Attraverso un’analisi accurata delle dinamiche sociali e culturali dell’umanità contemporanea sempre più esposta al dominio tecnocratico, il volume si offre come tentativo Teor-Etico per una ricomprensione "interale" della vita umana come esistenza complessa e pluridimensionale capace di intersecare strutturalmente pathos, ethos e logos. Mostrando la compenetrazione del patico e del logico nella sfera del pensiero e dell’agire umano, l’autore mette in evidenza la centralità della dimensione etica come luogo di compimento esistenziale in cui si realizza un intreccio patico-logico che, partendo dal pathos originario come fonte di intenzionalità dell’agire e del sapere si incanala, grazie al logos, in una progettualità razionale e relazionale che conferisce senso e ordine all’esistenza personale. Come si mostra nel volume, infatti, l’ethos della persona si esprime come tensione tra apertura intenzionale e progettualità pratico- razionale, ma anche come apertura al mistero dell’alterità: la sfera etica ricompone la polarità tra il pathos e il logos nell’esercizio stesso della responsabilità esistenziale verso gli altri. In essa la persona traduce la pura intenzionalità patica in un progetto di vita consapevole e razionale, volto quindi a concretarsi in precise forme pratiche.
La recente gestione pandemica ha dimostrato tutti i limiti dei governi occidentali: diritti proclamati sacri e inviolabili sono stati spazzati via da un potere statale virtualmente assoluto e totalitario con l'unica giustificazione data dallo stato di emergenza sanitaria. Questo libro, che contiene gli atti del convegno "San Tommaso e la dottrina sociale della chiesa" dell'Osservatorio Van Thuân, riflette sui concetti di libertà e autorità, sulla loro origine e sulla loro possibile armonia: solo così sarà possibile lavorare alla riedificazione della societas christiana dove la vera autorità (discendente da Dio e finalizzata al bene comune) si coniuga armonicamente con l'esercizio della sana libertà nel comune fondamento della verità.
Essere genitori competenti, capaci di «allenare» i nostri figli alla vita, non è facile. Soprattutto in questo inizio di terzo millennio, dominato dall'attrazione magnetica che il mondo online esercita su bambini e ragazzi. Da una parte, infatti, ci siamo noi adulti, con il nostro progetto educativo, desiderosi di fornire ai più giovani tutti gli strumenti di cui hanno bisogno per diventare grandi. Dall'altra c'è il marketing, che quando si rivolge ai nostri figli non ha alcuna attenzione per i loro bisogni di crescita. Anzi, strategicamente, identifica le loro fragilità e vulnerabilità per trasformarle in un'opportunità senza precedenti di profitto e manipolazione. Il risultato è che il cuore e la mente dei ragazzi vengono sempre più risucchiati dalle piattaforme online, un nuovo Paese dei Balocchi che possono frequentare senza limiti, nello spazio circoscritto delle loro stanze. Alberto Pellai e Barbara Tamborini, da anni impegnati sul fronte educativo, sollecitano i genitori, gli insegnanti e gli adulti in generale a riflettere e ad abbandonare la rotta percorsa finora, per imboccarne una completamente nuova. Tenendo come bussola il principio che sostenere la crescita delle giovani generazioni significa arginare la pervasività con cui il digitale e lo smartphone hanno aggredito la loro vita. Alla luce di questa convinzione analizzano due esperienze fondamentali dell'età evolutiva: il gioco e la socializzazione. Partendo da una critica tanto accurata quanto tagliente del modo in cui il mondo online le ha stravolte, Pellai e Tamborini offrono una serie di consigli concreti e validissimi per vincere la sfida oggi cruciale, ossia far uscire un figlio dalla propria stanza. Perché solo varcando la soglia di quello spazio angusto in cui - quasi senza accorgersene - si è recluso, potrà ritrovare la fatica, la bellezza e la libertà di diventare se stesso.
