Le guerre, la tregua e il papa della pace. È stato l’anno delle due guerre, in cui in Ucraina, cioè al centro dell’Europa, e in Medio Oriente, con particolare accanimento nella Striscia di Gaza ormai devastata, i combattimenti sono andati avanti giorno dopo giorno. Ma se nel primo caso sono continuati malgrado l’attivismo del presidente ucraino Zelensky e il tentativo - fallito - di Trump di convincere Putin ad accettare almeno un cessate il fuoco, in un vertice a due in Alaska pieno di riconoscimenti per l’autocrate russo, nel secondo, il presidente USA, dopo aver tessuto sapientemente una tela di accordi nel mondo arabo, è riuscito a ottenere la tregua di ottobre. È stato anche l’anno della scomparsa, dopo lunga malattia, di Francesco, papa per certi versi rivoluzionario, e dell’arrivo di Leone XIV, il primo pontefice statunitense, uscito a sorpresa da un conclave inaspettatamente breve.
Philippe Chenaux ripercorre le tappe del cammino lungo due secoli, dalla Rivoluzione francese fino al concilio Vaticano II, che ha portato la chiesa cattolica a superare le sue posizioni antigiudaiche. Gli snodi principali della storia europea fanno da sfondo alla ricerca dell’autore su alcuni passaggi cruciali: la soppressione dell’associazione Amici di Israele nel 1928, le motivazioni all’origine dei «silenzi» di Pio XII, la resistenza della Santa Sede alle iniziative del dialogo interreligioso che si moltiplicarono dal secondo dopoguerra e infine le posizioni di Paolo VI. Il risultato è un affresco che mostra aspetti inediti, o illuminati da nuova luce, della storia delle relazioni ebraico-cristiane.
Che fine ha fatto il pudore nell'epoca dei social, dei corpi esibiti, dell'intimità messa in piazza? In un tempo che ci vuole esposti, sempre visibili, sempre connessi, Andrea Tagliapietra riflette in questo saggio su una virtù inattuale e potentissima. Gesto antico che distingue l'essere umano dall'animale, gesto minimo ma ostinato, capace di difendere dall'omologazione dello sguardo e della parola, il pudore - fuori da ogni nostalgia moralistica - diventa qui un elemento chiave per interrogare la nostra epoca. Tagliapietra ne ripercorre le forme nel tempo: dalla vergogna dei miti antichi alla confessione cristiana, dal segreto inconoscibile al fondo di ogni essere umano alla pornografia dell'algoritmo. Perché, come scrive l'autore, «il pudore mette alla prova una società senza segreti», protegge ciò che non può essere detto né mostrato: la singolarità irriducibile di ciascuno. Virtù o sentimento, passione o concetto, il pudore appare così come risorsa, spazio di libertà, argine di resistenza alle maschere che il potere e la società impongono. Mostrare tutto non è libertà, ma obbedienza a un nuovo precetto: quello dell'esposizione continua, della trasparenza senza resto. La forza del pudore sta nell'apparente semplicità di un gesto di diniego che troviamo riproposto, prima ancora che nei testi della filosofia o della letteratura, nei capolavori dell'arte - da Masaccio e Botticelli ad Artemisia Gentileschi, da Courbet a Munch -, che in questo libro si intarsiano con la scrittura in un dialogo continuo tra parola e immagine.
Un giorno Dio disse: "Se uso la terra per creare un angelo non farò una creatura celeste ma un uomo.
Lui salirà sul monte della vita e guarderà lontano oltre l'orizzonte. Non ricorderà la sua origine ma una cosa sola lo renderà elevato e al di sopra di ogni altra creatura: le ali dell'anima".
Questo libro si inserisce all'interno di una collana più ampia che vuole guidare i lettore in un cammino finalizzato a rendere accessibile a tutti i preziosi insegnamenti di Gesù sul vivere nella Divina Volontà. Ogni argomento viene presentato attraverso una sequenza di meditazioni che si susseguono secondo un iter cronologico che comincia dal primo volume, fino all'ultimo, rendendo chiaro comprensibile un insegnamento profondo e spesso complesso.
Dice Gesù a Luisa: La Mia Parola è come pioggia che feconda la terra, e il segno per riconoscere se ciò che è scritto in queste pagine è frutto della Mia Parola, e se germina Virtù (Vol. VI, 12 dicembre 1905).
Lasciamoci quindi guidare da Gesù e impariamo a lasciare spazio a Dio.
