Tradotta in tutte le lingue del mondo cristiano, la Bibbia di Gerusalemme è universalmente la più diffusa. Per il rigore degli studi e l'affidabilità dei ricercatori che vi hanno lavorato è la più amata dai credenti, la più consultata dagli esperti, la più frequentata dal pubblico laico.
L'edizione per i giovani, caratterizzata dal formato tascabile (10x13,7) e dalla copertina cartonata e rivestita in similpelle morbida, trova sempre spazio nella borsa o nello zaino.
Prodotta in colore rosso e in colore grigio (verrà inviata in base alla disponibilità).
«Quello di Elia è un cammino paradossale,che esprime,proprio attraverso il paradosso,il mistero di Dio:egli uccide i profeti di Baal,ma ridà la vita al figlio della vedova; provoca la carestia, ma dà farina e olio alla vedova, e nella siccità un torrente lo disseta, ed è il pane che nel deserto lo fa camminare verso l’Oreb; si nasconde, ma fa rivelare Dio; Dio gli si rivela, ma è nascosto nel silenzio;Elia compare in mezzo al popolo e si fa vedere,ma poi sparisce. Ed è proprio nel suo sparire che si verifica il compimento, lì dove la dimensione dell’invisibile prende il sopravvento». Il volume si presenta come un commento biblico-spirituale alla narrazione biblica che concerne il profeta Elia,dal suo ingresso in scena al suo rapimento in cielo su un carro di fuoco.Il tutto scandito in sei capitoli: I.Il profeta Elia e l’accusa del peccato II.Olio e farina:l’incontro di Elia con la vedova di Zarepta III.Una crisi superata:la risurrezione del figlio della vedova IV.Il fuoco dal cielo:la sfida del Carmelo V.Fuga e pellegrinaggio:l’incontro con Dio sull’Oreb VI.Il carro di fuoco:la sparizione di Elia.
AUTRICE Bruna Costacurta,dottore in Scienze Bibliche,è professore ordinario di Esegesi dell’Antico Testamento presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana e affianca all’insegnamento una attività di diffusione e approfondimento della Sacra Scrittura in Italia e all’estero.Già membro del Consiglio di Presidenza dell’Associazione Biblica Italiana,fa parte del Gruppo Nazionale di Coordinamento del Settore Apostolato Biblico della CEI.Oltre a vari articoli nel campo della ricerca biblica,ha pubblicato: La vita minacciata. Il tema della paura nella Bibbia Ebraica,Roma 1988;Con la cetra e con la fionda. L’ascesa di Davide verso il trono,Bologna 2003;Il laccio spezzato. Studio del Salmo 124,Bologna 2002;Lo scettro e la spada. Davide diventa re(2Sam 2–12),Bologna 2006.
“Anche nella notte buia di un uomo ramingo e fuggiasco c'è un'attenzione del cielo per lui”. Da grande conoscitore dell'animo umano, il card. Martini propone in questo testo un percorso verso la pienezza della vita, adatto a quanti – credenti e non credenti – sono alla ricerca di un orizzonte di senso nella propria esistenza.Di fronte alle tensioni e alle inquietudini del tempo presente,di cui è attento e partecipe osservatore,Martini offre il solido riferimento della Scrittura, magistralmente interpretata, con uno stile capace di toccare le corde più profonde del cuore di ogni persona. Dalla figura di Giacobbe,uomo smarrito che ha perso i propri riferimenti,a quella di Pietro,che ha tradito ma è ancora meritevole del perdono di Dio, questa raccolta di scritti traccia un itinerario spirituale che apre alla luce della Pasqua e guida il lettore attraverso la quaresima, la Settimana Santa,fino alla morte e resurrezione del Signore.
AUTORE
Carlo Maria Martini è una voce ascoltata e seguita da cattolici e laici.Gesuita,biblista, vescovo di Milano dal 1979 al 2002,è autore conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Ritiratosi a Gerusalemme,secondo un antico desiderio,anche dall’antica capitale delle religioni ha fatto sentire la sua voce.Ritornato in Italia per ragioni di salute,non ha rinunciato a scuotere le coscienze.
Una contraddizione attraversa lo spazio dell'interpretazione psicoanalitica finendo, a volte, per collocare gli analisti su due fronti opposti. Da una parte l'interpretazione è imperniata sulla centralità del «fantasma» (l'articolazione delle propaggini dell'inconscio nel preconscio), perché non si può prescindere dalla discrepanza che esiste in ogni essere umano tra il desiderio e la possibilità di nominarlo e significarlo. D'altra parte, gli analisti si trovano sempre più spesso a dover far fronte, oltre che a una domanda di significazione del desiderio, anche a una richiesta di sostegno della soggettività, spesso prioritaria e pressante. Questo secondo versante della cura psicoanalitica sposta l'attenzione terapeutica sulla posizione e sul movimento del soggetto nello spazio della relazione analitica, e cioè sulla sua possibilità di esistere e di esprimersi nel suo interno.
