Banksy, probabilmente lo street artist più famoso e al contempo schivo della storia, ha sempre voluto mandare un messaggio. Tutte le sue opere sono pensate per il piacere del pubblico, per suscitare pensieri critici o per denunciare problematiche sociali, non per un tornaconto personale di pochi ricchi, o per il profitto. Esistono però gallerie d'arte, collezionisti privati o semplicemente persone poco rispettose delle sue opere, che vedono in questi murales una fonte di guadagno. Oppure street artist rivali che la considerano quasi un gesto di sfida nei confronti della "vera arte" di strada. Questo volume raccoglie l'arte di Banksy, raccontata sotto una luce nuova: qui troverete tutte le sue creazioni più famose che purtroppo non possono più essere ammirate, perché effimere di natura, realizzate non su tele ma in strada, su muri, cartelloni pubblicitari, barche, porte... Distrutte dalla concorrenza, rimosse dalle autorità o semplicemente "rubate" per conto di qualche milionario, questi capolavori vengono descritti nel dettaglio, anche grazie a una splendida selezione fotografica. L'autore, grande appassionato dello street artist, descrive con precisione la storia di ogni singola opera, come e quando questa è comparsa nel mondo della street art, il suo significato e il motivo presunto o assodato della sua scomparsa, chi ne è stato responsabile e il suo destino ultimo. Errori, battaglie legali, furti e ricomparse in altri Paesi, semplici scaramucce con l'amministrazione locale si susseguono una dopo l'altra, circondando questi murales scomparsi con un'aura di mistero. Se siete appassionati d'arte, magari di opere e artisti contemporanei, che affrontano temi politici e attuali, ecco il volume che fa per voi: ripercorrete la storia di Banksy, con tutte le sue vicissitudini e potrete vantare di aver visto il celebre Topolino su un manifesto a Los Angeles. Nessuno vi potrà dire nulla: sono tutte opere scomparse!
Jacopa de' Settesoli, nobildonna romana del XIII secolo, emerge in queste pagine come figura chiave del primo francescanesimo e del Terz'Ordine, accanto a San Francesco d'Assisi. Sabrina Viti ne restituisce il profilo storico e lo spessore spirituale, mettendo in luce il suo ruolo attivo nella Chiesa, nella famiglia e nella società del tempo. Fu compagna nel cammino evangelico del santo, tanto da meritare l'appellativo di "Frate Jacopa". Questa amicizia e la sua appassionata partecipazione al momento della morte lo rendono un unicum nella storia: una testimonianza viva di fede, dedizione e spiritualità francescana (+ Domenico Sigalini).
C'è un passero coraggioso, che fin dal primo giorno di vita vuole scoprire il mondo che lo circonda, scappa dal nido, si perde, prova e sbaglia, sbaglia e prova e, a un certo punto, si scopre una vocazione inaspettata: quella di aiutare i suoi compagni ad affrontare quanto di brutto incontrano nel corso della loro vita. Un passero chiamato Cipì, protagonista di una storia scritta da Mario Lodi e i suoi bambini della scuola elementare di Vho di Piadena, alla fine degli anni Cinquanta. Un testo che inaspettatamente diventerà uno dei classici più letti nella storia della letteratura italiana per l'infanzia. Un piccolo libro che per la prima volta dà forma alla voce di chi non è mai stato ascoltato da nessuno, cioè i bambini, dentro la scuola. Un atto politico che fa da modello, tra gli altri, a don Milani. Dietro Cipì c'è la riflessione di una generazione di maestri su Antonio Gramsci e John Dewey, ma anche su Giovanni Gentile e la tradizione idealistica, c'è il lavoro culturale di Gianni Bosio e la sua convinzione che debba essere annullato il distacco fra chi produce la cultura e chi la 'consuma'. Cipì racconta la storia di una pratica che ha cambiato dall'interno la scuola italiana, prima del Sessantotto, più delle riforme: quella della didattica democratica.
