"Il costato trafitto del Redentore è la sorgente alla quale ci rimanda l'Enciclica Haurietis aquas: a questa sorgente dobbiamo attingere per raggiungere la vera conoscenza di Gesù Cristo e sperimentare più a fondo il suo amore. Potremo così meglio comprendere che cosa significhi conoscere in Gesù Cristo l'amore di Dio, sperimentarlo tenendo fisso lo sguardo su di Lui, fino a vivere completamente dell'esperienza del suo amore, per poi poterlo testimoniare agli altri." (Benedetto XVI)
Il testo descrive, in forma narrativa ma sulla base di documenti anche recentissimi – la pubblicazione del processo di canonizzazione – l’esperienza di vita di Pietro dal Morrone, divenuto papa con il nome di Celestino V. Dagli anni eremitici e monastici agli eventi tumultuosi che hanno portato alla sua elezione e poi al suo governo di cinque mesi. Si evidenziano le tensioni esterne e le “prove” interiori che lo hanno portato alla clamorosa rinuncia. Per poi seguire gli anni delle sue fughe e la prigionia onorevole e la fine nel castello di Fumone. Il testo chiude con la cerimonia della canonizzazione ad opera di papa Clemente V a Vienne, come “Confessore della fede”, ma non come pontefice. Una distinzione dovuta a cause drammatiche che vengono descritte. L’ultima parte del testo contiene la documentazione storica dei fatti.
Nei duemila anni di storia della Chiesa è esistito un solo papa inglese, Nicola Breakspear, un figlio illegittimo, un povero che, grazie allo studio, alla fede e al coraggio, nel 1154 divenne uno degli uomini più potenti del mondo, assumendo la tiara papale come Adriano IV. Operò con onore in Francia, Norvegia e Spagna, per poi dedicarsi a contenere la prepotenza di Federico Barbarossa. Pochissimo conosciuto e stimato anche in Inghilterra, questa è la prima biografia a lui dedicata, che illustra la sua grandezza.
Innocenzo III diede inizio a una profonda riforma della liturgia della Curia romana i cui esiti si diffusero rapidamente, tanto da essere ancora oggi l'elemento caratterizzante la liturgia latina di rito romano Agli inizi del Duecento a Roma esistevano fondamentalmente quattro tipi di liturgia: quella della Curia romana, quella della Basilica di S.Giovanni, quella della Basilica di S.Pietro e quella della cosiddetta Urbe. Innocenzo III nel suo programma di riforma, che vide il suo massimo momento di espressivita nel Concilio Lateranense IV del 1215, fu molto attento alla liturgia. Uno dei frutti di quella riforma fu il breviario, strumento maneggevole di preghiera e meditazione oltre che di celebrazione. Commentando quel breviaro nacquero dei Sermoni che furono alla base della liturgia per molti secoli successivi, soprattutto per l'attenzione che vi dedicarono i frati minori francescani adottando il breviario e i sermoni di Innocenzo III nella propria liturgia.
Il modernismo è il tentativo di conciliare la teologia cattolica e la filosofia moderna. Questo libro riunisce tre documenti di papa San Pio X che, a distanza di più di un secolo dalla loro pubblicazione, rimangono - oggi forse più di ieri - pietre miliari nella difesa della fede cattolica: la Grave Allocuzione dell'aprile 1907, il decreto del Sant'Uffizio "Lamentabili sane exitu", e la lettera enciclica "Pascendi Dominici gregis". Quest'ultima è una diagnosi accurata della natura, delle cause e degli effetti del modernismo, e indica utilissimi rimedi per debellarlo dalla Chiesa. Si tratta dunque di una guida indispensabile per comprendere e contrastare il modernismo teologico e rispondere alle sfide e alle devianze del mondo contemporaneo.
Un testo dedicato a papa Paolo VI, pensato mentre ricorrono i sessant'anni dalla chiamata di Giovanni Battista Montini al ministero petrino. Raccoglie le omelie che Marcello Semeraro ha pronunciato annualmente il 6 di agosto dal 2008 al 2014 in occasione della Santa Messa nella festa della Trasfigurazione del Signore e nel ricordo del ritorno alla casa del Padre di san Paolo VI. Prefazione di papa Francesco. Postfazione di Leonardo Sapienza.
