Se il professor Victor Henrik Askenasi, proveniente da Parigi e diretto in Grecia, ha deciso di fermarsi a Dubrovnik (che negli anni Trenta si chiama ancora Ragusa), è forse perché è lì che ha un appuntamento con il destino. Perché lì, forse, troverà la risposta alla domanda che da sempre lo tormenta - quella che lo ha spinto, alcuni mesi prima, a lasciare sua moglie, i suoi studi e la cattedra di greco antico, e ad andare a vivere con Eliz, una equivoca ballerina russa. Ma nemmeno lei, pur nella sua generosa impudicizia, ha saputo dargli quella risposta: Eliz non era la meta, poteva soltanto indicargli la strada. E adesso, in un pomeriggio di maggio eccezionalmente caldo, allorché decide di andare a bussare alla porta della sconosciuta che gli ha rivolto uno sguardo provocante chiedendo la chiave della sua stanza a voce appena troppo alta, Askenasi sente che la risposta è vicina, che è infine arrivato il momento di oltrepassare quel limite al di là del quale forse c'è l'oscurità del crimine e della follia - o forse la verità.
Il populismo è uno dei macrofenomeni sociali e politici del nostro tempo. Sfuggente e complesso, di difficile individuazione, è spesso usato come etichetta ideologica per bollare le idee di chi non la pensa come noi. Questo non significa però che i populisti non esistano. Uno di loro è Donald Trump, oggetto di studio della seguente trattazione. L'ex presidente degli Stati Uniti ha usato le armi dei social media come Twitter per veicolare i propri contenuti politici e per condizionare nettamente la pubblica opinione. Ha detto bugie e ha attaccato gli avversari, sia interni sia esterni, insultandoli. Analizzare il Trump politico, a partire dalla campagna elettorale del 2016, è prezioso per le nostre latitudini, perché la mentalità populista è diffusa non soltanto negli Stati Uniti, dove c'è una ricca tradizione politica. Capire la comunicazione politica di Trump ci aiuta a comprendere i fenomeni politici di casa nostra.
"J.R.R. Tolkien, il professore che amava i draghi, filologo insigne ed estroso, subcreatore della Terra di Mezzo e dei suoi miti cosmogonici, conservatore, cattolico tradizionalista, antimoderno al punto tale da preferire i fulmini ai lampioni, i cavalli alle automobili, ha insegnato ormai a diverse ad amare il Medioevo e il Fantastico e a non considerarli entrambi qualcosa di negativo, di cui vergognarsi o addirittura "pericoloso". Tolkien, della Evasione del Prigioniero dal carcere della Modernità, ne ha fatto un atteggiamento positivo e costruttivo, indispensabile per uscire indenni mentre si superano tutti gli ostacoli che si frappongono alla libertà." (G. De Turris)
Che cosa serve per insegnare ai bambini e alle bambine? Quella dei maestri e delle maestre è una vocazione o una professione? La loro bravura è una questione di pedagogia o di cultura generale e preparazione disciplinare? Dalla patente per insegnare e dalle scuole normali ottocentesche, passando per l'istituto magistrale di epoca fascista e repubblicana, in Italia si è giunti alla laurea per maestri e maestre solo venticinque anni fa. I corsi universitari in Scienze della formazione primaria sono stati un riconoscimento tardivo di una categoria che si è costruita da sé una preparazione superiore a quella che gran parte della società si aspettava. Le università si sono trovate a rispondere a una nuova domanda di formazione e di istituzionalizzazione di saperi altri: un'occasione, ma anche una grande responsabilità. Il libro ripercorre la storia dell'istruzione normale e magistrale nell'Italia unita e si sofferma sui suoi sviluppi più recenti e meno studiati, con un'attenzione ai diversi mondi cui gli insegnanti appartengono. Attingendo a fonti ulteriori rispetto a quelle loro prescritte, maestre e maestri hanno saputo anche coltivare modi esigenti di stare accanto ai bambini. Ma non ci sono esperti che bastino: per le società contemporanee, che hanno affidato loro questo compito, un'attenzione più evoluta verso i piccoli della specie è un esercizio ancora urgente di intelligenza collettiva.
Agenda quotidiana del 2025 che propone: le letture liturgiche (secondo il rito romano); il santo del giorno (privilegiando le giovani Chiese, i/le martiri, i missionari e missionarie); le Giornate mondiali e nazionali più significative; uno spunto quotidiano di meditazione sul Vangelo del giorno; una "parola della missione" al giorno, ossia: un termine chiave dell'evangelizzazione, o una citazione dal Magistero, oppure di missionari e teologi diversi, o un flash storico, o un libro; ampio spazio per le annotazioni personali; i contatti di tutti i Centri e Uffici Missionari Diocesani e delle strutture missionarie della Chiesa italiana. Dimensioni: cm 14,5 x 21
Questo libro di spiritualità cristiana è tratto dalle mie riflessioni quotidiane su Radio Maria, in modo tale da offrire alla mente e al cuore un impulso per una giornata vissuta nella luce di Dio e nel compimento della sua santa volontà. Come il corpo ha bisogno di nutrimento continuo, diversamente si ammala e muore, così è per l'anima, che ha bisogno di essere fortificata dalle parole di verità che vengono da Dio, senza le quali si perderebbe nelle tenebre di questo mondo. Questo libro si rifà alla grande tradizione della spiritualità cattolica nei suoi fondamenti biblici e nelle sue correnti ascetiche e mistiche, che hanno elaborato le regole del combattimento spirituale per i cristiani che vivono nel mondo. Tuttavia riporta volentieri anche ai messaggi della Regina della pace che, in tutto questo arco di tempo, si è fatta maestra e guida di innumerevoli anime in ogni parte del globo. «Le mie parole vi siano preziose», ci ha esortato la Madonna, e ben a ragione, perché ogni suo messaggio attinge alla Sacra Scrittura, che lei spezzetta e porge con amore come una Madre che nutre i suoi figli più piccoli (Padre Livio).
