giganti che spesso ci bloccano dentro. Don Roberto non scrive per dare lezioni, ma per condividere un percorso. Le sue parole sono dirette, poetiche, disarmate. Ne viene un testo pensato per i giovani, per chi è in ricerca, per chi si sente piccolo di fronte alla vita ma non vuole rinunciare alla speranza. Un libro da leggere e da vivere, da portare nello zaino, in comunità, nei gruppi. Per scoprire che con cinque ciottoli -- se scelti bene -- si può davvero camminare lontano. E magari anche vincere i Golia che ci circondano e quelli che abitano dentro di noi.