"Andrebbe incoraggiata un'educazione al dolore, perché fin troppo spesso del dolore si ha un'unica idea, quella di una condanna ineliminabile." Umberto Eco percorre un affascinante itinerario - tra filosofia, poesia, arte, letteratura e spiritualità - che segue il tema del dolore dalle origini ai giorni nostri. Esperienza insopprimibile della natura umana, passione del corpo e dell'anima, il dolore non è stato vissuto nei secoli soltanto come un male da sconfiggere ma anche, ad esempio, come salvifica prova di redenzione. Il dolore ha caratterizzato ogni epoca e tradizione, ma è il suo rapporto intimo e ambivalente con la conoscenza e il pensiero a interessare la riflessione di Eco, in un libro che è un'intensa testimonianza di sensibilità, ma anche un invito forte a coltivare l'educazione alla conoscenza, formidabile antidoto alla sofferenza dell'uomo.
L'appartenenza generazionale contribuisce a determinare chi siamo: influenza scelte, stili di comunicazione e la nostra idea del mondo e del futuro. Oggi, per la prima volta nella storia, convivono otto generazioni; nei contesti più longevi fino a cinque possono lavorare insieme, ciascuna con visioni e valori diversi. Una coesistenza complessa, ma anche un patrimonio umano poco compreso e valorizzato. Ma cosa significa appartenere a una generazione? Come si traduce in comportamenti, lavoro, relazioni, desideri? E come trasformare questa convivenza in una risorsa per individui, comunità e organizzazioni? L'autrice presenta una mappa che unisce demografia e scenari futuri per esplorare come le generazioni rappresentino i loro tempi e anticipino i cambiamenti in arrivo. Attraverso una lettura comparata delle otto coorti attuali e l'analisi delle loro epoche, rivela come nasce una mentalità generazionale, come si manifesta in famiglia, al lavoro e in società, e come contribuisce a plasmare il domani. Non solo analisi, ma strumenti concreti per superare i cliché e costruire società più eque, organizzazioni più intelligenti e relazioni più solide, favorendo futuri prosperi per tutti.
La cosiddetta «generazione-Z» si trova oggi al centro di un intenso dibattito teso a comprenderne gli atteggiamenti, i comportamenti, le opinioni. Chi sono davvero i giovani di questa generazione? Quali speranze li animano e quali inquietudini li attraversano? Il libro si propone di rispondere a questi interrogativi concentrandosi su un segmento molto caratterizzato: gli studenti universitari. Basato sui risultati di un'ampia e rigorosa ricerca empirica condotta in tre grandi atenei del Nord Italia, il volume ricostruisce le rappresentazioni delle minoranze - etniche, religiose, sessuali, immigrate - elaborate dagli studenti. Ne emerge un quadro spesso inatteso che contribuisce a illuminare parte del modo in cui i giovani adulti italiani guardano al presente e al futuro della società.
Gli antichi saltano fuori da dove meno ci si aspetta. Non solo diritto, terminologia scientifica, trattati filosofici, riflessioni storiche e politiche, insomma. No, emergono anche dai nomi delle squadre di calcio, dalle pieghe di un abito in una sfilata di moda, dal frenetico tamburellare dei post sui social, dalle schermate dei videogiochi. Fanno capolino dalla pubblicità e dai neologismi della nostra lingua. Ci strizzano l'occhio dalle note della musica rock. Fumetti, serie tv e cartoni animati ne sono pieni. Li troviamo anche nelle forme di creatività ed espressione più tradizionali, come la narrativa, la poesia, il teatro, la musica classica e l'opera, la danza, il cinema, e per giunta in posizioni di avanguardia. Tutti questi ambiti vengono esplorati e illustrati in ventuno capitoli scritti da specialisti che hanno parlato di ciò che li appassiona: l'antichità declinata nei vari aspetti della cultura contemporanea, compresa quella pop. Una galleria delle meraviglie, ma anche un repertorio in cui trovare nuovi romanzi da leggere, canzoni da ascoltare, e infiniti altri modi con cui dialogare con i classici nel mondo di oggi.