Come si svolgeva la vita nella famiglia e nella società ebraica e greco-romana ai tempi di Gesù? Lo studio della vita familiare e dei rapporti sociali è di capitale importanza per comprendere meglio i Vangeli e gli altri Libri del Nuovo Testamento. Jean-Pierre Lémonon e François Richard ricostruiscono le vicende del giudaismo nell'epoca che è a cavallo dell'Antico e del Nuovo Testamento. Un grande merito di questo testo è il citare testualmente i documenti storici più significativi per conoscere il periodo in cui operò Gesù Cristo e nacque la Chiesa. Questo è il primo di sei volumi intitolati "Il mondo dove visse Gesù": attraverso i documenti storici più importanti ricostruiscono il periodo storico in cui operò Gesù Cristo e nacque la Chiesa.
S'innamorano di una sagoma di cartone o di un pretoriano in miniatura, odiano i bambini pur portandoseli in grembo, lasciano una donna ma ne restano imprigionati, vomitano amore e rabbia, si tagliano, tradiscono, si ammalano. Sono alcuni dei personaggi di questo strabiliante libro di Michela Murgia, un romanzo fatto di storie che si incastrano e in cui i protagonisti stanno attraversando un cambiamento radicale che costringe ciascuno di loro a forme inedite di sopravvivenza emotiva. "Una sera ti metti a tavola e la vita che conoscevi è finita." A volte a stravolgerla è un lutto, una ferita, un licenziamento, una malattia, la perdita di una certezza o di un amore, ma è sempre un mutamento d'orizzonte delle tue speranze che non lascia scampo. Attraversare quella linea di crisi mostra che spesso la migliore risposta a un disastro che non controlli è un disastro che controlli, perché sei stato tu a generarlo. In stato di grazia, come la grande narratrice di "Accabadora", Murgia scrive per tutti noi un libro estremamente originale che rimanda a una costellazione di altri grandi libri: "Il crollo" di Fitzgerald, "Lo Zen e il tiro con l'arco" di Herrigel e "L'anno del pensiero magico" di Didion.
Oltre a mostrarne l'importanza per le società e le culture, gli studi novecenteschi sull'archivio ci hanno insegnato a riconoscere i suoi profondi legami con la memoria e l'organizzazione umana. Del resto, l'archivio è in costante trasformazione essendo altrettanto legato alle dinamiche del web e alle risorse offerte dalle nuove tecnologie. Che cosa comporta l'influenza di questi fattori? In quali ambiti della realtà sociale e della cultura contemporanea l'archivio ha acquisito importanza e in quali ne potrà avere con le sue prossime trasformazioni? Come sarà l'archivio di domani? I saggi raccolti in questo volume offrono più risposte, attraverso l'elaborazione di due prospettive critiche: la prima dedicata alla condizione attuale dell'archivio, la seconda ad alcune sue applicazioni nella realtà sociale, con particolare attenzione per il ruolo della tecnologia. Saggi di: Maurizio Ferraris, Camilla Domenella, Riccardo Fedriga e Margherita Mattioni, Mariella Guercio, Tiziana Andina, Elisabetta Pallottino, Davide Dal Sasso, Alberto Salarelli, Gianmaria Ajani, Cristina Baldacci, Alessandra Donati, Elisabetta Modena e Marco Scotti, Carla Subrizi. Prefazione di Carlo Birrozzi.
L'articolo 8, comma 3° della Costituzione italiana è stato attuato per la prima volta nel 1984 con la sottoscrizione dell'intesa tra lo Stato e le Chiese rappresentate dalla Tavola valdese, grazie al ruolo della Chiesa valdese e di quella metodista per l'affermazione della libertà religiosa e per il riconoscimento dell'autonomia e dell'indipendenza degli ordinamenti confessionali nei loro rapporti con lo Stato. Per la definizione dell'istituto dell'intesa fu fondamentale il giurista Giorgio Peyrot, il cui contributo prese le mosse dall'esperienza del diritto interno della Chiesa valdese per proiettarsi poi in quella del pluralismo religioso e nell'attuazione dei principi costituzionali connessi. L'impianto di base dell'intesa costituì in seguito lo schema della successiva normativa bilaterale tra lo Stato e le altre confessioni religiose di minoranza. Interprete di un diritto ecclesiastico portatore di istanze geneticamente differenti rispetto a quelle contemplate fino ad allora, il pensiero di Peyrot si inserisce nel più ampio tema del modello di relazione tra Stato e confessioni religiose. Il volume ricostruisce e analizza le trattative che hanno condotto al testo del 1984 offrendo al lettore gli strumenti per comprendere le ragioni profonde di questioni relative alla libertà religiosa ancora aperte.
