Questo libro è un po’ diario di viaggio e un po’ guida alla scoperta del chassidismo, un libro fatto di narrazioni e incontri, di volti e di nomi, di atti e di parole; è una dichiarazione d’amore per degli uomini che hanno aperto strade che altri non potevano aprire. L’hanno fatto in un mondo, quello dello shtetl dell’Europa orientale, oggi scomparso, ma che altrove e con nuove modalità continua a esprimersi vivacemente. Un mondo ancora da raccontare, tornando a visitare luoghi che chiamano alla meditazione, alla preghiera e alla conversione. Per provare a salire un gradino dopo l’altro, sostenuti dalla mano di coloro che in quei luoghi hanno vissuto e sono sepolti, la scala che ci porta là - in alto o forse solo nel nostro cuore - dove il Signore ci attende.
Ebrei e cristiani: figli dello stesso Padre, legati da una storia comune e da ferite non ancora rimarginate. In tempi in cui la guerra e la propaganda rimettono in circolo antigiudaismo e antisemitismo, Ambrogio Spreafico propone una bussola per non smarrire il cammino del dialogo. Con rigore biblico e attenzione alla realtà contemporanea, ricostruisce la svolta di Nostra aetate, rilegge testi controversi del Nuovo Testamento alla luce di una corretta esegesi, e mostra come la fedeltà alla propria identità possa aprire all’incontro. Un libro necessario per chi cerca parole responsabili, non slogan, e per chi vuole tenere viva la speranza della convivenza. Con prefazione di Riccardo Di Segni.
Un'opera al di fuori di tutti i generi consueti che è oggi un classico della letteratura spirituale. "Canto del mare" è, nella tradizione ebraica, il grande canto di Esodo 15 in cui gli ebrei, sulla riva del mare, lodano Dio di averli fatti passare dalla schiavitù alla libertà. Midrash è invece una parola che deriva dall'ebraico darash e significa "cercare". Nell'ebraico biblico designa innanzitutto la ricerca di Dio, cioè il protendersi verso di lui con tutto il cuore e con tutta l'anima, nel desiderio di conoscere la sua volontà ed essere esauditi nella propria supplica. Nel libro un ampio commento, di natura omiletica, dell'XI secolo che in origine veniva letto nel momento culminante dell'anno liturgico, la Pasqua, oggi un classico della tradizione rabbinica.
Il volume esamina la figura controversa di Paolo di Tarso, la sua ebraicità e il suo ruolo nella storia dei rapporti tra ebrei e cristiani, mostrando come non sia né il distruttore del giudaismo né l'inventore del cristianesimo. La ricerca contemporanea - segnata dall'affermarsi della Paul-within-Judaism Perspective - lo ricolloca a pieno titolo all'interno del giudaismo del suo tempo come seguace di Gesù e apostolo dei gentili, rivelando l'inconsistenza di letture successive che ne hanno fatto l'ellenizzatore della nuova fede e il fondatore dell'antigiudaismo e dell'esclusivismo cristiani. Paolo è ebreo e lo è per sempre. Il recupero della sua ebraicità apre la strada a una lettura condivisa da ebrei, cristiani e non credenti. La novità del vangelo di Paolo, quella giustificazione per fede che egli proclama, è un dono di grazia che si aggiunge ai doni della legge naturale e della legge mosaica, i quali "in Cristo" mantengono irrevocabilmente la loro validità ad allargare i confini della salvezza non solo ai giusti tra gli ebrei e le nazioni ma anche ai peccatori che si pentano delle loro opere malvagie.