Questo libro ci accompagna in un viaggio nel futuro e prova a immaginare come studieremo, lavoreremo, vivremo tra dieci anni, con a fianco un nostro alleato digitale personale basato sull’IA. Condivise le caratteristiche più rilevanti dei meccanismi della nostra mente e le più recenti scoperte delle neuroscienze e delle neurotecnologie sulle interfacce umano-macchina, Guido Saracco analizza gli sviluppi dell’intelligenza artificiale già raggiunti e quelli attesi. Quindi prefigura come l’alleanza tra umano e intelligenza artificiale si consoliderà, attraverso nuovi apparecchi e funzioni condivise, così come nella definizione di un nuovo quadro normativo che dovrà dettare i confini di applicabilità della tecnologia, e probabilmente anche ridefinire gli stessi diritti dell’umanità. Abbiamo davanti una rivoluzione che riguarderà in primo luogo i mondi dell’istruzione e del lavoro. Saremo formati e assunti per operare nella società insieme alla nostra IA personale, un alleato prezioso e vitale, da progettarsi, aggiornare e proteggere in modo radicalmente diverso da quanto è successo per i PC e gli smartphone. Sarà meglio mettere da parte ogni allarmismo verso l’intelligenza artificiale e chiederci come la nostra vita potrà migliorare grazie a una consapevole e felice alleanza.
Il suono è stato oggetto di studio fin da tempi antichissimi, uno tra i primi elementi in natura a cui l’umanità ha rivolto la propria attenzione nel tentativo di carpirne i segreti. Da Pitagora a Galileo, da Athanasius Kircher a Isaac Newton, le menti più brillanti della storia si sono cimentate con i misteri del suono, talvolta avanzando ipotesi fantasiose, ma sempre spingendo avanti, poco per volta, la nostra conoscenza del mondo sonoro. Che cos’è dunque il suono? Da dove nasce il suo legame con la matematica, su cui si regge tutta la musica occidentale? Perché le note musicali sono sette e cosa c’è di arbitrario nella loro scelta? Come si spiega che tutti gli strumenti melodici ricorrano sempre e solo a due meccanismi fondamentali? E quanto ancora ignoriamo del funzionamento dell’udito, un sistema così sofisticato che nessun algoritmo riesce a replicarne le prestazioni? Com’è cambiato, infine, il nostro rapporto col suono grazie alle tecnologie sviluppate in poco più di un secolo, dall’elettricità ai computer, passando per i sintetizzatori, i CD e gli MP3? Questo libro, appassionato e rigoroso, ci racconta la travolgente storia del suono, in cui scienza e musica si intrecciano senza soluzione di continuità, toccando spesso anche ambiti inaspettati, ma tutti influenzati, in un modo o nell’altro, dalle scoperte sulla natura del suono: dall’astronomia alla medicina, dalla tecnologia alla fisiologia, fino all’arte della guerra e all’architettura.
Edith Bruck, poetessa e scrittrice, ha vissuto sulla propria pelle l’orrore dei lager nazisti. Andrea Riccardi, storico, le guerre le ha studiate e poi le ha conosciute da mediatore per la pace. Diversi per generazione, radici culturali e religiose, entrambi hanno però conosciuto il male. A partire dal racconto delle loro esperienze, prendono avvio in queste pagine riflessioni lucidissime su cosa sia il male, su come possiamo affrontarlo e sulla necessità di non rassegnarci ad esso. Un appello oggi più che mai necessario. Due modi diversi di testimoniare cosa è il male, con una sensibilità rara, nella costante speranza in una umanità migliore, e nella convinzione che anche nelle stagioni più cupe si debbano e possano trovare delle luci.
Durante la mia vita ho fatto molte battute scherzose e raccontato tante storielle ad amici, conoscenti e colleghi di lavoro, ma sempre occasionalmente. Fino a che qualcuno non mi ha detto: "Ma perché non scrivi un libro?" Ed è quello che ho fatto. Quest’opera racconta tante battute inedite, pensieri e barzellette più o meno divertenti e lo fa mentre ripercorre e parla di alcuni periodi della mia vita. Da un lato, la mia personale inclinazione per fare battute scherzose ha tratto beneficio dalla mia lunga frequentazione degli scanzonati e spesso irriverenti ambienti triestini. Dall'altro lato, la vita che ho trascorso per lunghi periodi come lavoratore pendolare durante la mia attività di ricercatore geofisico mi ha dato opportunità e stimoli per fare nuove battute e giochi di parole divertenti. L’opera parla di questi aspetti ed esamina il significato delle storielle raccontate commentando anche i procedimenti mentali usati per crearle.
L'Autore
Nato nel 1952 a Gorizia, dove risiede, ha svolto attività di ricercatore geofisico per oltre 35 anni. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e di monografie su temi scientifici. Attualmente è congedato in pensione, ma continua a dedicarsi alla produzione scientifica. Oltre agli studi di geofisica, tra le sue passioni ci sono i giochi matematici, i giochi di parole e gli indovinelli. E infine, le barzellette.
