Il presente commentario completa il volume dedicato a Nm 1,1 - 10,10. Si inserisce nel contesto della ricerca esegetica contemporanea, traducendo il testo ebraico (Testo Masoretico), annotandolo e commentandolo nei particolari. Nella prima parte viene illustrato il contesto sociale dell’antico Israele, in cui prese forma il Libro. Nella seconda parte, la più cospicua, si entra nel vivo del commento del testo biblico, mostrandone le interazioni nel contesto socioculturale della letteratura postesilica di epoca achemenide, i rapporti con le altre parti del Primo e del Nuovo Testamento, nonché la sua unitarietà in prospettiva sincronica. Si coglie complessivamente come gli elenchi di nomi, i riferimenti geografici, i dettagli dei rituali e gli stessi numeri che diedero il nome a questo rotolo siano concepiti per raggiungere l’oggi di chi legge.
Al cospetto del libro di Giobbe San Girolamo affermava: "Spiegare Giobbe è come tentare di tenere tra le mani un'anguilla o una piccola murena: più forte si preme, più velocemente sfugge di mano". Più si entra nel Libro di Giobbe e più appare appropriato il giudizio di San Girolamo. Giobbe continua a sfuggirci dalle mani come un’anguilla.
Era un goy? Era un ebreo? È vissuto al tempo dei Patriarchi? Di Faraone? Dei Caldei?
È una creazione letteraria o un saggio effettivamente vissuto? Se è realmente vissuto, dove si situa geograficamente e culturalmente la sua vicenda? Oggi come ieri, non è possibile dare risposte univoche e definitive, perché Giobbe è …uno, nessuno, centomila.
Di fronte alla bellezza, alla profondità e alle difficoltà che ci accompagnano nel leggere e nel comprendere il libro, valgano le parole di Ravasi che definisce Giobbe un "ciclope incompiuto" che, come un enigma, sembra nasconderci il suo significato ultimo.
Giobbe è una sfida. Affrontiamola insieme.
In questo commento mi sono fatto guidare, in primo luogo, dall'intuizione dei rabbini di Israele, seguendo soprattutto il Targum e il Midrash. In secondo luogo, seguo le orme dei Padri della Chiesa: Origene, Gregorio di Nissa, Filone di Carpazia e san Bernardo. Vale la pena seguire queste molteplici piste per avvicinarci all'intimità dell'amore di Dio per gli uomini, al mistero dell'amore di Cristo per la Chiesa.
Emiliano Jiménez Hernández
Può Dio ridere con le sue creature? E noi, possiamo ridere con lui? Paolo Pivetti ci conduce in un viaggio sorprendente tra le pieghe della Bibbia, del teatro e della storia, per riscoprire lo humor come attributo divino. Dalle "impertinenze" di Abramo ai racconti dei miracoli, viene decostruita l’immagine di un Creatore esclusivamente severo e distante. Lo humor di Dio non è sarcasmo, ma la forma più alta di misericordia: uno sguardo che relativizza il dramma umano per rivelarne la bellezza nascosta. Tra riflessioni profonde e un’ironia sagace, l’Autore invita il lettore a deporre le maschere del formalismo religioso. Perché la fede, quando è autentica, non teme il sorriso: al contrario, lo usa come bussola per navigare con leggerezza e verità nel complesso "Gran Teatro del Mondo".
Quale significato hanno, per un cristiano, le diverse religioni? Cosa dicono alla sua fede e della sua fede? Con questo libro l’autore ci introduce nella logica della "ricapitolazione delle alleanze", quel cammino di salvezza che si attua in Noè, Babele, Abramo e Israele, avendo il proprio compimento in Cristo. Attorno a Gesù, il Figlio di Dio, si radunano tutte le alleanze stipulate tra Dio e l’essere umano, ciascuna nella sua specificità, conservando la propria singolarità nella comunione da lui inaugurata. La pluralità viene così salvaguardata come elemento del piano divino.
