Centinaia di migliaia furono le lettere che gli italiani inviarono a Mussolini durante il ventennio fascista. Lontani dal clamore delle piazze e delle adunate oceaniche, uomini e donne raccontavano al dittatore le proprie sofferenze, dando voce a un popolo povero e dolente, assai lontano dall'immagine di prosperità offerta dalla propaganda. Il Mussolini a cui gli italiani scrivevano non era il capo forte e autoritario, ma il buon padre di famiglia. È con quell'uomo che sentivano di poter instaurare un rapporto personale. Con tono a volte colloquiale, a volte ossequioso, chiedevano favori, sussidi, raccomandazioni per un posto di lavoro. Le missive erano testi brevi, spesso redatti in un italiano incerto, da autori dalla scarsa dimestichezza con la parola scritta. Vedove con famiglie numerose, uomini che avevano perso il lavoro, giovani donne a cui mancava il corredo per sposarsi, bambini che non potevano andare a scuola per mancanza di scarpe o di libri. La corrispondenza confluiva alla Segreteria particolare del Duce, dove veniva smistata in base al contenuto e affidata a funzionari incaricati di rispondere. Attraverso stralci di lettere provenienti dall'Archivio centrale dello Stato, Giovanni De Luna e Linda Giuva ricostruiscono le molte facce del mito del Duce durante il ventennio: il leader carismatico e infallibile, la figura paterna, l'uomo di umili origini che non fa mai mancare una parola di conforto, un ringraziamento, un aiuto a chi si rivolge a lui. Un mito che il carteggio con gli italiani aiutò a consolidare. La costruzione del mito del Duce raccontata attraverso le lettere degli italiani a Mussolini.
Bambino prodigio, allievo di illustri maestri, protetto di Toscanini, amico di Stravinskij e altre stelle del firmamento musicale internazionale, Nino Rota è un protagonista senza pari della musica italiana del ventesimo secolo. In un contesto musicale - quello dei primi decenni del Novecento - molto sensibile alle avanguardie allora in voga, Rota sembra nuotare da solo controcorrente e guarda con piacere indietro, più che avanti. A differenza di altri compositori, accetta senza troppe opposizioni le esigenze e i limiti imposti dalla committenza cinematografica. Ne nascono più di centocinquanta colonne sonore, alcune delle quali hanno fatto la storia del cinema italiano - La dolce vita, Il Gattopardo - e internazionale - Il padrino, Romeo e Giulietta. La sua musica da concerto e le sue opere liriche, la cui inattualità è spesso rimarcata con astio dalla critica a lui contemporanea, hanno ancora oggi un posto stabile nel repertorio mondiale. La vita di Rota è stata intensissima, fatta di legami familiari molto forti, rapporti d’amicizia strettissimi e collaborazioni con alcuni dei maggiori artisti del suo tempo, da Fellini e Visconti a De Filippo, Béjart, Coppola e Zeffirelli. Animato da scrupolosità, competenza e passione, Francesco Lombardi la attraversa in questo volume avvalendosi di documenti e testimonianze per lo più inediti che ricostruiscono la parabola di un artista leggendario. La grande avventura artistica e umana di una leggenda della musica del Novecento: Nino Rota.
Il libro è un itinerario teologico-spirituale che segue il percorso delle pitture realizzate presso la chiesa di San Basilio a Roma, ispirate dall'Exameron, raccolta di omelie sul libro della Genesi scritte dell'omonimo santo e padre della Chiesa del IV secolo, Basilio di Cesarea.
Nel testo viene commentata la visione d’insieme dell'opera e vengono approfondite le tematiche di ciascuna delle 21 scene dipinte, ricchissime di colori, elementi che provengono dalla simbolica ricerca dei bestiari cristiani, e di soluzioni artistiche creative che narrano i contenuti della storia della salvezza. In accordo con tutta la tradizione della Chiesa antica, anche san Basilio riteneva che non si potesse conoscere né comprendere la creazione se non a partire dalla redenzione e dalla visione escatologica inaugurata dalla Pasqua di Cristo e dalla Pentecoste, che ha ridonato all'umanità, rinata nel battesimo, il soffio della vita di Dio.
L'uomo, che dopo il peccato aveva perduto la sua relazione vitale con il Creatore e pervertito il suo rapporto con il creato, ritrova il proprio modo di esistenza da figlio e fratello nella vita ecclesiale, e da custode e responsabile di un mondo che gli appartiene intimamente, non più come individuo che possiede e domina ma da persona compiuta nella comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Tutti i colori della salvezza è un libro, dunque, che dischiude uno sguardo nuovo, ma in realtà antico e radicato nella tradizione della Chiesa, sulle questioni fondamentali della salvezza dell’uomo e sul suo rapporto con l’altro e con il creato.
