Un impegno comune e instancabile lega fra loro i pontificati degli ultimi decenni, da Giovanni XXIII a Leone XIV: un lavoro attivo e assiduo per la riconquista dell’unità della Chiesa universale. Non si tratta, tuttavia, di un’opera che riguarda solo i rapporti tra le confessioni cristiane — e quindi soltanto di una "questione ecclesiale- —, ma del punto di vista da cui i Papi guardano alla più ampia sfida della difesa e costruzione della pace per tutta l’umanità. Un bene di cui oggi più che mai sentiamo di avere un bisogno vitale. In questo libro assistiamo al dispiegarsi di questo duplice contributo al progresso dell’umanità. In un mondo dominato da contrapposizioni di potere, da una spietata concorrenza economica e dalla svalutazione della cultura dell’altro, Papi diversi per storia personale e sensibilità si sono passati il testimone di una corsa perché gli uomini si sentano parte di una grande famiglia e proprio per questo rispettati, ascoltati e accolti in un disegno di pace, unica garanzia per un futuro in cui sperare "contro ogni speranza".
In questa Via Crucis, secondo lo schema tradizionale, le meditazioni sono ispirate alla Lettera enciclica "Spe salvi" di Benedetto XVI. Il 2024, anno di preghiera in preparazione al Giubileo del 2025, ha come tema centrale la speranza: questo sussidio è pensato per offrire un prezioso sostegno ai pellegrini e a tutto il popolo di Dio nel cammino di preparazione spirituale all'anno giubilare.
Il testo analizza la natura multidimensionale del corpo umano: essere corpo, avere corpo e stare nel corpo, distinguendolo in questo modo dal corpo animale per elevarlo a fondamento dell’identità personale e relazionale. L’autore esplora il contrasto tra la visione classica dell’unità tra anima e corpo e le derive contemporanee che tendono a oggettivare o dematerializzare l’essere umano. Attraverso una critica serrata alla teoria queer e al transumanesimo, viene denunciata la perdita di senso del desiderio e della corporeità, spesso ridotta a pura performance o merce. Queste teorie pongono sfide radicali all’identità personale e relazionale, muovendo da una comune visione del corpo come pura materia plasmabile o come prodotto sociale privo di un significato intrinseco. Entrambe le prospettive tendono a risolvere l’identità nell’autonomia assoluta del soggetto, negando la dimensione del corpo come dono e legame relazionale. Al centro della riflessione dell’autore emerge un’ontologia relazionale attorno al concetto di corpo come dono, ricevuto attraverso una dipendenza generazionale che abilita l’individuo all’autonomia e alla capacità di donarsi a sua volta. La prospettiva antropologica proposta integra diversi fenomeni come la nascita, l’abitare il mondo, l’amore e la morte non come limiti tecnici, ma come momenti cruciali in cui si manifesta la trascendenza della persona e la sua capacità di trovare senso anche nella sofferenza. L’opera invita a riscoprire una cultura della cura e della responsabilità, fondata sulla verità di un essere che è intrinsecamente relazionale.
«Fratelli e sorelle, saluto tutti voi, con il cuore colmo di gratitudine, all’inizio del ministero che mi è stato affidato. Scriveva sant’Agostino: “Ci hai fatti per te, [Signore,] e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te”».
Papa Leone XIV ha già tracciato in questo inizio di pontificato le vie maestre ecclesiali e pastorali. Partendo innanzitutto dall'eredità di pensiero e di dottrina del suo padre spirituale, sant'Agostino, e dei due papi che lo hanno preceduto nel ministero petrino: papa Benedetto XVI, per il quale Agostino è stato il primo dei maestri che hanno segnato la sua vita e la sua opera, e papa Francesco, con cui si è posto in una sostanziale linea di continuità su tutti i temi fondamentale della missione della Chiesa. Emerge così un intimo ritratto spirituale del nuovo Papa, segno di speranza per la Chiesa e per il mondo
Quando il 14 gennaio 1875 venne pubblicata la "Lettera al Duca di Norfolk", l'Inghilterra era attraversata da polemiche accese contro la pubblicazione del Sillabo e la definizione del Concilio Vaticano I circa l'infallibilità del Papa. Il grande statista inglese Gladstone aveva attaccato pubblicamente i cattolici ritenendo che la loro fedeltà al Papa li privasse della libertà intellettuale e morale e fosse incompatibile con la fedeltà allo Stato, dal momento che avrebbero dovuto vincolare la loro coscienza ad una potenza straniera. A distanza di 125 anni il tema affrontato nella lettera offre lo spunto per una rilettura della storia del papato e della riflessione intorno all'infallibilità del Papa, a partire dai primi del secolo.
Dalla conversione di Costantino alla conquista di Arkona nel 1168, in una vasta regione che dal Mediterraneo raggiungeva il Mar Baltico e l'Irlanda, donne e uomini continuarono a seguire usanze antiche, praticando potenti rituali e immolando agli dèi. I cristiani li chiamarono pagani, narrandone il caleidoscopico mondo spirituale in racconti laconici e incerti, tra fascinazione e biasimo. Sono tracce sbiadite che conducono in luoghi distanti: le zone d'ombra dei grandi regni, foreste tenebrose e stagni profondi, fino alle sconfinate terre che si estendevano oltre i limiti della parola scritta. Rare testimonianze che ci consentono di gettare uno sguardo su pratiche, credenze e divinità: scorgiamo i grandi fuochi accesi sui campi nel cuore dell'inverno, il legame che univa le streghe, la luna e i lupi, i cruenti sacrifici officiati nelle paludi del Nord, il fosco Wodan e la sinistra schiera di numi senza nome. Il volume ci guida in un viaggio attraverso un mondo perduto, oscuro ma rischiarato da frammenti che, preziosi, scintillano nel buio.