Un viaggio tra scienza, arte, mito ed emozioni: le piante come non le avete mai lette. Ci sono persone che parlano con le proprie piante, trovano conforto in un bosco, si commuovono davanti a un fiore in boccio. Ci sono poi gli scienziati che ne studiano le strategie evolutive, le relazioni invisibili e i meccanismi biologici sorprendenti, decifrandone il genoma. In mezzo c'è un terreno comune: quello in cui sapere e sentire si incontrano. In questo volume, una biologa di fama internazionale intreccia scienza, mito, arte e vita personale per esplorare il legame profondo - e spesso frainteso - tra gli esseri umani e il mondo vegetale. Dalla Dafne di Anselm Kiefer ai boschi urbani, dai simboli antichi alle sfide del Green Deal e del femminismo, alle conseguenze ecologiche della guerra, ogni pagina apre finestre inedite sul rapporto tra esseri umani e piante. Un racconto intimo e curioso di una relazione in cui forse si nasconde un'altra chiave per comprendere qualcosa di più anche di noi stessi.
«C’è un silenzio che ci accompagna da sempre, ma che abbiamo imparato a ignorare. È il silenzio degli animali. Un silenzio che non è assenza di voce, ma una lingua diversa, fatta di sguardi, di movimenti minimi, di respiri trattenuti. Gli animali parlano, ma non con le parole: lo fanno con la vita stessa, con il loro esserci nel mondo in modo discreto, umile, necessario.» Dacia Maraini ha sempre scritto del suo rapporto speciale con i nostri «fratelli» del mondo animale. Di quanto siano importanti per noi «umani» e di quanto sia decisivo difenderne i diritti e capirne le sofferenze. E in queste pagine, che raccolgono racconti, memorie e interventi pubblici, ribadisce il rispetto per l’ambiente (che non è solo nostro), la ferma opposizione alle pratiche di sfruttamento o al rito insensato della caccia; spiega la sua scelta vegetariana e condanna gli allevamenti intensivi. E lo fa soprattutto raccontando delle storie: di compagni di vita, di cani «che ragionano» e «a volte volano», di gatti «che si credono pantere», di «gabbiani intelligenti», di lupi, orsi, cervi e molte altre creature meravigliose (non esclusi topi e galline). Le sue favole e le sue riflessioni appassionate esplorano il legame profondo in grado di unirci a esseri tanto diversi, eppure tanto simili a noi. Per comprendere infine come essi «non ci chiedano parole, ma gesti. Non proclami, ma presenza. E forse, in quel semplice atto di rispetto, potremmo finalmente riconciliarci con la parte più autentica e gentile di noi stessi».
Perché, nonostante la crisi delle vendite, continuiamo a riconoscere autorevolezza e serietà ai quotidiani? Perché certe testate sembrano più oggettive di altre? Cosa rende un articolo ‘credibile’? Per la semiotica si tratta di effetti di senso, giochi di simulacri e costruzioni narrative, risultato di precise strategie discorsive che costruiscono impressioni di realtà. È di queste strategie - delle loro differenze e delle loro modalità - che il libro si occupa, decifrando quelle con cui viene gestita l’informazione. Lo fa esercitandosi soprattutto sui quotidiani, ma offre spunti e strumenti utili per ‘smontare’ l’informazione tout court, sia essa su carta, on line o in televisione. In questa edizione, il libro si arricchisce di una postfazione sulla disinformazione attuale e sui suoi tratti distintivi.
Il volume raccoglie settanta contributi per i settant’anni del cardinale Matteo Zuppi, proposti da autori di generazioni diverse, di vari continenti e culture, uniti dalla stima che li lega all’arcivescovo di Bologna e presidente della CEI. Il filo che unisce i testi è la pace, che don Matteo ha inteso fin dall’inizio come il cardine del suo ministero pastorale. Gli scritti indagano la pace a cui richiamano le Sacre Scritture, come è stata ed è interpretata nel corso della storia, come ha costituito un segno profetico e un sogno, per tanti, un impegno e un rischio, un richiamo incessante e una necessità impellente, di fronte al dolore e alla distruzione. Fanno da cornice la teologia, l’esegesi biblica, la storia della chiesa, l’ecclesiologia, la liturgia, la profezia, il martirio, l’incontro con le altre religioni e culture.