Il contesto del Messico contemporaneo può essere considerato anche un laboratorio, dal punto di vista educativo: si affrontano varie idee di scuola, tra processi di modernizzazione laica, progetti collegati all'internazionalismo socialista o alla costruzione di una coscienza nazionale, istanze di riconquista cattolica, problemi di educazione degli indigeni. A questi nodi è dedicata la Sezione monografica - "Scuola, maestri e pedagogie nel Messico prima e dopo la rivoluzione" - curata da Massimo De Giuseppe e Gracida Fabián Mestas. I saggi della Miscellanea approfondiscono invece le basi teologiche del Concilio Plenario Latino-americano del 1899, la figura del filosofo dell'educazione Giuseppe Casella, la scrittura per l'infanzia di Giuseppe Ernesto Nuccio e Titomanlio Manzella, la formazione professionale in Italia dal dopoguerra agli anni Settanta. Nella sezione Memorie di scuola, Giovanni Bazoli ricostruisce il rapporto tra Enzo Giammancheri e l'Editrice La Scuola e in Fonti e documenti, tra i vari contributi, una ricerca sulle fonti per lo studio della scuola elementare nella Repubblica Sociale Italiana.
Con L’Età della Conquista, si inaugura un grande progetto quinquennale dal titolo I giorni di Roma teso a restituire un’idea complessiva del modo in cui Roma riuscì a elaborare il proprio linguaggio artistico a partire dalla cultura figurativa greca. Questo primo “capitolo” – pubblicato in occasione della grande mostra ai Musei Capitolini curata da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, con allestimento di Luca Ronconi e Margherita Palli – parte dal momento di formazione dell’Impero romano, quando Roma espande progressivamente il proprio controllo su tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Spagna alle coste dell’Asia Minore, divenendo l’unica potenza egemone sull’intero bacino del Mediterraneo. Nel periodo successivo alle campagne di conquista in Grecia, dalla fine del III secolo alla seconda metà del I a.C, si assiste alla formazione di un linguaggio figurativo, squisitamente romano, che fa tesoro di tutta la cultura artistica greca, che nel tempo viene recepita, assorbita e modificata. È questo il periodo in cui l’élite al potere avverte, con sempre maggior consapevolezza, il consolidarsi del proprio prestigio e lo esprime attraverso l’arte, un’arte che, assorbiti gli elementi fondanti della cultura greca, costruisce su quelle solide basi un nuovo e duttile linguaggio universale, capace di adattarsi alle esigenze del nuovo impero. Tra i periodi più complessi e originali nel campo dell’arte occidentale, la formazione e la seguente supremazia di questo particolare linguaggio figurativo in tutto il bacino del Mediterraneo vengono descritte e presentate nel volume attraverso un’accurata selezione di opere d’arte – statue, cicli scultorei e rilievi in marmo, in bronzo e in terracotta, destinati a edifici pubblici e privati – provenienti dai principali musei europei. Articolato in quattro sezioni (Dèi e santuari; Monumenti onorari; Vivere alla greca; Costumi funerari), il catalogo delle opere documenta un’epoca di profondi cambiamenti nei canoni stilistici e nel gusto estetico della Roma antica. Un periodo in cui l’influenza ellenica diventa preponderante fino a coinvolgere completamente il mondo culturale romano.
Una fedele ricostruzione storica e una ricca documentazione spiegano la genesi di un’assurda rappresaglia nazifascista.
«Gli uomini nell’aia aspettavano, sottomessi e silenziosi come usano i contadini quando si sentono comandati… come bambini che avuta la colazione dalle madri, si preparano a una passeggiata campestre».
Arrigo Benedetti
Nel marzo 1944 fu condotta dalle truppe tedesche una serie di operazioni sull’Appennino reggiano-modenese, con l’appoggio di reparti della Gnr fascista nell’intento di distruggere le nascenti formazioni partigiane.
Il 18 marzo l’obiettivo fu il crinale modenese del Dragone-Secchia. Vennero attaccati i paesi di Monchio, Susano e Costrignano, mentre i reparti della divisione Hermann Göring rastrellavano il territorio uccidendo civili inermi. Le vittime furono centotrentuno.
Sul versante reggiano l’azione, condotta da altre unità della medesima divisione, prese avvio il 20 marzo. Civago e Cervarolo furono investiti da una preordinata manovra di rastrellamento. A Cervarolo vennero fucilate ven-?tiquattro persone: uomini innocenti tra i diciassette e gli ottantaquattro anni, tra cui un povero paralitico e l’anziano parroco. Dopo aver depredato il paese, i tedeschi fecero allontanare le donne e mitragliarono gli uomini, quindi incendiarono le abitazioni. Fu una strage. Solo tre persone scamparono alla morte.
Per oltre sessantacinque anni non è stato possibile determinare le responsabilità individuali del massacro. Solo dopo il 1994, con l’apertura a Roma dell’Armadio della vergogna, dove erano stati occultati negli anni Sessanta i fascicoli relativi all’inchiesta compiuta nell’immediato dopoguerra, il percorso della giustizia è stato riavviato. Le indagini condotte dalla Procura militare di La Spezia hanno portato a un processo che ha preso avvio nel novembre 2009 presso il Tribunale militare di Verona.