Il rabbino capo di Roma e un ebreo che ha assunto posizioni critiche su Israele in guerra si confrontano sulla tragedia in corso e sulle divisioni dell’ebraismo contemporaneo. Affrontano temi di cruciale attualità: le sofferenze di tutte le popolazioni coinvolte nel conflitto, il sionismo religioso, il nuovo antisemitismo, il rapporto difficile con la Chiesa cattolica, la sospetta ammirazione delle destre nazionaliste per Israele, il divorzio degli ebrei dalla sinistra, i rapporti fra la diaspora e lo Stato ebraico, la piaga del fanatismo. I giudizi restano distanti anche sulle polemiche che hanno agitato le Comunità ebraiche italiane dopo la pubblicazione di un appello contro la pulizia etnica sottoscritto da una minoranza di dissidenti. L’ebraismo è al tempo stesso una religione, una cultura e una nazione, ma in che misura questi aspetti possono coesistere senza entrare in conflitto? Ebrei in guerra ha dunque molteplici significati; perché se è vero che Israele chiama gli ebrei a essere coinvolti nella sua guerra, altrettanto vero è che il dissenso interno dà luogo a lacerazioni profonde. Un libro che si cimenta con le domande che tutti si pongono. Perché la vicenda millenaria degli ebrei resta centrale nel nuovo tempo di guerra, e dunque ci riguarda da vicino. Il rabbino capo di Roma e un intellettuale ebreo dissidente si confrontano sulle divisioni che la guerra sta provocando all’interno del mondo ebraico e sul destino dello Stato di Israele.
Quando 22 dicembre 1977 il il segretario di Stato del papa Jean-Marie Villot scrisse all'arcivescovo di Parigi François Marty a nome di Paolo VI, citò Jules Isaac definendo il suo lavoro una fonte di ispirazione per tutti gli uomini di buona volontà che cercano di promuovere il rispetto reciproco, la stima e l'amicizia tra ebrei e cristiani. Questa autorevole considerazione nasce anche dall'influenza che il pensiero di J. Isaac ebbe nella stesura del paragrafo sugli ebrei della dichiarazione conciliare Nostra Aetate. Le pagine di questo libro ripercorrono il modo in cui la chiesa cattolica sia arrivata a chiarire e ad abbracciare il ruolo di Israele nella storia della salvezza, a superare il concetto della colpa collettiva degli ebrei per la morte di Gesù e a offrire una nuova visione teologica e un novo atteggiamento pastorale nei confronti degli ebrei e dell'ebraismo. Nel farlo Norman C. Tobias ricostruisce la biografia di Jules Isaac, un pioniere del dialogo ebraico-cristiano, una delle persone a cui si deve il rinnovamento della riflessione cattolica sugli ebrei e sul giudaismo dopo secoli di incomprensioni.
"Anche grazie agli studiosi ebrei, l'ebraicità dell'Apostolo dei gentili è tornata nell'agenda del pensiero cristiano, quello biblico-teologico in particolare. Tale evidenza deve ora scendere a livello pastorale, bloccando usi impropri di alcuni passi paolini, estrapolati dal loro contesto e usati in chiave di pregiudizio antiebraico." Dall'introduzione di Fabio Ballabio e Massimo Giuliani
Descrizione
Salvatore bambino, condottiero durante l’esodo, colui che riceve la rivelazione del Sinai, guida nel deserto, maestro la cui funzione è passata ai rabbini: queste sono le forme principali in cui si è manifestata la figura di Mosè nella tradizione rabbinica e a cui l’autore dà rilievo. Il libro presenta alcuni testi rabbinici essenziali per questi ambiti tematici particolarmente significativi, inseriti nel quadro più ampio della storia del rabbinato, mantenendo un confronto costante, benché non sistematico, con testi cristiani paralleli. Si è scelto un approccio per così dire «biografico», che accompagna il percorso del testo biblico. Per i singoli temi, le unità testuali di maggiore estensione si trovano generalmente solo nei testi di epoca più tarda, che sono scelti come punto di partenza: non per ricercare antiche tradizioni all’interno dei testi stessi, ma per esaminare elaborazioni letterarie passate, o anche semplicemente non convenzionali, di filoni narrativi o di singoli temi.
