"Perché la morte?". Questa è la domanda originaria che scuote ogni coscienza e la rende vulnerabile alla vita, una domanda che diventa più sofferta e bisognosa di risposta quando la morte sta per bussare alla nostra porta o ha visitato la nostra storia. Un "perché?" che tradisce l’estremo stato di dolore, ma spesso esprime anche una condizione di sorpresa, stupore, impreparazione. Ignorare la sofferenza, ignorare la morte, renderà tuttavia la realtà della vita più credibile? E immaginare la propria storia a stregua di uno spot pubblicitario renderà meno dura la lotta quotidiana?
Il volume affronta la sfida posta da questi inquietanti interrogativi mostrando come l’annuncio del Cristo risorto sia davvero in grado di cambiare la prospettiva dell’umanità, poiché è l’annuncio della risurrezione nella carne. Con una felice metafora, l’autore propone l’immagine di due gemellini che per nove mesi si sono fatti compagnia in maniera esclusivissima nel grembo materno. Al momento del parto uno lascerà quel ventre per primo. L’altro, rimasto solo, con la paura e l’esperienza tragica di questa separazione, penserà: "Mio fratello non è più con me, è morto!". Solo quando anch’egli vedrà a propria volta la luce potrà completamente ricredersi nell’incontrare quel fratellino ritenuto morto e invece vivo. "Tutta l’esperienza cristiana è attraversata da questa serena consapevolezza: nessuno può evitare il dramma della morte, nessuno può riuscire a nascondere l’evidenza della sofferenza. Ma il soffrire può essere compreso in maniera nuova se, nella logica di un parto, è apertura a braccia tenerissime e a carezze d’amore" (dal cap. 13).
Note sull’autore
Gennaro Matino (Napoli 1956) è parroco e docente di teologia pastorale nella sua città. Da sempre sensibile al problema dell'evangelizzazione e della carità, opera anche nel terzo mondo, soprattutto in India, per offrire un avvenire migliore a tanti bambini che vivono nel degrado. Giornalista pubblicista, ricordiamo tra le sue pubblicazioni Parrocchia e Preghiera. Per una catechesi della vita spirituale (1990), Abbà Padre. Una catechesi sul Padre nostro (1993), Aspettando Natale. Una catechesi per l'Avvento e il Natale (1993), Le strutture pastorali della Chiesa locale (1996), Una parrocchia tra memoria e profezia (2000), Abelardo. L'intuizione della coscienza (2000).
Il volume è uno studio sul pensiero filosofico e teologico di Tomas de Jesus, carmelitano scalzo spagnolo (1564-1627). Egli fu chiamato a Roma dal Papa e inviato nei Paesi Bassi per rispondere alla tesi dei protestanti con una "Censura" all'anonima "Theologia Deutsch" che si stava diffondendo in quell'area. La ricerca di Elisabetta Zambruno getta così una nuove luce non solo sul pensiero e l'opera di Tomas de Jesus, ma anche sulle controversie tra cattolici e protestanti nel XVI secolo.
Una introduzione alla conoscenza dei maestri piu celebrati nella storia del cristianesimo.
Una grande opera a cura del Centro Internazionale Vocazionale Rogate di Roma. Oltre 150 concetti spiegati in prospettiva vocazionale. Uno strumento scientifico che intende presentare il meglio di cio che la riflessione teologica ha 'pensato' finora in tema di vocazione e di vocazioni nella Chiesa, ma anche uno strumento 'pastorale', pratico e costituvamente legato all'esperienza di fede. Ogni voce del Dizionario e una piccola monografia che, al di la dell'omogeneita della stesura e degli adattamenti redazionali, conserva le sue peculiari caratteristiche. Una guida che aiuta ad impostare correttamente i problemi della pastorale delle vocazioni.
L'opera presenta una proposta articolata di sintesi per la Teologia fondamentale nel contesto della problematica contemporanea.
Dalla quarta di copertina:
L'opera presenta una proposta articolata di sintesi per la Teologia fondamentale nel contesto della problematica contemporanea.
Dopo il "Congresso internazionale di teologia fondamentale" (Roma 1995), dove si è delineata una grande convergenza tra due importanti scuole di Teologia fondamentale: la scuola di Tubinga (Germania), e quella dell'Università Gregoriana (Roma); e dopo la pubblicazione dell'Enciclica di Giovanni Paolo II, Fides et ratio (1998), che incide anche su una impostazione della Teologia fondamentale, il prof. Salvador Pié-Ninot ha ripreso e rielaborato il suo trattato di teologia fondamentale, il più diffuso nell'ambito di lingua spagnola, proponendo questa nuova opera aggiornata ed interamente rinnovata.
