Erano trascorsi solo quindici anni dalla proclamazione dell’Unità d’Italia quando, il 5 marzo 1876, usciva il primo numero del «Corriere della Sera». Da allora sono passati 150 anni durante i quali quasi tutte le vicende che hanno segnato la storia italiana e mondiale sono passate per le pagine del quotidiano, sono state raccontate a generazioni di lettori da centinaia di giornalisti in milioni di articoli, cronache, corrispondenze, commenti, recensioni, resoconti di viaggi, novelle, editoriali, elzeviri. La Fondazione Corriere della Sera vuole celebrare questo significativo anniversario con un’opera articolata in quattro parti: nella prima, si ripercorrono i complessi rapporti tra il Corriere e le vicende del nostro Paese; nella seconda, ci si concentra su percorsi tematici e protagonisti; nella terza si viaggia tra le pagine, dagli esteri alla cronaca, dallo sport all’economia; nella quarta, infine, si narra la storia dei tre storici supplementi illustrati, «La Domenica del Corriere», «La Lettura» e «Il Corriere dei Piccoli». Nelle appendici, infine, sono contenuti l’elenco e le schede biografiche dei direttori, nonché dei periodici «iO Donna» e «Sette». Riccamente illustrato in ogni sua sezione attingendo dal vastissimo patrimonio iconografico conservato negli archivi storici, il volume presenta inoltre tre album di immagini, per complessive 90 pagine, in cui si ripercorrono questi 150 anni attraverso le prime pagine delle diverse testate.
Pochissime donne nel XX secolo hanno esercitato più potere e influenza di quanto abbia fatto Josefine Lehnert, meglio nota come Suor Pascalina. Mandata giovane novizia a Monaco di Baviera per organizzare e mantenere la nunziatura, e qui fece la conoscenza di Eugenio Pacelli. Per il resto della sua carriera diplomatica, Pascalina sarebbe rimasta la sua segretaria personale e confidente per eccellenza, tanto da seguirlo quando Pacelli fu richiamato a Roma nel 1929 e successivamente nominato cardinale, Segretario di Stato e papa con il nome di Pio XII. La storia di Pascalina è una testimonianza del potere e dell'influenza che una donna può avere nelle alte gerarchie della Chiesa cattolica in uno dei momenti più drammatici della storia recente.
Dopo il 1945 sembrava essersi realizzata in Europa l'aspirazione condivisa alla pace. Ma le guerre nei Balcani, l'invasione russa in Ucraina e l'esplosione del conflitto nella striscia di Gaza hanno riabilitato la guerra come strumento di risoluzione delle controversie e contribuito alla militarizzazione dell'opinione pubblica e alla corsa al riarmo. La guerra appare sempre più come destino inevitabile e la pace come nient'altro che una parentesi. L'appello di Andrea Riccardi è quello di riscoprire il «senso di appartenenza a una comunità globale di destino» e restituire spazio al dialogo e alla diplomazia. Il vero coraggio è quello di chi sceglie la pace e si impegna per farne, oggi e per il futuro, «l'obiettivo della politica, l'aspirazione dei popoli, il fine della storia».
La cooperazione industriale nel settore della difesa rappresenta un interessante campo di studio per l’analisi della costruzione di una politica estera complessa. Questo è particolarmente vero nel caso dell’Italia all’indomani del secondo conflitto mondiale, quando la scelta di campo occidentale e la conseguente adesione all’Alleanza Atlantica si mescolavano con esigenze legate alla ripresa produttiva e alla salvaguardia di industrie ritenute strategiche. Il presente volume si propone di indagare il rapporto tra politica estera italiana e industria degli armamenti attraverso una descrizione generale della questione relativa al periodo 1949-1953, seguita da una serie di approfondimenti specifici, che si spingono fino agli anni Sessanta. Vengono affrontati diversi aspetti del rapporto tra industria della Difesa e scelte politico-strategiche della Repubblica italiana durante la Guerra Fredda, quali gli offshore procurement, la profondità strategica e il ruolo della missilistica, l’assistenza militare alla Somalia, i rapporti con la Jugoslavia, il Sudafrica e le Nazioni Unite.
