Non è facile rispondere a questa domanda. Molti ingenuamente pensano di avere tutto chiaro e neppure si pongono il problema, mentre altri si accontentano dei luoghi comuni in circolazione, senza cercare precisazioni. In realtà il tema della tradizione è complesso e merita approfondimenti. Il testo propone dunque un itinerario che, poste alcune riflessioni preliminari, esamina il concetto biblico, per poi prospettare i principali significati della riflessione teologica lungo il tempo e gli insegnamenti del Concilio Vaticano II. Alla fine del percorso sarà chiaro che cosa sia la tradizione e come essa sia profondamente legata alla Chiesa così che chi non capisce la tradizione non capisce la Chiesa e viceversa. Il testo, adatto a tutti i lettori, acquista un particolare significato per gli studenti e i cultori del sapere teologico.
Informazioni sull'autore
Francesco Testaferri, docente nell’Istituto Teologico di Assisi e nell’Istituto Superiore di Scienze Religiose, tiene corsi di Teologia fondamentale e Cristologia. Ha pubblicato articoli su riviste scientifiche (Rivista biblica, Bibbia e Oriente, Lateranum, Convivium Assisiense, Giornale di metafisica, Cristianesimo nella storia) e, per i tipi di Cittadella Editrice, numerosi volumi.
Il volume si propone, attraverso la valorizzazione della dimensione interdisciplinare, di rendere ragione della speranza che abita l’esistenza del credente anche in situazioni di sofferenza e di malattia. Tale metodo consente infatti di allinearsi a quella antropologia che costruisce il proprio discorso attraverso la connessione tra le dimensioni biologica, psicologica, sociale, spirituale, che appartengono alla vita umana. Prende forma, in tal modo, un ripensamento della teologia pastorale sanitaria nel contesto vasto e complesso delle dinamiche biofisiche e psichiche che caratterizzano l’esistenza umana nel momento in cui si sperimenta nella condizione di corpo malato incapace di bastare a se stesso. Dall’assunzione di questa prospettiva nasce la possibilità di liberare la pastorale sanitaria da mentalità che la intendono unicamente come somministrazione di pratiche devote.
Quale atteggiamento assumere, da una prospettiva cristiana, nei confronti della miriade di temi che vengono proposti nella società attuale e rimbalzano da un capo all’altro del mondo come in un villaggio globale? Come deve affrontare un cristiano temi come la famiglia, l’uso dei social network, l’ecologia, la guerra o l’intelligenza artificiale? Questo testo vuole presentare con semplicità e chiarezza una visione dell’esistenza sociale della persona fondata su verità che si possono conoscere con la ragione naturale, e che sono e sono state illuminate dalla fede lungo secoli di tradizione cristiana e, attraverso di esse, fare luce sugli argomenti che ci vengono continuamente proposti nell’odierno dibattito pubblico.
Questo volume offre una rilettura del pensiero di Bernard Lonergan in chiave etica, proponendo un metodo trascendentale capace di orientare il discernimento morale nell’epoca contemporanea. Muovendo dall’analisi della coscienza intenzionale e dei suoi quattro livelli - esperienza, comprensione, giudizio e decisione - l’autore mostra come l’«auto-trascendenza» possa costituire la base di una trasformazione personale e comunitaria. In un contesto segnato da relativismo e crisi di valori, il realismo critico di Lonergan si rivela una risorsa per fondare la ricerca della verità e del bene comune, evitando derive soggettivistiche. Attraverso il dialogo con il cinema, la riflessione sul progresso tecnologico e l’urgenza ecologica, il saggio dimostra la vitalità di un approccio che integra filosofia e teologia. La novità dell’opera risiede nel legame sistematico tra la struttura cognitiva lonerganiana e i problemi attuali - dall’innovazione scientifica all’ecologia integrale - proponendo un’etica radicata nella via pulchritudinis, capace di coniugare rigore intellettuale e apertura al dialogo.
