Le persone transgender sono migliaia solo in Italia e chiedono di essere ascoltate e riconosciute dalle comunità cristiane. Eppure, nel nostro Paese, la riflessione teologica è spesso rimasta indietro rispetto alle scienze, e la pastorale - di conseguenza - balbetta. Questo volume, primo nel suo genere in Italia, prova a colmare quel ritardo con un approccio intenzionalmente transdisciplinare. Clinica, sociologia, antropologia culturale, filosofia, teologia morale, teologia biblica e teologia pastorale si interrogano insieme: non per costruire sintesi affrettate, ma per mantenere aperte le domande e lasciarsi provocare da saperi, sensibilità e vissuti plurali. Le tre parti in cui si articola questo libro - scienze, teologie, pastorali - sono precedute da testimonianze di vita e di fede, perché prima delle idee vengono le persone (e le loro esperienze). Non è u n trattato ideologico né una raccolta di indicazioni operative. È uno strumento di lavoro, onesto ma anche provvisorio, per le comunità cristiane che vogliono coniugare ascolto autentico e pensiero teologico rigoroso. Perché le transidentità rappresentano una sfida che è urgente accogliere e affrontare. Le autrici e gli autori dei diversi contributi sono: Antonio Autiero, Carlo Casalone, Luisa Derouen, Fabrizia Giacobbe, Diego Lasio, Giulia Longoni, Marzia Mauriello, Federico Sandri, Cristina Simonelli. Prefazione di Mimmo Battaglia.
Se la Chiesa come "popolo di Dio" è una delle grandi acquisizioni del concilio Vaticano II, non si può però non rilevare che in quel popolo i laici sono «l'immensa maggioranza» (Evangelii gaudium 102), praticamente il 99,2%, e che non è in causa un puro dato quantitativo. Certo, i laici dei nostri giorni non sono più quelli che hanno respirato la fresca brezza del concilio, partecipando alla fervorosa stagione di rinnovamento che l'evento ha innescato. Si tratta di un popolo variegato e spesso inquieto, sempre meno omogeneo e - soprattutto in Occidente - abituato a esprimersi con una propria autorevolezza su tutte le questioni ecclesiali. L'istanza partecipativa, come mette in evidenza il volume, non ha più niente a che fare con l'affiancamento generoso e subalterno che una volta i "buoni laici" offrivano all'apostolato del clero, perché nel contesto di un'ecclesiologia battesimale si va recuperando con forza la prospettiva di una piena corresponsabilità. Al contempo, dal cammino sinodale in questi anni emerge la necessità di un radicale ripensamento del ruolo delle donne all'interno della Chiesa. E la questione ministeriale, soprattutto per quanto riguarda l'ordinazione di "diacone", si sta rivelando cruciale.
Il volume di Marco Benini indaga il rapporto profondo tra la Sacra Scrittura e la celebrazione liturgica, mostrando come la Parola proclamata nel rito non sia una semplice "lettura", ma un evento che coinvolge la comunità ecclesiale. Benini guida il lettore attraverso i testi biblici della liturgia (in particolare i salmi), le orazioni e i gesti rituali, con un approccio sistematico e una ricca panoramica storica e teologica. Un'opera che coniuga esegesi, teologia liturgica e spiritualità, fornendo strumenti pratici e riflessioni teoriche indispensabili per ministri, studiosi e ogni credente appassionato della Parola. Un testo indispensabile che colma il divario tra il lavoro accademico e l'esperienza quotidiana nella vita della Chiesa.
Un'intensa amicizia pareva irrimediabilmente spezzata dalla morte improvvisa. Ma Gesù, che nutriva un amore profondo per il defunto Lazzaro e le sue due sorelle, ridestò quel legame infranto. L'evangelista affida allo scritto la memoria di quell'evento sconvolgente per far crescere la fede in Cristo nei credenti di allora e nei lettori a venire. Nel medesimo istante, l'aver sconfitto, sia pure temporaneamente, la morte diviene per Gesù stesso un segno che lo conferma nella consapevolezza della propria missione: attrarre tutti al Padre nel mondo dei risorti.
Come definire questo libro, che propone un'ampia raccolta di testi di preghiera e meditazione di padre Pedro Arrupe? Il titolo ci dà già una prima chiave. Non è un libro di lettura, ma un aiuto per pregare. Sul tavolo di lavoro o sul comodino, questo libro può essere un supporto per il nostro rapporto di preghiera con il Signore. Già a una prima lettura si rimane ammirati e sorpresi dalla centralità e profondità della relazione che padre Arrupe ha con Dio, con Cristo, con l'umanità. Poi, approfondendo, dovrebbe essere ciascuno di noi a spingersi a parlare, adorare o implorare quello stesso Dio, avvalendosi delle parole di padre Arrupe, o di quelle che spontaneamente escono dal nostro cuore, oppure in silenzio.