2Esistenzialisti e mistici" è la raccolta più completa degli scritti filosofici di Iris Murdoch, una delle pensatrici e scrittrici più originali del secondo Novecento. Figura eclettica, Iris Murdoch ha dedicato la sua esistenza all’indagine dei nessi inestricabili tra le sfere dell’arte, della letteratura e della filosofia. Avvicinatasi allo studio dell’etica platonica e kantiana nella convinzione che i problemi filosofici fossero i problemi della sua stessa vita, in questi scritti, composti tra il 1950 e il 1986, Murdoch testimonia il suo tentativo di individuare nell’«arte buona» una guida verso il bene e la conoscenza della verità all’interno di un cammino di chiarificazione, di giustizia, di compassione. Partendo dall’analisi dei classici - da Platone a Hume - e passando per il confronto con i contemporanei T.S. Eliot e Camus, Wittgenstein e Sartre, in queste pagine l’autrice disegna un tragitto sincretico che attraversa le idee dell’esistenzialismo francese e quelle dei moralisti e logici del gruppo di «Oxbridge», per approdare a un personale misticismo «pratico». Quest’opera ci permette di riscoprire una voce importante del XX secolo, compagna di strada di Simone Weil, Hannah Arendt e Simone de Beauvoir, e al pari loro accesa dal medesimo desiderio di affrontare la realtà nella sua mutevolezza e persistenza, amandola mentre la si comprende. Perché la realtà non è mai qualcosa di già dato, ma è un incontro: qualcosa che bisogna imparare a vedere. E il culmine di questo incontro, ci spiega Iris Murdoch, è sempre l’amore; è sempre il saper amare.
«Legando urbanizzazione e crisi rurale, interessi agricoli e industriali, Nord e Sud, lavoro e finanza, politici e militari, movimenti di contestazione, organizzazioni sindacali e partiti, si può cogliere la dimensione della rottura integrale, di quel vero e proprio cortocircuito che gli stragisti del 12 dicembre 1969 puntavano a provocare». La strage di Piazza Fontana, avvenuta a Milano il 12 dicembre 1969, rappresenta una ferita ancora aperta nella storia d'Italia. Una pagina strettamente legata a un inquietante dietro le quinte fatto di manovre politiche ed economico-finanziarie, prima e dopo quella data spartiacque. Se molte sono state le interpretazioni storiche e giudiziarie su quanto avvenne quel triste pomeriggio, in pochi si sono posti la domanda da cui parte questo libro: perché proprio la Banca nazionale dell'Agricoltura? Un quesito cui l'autore risponde, sulla base di fonti inedite e di interviste, avanzando la tesi che quell'attentato possa essere considerato una «gamba rurale» dei tessitori della strategia della tensione, fra politica e finanza. Che decisero di scegliere quell'istituto di credito fra tanti (insieme alla Banca nazionale del Lavoro e alla Banca commerciale), perché simbolo e realtà di un mondo rurale in crisi, di un'Italia attraversata da profondi sommovimenti sociali e in balia della finanza globale, intenta a conquistare aziende, banche, pezzi di mercato italiano, nel pieno di una vera e propria fuga dei capitali all'estero. Con un inquietante personaggio, Michele Sindona, interessato insieme ad altri gruppi finanziari inglesi e americani alla Banca nazionale dell'Agricoltura e duramente osteggiato dalla Banca d'Italia e da Mediobanca, guidata da Enrico Cuccia. Una guerra azionaria per il controllo di quell'istituto scoppiata ben prima di quel terribile 12 dicembre, fra dimensione nazionale e internazionale. Che toccò da vicino le rappresentanze di quel mondo ferito, quali la Coldiretti e la Confagricoltura, insieme ad organizzazioni pure centrali, come la Federconsorzi, invitate a svoltare a destra. Una guerra economico-finanziaria che s'intrecciò alla crisi politica, alimentando le manovre eversive in atto nel paese per la formazione di un governo autoritario di destra. Uno scenario scongiurato solo grazie alla mobilitazione dei partiti e dei sindacati in difesa della democrazia repubblicana.