Da secoli e in tutte le culture, una domanda incalza pressantemente la mente degli uomini e delle donne: chi siamo veramente? I tentativi di risposta non sono mancati, eppure, al di là di tutte le forme di umanesimo che la storia registra, la domanda rimane aperta. Questo breve saggio cerca di addentrarsi, attraverso piccole suggestioni, nella risposta che il cristianesimo ci offre: l’umanità di Cristo.
Questa prima sezione dei saggi dedicati alla costellazione dei temi antropologici mette a fuoco lo stupore per l’enigma del soggetto: evento del Sé generato da Altro. La passione di scoprire nell’Altro il segreto del Sé - che è il vero motore del desiderio - pur tenendone ferma l’irriducibile differenza, ridefinisce l’Altro come tema di attrazione affettiva, ma anche di necessaria distanza. Di qui si dipana l’itinerario della ricerca che intende venire a capo di questa ambivalente relazione del Sé e dell’Altro. Il dono è qui pensato come categoria decisiva per la chiarificazione dell’intreccio capace di restituire all’inarrestabile scambio di parti fra il Sé e l’Altro la forma della libertà che definisce propriamente il legame umano. I capitoli di questo volume cercano di portare l’assetto della relazione del Sé e dell’Altro decisamente oltre la convenzionale opposizione del dono e dello scambio, della libertà e del comandamento. Questo superamento illumina la fecondità antropologica dell’inedito cristologico della pro-affezione del "Dio".
Tradurre è sempre un'attività che implica interpretazione, poiché le parole che vengono scelte sono il filtro attraverso cui si accede al senso originale di un'opera. Questo vale per ogni libro, ma nel caso della Bibbia, il testo sacro più letto e studiato nella storia dell'umanità, la questione è molto delicata: le Scritture, almeno per la dottrina cristiana, sono la Parola autentica di Dio, ispirata dallo Spirito Santo e trasmessa agli uomini per la loro salvezza. L'adeguamento del lessico biblico è parte del progetto che la Chiesa ha intrapreso dopo il Concilio Vaticano II, voluto per rispondere agli stimoli della modernità. Ma quando i santi diventano idoli e gli uomini nobili si trasformano in dèi potenti, quando l'inferno lascia il posto ad anonimi abissi tenebrosi e Lucifero scompare completamente da alcuni versetti, è lecito domandarsi se ci si trovi di fronte a semplici errori di traduzione, oppure a modifiche intenzionali. È proprio per denunciare questi travisamenti del messaggio originale che un consacrato, nascosto dietro lo pseudonimo Investigatore Biblico, ha deciso di fondare il blog da cui prende le mosse questo libro. Insieme a Saverio Gaeta e attraverso un'analisi scrupolosa delle Scritture, l'autore svela le distorsioni presenti nelle più recenti traduzioni della Bibbia CEI, dimostrando che, alla base delle progressive modifiche del testo, potrebbe celarsi un intento preciso: orientare il pensiero dei fedeli e sminuire la divinità di Cristo, depersonalizzare o rendere simbolico il demonio e cancellare il senso del peccato.
Questo libro pensa teologicamente come reimparare a sentire Dio, chiedendo intelligenza al senso e sensibilità alla ragione. La struttura del volume e gli stili diversi con cui è scritto fanno grande impressione. Le tre parti presentano un ri-orientamento a tre livelli. Anzitutto, nella prima parte, un cambio di paradigma sul piano delle argomentazioni. Questo primo ri-orientamento, che dialoga con una buona parte della teologia fondamentale contemporanea, si apre poi a una seconda parte in cui i passivi di Dio costituiscono l'ossatura di un dire Dio interpretato dal riferimento alla Scrittura e in dialogo serrato con le scienze. La sequenza dei passivi è singolarmente efficace: Dio desiderato, Dio intuito, Dio scoperto, Dio detto, Dio chiamato, Dio contraddetto, Dio amato. In questo percorso, accidentato e stupendo, tormentoso e consolante, nasce per gli umani l'accesso alla libertà. Proprio nello spazio dischiuso dalle prime due parti si colloca la terza parte (Della relazione non-duale con Dio): qui Dio è proposto come “lontano-vicinanza”, come unione di distacco e comunione, di desiderio e timore, di amore e morte. Il senso di equilibrata misura che il libro sa comunicare nel dare voce controllata e credibile alla smisuratezza incontrollabile di Dio – perché "sbagliarsi su Dio è un dramma", come afferma Turoldo – è forse la sua virtù più brillante e la sua nota più squillante (dalla Prefazione di Andrea Grillo).