L'analista deve farsi carico della contraddizione, evitando di privilegiare un versante a scapito dell'altro. Tutta la ricchezza del lavoro clinico in analisi sta nella possibilità di un'integrazione tra la significazione del rimosso, che mette in movimento aree di esperienza già metaforizzate, consentendo una loro espressione adeguata sul piano del processo secondario (e dei significati condivisi), e un lavoro di interpretazione che riflette, invece di significare, vissuti che emergono spontaneamente, per la prima volta, e favorisce la loro metaforizzazione. né l'interpretazione del fantasma, né la riflessione nel discorso psicoanalitico di una parte dell'esistenza spontanea del paziente precedentemente preclusa (che tanto può essere riflessa quanto lascia la sua impronta nell'assetto mentale ed emotivo dell'analista, trasformandolo), possono prendere una forma vera se il paziente non riesce a usare in modo spietato l'analista, per mettere a dura prova i limiti e le potenzialità della teoria psicoanalitica e piegarla alle sue esigenze di realizzazione personale. La disponibilità dell'analista a farsi usare spietatamente dal paziente (e la sua capacità di sopravvivere all'uso, mantenendosi vivo sul piano mentale ed emotivo all'interno della relazione analitica) non è il prodotto di una generica generosità, bensì il risultato di una condizione specifica favorita dal dispositivo stesso del lavoro psicoanalitico: l'attivazione della dimensione isterica, onirica, dell'esperienza che consente all'analista di identificarsi con il paziente (anche quando quest'ultimo non è in grado di fare altrettanto), pur mantenendo, al tempo stesso, la sua distinta identità. Farsi usare dal paziente per la significazione o per la costituzione di un suo desiderio, consente all'analista l'estensione (onirica) della propria soggettività desiderante, e gli restituisce un compagno di viaggio vivo e desiderabile.
«Isterico può essere chiunque, ma una tradizione filosofica e culturale ancora oggi prevalente attribuisce l'origine dell'isteria al carattere femminile. Lo conferma l'origine etimologica della parola stessa: dal greco ysteron = utero.
L'isteria tuttavia non colpisce solo le donne, le quali peraltro nell'immaginario collettivo sono sommariamente così divise: quelle con carattere remissivo, e cioè le belle addormentate che non riescono a risvegliarsi senza il bacio del principe, e quelle con carattere vitalissimo, debordante e scatenato, che si rivelano bisognose di incontrare un uomo dominatore. Sappia il lettore che questo libro ignora le belle addormentate ed analizza invece il carattere di quelle isteriche (spesso identificate nel linguaggio comune con le bisbetiche)...
Comprendere i comportamenti umani (di cui l'isteria è uno dei più complessi) richiede un'analisi meno spettacolare di quella usata nei teatri, e consona invece ad un'indagine scientifica ragionevol¬mente fondata ed impersonale. Ad essa però si arriva andando oltre molti principi della filosofia affermati da secoli, parecchi luoghi comuni presenti nella cultura, e mettendo in discussione non pochi ruoli che la società e il costume corrente propongono come ovvi e, a volte, impongono come necessari... Mella società governata dall'uomo la donna è un essere che conta in quanto è utile e funzionale all'organizzazione della società stessa. A lei tocca capire, ma non le spetta il diritto di essere capita. L'origine del carattere isterico va quindi storicamente individuata nella compressione del ruolo sociale della donna, che non può decidere sui problemi comuni e non può nemmeno rendersi autonoma dall'uomo. Ecco allora che la sua ribellione manifesta energie vitali che non trovano sfogo in comportamenti socialmente riconosciuti. Riconoscerli è invece necessario per la scienza ed utile per la società; almeno per quel tipo di società "aperta" che intende valorizzare al meglio tutti i suoi membri, siano essi uomini o donne, e offrire loro le migliori opportunità di vita» (dalla Premessa).
INDICE DI QUESTO NUMERO
F. Borgogno, M. Vigna-Taglianti, Identificazione
e trasmissione psichica fra gli adulti e il bambino
Clinica
N. C. Marucco, Una revisione e un aggiornamento del concetto di trauma alla luce della clinica psicoanalitica
E. L. Bichi, Laura: una «passeggera in transito » tra infanzia e adolescenza
C. Nemas De Urman, Il romanzo familiare in adolescenza. Una questione di identità
M. Vigna-Taglianti, Il nido delle aquile: corpo, azione e trasformazione nella psicoanalisi infantile
P. Massaglia, E. Bonassi, R. Gemello, L'incontro terapeutico come campo di riscoperta di relazioni autentiche
C. Ricco, La matrice relazionale del sé: fallimento genitoriale e trauma evolutivo nei figli
G. Guasto, Bambini mal accolti e poppanti saggi
C. Romano, Edipo: un bambino mal accolto e la sua pulsione di morte
Esperienze
F. Borgogno, La psicoanalisi infantile a Torino
P. Massaglia, Livia Di Cagno: una nota biografica
P. Furgiuele, Da psicologa a psicoterapeuta psicoanalitica infantile: ricordi, esperienze, pensieri
F. Borgogno, A.S.A.R.N.I.A.: onore a un mio «campo di battaglia»
P. Arfelli, M. Gandione, A. Lombardi, Formazione e trasformazione: riflessioni su un percorso di crescita
M. Vigna-Taglianti, Un ricordo personale
Letture