Francesca Tasca racconta due vite che si sfiorano nel tempo ma prendono strade incompatibili. Valdo, ricco cittadino di Lione, vende tutto, sceglie la povertà radicale e mette in piedi una rete di predicatrici e predicatori laici che parlano alla gente comune nelle piazze, nelle case, fuori dal controllo del clero. È un cristianesimo senza tonsura, senza permesso, senza mediazioni gerarchiche. Francesco d’Assisi sceglie anch’egli povertà e itineranza, ma le consegna alla Chiesa: obbedienza, riconoscimento, Regola. Tasca mostra come la linea che separa la «santità» dall’«eresia» non sia soltanto teologica, ma passi attraverso il potere di decidere chi può parlare, chi può predicare, chi può esistere.
024858. Per lo Stato comunista, don Titus Zeman non è più un uomo.
È solo un numero.
Per Dio, invece, resta un sacerdote, un testimone, una stella che continua a brillare anche quando per il mondo sembra spezzata. Arrestato, torturato e condannato per aver aiutato giovani seminaristi a fuggire oltre il confine, Titus affronta la prigionia con la sola forza della fede. Nelle celle gelide, tra silenzi e umiliazioni, impara che la vera libertà non è quella esterna, ma quella che nasce da un cuore fedele fino alla fine. La stella spezzata è un romanzo ispirato a una storia vera: la vita di un sacerdote slovacco che ha sfidato il regime per amore di Dio e della sua vocazione.
Un racconto intenso, dove la luce della speranza attraversa le tenebre della persecuzione e ci ricorda che nessun potere può imprigionare lo spirito di chi crede davvero.
Adèle Dani, pseudonimo di Elena Maria Palatini, è nata nel 1959 a San Vito di Cadore, dove vive. Laureata in tedesco, ha insegnato a lungo in scuole di vario ordine e grado e da alcuni anni traduce libri per ragazzi e articoli per riviste cattoliche.
Il Medioevo durò mille anni, dalla caduta dell'Impero Romano alla scoperta dell'America. E proprio Cristoforo Colombo, durante la sua storica traversata che portò alla scoperta di un Nuovo Mondo, vide strani fuochi nel cielo al largo del famigerato Triangolo delle Bermuda. Di più, per tutti quei dieci secoli strane presenze spaventarono la Vecchia Europa e misero in allarme Cina e Giappone.
Nessuno sapeva cosa fossero quelle strane machine volanti del cielo. Solo pochi cercarono di capire, in un'era di superstiziosi timori: gli astronomi d'Inghilterra sacerdoti dei Paesi cattolici. Furono loro a testimoniare che quelli che noi oggi chiamiamo UFO monitorarono attentamente gli eventi che coinvolsero questa parte di mondo: le morti di re e imperatori, le Crociate, l'incoronazione di Federico Barbarossa, le gesta d'armi dell'età cavalleresca. Persino il vero re Artù ebbe a incontrare una delle fantomatiche creature uscite da un disco volante.
L'autore ha setacciato i testi della Patrologia greca e latina, ovvero gli scritti dei Padri della Chiesa, che di queste strane apparizioni di altri misteriosi x-files ne hanno schedati a centinaia. E oggi, per la prima volta, tutte quelle testimonianze sconosciute tornano alla luce. E delineano un quadro storico assai diverso da quanto insegnato nei libri di scuola, dimostrando che gli alieni sono tra noi da tanto, tanto tempo.
Alfredo Lissoni, scrittore e autore radiotelevisivo, da oltre quarant'anni si occupa del fenomeno UFO, di miracolistica e di paranormale. È stato consulente Rai Mediaset e ha condotto centinaia di trasmissioni radiofoniche sul mondo del mistero. Sua è la risoluzione che ha chiesto ai Paesi UE di aprire gli archivi sugli UFO. Da molti anni si occupa di recuperare, dalle biblioteche digitalizzate di mezzo mondo, tutti gli x- files schedati dai cronachisti antichi.