I capitoli 10–15 del libro della Sapienza si situano al centro dello scritto e costituiscono come un grande intermezzo nello sviluppo totale del libro, tra l’elogio proprio della Sapienza (1–9), e le antitesi finali del libro (16–19). Il presente volume cerca di spiegare i motivi che hanno portato l’autore a svolgere queste riflessioni, a partire dal capitolo 10 sulla Sapienza che guida la storia dell’umanità e del popolo di Israele fino al passaggio del Mar Rosso, poi proseguendo con una digressione sulla moderazione divina nel castigare nei capitoli 11–12 e, infine, con un’altra digressione sul tema dell’idolatria nei capitoli 13–15. Ne emerge una grande coerenza e coesione dei temi e del loro svolgimento nel contesto generale di tutto il libro di Sapienza che è una rilettura dei grandi temi biblici, in particolare quelli riguardanti il Dio creatore e Signore della storia, lui «Signore, amante della vita» (Sap 11,26) come ha pienamente rivelato in Gesù Cristo.
Questo volume si inserisce all'interno dell'attuale dibattito ecclesiologico, affrontando alcune tematiche cruciali nella presente stagione ecclesiale. Oltre a voler offrire un contributo e una presa di parola su di esse, gli autori intendono proporre, insieme ai contenuti, alcuni criteri essenziali per sviluppare e affrontare diversi temi scelti di ecclesiologia, quali l'identità ecclesiale, la centralità dell'eucaristia, la successione apostolica, la questione della sinodalità e il tema cruciale della riforma nella Chiesa. Queste tematiche, che animano le odierne discussioni ecclesiali, possono trovare un intrinseco legame dinamico tra loro? E questa la domanda che anima la presente ricerca e alla quale gli autori intendono rispondere, rintracciando come emerge dal sottotitolo una possibile plausibile via ecclesio-logica.
Riccardo Bollati è Capo Ufficio Dottrinale del Dicastero per Dottrina della Fede e insegna Dottrina Sociale della Chiesa presso la Facoltà di Economia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma.
Alesandro Clemenzia, professore ordinario di Ecclesiologia ed Escatologia, è preside della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale (Firenze), docente invitato presso la Facoltà Teologica San Isidoro di Siviglia, docente incaricato di Ecclesiologia e Mariologia presso la Pontificia Università Lateranense di Roma e direttore della rivista Fidei Communio.
Nicola Salato è professore ordinario di Ecclesiologia e Mariologia press la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale sez. San Luigi (Napoli), dove dirige il settore di specializzazione in Teologia dogmatica (indirizzo ecclesiologico) e docente invitato presso la sez. San Tommaso della medesima Facoltà.
Il presente volume, nato da un incontro di teologi legati da un'autentica passione per la Chiesa, da una profonda amicizia tra di loro da un vivo desiderio di ricerca seria e rigorosa, intende sondare, sulla base di quanto viene affermato nel documento finale della seconda sessione del Sinodo dei vescovi (2024), se il termine communio sia ancora in grado di esprimere la peculiare natura della Chiesa, all' interno di una riflessione con altre discipline teologiche, quali la cristologia, la trinitaria, l'antropologia, la sacramentaria, la morale e la teologia fondamentale. Con i suoi contributi, esso vuole recuperare il concetto di "comunione", mostrando i suoi fondamenti, presentando la sua declinazione teologica in alcune figure di rilievo e sviluppando diverse prospettive teologiche.