Il cammino dei 100 giorni è ricco di spunti e possibilità, per un percorso di preparazione alla Cresima interattivo e coinvolgente. La tradizionale scansione tematica del catechismo CEI "Sarete miei testimoni", si interseca con la proposta di Iniziazione Cristiana che sta dando attuazione alle linee diocesane emanate dall'Arcivescovo. L'argomento principale del tempo di Quaresima è la Chiesa, dove, attorno alla celebrazione eucaristica, i cristiani vivono la fraternità. Il tema dello Spirito santo, che nella libertà e nella creatività di Dio dona a ciascuno frutti diversi, viene invece affrontato nel tempo pasquale. Poiché la vita cristiana abbraccia tutte le esperienze dell'esistenza umana anche il cammino di IC considera il ragazzo "a tutto tondo". Gli incontri proposti non saranno sempre e solo momenti di catechesi ma comprenderanno anche celebrazioni, momenti di gioco e di fraternità.
Giannino Stoppani, detto Gian Burrasca dai familiari per le sue monellerie, è un bambino che si caccia continuamente nei pasticci. Finisce regolarmente punito e sgridato perché porta alle estreme conseguenze, con tutta la carica di irrefrenabile entusiasmo della sua giovane età e del suo “buon cuore”, quelle massime di sincerità, onestà e rispetto per “chi ne sa più di lui” che gli adulti gli hanno insegnato.
Il diario dello scatenato Gian Burrasca continua a divertire, a un secolo di distanza, lettori grandi e piccini.
L'Autore
Luigi Bertelli (Firenze 1860 - Firenze 1920), noto con lo pseudonimo di Vamba, è stato uno scrittore e giornalista italiano. Ispirato da idee mazziniane e repubblicane, si distinse per uno stile pungente e satirico che lasciò un segno nella storia della pubblicistica italiana. Da commentatore e giornalista politico finì per dedicarsi alla letteratura per ragazzi fondando il «Giornalino della Domenica», un innovativo periodico del settore. Su questo settimanale, a partire dal 1907, comparve a puntate la sua opera più celebre, «Il giornalino di Gian Burrasca», pubblicata in volume nel 1912 e considerata ormai un classico.
"Fili metallici, di cotone, lana, seta, d'ogni spessore, colorati. Vetri colorati, carteveline, celluloidi, reti metalliche, trasparenti d'ogni genere, coloratissimi, tessuti, specchi, lamine metalliche, stagnole colorate, e tutte le sostanze sgargiantissime. Congegni meccanici, elettrotecnici; musicali e rumoristi; liquidi chimicamente luminosi di colorazione viariabile; molle; leve; tubi, ecc." (Manifesto della ricostruzione futurista dell'universo, Milano, 11 marzo 1915)
DESCRIZIONE: Il Cha-do, la cerimonia del tè, o appunto, più propriamente, la "via" del tè non rappresenta per la cultura giapponese una realtà di puro costume e nemmeno un tratto esclusivamente estetico. È un evento che va a lungo preparato, con precisione e cura particolari, perché è, appunto, una "via", ma dello spirito.
Maria De Giorgi ci guida in questa che è una non secondaria dimensione della cultura e della tradizione del Giappone. Per arrivare alla percezione del reale, è necessario partire da uno svuotamento dell'io, da una liberazione della mente e del cuore fino all'esperienza della pura essenzialità. Questa liberazione della mente e del cuore è appunto la mèta che si prefigge la meditazione zen e la "via del tè".
COMMENTO: In forma di intervista la missionaria saveriana, teologa e studiosa del buddhismo giapponese, introduce alla spiritualità di questo paese, passando attraverso quella via particolare che è la "via del tè": una cerimonia chiave del Buddhismo.
Un’agenda nuova, giovane e pratica, incentrata sul tema, tanto attuale, dell’uomo di fronte al creato. L’agenda, si sa, è qualcosa di molto personale, e questa in particolare è adatta per chi sa stupirsi e indignarsi, meravigliarsi e impegnarsi. Per chi desidera rileggere il famoso “Cantico delle Creature” di san Francesco d’Assisi e sintonizzarsi con il canto della creazione. Per chi desidera rileggere le frasi, ricche di forza, di papa Francesco, tratte dall’Enciclica “Laudato si’” e alcune sue preghiere sempre incentrate sul tema della terra e del creato, che parlano al cuore dell’uomo, di ogni uomo. Non solo parole, ma anche tante emozioni trasmesse dalle suggestive immagini che fanno da “ouverture” a ogni mese. Non una semplice agenda, ma un’indispensabile compagna da portare sempre con sé per diventare consapevoli che il mondo, il creato, quanto c’è in esso… tutto fa parte dell’immenso e meraviglioso dono che Dio ci ha fatto e ci ha affidato creandoci.
