CALENDARIO DA MURO PAPA FRANCESCO SAN PIETRO 2026 CM 31 X 33
Che cos'è davvero il dialogo? È solo comunicazione o è la trama profonda che ci costituisce come esseri umani? Chi è l'Altro che ci pro-voca? Cosa accade quando scegliamo davvero di ascoltarlo? Qual è il senso profondo di questo incontro?
Si può ancora incontrare l'Altro senza colonizzarlo? Il dialogo è qui esplorato come atto radicale: è responsabilità dell'Io davanti alla chiamata dell'Altro; è ricerca di una Verità nomade e dialogica; è il fondamento di una società plurale e democratica. Ma cosa accade quando il dialogo attraversa confini culturali, storici, epistemici? Come rispondere alla venuta dello straniero. al suo passato ferito? Quante voci sono state cancellate in nome di un universale costruito sull'Io? La seconda parte del testo sfida il mito dell'universalismo occidentale. Affronta le ferite ancora vive del colonialismo: la coloniality, l'epistemicidio, la conquista spirituale, il controllo dei corpi. Davanti a questo volto sanguinante che grida, può esserci pace senza un disarmo anche culturale? Se la filosofia vuole restare fedele a sé stessa, deve trasformarsi: farsi dialogica, interculturale.
Deve decolonizzarsi. Solo così potrà ri-aprire i suoi orizzonti e tornare ad ascoltare l'Altro. La meta-morfosi è urgente.
Federico Masciotti (Foligno, 1998) si è formato in Filosofia presso l'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", dove ha conseguito la laurea triennale, con una tesi su Emmanuel Lévinas, in Antropologia filosofica, e la laurea magistrale, nella medesima materia, con un lavoro che costituisce la base di questo saggio. Ha pubblicato presso la rivista telematica di filosofia Dialegesthai "Günther Anders è il nostro Noè.
Profilo di un pensatore diverso (2022), La persona come fondamento della democrazia. Una lettura di Maria Zambrano" (2023) e Ci sono dei personalismi. Chiarificazioni della persona (2024).
Il testo offre un breve resoconto dell’antropologia alla luce della fede cristiana, in dialogo con la scienza e la filosofia, in base al fondamentale principio conciliare «Cristo svela l’uomo all’uomo» (Gaudium et spes, 22). La parte principale del trattato considera l’uomo a partire dalla Bibbia, con le categorie di "immagine e somiglianza" e "grazia". Particolare importanza viene data alla filiazione divina del credente, al realismo della grazia, alla vita teologale (fede, speranza e carità), all’intreccio tra grazia e libertà. L’ultima parte del libro considera diverse questioni antropologiche alla luce della grazia di Dio nell’uomo: l’unione tra anima e corpo, la libertà che accoglie il dono, il tempo e la storicità, la socialità umana, in particolare quella tra uomo e donna, e infine la persona umana. Prefazione di Giulio Maspero.
In questa Via Crucis, secondo lo schema tradizionale, le meditazioni sono ispirate alla Lettera enciclica "Spe salvi" di Benedetto XVI. Il 2024, anno di preghiera in preparazione al Giubileo del 2025, ha come tema centrale la speranza: questo sussidio è pensato per offrire un prezioso sostegno ai pellegrini e a tutto il popolo di Dio nel cammino di preparazione spirituale all'anno giubilare.
Una madre dalla fede profonda spiega al giovane figlio il Credo, la professione della fede cristiana.
L'udito e la vista sono i due sensi più importanti dell'essere umano, Oggi rischiamo il loro ottundimento, perché siamo circondati senza sosta da rumori, immagini e informazioni che si rovesciano su di noi come una pioggia battente. C'è chi in casa tiene il televisore acceso tutto il giorno. C'è chi anche quando va a correre al parco o a passeggiare in centro ha le cuffie sulle orecchie e ascolta musica. Così, però, non sentiamo quello che avviene introno a noi. Qualcosa di simile avviene con l'atto di vedere. Prendendo lo spunto da alcuni episodi biblici, dalla Regola di san Benedetto, da illuminanti intuizioni filosofiche, Grün dimostra come l'ascolto e la visione - due pilastri della nostra vita di ogni giorno - si ripercuotano sulla nostra interiorità. Sono vie a una vita ricca e intensa. Ci aiutano a giudicare e ad agire in maniera diversa, più consapevole e più attenta: con le orecchie del cuore e gli occhi del cuore. Ci aprono al mistero di Dio: ci portano a sentire l'Inudibile e a vedere l'Invisibile. Senza clamori, dall'ascoltare e dal guardare passa dunque l'azione di Dio verso di noi - e passa la risposta che noi diamo a lui!