Incrociando uno studio sui volumi presenti nella Biblioteca Patriarcale di Venezia appartenuti ad Albino Luciani con un'attenta lettura della sua opera, il volume ricostruisce la strategia linguistica che attraversa l'intero arco della sua predicazione. Dai primi studi letterari nella Biblioteca della Pieve di Canale d'Agordo fino agli ultimi scritti del pontificato, Luciani intrattiene un fittissimo dialogo con la letteratura e, scegliendo attentamente gli autori di riferimento e assumendo di volta in volta valide posizioni su opere e temi, si dimostra perfettamente in grado di comprendere il discorso critico e di riutilizzarlo a fini catechetici. Grazie a un'acuta capacità di ricezione e una spiccata attitudine al riuso, la letteratura diventa nelle mani di Luciani un potente mezzo al servizio della predicazione. Questo volume si propone di restituire un aspetto fondamentale della figura di Luciani, quello letterario, spiegando le motivazioni e le radici di quel modo di esprimersi umile ormai riconosciuto come sua cifra caratteristica.
Prima schiavo, poi banchiere, poi condannato ai lavori forzati in Sardegna, graziato, ammesso nel clero, divenuto segretario di Papa Zefirino e infine Vescovo di Roma, ucciso in un tumulto popolare anticristiano: è la rocambolesca vicenda umana di Papa Callisto, venerato come martire dalla Chiesa Romana. Tuttavia un'opera pubblicata nel 1851 e attribuita a Origene, intitolata confutazione di tutte le eresie, include tra gli eretici proprio la figura di Callisto. Come valutare quest'accusa? Il volume risponde in un'accurata rivisitazione della figura di papa Callisto sotto gli aspetti: storici, dottrinali e disciplinari, dando un prezioso contributo alla storia della chiesa tra fine II e inizio III secolo.
Il cardinal Tarcisio Bertone ha vissuto i momenti salienti della storia contemporanea del Vaticano ed è ancora oggi testimone del cuore della cattolicità. Questo volume racconta un percorso che comprende sette "incontri" con i sette grandi Pontefici che hanno costruito, negli ultimi settant'anni, la Chiesa che oggi viviamo. Fino a papa Francesco, che ha riconosciuto in Bertone "la pacata e matura esperienza di servitore della Chiesa" che lo ha aiutato, come Segretario di Stato nei primi mesi del suo pontificato, "nell'avvio di un insieme di relazioni istituzionali doverose per un pontefice". Prefazione del card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.
Non un'altra biografia di Giovanni Paolo I e di Benedetto XVI, ma un testo che narra l'amicizia tra questi due uomini, allora cardinali. Le corde dell'anima dei due futuri Pontefici, così all'apparenza diversi, suonavano all'unisono. Un faro sulla cultura intellettuale di Luciani e sull'umiltà di Ratzinger: un'apparente inversione di ruoli, che dona un'immagine trasparente di due anime sante che hanno fondato la loro sapienza sul virtuoso esercizio delle capacità umane, preceduto e guidato continuamente da un ininterrotto dialogo con la sapienza per eccellenza.
Il Credo di Paolo VI, il Credo del Popolo di Dio, pubblicato e commentato da mons. Ettore Malnati. Ogni singolo paragrafo viene presentato nella sua dicitura originale pronunciata da Paolo VI il 30 giugno 1968, commentato e attualizzato dal mons. Malnati alla luce del percorso sinodale che la Chiesa italiana sta facendo in questo periodo. Prefazione di Marcello Semeraro.
Forte della sua esperienza di teologo, vescovo e prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Müller racchiude e ci consegna, in un unico quadro, note, riflessioni e osservazioni di tutta una vita, sull'origine, l'essenza e la missione del successore di Pietro. Nasce così un'opera imponente che, in un tempo in cui sembra dominare molta confusione sulla figura del papa, offre un contributo determinante per una corretta comprensione del ministero petrino, ufficio unico al mondo che nel corso dei secoli fino ai nostri giorni ha sempre provocato grande devozione e forti critiche a un tempo, dentro e fuori la Chiesa. «Occorrono giudizio spirituale e discernimento su un'istituzione divina che può essere, sì, oscurata dalle debolezze e dai peccati dei suoi ministri e persino screditata ma mai fino a farla sparire. La critica priva di amore finisce per disgregare. L'amore senza critica non è altro che una stucchevole lusinga. Il supremo ministero che Gesù ha conferito a Pietro e ai suoi successori si contraddistingue proprio perché il suo titolare non si gloria della sua dignità, ma rimane all'ombra del Signore e lo segue».