Dopo l'introduzione sull'identità attuale della Teologia fondamentale, la trattazione procede con un capitolo sull'adagio "conosci te stesso", che porta a concepire la credibilità come proposta di senso, teologica, storica e antropologica. I tre capitoli seguenti si concentrano sulle tematiche: Rivelazione, Cristologia fondamentale e Ecclesiologia fondamentale, in un costante dialogo tra i dati della fede e le interpellazioni del pensiero contemporaneo, moderno e postmoderno. La trattazione evidenzia punti di attualità molto significativi, come: il valore filosofico della Rivelazione; la categoria di "universale concretum"; la "Third Quest"; il "luogo" della Chiesa nella fede; e le nuove questioni concernenti il Magistero ecclesiastico.
L'opera si orienta in definitiva verso la categoria della testimonianza come segno ecclesiale della credibilità, perché sia reso possibile in nuove forme e per il nostro mondo il "dare ragione della speranza" (1 Pt 3,15).
Introduzione agli orientamenti piu promettenti della teologia contemporanea.
La teologia sistematica odierna certamente si caratterizza per un dichiarato orizzonte di tipo storico. Si tratta tuttavia di una prospettiva piuttosto recente. È infatti nel secolo XX che la teologia viene obbligata a uno sforzo di riflessione completamente nuovo, in grado di fissare i confini esatti di ciò che si intende oggi con l’espressione "teologia della storia". Con tale termine non si fa direttamente riferimento soltanto a una "teologia situata" in quanto coscienza credente dei diversi momenti storici e culturali, né a una ermeneutica storico-salvifica in quanto componente di una certa lettura della rivelazione cristiana, ma si guarda alla storia nell’orizzonte di un principio che le viene dato: la salvezza che si realizza nella storicità di Gesù Cristo, eterno Figlio del Padre, incarnatosi nella pienezza dei tempi.
L’idea stessa di "storia della salvezza", così com’è da noi posseduta e utilizzata, annida la sua ragione d’essere proprio a cavallo degli anni cinquanta, a tal punto che essa può anche definirsi il migliore risultato della teologia della storia di un secolo, quello XX, che "pensava" storicamente.
La ricerca – separata per autori: G. Thils, H.U. von Balthasar, J. Daniélou, J. Ratzinger, K. Rahner, J. Mouroux, M. Seckler, M. Bordoni, H.-I. Marrou, W. Kasper e altri – si muove tra i modelli cattolici rintracciati negli anni tra il 1950 e il 1970, mette in evidenza i tratti della riflessione teologica immediatamente precedente al Vaticano II, rileva le linee emergenti della teologia postconciliare e fissa alcune prospettive per una proposta speculativa e dottrinale volta alla teologia della storia della salvezza nel futuro.
Note sull’autore
Gianluigi Pasquale (Vicenza, 1967) è religioso sacerdote Cappuccino della Provincia Veneta di "Sant’Antonio". Ha studiato Lettere e Filosofia all’Università "La Sapienza" di Roma e ottenuto il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, dove è stato Assistente Scientifico nella Facoltà di Teologia dal 1999 al 2001. Ha trascorso soggiorni di studio in Germania, U.S.A. e, nel Regno Unito, al Greyfriars Hall di Oxford. Attualmente è Vice-Preside a Venezia dello Studio Teologico "Laurentianum" dei Cappuccini Veneti, affiliato al P.A.A. di Roma, dove insegna teologia sistematica come professore stabile. Ha pubblicato numerosi articoli in riviste scientifiche di teologia e filosofia, di molte delle quali è collaboratore redazionale.
"Le pagine di questo testo sono mosse dal desiderio di mostrare che in Gesù di Nazaret Dio ha parlato in maniera definitiva all'umanità. La sua rivelazione e la credibilità che l'accompagna possono essere significative anche per l'uomo contemporaneo. Immerso sempre più nel successo di nuove scoperte, questi sembra non accorgersi che la sua esistenza, paradossalmente, diventa sempre più fragile. Dopo la fatica, pagata a caro prezzo, per la conquista di una società democratica, l'essenziale viene rimesso in discussione per l'emergere di atti violenti contro l'umanità, facendo sprofondare intere generazioni nella paura e nell'angoscia. La verità, la libertà, la stabilità sembrano congedarsi da noi a volte in maniera silenziosa, per la mancanza del coraggio e della parresia, altre volte per la paura del sangue che colpisce l'innocente. La fede non è esclusa da questo processo. […] Componente essenziale della fede è la sua intelligenza. Essa si sviluppa in maniera privilegiata nella ricerca teologica, attraverso la quale si interroga il mistero e si cerca di esprimerne la ricchezza, pur nella povertà degli strumenti linguistici. È questa la sfida che si deve cogliere" (dalla Prefazione, 17 settembre 2001).