All'interno di questo libro troverai oltre 100 tra le più amate storie della Bibbia, dall'Antico al Nuovo Testamento, scritte con un linguaggio chiaro e e immediato. Le parole più importanti sono evidenziate a colori, per aiutare bambini a ricordarle, discuterle e condividerle.
E c'è di più! Inquadrando il QRcode su ogni pagina, potrai accedere alla versione sonora in inglese, per ascoltare le storie e imparare divertendosi.
Età di lettura: da 6 anni.
Sai chi era Ignazio di Loyola? In questo libro potrai scoprirlo, sapere cosa ha fatto e perché così tanta gente lo conosce e lo ricorda con grande affetto. Sapevi che visse per quasi vent'anni a Roma? Età di lettura: da 6 anni.
Educare all'amore si propone come una delle grandi sfide del nostro tempo, anche perché ad ogni età e in ogni stato di vita - compreso quello della vita consacrata - non si termina mai di imparare ad amare e di insegnare ad amare, come Gesù ha invitato a fare. Gli interventi raccolti in questo volume nascono dal corso formativo, di carattere teologico, intitolato Educare oggi all'amore cristiano, organizzato dal Vicariato per la Vita Consacrata dell'Arcidiocesi di Milano in collaborazione con il Centro Studi di Spiritualità della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale.
Un manuale che fornisce gli strumenti introduttivi allo studio della linguistica del discorso e li applica agli studi biblici. Un testo che fornisce nella prima parte un’introduzione alle proprietà del discorso e alle diverse metodologie di studio e, nella seconda, presenta una serie di esempi tratti dall’Antico Testamento, con ampio commento ed esposizione delle caratteristiche discorsive che condizionano anche l’interpretazione del testo.
Nel quarto vangelo Gesù è un giudeo che nutre speranze per i giudei. Tutto il vangelo è "ebraico". perché pensato e scritto nell'ambito dell'ermeneutica biblica, dell'escatologia e delle feste liturgiche che hanno il loro centro nel tempio di Gerusalemme.
Come spiegare la presentazione polemica e negativa dei giudei in un vangelo così "giudaico"? Per rispondere a questa domanda, Di Luccio, esperto conoscitore del contesto ebraico del primo cristianesimo, scandaglia i capitoli che l'evangelista Giovanni ambienta durante le feste dei giudei, in modo particolare quelle del tempio. Ne ricava che esse hanno la funzione di spiegare la novità che la messianicità di Gesù apporta in relazione a tutto il sistema religioso giudaico imperniato sul culto al tempio di Gerusalemme.
Grazie a questa prospettiva, temi chiave come l'acqua e la luce acquistano nuova profondità, illuminando in modo innovativo la cristologia del quarto vangelo. L'attenzione al contesto giudaico permette inoltre di chiarire il ruolo dei "giudei" nel racconto evangelico.
"La Storia di san Domenico" di Humbert Vicaire, per rigore critico e costante attenzione all'oggettività storica, si distacca nettamente dal genere devozionale e letterario di una certa agiografia del passato. In essa il celebre domenicano si prefigge di far emergere, senza forzature né manipolazioni, l'uomo vivo, compassionevole ed esigente, operoso e contemplativo, schietto e diplomatico; riesce a evidenziare il santo autentico, con drammi e limiti, nella sua rigorosa coerenza e intuitiva genialità; giunge a coglierne il genuino messaggio di amore per la povertà, che trova in Domenico la fedele realizzazione della prima beatitudine evangelica. L'interesse di questo volume supera perciò quello della pura e semplice biografia, facendo luce sull'intera società civile religiosa dell'inizio del secolo XIII.
Nato a a Lisbona nel 1195, Sant'Antonio di Padova mostra fin da bambino una profonda inclinazione all preghiera. A soli quindici anni entra in monastero per dedicarsi allo studio, ma la svolta riva nel 1220, quando la testimonianza dei martiri francescani lo spinge a partire per il Marocco. Un'esperienza che segnerà per sempre la sua salute, ma che lo condurrà all'incontro con San Francesco d'Assisi e all'ingresso nell'Ordine. Divenuto predicatore, dopo un periodo in Francia si stabilisce a Padova, dove vive tra contrasti e grandi successi fino alla morte nel 1231. Canonizzato appena un anno dopo da Papa Gregorio IX, sarà proclamato Dottore della Chiesa nel 1946. La sua figura parla ancora oggi, soprattutto ai giovani: Antonio invita non restare prigionieri del passato, né dei suoi errori né delle sue nostalgie, ma a farne tesoro per vivere il presente con intensità e costruire il futuro con desiderio, come uomini e donne affamati e assetati di senso e di speranza.