Le omelie dell'anno C si riferiscono al Vangelo di Luca, che presenta l'annuncio del Regno di Dio in un cammino da Nazaret a Gerusalemme. Insieme ai discepoli e alle discepole, dietro a Gesù ci siamo anche noi, per ascoltare la sua Parola e per lasciarci trasformare da Lui. Ci aiuta uno sguardo che parte dai margini.
Qual è il rapporto tra religioni e città nell'Italia contemporanea? Quale i ruolo della politica e delle istituzioni locali? I luoghi di culto sono un riferimento fondamentale per vecchie e nuove comunità, tuttavia diversi fattori ne ostacolano l'esistenza: condizioni economiche, vincoli legali e urbanistici, opposizione politica. Nell'assenza di una legge organica sulla libertà religiosa, le organizzazioni non riconosciute dallo stato sono tra le più penalizzate, soprattutto se nate dalle migrazioni. Attraverso l'analisi di un contesto locale - la città di Torino - e la comparazione di quattro casi, ebraismo, islam, ortodossia e scientologia, il volume mette a fuoco le diverse strategie di insediamento materiale e posizionamento simbolico delle confessioni nel tessuto urbano. Analizzandone l'interazione con le politiche locali degli ultimi trent'anni, l'autore evidenzia il ruolo preminente della governance urbana sulle concrete possibilità di espressione religiosa nello spazio pubblico. Un invito a ripensare il pluralismo come elemento chiave di società più inclusive.
«Io porto perennemente le sbarre in me» confidava Kafka all'amico Gustav Janouch. Questo libro indaga le peculiari modalità di espressione letteraria dell'ebreo, concentrandosi su quel caratteristico sentimento del ghetto che Elena Loewenthal descrive come «un luogo che ognuno di noi porta ancora dentro di sé, che ognuno nasconde nelle pieghe del cuore, nei sogni di notte e in una strana, inappagata sete di spazi aperti». Luca De Angelis rintraccia questa cosmografia interiore viaggiando nella letteratura ebraica fra Otto e Novecento in autori come Kafka, Zangwill, Svevo, Bassani, Saba e molti altri.
Che cosa ha a che fare Omero con l'intelligenza artificiale? E I viaggi di Gulliver, i trattati di Giordano Bruno, le opere di Borges: cosa ci possono insegnare dell'accelerazione tecnologica? Nel racconto Nella colonia penale, Kafka immagina un uomo assoggettato al potere della macchina: una figura che sembra perdere del tutto la propria umanità di fronte allo splendore matematico, logico ed efficientista di un automa. È proprio esplorando esempi letterari e filosofici come questo che Andrea Colamedici e Simone Arcagni si interrogano sul nostro futuro in relazione all'incredibile sviluppo dell'intelligenza artificiale e al mistero dell'algoritmo di Babele. Attraverso molti capolavori e autori del passato - dai dialoghi di Platone ad Asimov - possiamo infatti ricostruire il codice genetico della nuova frontiera informatica, mostrando come il suo immaginario sia profondamente intrecciato con la nostra società. Ne emerge un affascinante atlante archeologico della modernità che stiamo vivendo, in cui ogni esempio culturale si lega perfettamente alla dimensione contemporanea e al dibattito che si sta generando sul fronte etico e cognitivo. «La torre di Babele è diventata oggi l'algoritmo di Babele, che si situa all'incrocio tra la spinta tecnologica e l'accumulo dei saperi e che rappresenta una sfida avvincente e allo stesso tempo una minaccia inaggirabile. E incarna un racconto, un simbolismo e una visione straordinari.»
Per i Greci e i Romani l'aspetto e l'esperienza percettiva di esseri e oggetti avevano un ruolo fondamentale, capace di influenzare profondamente la vita sociale, religiosa e politica. Attraverso un innovativo approccio che intreccia la tradizionale impostazione della storia dell'arte con considerazioni di carattere sociale e ricorrendo a numerose immagini e mappe, Tonio Hölscher esplora i fondamentali fenomeni visuali del vivere con le immagini nell'antichità classica, prendendo in esame le loro principali manifestazioni come, ad esempio, i riti e le cerimonie pubbliche, le architetture, l'immagine e il decoro personale.