Mentre il ministero di Gesù cresce, sempre più persone vogliono ascoltare ed essere guarite dall’uomo che dichiara di essere il Messia. Alcuni sono curiosi, mentre altri restano critici e diffidenti nei suoi confronti. Eppure tutti loro, incontrando Gesù, vengono trasformati per sempre. Vieni a conoscere da vicino i discepoli e seguili tra le strade della Galilea vivendo insieme a loro le guarigioni miracolose, gli scontri con le autorità religiose, le crescenti preoccupazioni degli ufficiali romani per la popolarità di Gesù e, soprattutto, la personificazione dell’Amore.
Il lungo processo diventa l'occasione per Paolo per testimoniare la sua fede nel Cristo risorto, la cui gloria aveva visto sulla strada per Damasco e dal quale era stato chiamato per poter portare la sua Parola ai gentili. Nella visione lucana la fede di Paolo, fariseo figlio di farisei, nel Cristo risorto non comporta l'abbandono della fede dei padri. Luca ritiene che Paolo sia l'espressione più perfetta della continuità, nel disegno salvifico voluto da Dio e rivelato da Gesù Cristo, tra Israele e la Chiesa. Per Luca non c'è alcuna cesura tra le promesse divine annunciate nell'Antico Testamento, la venuta di Gesù riconosciuto come il Messia, la successiva nascita della Chiesa, dopo la risurrezione del Cristo, e la missione ai pagani. La promessa nella risurrezione dei morti, in cui anche l'Israele autentico credeva, si è già adempiuta in Cristo. Con il trasferimento del processo a carico di Paolo a Roma si avvera quello che il Signore risorto aveva predetto ai suoi discepoli prima di ascendere al cielo: «e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8). E che successivamente in due visioni, accennate anche in 2Cor 12,1, Cristo risorto aveva preannunciato allo stesso Paolo (At 22,21; 23,11).
I contributi raccolti in questo libro sono stati presentati al XIX Convegno annuale della Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna, tenutosi a Bologna nel 2025, e si presentano come il naturale prosieguo della ricerca teologica transdisciplinare avviata ormai da un decennio dal Dipartimento di Teologia dell’Evangelizzazione della FTER. Organizzato in tre parti - la prima dedicata a questioni antropologiche, la seconda di interesse sistematico e la terza di taglio esegetico - il libro disvela una nuova e necessaria prospettiva dell’evangelizzazione nel tempo della crisi, una visione che pone al centro l’esperienza spirituale vissuta da chi accoglie il vangelo. Il frutto di quell’esperienza è la speranza: nella consapevolezza che la crisi, ormai strutturale, non può essere superata ma deve essere attraversata, la speranza irradia la sua luce affinché non ci si smarrisca tra le fratture di questo tempo. Con contributi di: Paolo Boschini, Pier Luigi Cabri, Matteo Prodi, Brunetto Salvarani, Luciano Luppi, Riccardo Paltrinieri, Federico Badiali, Nicola Gardusi, Fabio Quartieri, Paolo Mascilongo, Enrico Casadei Garofani, Michele Grassilli, Davide Arcangeli, Maurizio Marcheselli.
Lectio divina sul Vangelo di Luca. Luca è un discepolo della seconda generazione: ha conosciuto il Vangelo di Gesù dalla predicazione degli apostoli e ne è rimasto conquistato, al punto da dedicare tutta la sua vita alla predicazione di questa bella notizia. Ha viaggiato molto e la strada è un suo tema ricorrente, volendo aiutare i discepoli di tutti i tempi a camminare con Gesù per scoprire il valore profondo dell’esistenza e assaporare la presenza della sua salvezza. In questo libro sono presentate alcune fra le pagine più belle di Luca, che emergono per il fascino della teologia e l’eleganza dello stile, per la dolcezza con cui dipinge il volto del Maestro e la sensibilità umana dei suoi personaggi: lo studio esegetico del testo si apre sempre alla riflessione spirituale per poter accogliere nel nostro presente la via del Dio che salva. Come discepoli infatti abbiamo ricevuto misericordia e continuiamo a testimoniarla nella storia.