Malgrado il suo impegno di teologo sia oggi sempre più compresso dalle esigenze del ministero episcopale, l’autore ha felicemente risposto alla sollecitazione di rimettere mano a un volume che in sedici anni ha raccolto grande plauso tra gli specialisti internazionali, è stato tradotto in varie lingue (inglese, francese, spagnolo) e ristampato ben sette volte. A testimonianza dell’impegno profuso da mons. Fisichella basti rilevare che, pur conservando l’impianto della prima edizione, la nuova redazione ne ha pressoché raddoppiato il numero delle pagine.
Note sull’autore
Rino Fisichella, nato a Codogno (LO) nel 1951, ordinato sacerdote nel 1976, dottore in teologia dal 1980, ha compiuto studi teologici presso la Pontificia Università Gregoriana. Dopo alcuni periodi di ricerca in Germania, Francia e Stati Uniti, dal 1981 ha insegnato teologia fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana. Dal 1998 vescovo ausiliare di Roma, nel 2002 è stato nominato rettore della Pontificia Università Lateranense. Con le EDB ha pubblicato: Storia della teologia. 3. Da Vitus Pichler a Henri de Lubac (a cura di), Bologna 1996 e, insieme a Guido Pozzo e Ghislain Lafont, La teologia tra rivelazione e storia. Introduzione alla teologia sistematica, Bologna, 21999.
«L'opera del Meier costituisce la biblioteca fondamentale sulla nascita, la vita e la morte di Gesù per il prossimo millennio» (B.L. Visotzky).
Il secondo volume analizza a fondo il rapporto fra Gesù e il suo mentore, Giovanni Battista, la sua concezione del Regno e la sua fama di taumaturgo.
Dalla quarta di copertina:
In questo secondo volume della ricerca di J.P. Meier si approfondisce il tentativo di dare una risposta al più grande enigma della ricerca religiosa moderna: chi era Gesù? L'autore mette a sfondo di queste pagine un immaginario incontro tra un cattolico, un protestante, un ebreo e un agnostico, che si ritrovano per elaborare un documento comune su chi fosse Gesù di Nazaret e su che cosa abbia significato. Un ebreo marginale è ciò che secondo Meier quel documento rivelerebbe.
Il primo volume termina con la figura di Gesù ormai prossimo alla maturità. In questo secondo volume, l'autore prende in esame le parole e le opere di Gesù durante il suo ministero pubblico. Dall'analisi attenta che Meier consacra al suo mèntore, al suo messaggio e ai suoi miracoli emerge un ritratto veramente vivo di Gesù.
Il secondo volume risolve il dibattito aperto da tempo sul rapporto tra Gesù e il suo mèntore, Giovanni Battista. Si giunge alla conclusione che Giovanni ha esercitato un particolare influsso su Gesù: «In un certo senso, Gesù non fu mai senza Giovanni». Il ministero profetico di Giovanni, il suo messaggio di penitenza, il monito di un imminente giudizio e il rito del battesimo sono confluiti nel ministero stesso di Gesù. L'annuncio della fine dei tempi da parte del Battista continuò decisamente a formare in Gesù la convinzione che Dio stava venendo a salvare il suo popolo. La profonda analisi condotta sui vangeli mostra che la proclamazione del 'regno di Dio' da parte di Gesù andava oltre la minaccia del giudizio, fino alla promessa che tale regno, regno di salvezza e guarigione, era vicino.
L'autore confuta il moderno scetticismo, sostenendo in modo persuasivo che la tradizione sui miracoli di Gesù, analizzata in base a criteri storici, non fu inventata dalla chiesa primitiva. Al contrario, tale tradizione risale allo stesso Gesù storico: «Se la tradizione dei miracoli deve essere rigettata in toto perché non storica, allora lo stesso dovrebbe valere per ogni altra tradizione nei vangeli». Contraddicendo altri studiosi, questo libro mostra che Gesù operava come un taumaturgo, non come un 'mago', poiché i miracoli di Gesù avevano lo scopo di «condurre le persone alla fede, al pentimento e al discepolato».