Note sull'autore
Günter Stemberger, professore emerito di Giudaistica all’Università di Vienna e visiting professor in Germania e Stati Uniti, è membro corrispondente dell’Accademia delle scienze austriaca. EDB ha tradotto La religione ebraica (21998), Il Talmud. Introduzione, testi, commenti (22012) e Il Midrash. Uso rabbinico della Bibbia. Introduzione, testi, commenti (22013).
Esiste un Messia nella Bibbia? La figura di questo essere redentore venuto a salvare l'umanità e ad aprire un'era di pace universale ha segnato profondamente il nostro immaginario collettivo. Ma come ha preso forma questa concezione? Da quali testi? In quali circostanze storiche, politiche e sociali? Dove si colloca Gesù nel contesto della speranza messianica del suo tempo in Giudea? Come tutte le grandi idee che hanno cambiato il corso dell'umanità, l'idea messianica ha la sua storia. È questa storia che l'autrice ricostruisce rivisitando l'interpretazione dei testi fondatori così come altri scritti antichi meno conosciuti che esprimono questa speranza.
Re, saggio e architetto, e, più tardi, mago, profeta, esorcista e compositore, Salomone è una delle figure più complesse e famose della letteratura antica. Se le sue immagini più familiari sono ispirate da ciò che racconta di lui la Bibbia ebraica, meno conosciute sono le tradizioni su Salomone elaborate dal giudaismo rabbinico e i ricchi ricami narrativi costruiti dai Maestri ebrei. Le pagine di questo libro offrono per la prima volta al lettore italiano leggende rabbiniche tradotte dall'ebraico o dall'aramaico - oltre a tre saggi introduttivi che inquadrano la figura e la recezione di Salomone. Radicate nell'antico folklore di Israele, sono allo stesso tempo innovative perché forniscono nuove interpretazioni e prospettive sia degli episodi biblici sia dei loro protagonisti.
Ritorna in un’edizione rinnovata uno dei testi di riferimento per gli studi biblici uno dei più autorevoli commenti all’Esodo di tutta la tradizione ebraica. Un testo affascinante e ricco di suggestioni, scritto da Rabbi Shelomoh ben Yischaq (1040-1105), universalmente conosciuto con il suo acronimo Rashi, e considerato il più importante esegeta ebreo di ogni tempo. Un capolavoro indiscusso del medioevo, che supera i limiti della sua collocazione temporale, per imporsi come un’opera con la quale si sono confrontati credenti ebrei e cristiani nello scorrere delle generazioni. Rashi si pone dinanzi alle Scritture non come un «autore» nel senso moderno del termine, ma come un umile «servo» della Parola rivelata, di cui cerca di trasmettere alla sua comunità l’infinita ricchezza. Rashi è anzitutto un innamorato della Parola divina: nella sua esegesi egli pone rigorosamente al centro il testo così come è stato svelato da Dio, per appianarne tutte le difficoltà (ecco la definizione del cosiddetto «senso letterale»), e per ricercarne le infinite risonanze spirituali, quali sono state colte dalla grande Tradizione d’Israele (il midrash), che Rashi armonizza in modo ineguagliato con la formulazione testuale delle Scritture. Grande maestro dunque, anzi «il» maestro per eccellenza del suo popolo.
Raimon Panikkar conversa con il rabbino Pinchas Lapide, entrambi intervistati da Anton Kenntemich. Un'opera in grado di sconvolgere quello che i cristiani pensano degli ebrei e quello che gli ebrei pensano dei cristiani, e che evidenzia il rischio possibile di una riduzione sia del cristianesimo sia dell'ebraismo. Come sempre hanno ripetuto Raimon Panikkar e Julien Ries, non c'è dialogo che non porti un guadagno reciproco. In questo senso sono qui affrontate tematiche fondamentali quali l'idolatria, l'esperienza dell'aperto, della libertà, dell'infinito, dell'indescrivibile. Parole dentro le quali è annidato un mistero inesprimibile, che conduce in unità la diversità delle culture.