Perché ci appassionano tanto i reality show? Cosa ci attira nell’ascoltare le storie di cronaca nera? Com’è possibile che le teorie cospiratorie e le fake news abbiano tanto seguito? E come tutto questo ha cambiato il nostro senso della realtà? Attraverso quattro esempi - la televisione dei reality, il true crime, i documentari cospirazionisti e i video creati dall’intelligenza artificiale - questo libro offre una riflessione critica e politica su come i concetti di realtà e verità siano oggi messi continuamente alla prova. Ogni giorno, sui social e nei media tradizionali, verità alternative ma verosimili mettono in discussione alcuni dei capisaldi del pensiero occidentale (primo fra tutti il principio di non contraddizione), alimentando così una cultura che non sa più distinguere tra ciò che è reale e ciò che è messo in scena, o inventato, virtuale o finzionale. Che si tratti delle vicende di una coppia vip raccontate come una serie tv, o di un omicidio reale raccontato come un noir, o di video virali creati dalla IA, siamo colpiti dal loro contenuto "interessante", senza interrogarci sulla loro corrispondenza al reale. E così l’intelligenza artificiale non fa che metterci di fronte a un’abitudine all’irrealtà cui ci siamo narcotizzati da tempo. Attraversando la cultura pop contemporanea (film, serie, podcast, contenuti virali) e le lezioni di Roland Barthes, Jean Baudrillard, Umberto Eco, questo libro denuncia la perdita del senso della realtà a cui sembriamo condannati, e prova a offrire gli strumenti per tornare coi piedi per terra, prima che sia troppo tardi.
Solo pochi anni fa, nessuno avrebbe potuto immaginare che ci saremmo ritrovati all’improvviso in un clima di guerra. Politici, intellettuali e giornalisti fanno a gara per trovare argomenti a favore del riarmo e per convincerci che dobbiamo riscoprire il nostro ‘spirito bellico’. In un mondo in cui il motto più ripetuto è «si vis pacem, para bellum» è diventato allora particolarmente urgente domandarsi se si possa pensare la pace a partire dalla pace e non dalla guerra. È possibile solo se mettiamo la pace al principio e non alla fine, così da impedire di giustificare in suo nome atti e comportamenti che la rendono sempre più precaria, se non addirittura irraggiungibile. Occorre ragionare sui mali del mondo, e sulla guerra in particolare, cambiando il nostro punto di vista e muovendo da un presupposto diverso rispetto a quello che ci vuole nemici gli uni degli altri. Perché è la guerra a essere l’interruzione della pace, e non viceversa. E perché non è affatto vero che la guerra appartenga alla ‘natura’ degli esseri umani. Occorre quindi contrastare la ‘narrazione’ che relega la pace nell’‘utopia’ o nell’‘ideale’. Non c’è nulla di naturale nella guerra, e nemmeno nella pace. Ci sono solo le scelte che vengono compiute dai governanti e da chi li sostiene.
Un romanzo fiume autobiografico diventa metafora universale: la vita come guerra e malattia, i libri e la fantasia come consolazione. Il grande male, capolavoro del maestro francese del fumetto David B., è il racconto di una dolorosa vicenda personale, narrata senza reticenze: la vita di David e della sua famiglia con un fratello, Jean-Christophe, colpito fin da bambino da una grave forma di epilessia. Testimone dei violenti attacchi della malattia, e dei vani tentativi dei genitori di trovare una cura, l'autore amplia la prospettiva dalla cronaca familiare alla Storia con la maiuscola. A David B. la vita appare come guerra e mistero incomprensibile: i libri e i sogni sono l'unica via di fuga dai traumi che segnano le nostre esistenze.