Roberto Beretta, giornalista di Avvenire per oltre trent’anni, parte dall’esperienza personale di semplice laico per spiegare perché ormai è diventato necessario essere un po’ meno cattolici per tentare di diventare un po’ più cristiani. «In "Meno cattolici + cristiani" Beretta avvia un confronto serrato con la realtà: la Chiesa - e più in generale il cattolicesimo - affronta una crisi reale, e qui non si tratta solo di mantenere rituali o osservare norme. Quello che serve è un salto: riformulare la domanda su Dio con onestà, coraggio e senza imposizioni.» (Paolo Rodari) Duemila anni di dogmi, tradizioni, riti, documenti, pratiche pastorali, devozioni, abitudini, precetti morali - a volte contraddittori tra loro e spesso incomprensibili agli uomini d’oggi - hanno appesantito la Chiesa al punto che molti faticano a ritrovarvi i tratti originari del messaggio di Cristo. Mentre l’interpretazione delle Scritture e la ricerca teologica compiono significativi passi in avanti, ai credenti (ma anche ai cosiddetti «lontani») continua a essere proposta una dottrina pensata per altri tempi: quando la Chiesa si sentiva unica ed esclusiva padrona della «verità» e della «salvezza». Prefazione di Paolo Rodari.
In un tempo in cui la Chiesa è chiamata a ripensare sé stessa in chiave sinodale, questo volume propone una lettura innovativa e profonda della sinodalità, a partire dal cuore pulsante della vita ecclesiale: la liturgia. Attraverso il contributo di teologi, anche di diverse tradizioni cristiane, si esplora come l'evento liturgico possa essere luogo generativo di comunione, partecipazione e missione. Questa ricerca a più voci si apre con l'autorevole discorso di Sua Santità Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, il cui magistero richiama con forza il legame inscindibile tra eucaristia, unità e sinodalità. Ne seguono riflessioni teologiche e prospettive interdisciplinari che mettono in luce la centralità della liturgia nella vita della Chiesa e nel dialogo ecumenico. L'intento di questo libro è una proposta originale per riscoprire nell'evento liturgico la sorgente viva di una Chiesa in dialogo e disposta a lasciarsi trasformare dall'azione dello Spirito Santo e non da logiche sociopolitiche. Giuliana Albano è docente di Arte sacra e condirettrice della Scuola di Alta Formazione in Arte e Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale (Napoli) sez. San Luigi, dove ricopre anche il ruolo di Segretario generale. Nicola Salato, OFMcap, è professore straordinario di Ecclesiologia e Mariologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale (Napoli) sez. San Luigi, dove dirige il Settore di specializzazione in Teologia dogmatica.
Dice il libro della Sapienza: «Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell'ignoranza di Dio, e dai beni visibili non riconobbero colui che è, non riconobbero l'artefice, pur considerandone le opere… Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l'autore» (Sap 13, 1.5). E san Francesco, nel Cantico delle creature: «Laudato sii, o mio Signore, per tutte le creature; specialmente per messer Frate Sole, il quale porta il giorno che ci illumina. Ed esso è bello e raggiante con grande splendore: di te, Altissimo, porta significazione». Insomma: possiamo conoscere il Creatore contemplando le Sue creature. Quindi, anche il nostro cane, con i suoi istinti e i suoi atteggiamenti, può indurci a meditazioni teologiche. Tuttavia, nel mondo moderno la contemplazione non solo non è più di moda; non è nemmeno agevole, considerato il caos nel quale conduciamo le nostre esistenze. In questo agile libretto, ecco le meditazioni teologiche che il cane ha suscitato nello psicoterapeuta Roberto Marchesini; perché possano aiutare i lettori a elevare la propria vita contemplando le creature. Anche quelle più umili e quotidiane.