Cosa si può intendere per bioetica oggi? Probabilmente il braccio più operativo, oltre che speculativo, della filosofia. Per tanti filosofi e bioeticisti è etica del limite, dei limiti e dei confini: barriere da non superare, se c'è il rischio di mettere in pericolo la dignità umana, il mondo animale e le risorse dell'ambiente. Limiti che riguardano, ad esempio, le terapie o le tecnologie mediche da mettere in atto nel fine vita; qual è, ad esempio, il limite tra accanimento terapeutico e eutanasia? Non bisognerebbe scordare che sofferenza e vita morente hanno sempre un significato, specie nei termini della cura che, spesso, oscilla tra prestazione tecnica e completa presa in carico del sofferente. Ecco che si ripresenta, sempre attualissima, la domanda: ma ciò che è tecnicamente possibile, scientificamente possibile è sempre moralmente lecito? Eticamente lecito? Un quesito che allarga l'osservazione, oltre gli ambiti specifici della cura e delle relazioni di cura, fino ad interessare possibilità di intervento in segmenti delicatissimi della vita, come la procreazione ad esempio, che innalzano potenti domande e dubbi etici.
Giuseppe Manzato, Dottore di ricerca in Filosofia e Scienze della Formazione all'Università Ca' Foscari di Venezia e al Pontificio Ateneo San'Anselmo di Roma. Laurea magistrale in Sociologia all'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. È docente di Etica e Teologia della cura (area: Filosofia morale, Bioetica ed Etica sociale), Filosofia della religione, Teologia dell'educazione all'Istituto Universitario Salesiano di Venezia, aggregato alla FSE/Università Pontificia Salesiana di Roma.
Insegna Sociologia generale, Sociologia della religione, Interculturalità e Religione nella Facoltà Teologica del Triveneto e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Padova. Con Cittadella Editrice ha pubblicato: La coscienza della carità. Tracce di sociologia, filosofia, teologia (2020); Curare, con L. Sandonà (2023).
Ludovica Mazzuccato ha conseguito la Laura magistrale all'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Padova. Insegna Religione cattolica nella scuola statale.
Dottoranda in Pedagogia della religione presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell'Educazione"Auxilium" di Roma. Si occupa di due rubriche di didattica nella rivista L'ora di Religione (Elledici Edizioni).
Don Roberto Sardelli ( 1935-2019) è stato un sacerdote che ha saputo interpretare alla lettera il Vangelo. Nel 1968 scelse di lasciare la parrocchia e di andare a vivere nel borghetto dell'Acquedotto Felice, condividendo sofferenze e marginalità. Fondò la Scuola 725 che divenne famosa per il metodo educativo utilizzato. Risalgono a quella fase della sua vita Non tacere (1971) e la Lettera al sindaco di Roma.
Dopo la conquista della casa per le famiglie dei baraccati (1973), scelse di continuare a vivere nelle pieghe delle periferie fisiche ed esistenziali della società. Si interessò alla condizione dei Rom, dei malati di Aids, delle periferie romane. Testimonianza di questa profonda riflessione umana e sociale sono i libri Il danzatore (1997), Le margherite sono nuvole nel prato (1998), Vita di Borgata (2013).
Negli ultimi anni di vita don Sardelli ha avuto importanti riconoscimenti. Nel 2018 l'Università Roma Tre gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze pedagogiche. Nel 2024 nasce per iniziativa della Caritas il Fondo don Roberto Sardelli per aiutare le persone in difficoltà abitative. All'inizio del 2025 papa Francesco finanzia con un milione di euro il il Fondo Sardelli; nello stesso anno l'Istituto comprensivo di via Giorgio Del Vecchio, zona Boccea, ha intitolato a don Roberto Sardelli il plesso scolastico.
"La Chiesa non è una sorta di oggetto la cui forma si può modificare con interventi dall’esterno e con chirurgie istituzionali. La Chiesa è una vita la cui riforma è nella sua stessa realtà e nel suo insito dinamismo missionario, nel suo entrare nei tempi e nella storia" (dalla Prefazione del Cardinale Marcello Semeraro).
Il volume considera la tematica della riforma nella Chiesa usando il metodo storico-teologico, in quanto gli eventi esaminati riguardano la stessa Chiesa che, per sua natura, è una realtà teologica inserita nella storia umana. In occasione del Centenario francescano (1226-2026), il testo vuole essere un invito alla riflessione anche riferendosi alla figura di Francesco di Assisi quale riformatore della Chiesa nella Chiesa.
Fabio Nardelli è nato nel 1983 a Caserta. Frate minore e sacerdote della Provincia Serafica di San Francesco d'Assisi, ha conseguito il dottorato in Teologia alla Pontificia Università Lateranense. Docente di Ecclesiologia alla Pontificia Università Antonianum e all'Istituto Teologico di Assisi, insegna anche alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense. È socio ordinario dell'Associazione Teologica Italiana. Attualmente vive a Roma presso la parrocchia di San Gregorio VII.
Simone Morabito – medico, neuropsichiatra, psicoterapeuta e cristoterapeuta – ci accompagna in un profondo itinerario di guarigione dell’anima, della mente e del corpo alla luce della fede cattolica. Attraverso una meditazione quotidiana che intreccia esperienza clinica, teologia e preghiera, ci invita a riscoprire la voce di Dio nella coscienza, la potenza redentrice del dolore unito alla Croce e la forza trasfigurante della Grazia. Con linguaggio ardente e sincero, ci mostra come la vera pace, la guarigione e la gioia non derivino dall’uomo, ma dal ritorno fiducioso al Signore. Ogni riflessione è una chiamata alla conversione, un invito a imparare nuovamente a pregare, a credere, a sperare, ad amare sotto lo sguardo misericordioso di Dio.