Questo volume si inserisce all'interno dell'attuale dibattito ecclesiologico, affrontando alcune tematiche cruciali nella presente stagione ecclesiale. Oltre a voler offrire un contributo e una presa di parola su di esse, gli autori intendono proporre, insieme ai contenuti, alcuni criteri essenziali per sviluppare e affrontare diversi temi scelti di ecclesiologia, quali l'identità ecclesiale, la centralità dell'eucaristia, la successione apostolica, la questione della sinodalità e il tema cruciale della riforma nella Chiesa. Queste tematiche, che animano le odierne discussioni ecclesiali, possono trovare un intrinseco legame dinamico tra loro? E questa la domanda che anima la presente ricerca e alla quale gli autori intendono rispondere, rintracciando come emerge dal sottotitolo una possibile plausibile via ecclesio-logica.
Riccardo Bollati è Capo Ufficio Dottrinale del Dicastero per Dottrina della Fede e insegna Dottrina Sociale della Chiesa presso la Facoltà di Economia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma.
Alesandro Clemenzia, professore ordinario di Ecclesiologia ed Escatologia, è preside della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale (Firenze), docente invitato presso la Facoltà Teologica San Isidoro di Siviglia, docente incaricato di Ecclesiologia e Mariologia presso la Pontificia Università Lateranense di Roma e direttore della rivista Fidei Communio.
Nicola Salato è professore ordinario di Ecclesiologia e Mariologia press la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale sez. San Luigi (Napoli), dove dirige il settore di specializzazione in Teologia dogmatica (indirizzo ecclesiologico) e docente invitato presso la sez. San Tommaso della medesima Facoltà.
La biografia del protagonista della storia unitaria, artefice del nostro Risorgimento, ricostruisce non solo la sua carriera pubblica - i successi politici, gli intrighi finanziari, le cospirazioni, la visione nazionale e le doti diplomatiche -, ma la complessa psicologia dello statista torinese alla prova delle scelte che hanno permesso di fare l'Italia. L'autore attinge ai giornali, agli epistolari e ai diari di Cavour, a quelli dei suoi amici, dei suoi alleati e dei suoi avversari: ne emerge un affresco completo e aggiornato del nobile piemontese, che non tralascia di presentare il temperamento autoritario, la tenace aspirazione al cambiamento, le fragilità, le incertezze del personaggio destinato a passare alla storia come l'autore politico del Risorgimento.
Chi è un clandestino? O una rifugiata? Cosa differenzia l'integrazione dall'accoglienza? Quali logiche si nascondono dietro l'uso del termine sicurezza? Le parole intorno al fenomeno della migrazione utilizzate prevalentemente dai media stanno determinato il cambiamento culturale in atto imponendo un linguaggio comune in fatto di migranti, rapporto con lo straniero, asilo etc. Il volume (che ospita contributi di sociologi, teologici, storici e filosofi italiani) si presenta come una sorta di "dizionario ragionato" che include termini vecchi e nuovi diffusi nella comunicazione sociale e nell'uso comune, evidenziando per ciascuno la storia della parola, le sue recenti evoluzioni semantiche ed, eventualmente, i suoi usi mistificati al fine di ristabilire un senso adeguato per il bene comune.
Cos'è la speranza? Ed e vero che la speranza è un farmaco? Chi spera ha veramente più possibilità di migliorare la propria condizione di salute e di vita? Quali sono meccanismi biologici che sottendono e modulano questo processo? Una malattia organica può trovare le sue radici in eventi traumatici di ordine psico-affettivo?
A queste altre domande il testo risponde integrando le scoperte della scienza medica degli ultimi vent'anni con la teoria della Gestalt Therapy (GT) le sue evoluzioni (Gestalt Therapy Kairos).
In un continuo parallelismo tra i i sistemi corporei che regolano la fisiologia dell' organismo e le funzioni del sé in in GTK, esaminando i diversi punti di vista, il libro offre una visione armonica, pur nella complessità, della relazione mente-corpo all'interno della relazione di cura. Mantenendo sempre il legame tra medicina e e psicologia, sottolinea come tale relazione trova nel corpo e nei suoi processi biochimici la radice che sostiene la speranza e promuove la vita.
A Bubù piace ridere e fa risate di tutti i tipi, secondo le occasioni. Gio invece riesce a stare sempre composto e concentrato. Così anche Bubù a un certo punto smette di ridere perché a tutto c'è un limite. Ma quando serve un'idea originale per una nuova canzone la classe pensa subito alle risate di Bubù.
Età di lettura: da 6 anni.
La figura umana e il messaggio filosofico di Socrate hanno rappresentato un enigma per gli interpreti. E non soltanto per la mancanza di scritti suoi e per la tradizione su di lui affidata al discepolo Platone, troppo creativo per essere umilmente fedele, ma soprattutto per la poliedricità del personaggio e del filosofo, raccolta in ricca unità solo sotto il sigillo del martirio. L'opera di Guardini va d'un balzo oltre le discussioni filologiche e affronta direttamente i dialoghi platonici, in cui campeggia Socrate nel dramma della sua morte per la causa della verità. Il commento di Guardini è una vivida ricostruzione, continuamente sostenuta dalle citazioni; l'altezza spirituale del lottatore contro gli inganni della sofistica si staglia di contro alla mediocrità etica e all'ottusità intellettuale di molti suoi oppositori e giudici. E tuttavia la vera tragedia d'una dolorosa trasformazione di costume e di mentalità, in cui Socrate fu insieme artefice e vittima, viene sobriamente delineata nei suoi aspri contorni. In queste pagine la continuità di fondo tra Socrate e Platone, anzi il «platonismo» eterno, componente ineliminabile dello spirito europeo, appare con la forza luminosa dell'evidenza.