Nelle economie avanzate il settore pubblico è cresciuto molto più rapidamente del mercato. Oggi non offre solo salute, previdenza, istruzione: è chiamato a produrre beni pubblici globali senza i quali le grandi transizioni del nostro tempo - climatica, demografica, digitale - sono semplicemente ingestibili. Questa espansione entra in collisione con l’accumulazione illimitata di capitale oligopolistico, dalle Big Tech alla finanza, dall’Oil&Gas al militare. Da qui l’attacco sistematico allo Stato: non un errore, ma una strategia. Massimo Florio legge in questa offensiva il vero filo rosso che lega il neoliberismo di Thatcher e Reagan, le fallimentari "terze vie" e l’attuale ondata reazionaria. Oggi, dietro la retorica di Trump e delle nuove destre, riemerge una pulsione distruttiva che mira a ridurre le istituzioni pubbliche a strumento delle oligarchie. Contro questa deriva, Florio propone una prospettiva alternativa: uno Stato post-capitalista, capace di creare innovative imprese a missione pubblica, promuovere un’economia dei beni comuni e interagire con comunità di cittadini consapevoli della propria condizione di espropriati della conoscenza. Propone l’intelligenza sociale come paradigma che va oltre l’intelligenza artificiale. Il Capitale contro lo Stato è una riflessione radicale ma immediatamente praticabile, che prova a rispondere a una domanda cruciale: che cosa può venire dopo il capitalismo oligarchico, senza rinunciare alla democrazia e all’idea stessa di pubblico. Lo scontro decisivo del nostro tempo è tra capitalismo oligarchico e istituzioni pubbliche. Una proposta radicale su Stato e comunità per pensare il futuro oltre il neoliberismo.
Tra il 1977 e il 1979 David Bowie traccia e, al contempo, supera una nuova linea di confine nella storia della musica. Low, Heroes, Lodger: i tre album della Trilogia Berlinese segnano la fine della musica anni settanta e l’inizio di tutto quello che sono stati post-punk e new wave negli ottanta e oltre. Bowie ha cambiato noi, il nostro mondo. E ha cambiato se stesso, raggiungendo l’apice della creatività e consacrando definitivamente il rock a forma d’arte. Eppure, in contrasto con tutto questo splendore, attraversa un periodo pieno di ombre, in una Berlino divisa da un muro reale e simbolico, ancora da abbattere. Questa graphic novel ha il merito di raccontarci quel David Bowie, così diverso dal personaggio colorato e glamour della fase Ziggy Stardust. Così poco rappresentato, malgrado l’enorme interesse di questo suo periodo berlinese. E attorno a lui appariranno comprimari d’eccezione come Iggy Pop e Brian Eno, oltre a quella stessa Berlino, città che diventa protagonista.
C'è un'età della vita in cui si può trovare una voce pura: una voce tra il silenzio e il tuono. Non c'è un altro modo per parlare di sé, forse, quando guardarsi indietro, e dentro, è lo stesso movimento. E tutto, proprio tutto - le gioie, i dolori, la scoperta dell'amore come quella della morte - è in noi con la stessa forza. Attraverso le lettere di un ragazzo che cresce e di un misterioso nonno, Roberto Vecchioni ha scritto il suo romanzo più intimo e struggente. Questo è un romanzo fatto di lettere, ma non è un romanzo epistolare come gli altri. Si alternano due voci: da una parte c'è lui, Roberto Vecchioni, che racconta a un fantomatico nonno alcuni degli episodi più significativi della sua vita. Li riporta in presa diretta, proprio mentre gli accadono, a dieci, quindici, trenta, ottant'anni. Infanzia, amicizie, studi, canzoni, dolori, amori. Sconfitte e vittorie. Il nonno, dal canto suo, non gli risponde mai: forse non ce n'è bisogno, forse conosce Roberto fin troppo bene. Le sue lettere sono indirizzate ad altri personaggi, veri o immaginari, e affrontano gli argomenti più disparati. Che si tratti di Schubert, di bizzarre teorie sugli ingorghi stradali o di scrittori russi che conosce soltanto lui, ne scrive sempre con la medesima, grandissima passione. E anche se le lettere di Roberto raccontano la storia di una vita - e insieme la storia di un corpo, che sente, ama, si ferisce, si ammala - e quelle del nonno sono puro pensiero, capita di rimanere spiazzati, perché ogni tanto parlano di qualcosa che sembra essere accaduto a entrambi. Di un palco illuminato, ad esempio, e di un uomo che chiede di essere chiamato amore. Ma, soprattutto, della morte di un figlio, e del dolore lacerante che non ti abbandona mai. Cinquantatre lettere, cinquantatre momenti sfolgoranti per catturare «l'ombra sfuggente della verità». In un tempo in cui il prima e il dopo possono confondersi, e persino, forse, illuminarsi a vicenda.