«Colette è rimorta, parola che non esiste da nessuna parte. Non esiste il termine rimorire». Colette era una donna senza storia, almeno così crede la nipote fino a quando una telefonata della gendarmeria non la informa del suo decesso. Il fatto è che Colette, la sua unica zia (Tata, zietta in francese), giace sepolta al cimitero già da tre anni... Romanzo raffinato, in cui si intrecciano destini e trame palpitanti, con il quale Valérie Perrin, straordinaria narratrice delle nostre vite, firma il suo grande ritorno. Agnès non crede alle sue orecchie quando viene a sapere del decesso della zia. Non è possibile, la zia Colette è morta tre anni prima, riposa al cimitero di Gueugnon, c'è il suo nome sulla lapide... In quanto parente più prossima tocca ad Agnès andare a riconoscere il cadavere, e non c'è dubbio, si tratta proprio della zia Colette. Ma allora chi c'è nella sua tomba? E perché per tre anni Colette ha fatto credere a tutti di essere morta? È l'inizio di un'indagine a ritroso nel tempo. Grazie a vecchi amici, testimonianze inaspettate e una misteriosa valigia piena di audiocassette, Agnès ricostruisce la storia di una famiglia, la sua, in cui il destino dei componenti è legato in maniera indissolubile a un circo degli orrori, all'unica sopravvissuta di una famiglia ebrea deportata e sterminata dai nazisti, alle vicende di un celebre pianista e a quelle di un assassino senza scrupoli, alle subdole manovre di un insospettabile pedofilo e al tifo sfegatato per la locale squadra di calcio, il FC Gueugnon. Sulla scia di "Cambiare l'acqua ai fiori" e "Tre", Valérie Perrin ci trascina in un intreccio di storie, personaggi e colpi di scena raccontati nel suo stile fatto di ironia, delicatezza e profondità.
La storia dell'Ucraina una e trina, sempre a metà del guado fra Europa e Russia. Le eredità del nazismo e del comunismo. Gli anni corrotti, ma prosperi dell'indipendenza e della neutralità fra Est e Ovest. Le interferenze russe e occidentali che iniziano a strattonare il Paese. Le due rivolte "colorate" e "spintanee" che ribaltano le elezioni sgradite agli Usa. Gli interessi affaristici della famiglia Biden. L'America che non si rassegna alla fine della sua egemonia sul mondo e, vinta la guerra fredda, tenta anche di stravincerla a spese di una Russia che, dopo tanti schiaffi, vuole tornare a contare. La guerra civile fra i governi filo-occidentali di Kiev e i popoli russofoni e russofili del Sud-Est. I due accordi di pace firmati a Minsk per non essere rispettati e preparare il conflitto finale. I voltafaccia di Zelensky e l'invasione di Putin. I negoziati di Istanbul accettati da Kiev e Mosca, ma sabotati dalla Nato, come poi le mediazioni del Papa e di Xi Jinping. E il suicidio di un'Europa senza più statisti, governata da scemi di guerra troppo impegnati a salvarsi la faccia per pensare a salvare vite. Negli ultimi 20 anni chi è entrato per primo in Ucraina: la Russia o la Nato? Perché si parla del conflitto solo dal 2022, mentre infuria dal 2014? E perché ogni negoziato di pace è stato tradito o sabotato? Questa cronaca della Guerra dei Dieci Anni racconta con semplicità un Paese conteso, sbranato e distrutto dai due opposti imperialismi. La versione horror della fiaba di Cappuccetto Rosso: nessuna bambina, nessuna nonnina e tanti lupi.
Già sessant'anni o solo sessant'anni, quelli trascorsi dal lontano 28 ottobre 1965, data di promulgazione della dichiarazione conciliare Nostra aetate? Non è facile rispondere. Certo, sessant'anni rappresentano una tappa importante. Per la Bibbia si tratta dell'età della definitiva pienezza e maturità: il che vale anche per il Vaticano II, al cui cuore si colloca appunto, strategicamente, Nostra aetate. Essa può considerarsi il punto di non ritorno sia dei rapporti fra cristiani ed ebrei, sia delle relazioni fra i cattolici e i fedeli delle altre religioni, all'esaurirsi della lunga stagione contrassegnata dall'assioma extra Ecclesiam nulla salus. Questo libro riporta le riflessioni dedicate al tema durante il settimo convegno della Fondazione Pietro Lombardini. Un tema reso ancor più caldo e delicato dal tremendo evento del 7 ottobre 2023, la mattanza di ebrei in Israele perpetrata da Hamas e il contestuale avvio dell'ennesima, drammatica fase del conflitto israelo-palestinese.
Papa Francesco torna con una nuova lettera Enciclica sull'amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo. Un appello universale all'amore e alla giustizia, che si radica nel messaggio cristiano e abbraccia i valori fondamentali di solidarietà, dignità umana e pace. Il Papa esplora in profondità come l'amore di Dio possa trasformare il mondo, andando oltre ogni confine e differenza. Con uno sguardo contemporaneo, Francesco si rivolge a tutte le persone, credenti e non, per stimolare una riflessione sul valore della compassione, l'importanza della fratellanza e l'urgenza di impegnarsi per un mondo più equo. In un'epoca di divisioni e crisi, l'enciclica si pone come una guida spirituale e morale, invitando ognuno a riscoprire l'amore come strumento di cambiamento sociale e individuale.