Massimo Storchi, storico, ha pubblicato numerose opere su guerra e resistenza, tra cui Uscire dalla guerra (Franco Angeli, 1995), Combattere si può vincere bisogna (Marsilio, 1998), Sangue al bosco del Lupo (Aliberti, 2005), Il sangue dei vincitori (Aliberti, 2008). E diversi saggi su fascismo, cooperazione, lotte politiche e sociali nel dopoguerra in Emilia Romagna. È responsabile scientifico del Polo archivistico del Comune di Reggio Emilia.
Italo Rovali, nato a Cervarolo, laureato in giurisprudenza, avvocato e insegnante, è presidente del Comitato dei famigliari delle vittime della strage di Cervarolo.
Giorgio de Chirico, così come si considerava un grande pittore, allo stesso modo si considerava un grande scrittore. Dei libri che ci ha lasciato, "Hebdomeros", l'inedito "Il Signore Dudron" e "Memorie della mia vita", non c'è dubbio che sia quest'ultima l'opera più importante, e non soltanto per ragioni storiche, ma perché, ripercorrendo le tappe della sua vita e quelle perfettamente coincidenti del suo lavoro artistico, de Chirico aveva modo di sentirsi ancora una volta al centro del mondo e della storia dell'arte. Inoltre il libro delle "Memorie" ci mette immediatamente in contatto con la sua arte di 'pictor optimus', svelandoci i motivi della sua lunga polemica con tutto quello che veniva fatto dai suoi contemporanei.
Succede un pomeriggio, al centro commerciale. È lì che Henry, tredici anni, viene avvicinato da un uomo, ferito a una gamba, che gli chiede aiuto. La madre di Henry, Adele, accetta di portare lo sconosciuto a casa con loro. Senza fare domande. In macchina l’uomo, che si chiama Frank, constata: «Oggi è il mio giorno fortunato. Forse anche il vostro». E Henry capisce che la sua vita sta per cambiare.
Fino a quel momento è stata piuttosto solitaria: sempre sua madre e lui, dai tempi del divorzio. Mentre il padre di Henry si è fatto un’altra famiglia, Adele si è a poco a poco estraniata dal mondo, costruendo con la solitudine una barriera attorno alla propria fragilità. Henry, come Adele, non ha molti amici, e ora che il suo corpo sta cambiando non sa a chi confidare le fantasie che lo ossessionano sulle ragazze, sul sesso, e il senso di inadeguatezza che lo attanaglia.
Ed ecco, improvvisamente, quell’uomo nella loro vita. Frank non nasconde la verità: è fuggito dall’ospedale del penitenziario, è un evaso. Strano, perché invece ha tutta l’aria di essere uno a posto. Lo si capisce da come si offre di cambiare le lampadine in cucina o si dà da fare ai fornelli; o forse dal modo in cui si rivolge a sua madre, chiamandola per nome, sussurrandole complimenti, facendola sorridere come Henry non l’ha più vista fare da molto, troppo tempo. Ed è un’eccitazione mai provata – paura o felicità? – quella che Henry sente quando Frank gli insegna a fare il suo primo vero lancio o gli spiega come preparare un perfetto pie.
Così, mentre fuori si scatena la caccia, in casa il tempo è come sospeso, e forse finalmente a una svolta.
Ciò di cui la Chiesa ha bisogno nel tempo attuale è il risveglio di una nuova e autentica predicazione escatologica circa il ritorno di Gesù Cristo, quale alimento della speranza degli uomini nel futuro della storia e annunzio adatto per la conversione del mondo. Quest’ultimo, sempre più secolarizzato e scristianizzato, si prepara alla venuta di Gesù per il giudizio non come la sposa che lo attende, ma come il fico sterile, senza frutto, pronto solo a essere tagliato e gettato a bruciare nel fuoco. L’annunzio escatologico della Parola di Dio, attraverso la Sacra Scrittura, è rivolto principalmente a preparare l'umanità al ritorno di Cristo e alle cose che avverranno in quel giorno, che sarà anche l'ultimo della storia. Questi temi, poco noti e poco predicati, riguardano "l'escatologia storica finale" in cui la fine di questo mondo coincide con la venuta definitiva e gloriosa del Regno di Dio e il passaggio dal tempo all'eternità per l'umanità intera. Il libro di P. Colonna rappresenta un aiuto al rinnovamento dell'escatologia storica finale, presentando in modo vivo e kerigmatico le verità relative al ritorno di Cristo e alle cose che avverranno nell'ultimo giorno della storia.
Carlo Colonna è un sacerdote gesuita. Vive a Bari, dove è Assistente spirituale di una Comunità carismatica di Alleanza, la Comunità di Gesù, impegnata nel dialogo ecumenico col mondo evangelico-pentecostale, anglicano, ortodosso e con gli ebrei messianici. È predicatore, autore di canti religiosi e scrittore di numerosi libri di spiritualità e catechesi di diverso genere. Con Fede & Cultura ha pubblicato Medjugorje profezia mariana (2008) e Gli Ebrei Messianici (2009)
Michele Ciliberto offre in questo volume un'opera unitaria su Giordano Bruno, individuando i nodi teorici fondamentali del suo pensiero secondo un'interpretazione mai unilaterale: Giordano Bruno non è né il "martire del libero pensiero" né il "mago ermetico", ma una personalità ben più complessa e affascinante.