Questo scritto nasce dalla preoccupazione dell'autore nel constatare che i suoi tre nipotini avevano assimilato, attraverso l'odierno insegnamento, l'idea comune del darwinismo l'origine animalesca dell'uomo sintetizzata spesso in una immagine che mostra una scimmia assumere gradualmente la posizione eretta fino a evolversi in uomo.
Non condividendo quella visione, ritenuta priva di solide basi scientifiche, l'autore ha deciso di raccogliere suoi pensieri per sviluppare un'argomentazione in grado di mettere in discussione quell'idea, con l'intento di rimuoverla dalla mente innocente dei suoi piccoli nipoti.
Nel corso del suo lavoro, egli si è imbattuto nei dettati trascritti da una mistica italiana, Maria Valtorta. In alcuni di questi dettati, l'autore ha trovato convincenti confutazioni proprio della teoria dell'origine animalesca dell'uomo e le ha quindi integrate nelle sue argomentazioni, rafforzandole. Ma non si fermato qui. Nella sua introduzione spiega: "l'approfondimento degli scritti della mistica ha stravolto il progetto. Ciò che ho letto è strabordato, straripato, esondato, diventato incontenibile, e i capitoli da due sono diventati trenta."
Lo scritto ha, dunque, man mano ampliato il suo orizzonte, trasformandosi in un'opera più vasta, che ha aperto squarci su temi cruciali, come le origini e il destino dell'uomo, il senso della famiglia, la vita dopo la morte, l'avvento dell'anticristo e la fine del mondo.
Il presente volume affronta la disciplina di alcuni aspetti del diritto probatorio civile nell’ottica dinamica della comparazione tra modelli processuali di common law, civil law e di diritto canonico, alla luce delle rispettive riforme, tra le quali non manca un accenno a quella di cui è stato recentemente investito l’ordinamento processuale canonico. La prima parte del testo intende fornire la ratio che sottende la configurazione tipica della prova, sempre condizionata dalle ideologie e dalle finalità perseguite da ciascun modello processuale, connesse alla funzionalità epistemica di ricerca della verità nella fase istruttoria. Pur con i limiti di una materia vasta ed in continuo aggiornamento, dallo studio comparato della tipologia e della modalità di valutazione di alcuni mezzi di prova nell’ambito dei diversi modelli processuali si evince l’esistenza sia di elementi sincronici sia di taluni aspetti distonici, che, in ambito canonico, sono ascrivibili alla peculiare connotazione del modello processuale ai relativi obiettivi conseguiti.
Lo stile di vita degli italiani e i diversi ambiti della società hanno iniziato a separarsi da qualsiasi riferimento al trascendente ben prima dell'affermarsi dei consumi e dell'invasione televisiva. Quando la modernizzazione della produzione ha reso più sicura una vita prima minacciata dalla precarietà e dalla marginalità, l'esistenza è diventata molto meno problematica: anche da questo emergono l'indebolirsi delle credenze, l'assottigliarsi dei praticanti e il declino della sensibilità religiosa. Il libro si propone di spiegare in questo contesto l'affermazione e l'estesa persistenza dell'iniziativa educativa di don Giussani (1922-2005), fondatore del movimento di Comunione e Liberazione, tra le realtà ecclesiali più rilevanti della seconda metà del Novecento. Il contesto sul quale indagare, dati ISTAT alla mano ma anche letteratura, film e canzoni, sono le prospettive di vita che riempiono e animano la società italiana a partire dagli anni Cinquanta fino ai nostri giorni.
Una guida necessaria per comprendere i meccanismi e le parole della finanza e della geopolitica economica. Febbraio 2020: i mercati azionari crollano dopo la rapida diffusione della notizia dell'emergenza sanitaria che si evolverà nella pandemia di covid-19. È inevitabile: si tratta di uno scenario inatteso e non ci sono sicurezze per il futuro. Dopo una fase di ripresa e relativa stabilità, ad aprile 2025 il mondo si trova ancora una volta in una situazione analoga, determinata dalla decisione del presidente Trump di imporre pesanti dazi sulle importazioni a livello globale. Il contesto è molto diverso, ma l'elemento che non cambia è la difficoltà a raccapezzarsi nelle numerose notizie economico-finanziarie fornite dai quotidiani, che spesso e volentieri danno molto per scontato. A peggiorare ulteriormente il quadro contribuisce il grave analfabetismo finanziario che affligge la popolazione italiana: ci mancano gli strumenti per compiere scelte consapevoli in ambito economico, non sappiamo come comportarci nei sempre più frequenti periodi di crisi e fatichiamo a decifrare ciò che leggiamo al riguardo. In quest'era di incertezza e timore l'obiettivo di Mariangela Pira, giornalista esperta di finanza e geopolitica economica, è proprio quello di fornirci una guida completa e accessibile, individuando e analizzando 24 parole chiave che ci aiutino a orientarci nel mare di informazioni che riceviamo quotidianamente e a prendere decisioni ponderate.