L’epoca che stiamo vivendo, che molti chiamano "post-moderna", è complessa e drammatica. Per poter vivere appieno è importante saper cogliere il messaggio di novità contenuto nei Vangeli, perché è avvicinandosi a Dio che l’uomo si arricchisce di dignità. Ma ci sono degli ostacoli: l’affievolirsi della coscienza del Trascendente, l’affermarsi di teorie sulla "morte di Dio", o anche solo le troppe distrazioni del nostro quotidiano. L’autore ci invita ad affrontare i momenti difficili con amore e razionalità, mantenendo al primo posto il messaggio di Gesù, affidandoci in particolare agli insegnamenti di Papa Francesco e senza mai perdere la speranza nel futuro.
Questo libro, commentando la Parola di Dio della domenica e degli altri giorni festivi, si inoltra nel variegato mondo del sacro confrontandosi con le altre religioni, per scoprire inevitabili diversità come pure somiglianze significative ed elementi comuni. Nel pieno riconoscimento della libertà religiosa, il confronto con le altre espressioni del divino non rischia di relativizzare la sana dottrina o di sfociare in pericolose forme di sincretismo; non si prefigge di proporre una sorta di religione universale, né di cercare accostamenti forzati e improbabili. Al contrario, esso vuole portare ad approfondire il mistero cristiano, perché esso rifulga in tutto il suo splendore. Molti sono gli autori che hanno presentato i loro commenti sulla liturgia della Parola, ma nessuno è giunto a proporre un confronto così articolato e sistematico con gli altri universi del sacro, sia del mondo antico che di quello moderno, comprese le religioni "nuovissime". Per questo l’opera rappresenta un unicum nel suo genere.
Il volume propone un'aggiornata riflessione storica e storiografica sulla figura di Matteotti e sulla sua originale collocazione nel socialismo italiano, con un’attenzione particolare al suo impegno nelle istituzioni, alla specificità della sua declinazione del riformismo, alla precorritrice analisi del fascismo, alla lotta incessante nel Parlamento e nel paese contro il regime di impunità, di violenza e di sopraffazione che avrebbe segnato, prima e dopo la Marcia su Roma, la crisi finale dello Stato liberale e l’avvento del fascismo. Si analizza nel contempo criticamente la fase cruciale di passaggio alla piena instaurazione della dittatura fascista segnata dal delitto e dalla crisi Matteotti, con specifico riferimento alle scelte del governo fascista e delle élites tradizionali del potere, e, su di un altro versante, alle iniziative delle forze di opposizione, dall’Aventino al Partito comunista, alla "nuova generazione" di Gobetti e di Rosselli, al Partito popolare e alle organizzazioni cattoliche.
Il volume, introdotto da Claudio De Fiores, raccoglie i più significativi interventi sulla Costituzione di Pietro Ingrao tra il 1979 e il 2002. Sono gli anni della restaurazione capitalistica, dell’offensiva neoconservatrice contro la Costituzione, del revisionismo regressivo, della svolta maggioritaria, dell’irruzione dei primi governi tecnocratici nella storia repubblicana. Ma anche gli anni nei quali la parola guerra torna ad essere impiegata nel lessico della politica e del diritto. Chiude il volume un intervento inedito di Pietro Ingrao sui tentativi di rimozione del principio costituzionale pacifista.
Il volume studia la storia delle relazioni di intelligence tra Italia e Stati Uniti durante la Guerra fredda ricorrendo a una vasta selezione di fonti declassificate provenienti dagli archivi degli apparati informativi dei due paesi. Attraverso una disamina delle attività condotte dai servizi segreti italiani e statunitensi e delle loro interazioni tra l'armistizio del 1943 e la seconda metà degli anni Settanta - inclusi episodi ancora oggi oscuri e controversi - l'autore dimostra come queste relazioni fossero molto diverse da come sono state spesso rappresentate. Infatti, le organizzazioni di intelligence italiane non agirono in condizione di sottomissione alle più potenti agenzie statunitensi, ma ebbero con esse un rapporto dialettico, spesso ambiguo, che incorporò sia forme di cooperazione sia di competizione e confronto, in cui le parti, pur collaborando in differenti settori, tentarono ripetutamente anche di avvantaggiarsi l'una a spese dell'altra, di manipolare e sfruttare rivalità interne e difficoltà nell'altrui sistema di intelligence, al fine di perseguire obiettivi di politica nazionale.