Cosa accadde nella notte in cui Gesù consumò l’ultima cena con i discepoli? Spezzare il pane e versare il vino, il dono del corpo e del sangue di Gesù sono i due gesti più crari e solenni per tutti i credenti. In un vero e proprio dossier Ermenegildo Manicardi rintraccia in cinque testi - gli elementi che possono contribuire a una più attendibile ipotesi storica sui doni che Gesù ha voluto fare nell’imminenza della sua morte.
In questo secondo volume Richard Pervo prende in esame le posizioni paoline e antipaoline espresse nella letteratura protocristiana sia neotestamentaria sia patristica. In questa prospettiva - la prospettiva dell’atteggiamento che si prese a riguardo sia di Paolo apostolo sia del corpus paolino - sono esaminate le lettere pseudopaoline anche non canoniche e le varie e diverse figure di apologisti, epistolografi, storici della chiesa, ortodossi e cosiddetti eretici. Paolo diede la vita alla ricerca dell’unità dei credenti in Cristo, e paradossalmente fu la ricerca costante e sempre sfuggente di una unità che non fosse semplice uniformità che spesso fece di Paolo l’apostolo della disunione. La ricostruzione della complessità della sua figura riserva non poche sorprese.
Accostare i Salmi e i Cantici alla luce delle orazioni salmiche costituisce un’occasione per sperimentare il modo secondo cui la Chiesa lungo la tradizione valorizza il testo salmodico alla luce di Cristo. Pregare i singoli Salmi anche con l’aiuto delle orazioni salmiche offre una lezione di esegesi e di spiritualità quanto mai unica. È in definitiva la risposta a quanto Gesù stesso ricorda ai discepoli di Emmaus: «… cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Lc 24,27). In continuità con la preghiera del tempio e della sinagoga, la Chiesa fin dall’inizio ha scelto i Salmi come fondamento della propria preghiera liturgica, accogliendoli e valorizzandoli però sempre alla luce del mistero di Cristo. Da questa prospettiva traggono origine le orazioni salmiche: quei testi, cioè, che sono stati elaborati a partire dai temi del Salmo, e che a loro volta danno origine alla supplica della Chiesa. La tradizione antica e recente racchiude una serie abbondante di simili composizioni; tutto questo certifica l’inesauribilità della tematica offerta dal singolo Salmo o Cantico. Come si presentano i contenuti del Supplementum? Percorrerne la loro distribuzione secondo lo schema dei Salmi e Cantici presenti nella Liturgia Horarum permette di osservarne la presenza e l’uso. I testi delle Orationes sono raccolti in questo volume seguendo la struttura dell’Ordinario della Liturgia delle Ore; inoltre sono riportati senza il Per Christum o il Qui vivit, ma con l’aggiunta del numero che rinvia alle pagine dove le Orationes sono elencate in ordine alfabetico secondo l’incipit. In attesa che le Conferenze Episcopali donino alle rispettive Chiese i nuovi testi per ravvivare la preghiera con i Salmi e i Cantici, queste pagine si presentano come sussidio per coloro che sono impegnati nelle nuove edizioni della Liturgia Horarum, a cominciare dall’impegno della traduzione in linga viva. In questa linea la Concordanza verbale permette di facilitare la comprensione e la traduzione di testi o sintagmi paralleli. Per coloro poi che intendono approfondire la ricchezza teologico-liturgica racchiusa in queste composizioni, la Concordanza si presenta come uno strumento essenziale. In dialogo con il testo biblico del Salmo o del Cantico, l’orante o lo studioso può cogliere i tesori che scaturiscono dal testo biblico, pregato sempe alla luce del mistero di Cristo. La Liturgia delle Ore valorizza i Salmi e i Cantici secondo una prospettiva che alla luce dela tradizione permette di offrire o l’intero testo o una parte di esso. Per questo, l’Indice dei Salmi e dei Cantici posto al termine facilita la comprensione di quanto adottato. Presentazione di sua Em. il cardinale Arthur Roche.