Soli e disperati, ma instancabilmente sorridenti. Violenti a parole, ma nei fatti disposti a combattere solo contro la cellulite. Capaci di slanci ma immobilizzati da media che ci istillano desideri impossibili e paure irrazionali. Occupati a inseguire le nostre ansie, dimentichiamo di curare le nostre anime e quando ci guardiamo attorno spesso il panorama umano del nostro tempo appare desolante. Persone trasformate in cose tra le cose, sotto un cielo ingombro di satelliti - l’orgoglio delle nostre scoperte scientifiche e tecnologiche - ma vuoto di senso. Un mondo tanto godereccio quanto incapace di vera felicità: perché non siamo più in grado di cogliere l’unicità della nostra vita come dono, come costruzione di un progetto che può migliorarci e migliorare il piccolo spicchio di mondo intorno a noi. C’è un rimedio a questo processo di sfacelo? Sì: fare silenzio, per ascoltare e osservare, per contemplare e meditare. Coltivare l’originalità dello sguardo e la meraviglia del cuore. Allenare la capacità di immaginare la bellezza, di riconoscerla e riprodurla, di condividerla. In queste pagine, Susanna Tamaro analizza la modernità con acume entomologico, senza fare sconti ai nostri vizi, alle nostre pigrizie, alle nostre colpevoli rimozioni. Ma offre, al contempo, un prezioso percorso sapienziale che porta al rinnovamento del cuore, alla comprensione dell’autentica libertà. Allora vedremo al di là del velo delle paure e degli egoismi da cui ci siamo lasciati condizionare, scoprendo come la felicità che cerchiamo affannosamente stia dentro di noi. E finalmente potremo afferrarla.
Che cosa pensavano i Romani dell'architettura? Quali edifici hanno costruito e con quali intenzioni? Come era rappresentata l'architettura nei testi e nelle immagini? Janet DeLaine parte dagli scritti di Vitruvio per offrire una nuova visione dell'architettura romana incentrata sulle relazioni fra committenti, architetti e costruttori. Le forme degli edifici religiosi, civili e privati sono messe in relazione ai diversi contesti in cui essi furono realizzati, mostrando come le differenti culture, i fattori climatici e geologici, le condizioni sociali, politiche ed economiche abbiano plasmato gli stili architettonici nelle regioni dell'Europa e del Mediterraneo che ricadevano sotto l'influenza di Roma. Il significato simbolico dell'architettura, allo stesso tempo commemorazione e dimostrazione di potere, emerge chiaramente: l'edilizia poteva essere un veicolo per esprimere l'identità romana nei vari territori dell'impero.
Perché, mentre si preparava a imbarcarsi per la guerra, Crasso avrebbe fatto meglio ad ascoltare il grido di un venditore di fichi? E perché le donne romane erano tenute a baciare sulla bocca tutti i loro parenti maschi la prima volta che li incontravano nell'arco della giornata? Perché intorno alla casa in cui era nato un bambino si aggiravano nella notte tre figure armate di scopa, pestello e scure? Sono alcune delle domande cui rispondono le storie bizzarre raccolte in questo libro: una galleria vertiginosa di situazioni e personaggi, di regole e consuetudini, di miti e credenze, nella quale ogni racconto è arricchito da illustrazioni originali che lo commentano con leggerezza e sapiente ironia. Per scoprire come anche un mondo che crediamo di conoscere da sempre possa presentarsi ai nostri occhi in una luce nuova, spesso sorprendente, diversa da quella in cui siamo abituati a vederlo, ma in ogni caso non meno affascinante.
"Comunità" è oggi un termine al centro di un vivace dibattito internazionale diffuso, come ricorda Bauman. Nella sua storia e nell'uso, partecipa di prospettive esclusive e inclusive, di chiusure difensive e di aperture al mondo dell'altro, prospettive che meritano di essere studiate in ottica contestuale e secondo una visione di lungo periodo, capace di fornire nuove consapevolezze circa tale complessità a chi vive nel nostro mondo globalizzato e digitale. L'insieme dei significati che ruota intorno alla parola "comunità" evoca quello dei diritti e della cittadinanza, nel rapporto tra individuo e società, tra condizionamento e reciproco soccorso, e ci mostra tutte le difficoltà del comunicare e dell'educare, questioni da sempre interconnesse, ieri come oggi. Partendo da una riflessione del costituzionalista Giorgio Grasso, alcuni esponenti del mondo del diritto e della pedagogia si confrontano, grazie a una disamina di studi ed esperienze, sui diversi modi di intendere questo termine e sui rischi di un suo utilizzo che chiuda l'orizzonte del dialogo invece di aprire nuove possibilità di comune umanità e di reciproco rispetto.