La guerra di Liberazione fu insieme guerra civile contro i fascisti e guerriglia contro l’occupante nazista. Costituì il punto d’approdo del distacco popolare dal fascismo e, al contempo, un’assunzione di responsabilità civile. Quell’ansia di riscatto e quella spinta al cambiamento costituirono la volontà fondativa della democrazia italiana. Su di essa si innestò e prese forma una Carta costituzionale dal valore programmatico, che disegnava la democrazia repubblicana per cui si era combattuto. Il libro indaga questa duplice dimensione: la conquista della libertà attraverso la partecipazione e l’impegno nella lotta, e la democrazia che si fa strada nella ricostruzione della vita civile locale e che si afferma nel potere costituente. La Costituzione emerge così come un corpo vivo, frutto originale di un intreccio indissolubile di memoria critica del passato, urgenze del presente e aspettative del futuro. Un prologo, un libro aperto sul futuro.
Dal referendum del 2 giugno 1946 alle elezioni del 27-28 marzo 1994 si snodano i quasi cinquant’anni della prima fase del «lungo dopoguerra italiano». Questo volume concentra l’attenzione sul ruolo delle istituzioni repubblicane e sul loro continuo intrecciarsi con le trasformazioni sociali, economiche e politiche del Paese. Le istituzioni in movimento, dunque, mai immobili: dal consolidarsi e poi incrinarsi del sistema politico al protagonismo mutevole dei partiti, dalle metamorfosi del modello di governo al progressivo ridimensionamento del Parlamento. Sullo sfondo, il peso decisivo del presidente della Repubblica, l’entrata in scena delle Regioni a statuto ordinario, la vitalità delle autonomie locali, il ruolo della Corte costituzionale, l’azione dei grandi corpi dello Stato, delle magistrature, dei sindacati e degli interessi organizzati, i primi passi dell’unità europea. Una riflessione che illumina le continuità e le fratture della democrazia italiana nella sua fase più delicata.
Letizia Moratti, che incrocia la storia personale e l’impegno civile e politico. Ci sono l’infanzia, la formazione, l’incontro con Gian Marco Moratti, i figli, ma anche la fede e la fondazione della comunità di San Patrignano. E poi gli incarichi pubblici in Rai come presidente, a Milano come prima donna sindaco della città e oggi in Europa, al Parlamento. Ma soprattutto la sfida di Expo: fortemente voluta e destinata a cambiare il volto della metropoli lombarda in modo radicale. Molti gli incontri e i retroscena raccontati per la prima volta: la caccia ai voti per vincere la sfida con Smirne, l’impegno di una donna che, da sola e a sue spese, gira cinque continenti attivando o rilanciando relazioni internazionali di grande rilievo strategico. La ritroviamo scortata da uomini armati di mitra nella foresta della Colombia, coinvolta in un blitz a Londra, «sequestrata» a Washington da parte degli uomini della sicurezza del presidente per un incontro al vertice. Ma a muoversi in quell’occasione fu tutta la squadra italiana: da Berlusconi a Prodi e D’Alema. Un modello che forse tuttora ha da insegnare qualcosa all’Italia divisa di oggi perché il Paese - e Milano in testa - può ancora puntare a sfide importanti.
«In una manciata di polvere vi mostrerò la paura»: le macerie della guerra evocano, nelle parole di T. S. Eliot, uno scenario desolato. Millenni di violenza collettiva, dal Paleolitico a oggi, hanno lasciato una scia di fosse comuni, rovine, fortificazioni. E, soprattutto, hanno fatto terra bruciata: strati di carbone, ossa e cenere che nascondono storie quotidiane, vite spezzate, memorie cancellate. Con lo sguardo dell'archeologo e la sensibilità dello scrittore, Alfredo González-Ruibal percorre i luoghi devastati dai conflitti in tutto il mondo per ridare voce alle vittime invisibili di queste atrocità. Dalle razzie del Neolitico al genocidio dei nativi americani, dalle campagne militari romane alle trincee del Novecento, fino ai bombardamenti sul Medio Oriente, rivela il lato più crudo e intimo della nostra storia. E ci pone di fronte a una verità scomoda: la nostra inquietante propensione alla violenza.