Nella primavera del 1928 Georges Simenon (che ha appena compiuto venticinque anni e ne ha già abbastanza della vita mondana che conduce a Parigi) si compra una piccola barca, la Ginette (lunga quattro metri e larga poco più di uno e mezzo), e parte, in compagnia della moglie Tigy, della domestica (e ben presto amante) Boule e del cane Olaf (un danese sui sessanta chili), per un viaggio attraverso i fiumi e i canali della Francia che durerà ben sei mesi: durante i quali gli capiterà di dormire sotto una pioggia sferzante, o di sguazzare nel fango, o di cercare di arrivare davanti alle chiuse prima delle grandi chiatte tirate dai cavalli, o di manovrare tra rocce a pelo d'acqua... Tre anni dopo, il settimanale «Vu» gli commissionerà quello che diventerà il suo primo reportage: insieme a un giovane fotografo di origine ceca, Hans Oplatka, Simenon ripercorrerà, in macchina questa volta, la «vera Francia», e tornerà a casa con un bottino di duecento fotografie. Solo una decina illustreranno, su «Vu», il racconto dell'esaltante navigazione a bordo della Ginette, ma in questo volume il lettore ne troverà molte di più; e scoprirà che senza quell'«avventura tra due sponde» non esisterebbero romanzi come Il cavallante della «Providence», La balera da due soldi, La chiusa n. 1 - per non parlare di tutte le locande in riva a un fiume dove il commissario Maigret, nel corso di un'inchiesta, va talvolta a trascorrere un paio di giorni, occasionalmente in compagnia della sua signora, fingendo a malapena di essere lì per rilassarsi.
Renée Ballard e Harry Bosch: una squadra perfetta, specie quando si tratta di cold case. Ballard ha appena scoperto una corrispondenza tra il DNA di un uomo recentemente arrestato e uno stupratore e assassino seriale scomparso vent'anni fa. L'uomo ha solo ventiquattro anni, quindi il legame genetico deve essere familiare: è chiaro che ad aver ucciso e seminato il terrore tanti anni prima è stato il padre del ragazzo. Ma non sarà facile provarlo... E sarà impossibile farlo senza Bosch. Nel frattempo Maddie Bosch, figlia di Harry e nuova agente di pattuglia, viene arruolata come volontaria nell'Unità Casi Irrisolti. Maddie ha una ragione molto personale per volere l'accesso alla biblioteca delle anime perdute della città: un cold case che potrebbe fare la storia del crimine.
Simone Weil espresse più volte esplicitamente la sua ammirazione per san Francesco, dal quale dichiarò di esser stata conquistata fin dal primo momento in cui ne era venuta a conoscenza, e lo considerò davvero come un alter Christus, perfetta incarnazione della parola evangelica, tanto che è lecito pensare che la Sua figura abbia ispirato alcuni punti essenziali della sua straordinaria riflessione. Questo libro esamina il legame finora inesplorato che unisce la filosofa francese, laica contemporanea, al cristiano medievale Francesco. Senza tralasciare di notare le differenze tra i due, il testo mette in luce la loro profonda intesa su temi essenziali, quali la volontà di Dio, la bellezza, il distacco da sé stessi e l'imitazione di Cristo, la necessità di mettere in atto l'insegnamento del Vangelo, per renderlo umanamente credibile ed efficace. Risulta così una convergenza in certo modo complementare tra queste due singolari "rivoluzionarie" figure, lontane nei secoli ma vicine spiritualmente; espressione entrambe di quella "santità geniale", di cui Simone Weil indicò chiaramente il bisogno per un cristianesimo completamente rinnovato, ovvero per una nuova religione dei nostri tempi. Presentazione di Marco Vannini.
"Il mio augurio più vero è che grazie alla lettura di queste pagine e all'approfondimento attento e critico della Parola che esse sanno suscitare, tanti giovani e adulti possano comprendere sempre più quanto il Signore li ama ed essere così appassionati del suo Vangelo e costruttori di comunione.
Perché solo CercandoTi, Signore,
sono pienamente felice, solo lasciando risuonare
la tua Parola nella mia vita il mio essere
discepolo diventa una missione!"
dalla presentazione di Matteo Truffelli.
Il volume contiene il testo del libro incompiuto di Thomas Kuhn La pluralità dei mondi. Una teoria evoluzionistica dello sviluppo scientifico, che Kuhn stesso ha descritto come un ritorno alle tesi centrali di La struttura delle rivoluzioni scientifiche e ai problemi che quest'opera fondamentale ha sollevato ma non risolto. La pluralità dei mondi è preceduto da due testi a esso relativi, presentati in pubblico ma mai dati alle stampe: "La conoscenza scientifica come prodotto storico" e "La presenza della scienza del passato". Gli obiettivi che Kuhn si pone, in questi ultimi scritti, non sono da poco. Egli intende sviluppare una teoria del significato empiricamente fondata, che gli permetterebbe di dare senso sia alla possibilità stessa della comprensione storica sia all'inevitabile incommensurabilità fra la scienza del passato e quella attuale. A suo modo di vedere, l'incommensurabilità è pienamente compatibile con un concetto forte del mondo reale indagato dalla scienza, con la razionalità del cambiamento scientifico e con l'idea che lo sviluppo scientifico sia progressivo.