Rinchiuso nella prigione di Palazzo Vecchio, detta l?Alberghettino, Savonarola mette per scritto tutto d'un fiato il suo ultimo «Miserere». Il volume ripercorre il filo delle ultime meditazioni e riflessioni di Savonarola attraverso la traduzione e il commento di Sorgia.
Una donna ancora giovane, serena e appagata, tutt'altro che inattiva nel cerchio sicuro della famiglia, viene abbandonata all'improvviso dal marito e precipita in un gorgo scuro e antico. Rimasta con i due figli e il cane, profondamente segnata dal dolore e dall'umiliazione, Olga, dalla tranquilla Torino dove si è trasferita da qualche anno, è risucchiata tra i fantasmi della sua infanzia napoletana, che si impossessano del presente e la chiudono in una allenata e intermittente percezione di sé. Comincia a questo punto una caduta rovinosa che mozza il respiro, un racconto che cattura e trascina fino al fondo più nero, più dolente dell'esperienza femminile.
Giovanni ha smesso con la coca, e ha anche smesso di vendere prodotti finanziari ad alto rischio. Per disintossicarsi si occupa a titolo gratuito di creature misteriose e non troppo tranquillizzanti che si chiamano tutte Ruggero e Isabella, e appartengono a una razza pregiata di suini neri. Mary ha smesso anche lei con la sua vita precedente, ed è arrivata in Italia dagli Stati Uniti alla ricerca di certi parenti adottivi che vivono nello stesso paese dove lavora Giovanni, e che si chiamano anche loro Ruggero e Isabella. La prima curiosità che questo libro suscita è come possano incontrarsi due personaggi così, uno in fuga da e l'altro alla ricerca di un paradiso in terra - tanto più in un posto troppo fangoso e dimenticato da dio anche solo per ricordarlo, il paradiso. Ma la sorpresa è che invece sì, incontrarsi possono, se affrontano un viaggio in treno a Milano per conquistare insieme un congresso di allevatori, una farsesca e commovente lotteria suina nel basso Lazio, e una strana notte - italiana - del 4 di luglio; e se queste premesse riportano tutti e due per vie diverse in America, a Miami, dove la commedia recitata fin qui diventa, senza quasi che il lettore abbia avuto il tempo di accorgersene, un thriller hitchcockiano.
Un famoso scrittore lascia la sua casa di Salonicco per recarsi in auto all’ospedale da dove forse non uscirà più. L’incontro con un ragazzino albanese, lavavetri clandestino, lo toglie per qualche giorno dalla solitudine; il ricordo della moglie morta lo riporta a un passato troppo dedicato a sé stesso e al lavoro, troppo poco al suo prossimo. Scritto con Tonino Guerra e Petros Markaris, con la fotografia dell’abituale Yorgos Arvanitis e di Andreas Sinanos, l’11° film di Anghelopulos Palma d’oro al 51° Festival di Cannes 1998: un altro premio in ritardo è un esercizio di maestria poetica che scade nel poeticismo per accumulo di metafore, temi, suggestioni. Troppa letteratura: la figura incongrua del Poeta ottocentesco che compera le parole; il susseguirsi di finali nell’ultima parte fino alla scelta di quello più ideologico. Il che non impedisce allo spettatore capace di attenzione, ascolto e abbandono a ritmi inconsueti di ammirarne l’alto splendore figurativo e alcune sequenze memorabili come quella del rito funebre per il piccolo Selim.
Un incidente stradale in cui quasi inavvertitamente uccide un uomo mette in crisi un maturo pubblicitario a un passo dal pieno successo professionale. È, forse, l’opera più matura di E. Olmi prima di L’albero degli zoccoli. Il cambio di registro sociologico frena quella partecipazione emotiva che riscalda i suoi film precedenti, ma gli detta una maggiore lucidità critica e una durezza sommessa che gli asciugano le frange crepuscolari. Con la sordina della malinconia è anche una mesta meditazione sull’avvicinarsi della vecchiaia e sulla morte.