È anonimo l'autore che, nel 1829, dà alle stampe questo piccolo, gigantesco libro. Ma è inconfondibilmente Victor Hugo. Sono anni in cui il progresso sembra trasportare l'umanità intera, sul suo dorso poderoso, verso un futuro di pace, prosperità, ricchezza e fratellanza. Ma negli stessi anni si tagliano ancora teste davanti a un pubblico pagante, si marcisce in carcere, ci si lascia morire per una colpa non sempre dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio. Hugo parla a nome dell'umanità, come sempre, e lo fa attraverso la voce di un uomo qualunque, di un condannato qualunque, di un miserabile che rappresenta tutti i miserabili di tutte le nazioni e tutte le epoche. Un crimine di cui non conosciamo i dettagli lo ha fatto gettare in una cella. Persone di cui non conosciamo il nome dispongono della sua vita, come divinità autoproclamate. Un'angoscia di cui conosciamo fin troppo bene la lama lo tortura, giorno dopo giorno, e gli fa desiderare che il tempo corra sempre più veloce. Verso la fine dell'attesa, venga essa con la liberazione o con l'oblio.
Tutti gli uccelli del creato esplodono nel cielo, in una nuvola bianca che scende volteggiando. Giunto al suolo, quel turbinio di piume si rivela fatto di carta: frammenti anneriti, fumanti, incandescenti. Ha in mente questa immagine Brian Remy quando riprende i sensi, steso sul pavimento di casa sua. Non ricorda lo sparo, sentito dalla vicina, né gli sembra di aver tentato il suicidio, nonostante la ferita alla testa, la pistola per terra accanto a lui e l'ambiguo messaggio "Eccetera" scritto con la sua calligrafia. Del resto, dal giorno della grande esplosione, la sua vita sembra diventata una sequenza sconnessa di attimi, separati da vuoti di memoria. Da quel giorno, anche il mondo intorno a lui non è più normale: la sua città è perennemente avvolta da una cappa di cenere e fumo; tutti sembrano in preda all'isteria, alimentata dalla lotta contro il terrorismo; suo figlio racconta a scuola di aver perso il padre, per poter immedesimarsi meglio nel lutto collettivo. Eroe controvoglia, Brian è accolto ovunque dai saluti e dagli applausi della folla, in quanto poliziotto. Lui e il suo collega Paul accompagnano gente famosa in visita al luogo dell'esplosione, chiamato "Zero", dove sono ammassati cumuli di acciaio, calcestruzzo polverizzato, pezzi di carta, brandelli di resti umani non più identificabili. Tra sprazzi di lucidità e attimi in cui gli sembra di vivere la vita di un'altra persona, Brian si ritroverà coinvolto in un'ambigua operazione anti terrorismo.
La tradizione, fin dai tempi più antichi, ha sempre sottolineato il legame fra le sette braccia e le sette luci della menorah - il candelabro d'oro che anticamente ardeva presso il Tempio di Gerusalemme - in rapporto alla creazione del mondo e dell'umanità, articolata in sette giorni (riposo divino incluso). Per comprendere meglio tale legame, guidata dal midrash rabbinico l'approccio ermeneutico tradizionale al testo rivelato - e dai grandi maestri della tradizione, l'autrice prende in considerazione le testimonianze bibliche relative alle indicazioni che Dio dà a Mosè in riferimento agli arredi del Tempio, e in particolare in rapporto alla menorah, che secondo studi recenti avrebbe una forma riconducibile a una pianta aromatica che cresce solo in Medio Oriente a ridosso della macchia mediterranea.
Breve biografia della beata Laura Vicuña, la ragazza morta a tredici anni per salvare la mamma da una situazione di peccato. L'autrice mette in evidenza la straordinaria bontà di questa ragazzina e la dedizione delle suore Figlie di Maria Ausiliatrice che la educarono a una vita cristiana senza riserve e senza compromessi.
Dopo I giorni della tenerezza", che scandiscono il tempo pasquale, l'Autore ci regala "I giorni dello stupore". Le parole di don Angelo ci accompagnano a riflettere sui giorni che preparano la nascita di Gesù. "
Questa guida offre: un itinerario di visita ai luoghi del Colle, che tiene conto del messaggio educativo e spirituale che ne deriva; alcune proposte a tema per la preghiera, e una traccia per celebrare il sacramento del perdono; una celebrazione della Via lucis; canti per la preghiera e la celebrazione.
«Credi tu? A più riprese Gesù rivolge questa domanda. Lo chiede al cieco nato: “Credi tu nel Figlio dell’uomo?”; a Marta che piange il fratello Lazzaro morto dice: “Chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?”, e alla sua esitazione dinanzi all’ordine di aprire la tomba ribadisce: “Non ti ho detto che se tu credi, vedrai la gloria di Dio?”. L’uso del singolare “tu” in questi casi è significativo; dice da solo che la fede è un atto personalissimo; non si può credere che “in prima persona”. Nella nostra epoca la fede appare sempre più una decisione personale che l’adulto è chiamato a prendere e a rinnovare, scoprendone in sé, oltre che nella parola di Dio e nell’autorità della Chiesa, le motivazioni profonde e la bellezza. Questa è l’esigenza alla quale mi sono sforzato di rispondere, ogni volta che ho avuto l’occasione di toccare il tema della fede nelle mie prediche e nei miei scritti » (dalla Premessa). Il libro propone le pagine più significative dedicate da padre Cantalamessa all’argomento “fede” nel corso degli anni. Pagine ricche di conoscenza biblica e sapienza spirituale, in grado di suscitare in chi legge sentimenti di luminosità interiore e di gioia, la «gioia che proviene dalla fede» (Fil 1,25).
Webb è un ex poliziotto espulso dal corpo per una falsa accusa di corruzione, un uomo disilluso, amareggiato dai fallimenti che hanno costellato la sua vita. Aperta un'agenzia che si occupa perlopiù di seguire e fotografare mariti fedifraghi, porta avanti con mestizia una vita solitaria; l'unico piacere che coltiva, salvo saltuarie relazioni sentimentali con le clienti, è la cucina. La sua vita cambia il giorno in cui un'affascinante signora, Sarah Nash, lo ingaggia per un lavoro particolare: seguire il marito e la sua amante, una giovane rifugiata croata, fino all'aeroporto di Heathrow, per verificare che riparta veramente per la Croazia. Il romanzo segue apparentemente i canoni del noir degli anni Trenta, ma al tempo stesso affronta temi "estremi".
Con il linguaggio a loro familiare del fumetto i bambini interpretano il racconto della nascita di Gesu cosi come lo presenta l'evangelista Luca. Il testo acquista forma e colore nelle immagini vivaci e suggestive, diventa reale ed attuale nei dialoghi e nei pensieri dei personaggi, a volte ingenui, a volte profondi. Per creare questa storia i bambini hanno dovuto entrare dentro il racconto dell'evangelista e catturare, non solo con la mente ma anche con il cuore, immagini, parole, pensieri, sentimenti. Il racconto del Vangelo e diventato cosi un racconto sentito, partecipato, vissuto da tutti e da ognuno con la propria sensibilita e tutti, in modo diverso a seconda delle proprie capacita e possibilita ma con uguale entusiasmo e piacere, hanno tradotto in forme e colori la storia piu bella che sia mai stata raccontata: quella del Figlio di Dio che viene ad abitare in mezzo a noi per insegnarci che cos'e l'amore.