Fatti veri nelle nostre città
Se c'è qualcosa di cui è impossibile sbarazzarsi è la politica. La politica può essere un male necessario, ma anche un dovere, un’assunzione di responsabilità. Il concetto di politica è sfuggente, poliedrico, sempre in movimento. È una caratteristica essenziale dell’essere umano, che per natura è un "animale politico", ma al tempo stesso lo precede. La politica è il potere che sempre inerisce alla convivenza umana, ma è anche l’azione che dà ordine al caos e norma un potere altrimenti sregolato, come sforzo intellettuale ed esistenziale di dargli un senso, di legittimarlo e anche di sovvertire l’ordine e il dominio. E poiché il potere, con le sue gerarchie, le sue logiche di valore e disvalore, di inclusione ed esclusione, è ineliminabile dalle relazioni umane, la politica è ovunque, anche dove si pensa di poterne fare a meno. È nell’economia, nel diritto, nella scienza, nella religione, nella filosofia. Ovunque c’è potere c’è politica e c’è la possibilità di cambiare le relazioni di potere, di operare per la libertà nella politica - mentre perseguire la libertà dalla politica costituisce un obiettivo irrealizzabile. Attraverso questa originale rilettura dei principali pensatori politici - fra i quali Platone, Paolo di Tarso, Machiavelli, Hobbes, Sade, Marx, Nietzsche, Mosca, Carl Schmitt, Hannah Arendt, Hayek - Carlo Galli analizza come la politica storicamente muti di senso ma resti indispensabile tanto per la vita associata quanto per la piena realizzazione umana, e ridefinisce su queste basi il significato e le interne difficoltà della democrazia contemporanea.
Sebbene condividano metodi e oggetti d'indagine, lo storico e il filologo hanno compiti diversi: le fonti sono per l'uno strumenti di conoscenza, per l'altro punti d'arrivo per comprendere valori e ideali della civiltà che in esse si esprime. Con il discorso pronunciato il 18 dicembre 1914 all'Università di Basilea - dov'era stato chiamato, a soli ventisei anni, a ricoprire la cattedra di Filologia classica -, Werner Jaeger scioglie la filologia dal legame con le scienze dell'antichità e le riconosce un'alta funzione pedagogica: preservare e custodire i beni eterni degli antichi, immergersi quanto più possibile nel loro mondo e «conservarlo puro per i contemporanei e per i posteri come somma eredità culturale». Mosso dal dovere del rispetto e della cura responsabile, il filologo sarà capace di «guidare gli uomini del proprio tempo verso l'eterno». Werner Jaeger (1888-1961), allievo di Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff e suo successore sulla cattedra di Filologia classica all'Università di Berlino, ha segnato la storia degli studi classici nel Novecento. Tra le sue opere maggiori ricordiamo Paideia. Sulla formazione dell'uomo greco (1934-1955), pubblicata in tre volumi da La Nuova Italia (1953-1959), poi in volume unico da Bompiani (2003).
Il diritto internazionale ‘non serve’, conta ‘fino a un certo punto’ o ancor peggio ‘non esiste’. Affermazioni simili, fino a pochi anni fa impensabili, sono oggi parte del discorso dominante. Lo smantellamento dell’ordine giuridico internazionale, cominciato sotto le bombe a Gaza, sembra far spazio a una nuova ideologia tribale, fondata unicamente sulla forza. È il lascito terribile delle atrocità compiute, con il supporto occidentale, da esecutivo ed esercito israeliani in Medio Oriente. A partire dal 2023, le linee rosse tracciate a protezione di civili, bambini, medici, giornalisti, operatori umanitari e diplomatici, sono state via via demolite. Il senso di norme volte a tutelare la coesistenza tra i popoli è stato completamente disintegrato. Luigi Daniele ricostruisce le violazioni più eclatanti a cui abbiamo assistito in questi anni, tra la campagna genocida a Gaza e gli attacchi in Siria, Iran e Libano, mostrando come l’Occidente abbia spianato la strada al ritorno di una violenza coloniale, dove la guerra diventa strumento ordinario nelle relazioni tra paesi. Uno schema che già si è ripetuto altrove e che si scaglia adesso anche contro lo stato di diritto.
Subito dopo l’Unità l’Italia si trovò a combattere una vera e propria guerra civile, quella per il Mezzogiorno. Una guerra che ebbe tra i protagonisti un brigante e un generale, Carmine Crocco e Emilio Pallavicini di Priola, lontanissimi per origine e formazione. Carmine Pinto racconta con le loro ‘vite parallele’ e attraverso gli episodi, i luoghi, le battaglie e le leggende, la guerra tra l’ultimo esercito dell’antico regime e il primo esercito nazionale, fino allo scontro finale e al sorprendente epilogo delle loro esistenze.
Dalla fondazione delle prime colonie greche nell’Italia meridionale all’unificazione della penisola sotto l’egemonia romana e alla decadenza del sistema politico e culturale della Magna Grecia, Domenico Musti disegna la storia dei territori interessati dal dilatarsi della grecità verso occidente tra VIII e II secolo a.C. Il confronto con la Sicilia - via via percepita come parte integrante della Megále Hellás - e con altre aree coloniali greche; il ruolo fondamentale del Pitagorismo; la ‘transizione’ culturale e lo ‘stato di sofferenza’ del IV secolo, quando la grecità è ancora economicamente e politicamente valida, ma subisce la pressione e l’influenza delle genti vicine, preludio di una fragile egemonia e dell’avvento finale del dominio di Roma. Un libro imprescindibile sulla storia della Magna Grecia, delle sue città e delle sue articolazioni, dalle origini sino alla definitiva decadenza, che si avvale di un’ottica diacronica interdisciplinare, tra letteratura e archeologia, storia religiosa, sociale e della mentalità.
Attraverso il dialogo tra teologia, filosofia e pratica educativa, il volume parla anche a chi opera nel campo culturale e pastorale, offrendo spunti per una riflessione critica e al tempo stesso concreta sul rapporto tra verità, senso e formazione umana. È una lettura preziosa per chi crede che educare significhi non solo istruire, ma accompagnare ogni persona nella costruzione consapevole della propria identità e del proprio futuro.