Daniele es un joven poeta en profunda crisis, trastocado por una «enfermedad invisible» que le ha generado una fuerte dependencia del alcohol y ha arrastrado a su familia a habitar un infierno. Sin embargo, la oportunidad de un trabajo en el servicio de limpieza en un hospital pediátrico de Roma abrirá una perspectiva nueva en su vida. El hospital se convertirá para Daniele en una casa particular, en la que irá encontrando miradas que le herirán y le empujarán a plantearse preguntas incómodas sobre el sufrimiento y el dolor. Pero que también le brindarán respuestas.
Con la precisión y la maestría propias del poeta, Daniele Mencarelli nos ofrece este impactante relato de tintes autobiográficos con el que transitar el portentoso camino de quien vuelve a nacer tras vivir inmerso en una espiral de soledad, abandono y oscuridad.
«La belleza absoluta y la magia de la palabra escrita están en este libro». (Elena Giorgi, La lettrice geniale).
«Mencarelli nos enseña, como solo puede hacerlo quien ha sido golpeado por la vida, qué difícil --pero qué necesario-- es escribir la alegría, describir el propio renacer». (Davide Brullo, Il Giornale).
«Cuando un poeta se pone a escribir una novela y tiene una historia impactante que contar, el resultado es una pequeña obra maestra». (Daria Bignardi, Vanity Fair).
'Epistemología del año litúrgico o ¿cómo se estudia el año litúrgico? Todo buen artesano conoce bien sus instrumentos de trabajo. Los cuida con esmero, los va perfeccionando, busca su uso más adecuado'. Este libro estudia ocho instrumentos utilizados a lo largo del último siglo para el estudio del ciclo anual de las celebraciones. La teología, la espiritualidad, la historia, la liturgia comparada, la catequesis, la psicología y la antropología. Estas siete herramientas son presentadas y analizadas críticamente, añadiendo algunos ejemplos en su aplicación al estudio del año litúrgico. El autor, además, ofrece una aportación original: el método SPES, que ayuda al creyente a apropiarse a nivel somático, psico-emotivo y espiritual, de la salvación celebrada a lo largo del ciclo anual. 'Merece la pena este recorrido epistemológico. Contribuye a comprender mejor qué es el año litúrgico, cuál es su contenido. Es útil para ampliar horizontes más allá de las propias competencias del lector y para conocer los distintos caminos abiertos por el afán investigador del hombre para llegar al conocimiento. Al mismo tiempo, y no es lo menos importante, nos ha permitido adentrarnos en el misterio del hombre y en el misterio de Dios. Hemos transitado por una de las aventuras más atractivas y apasionantes del espíritu humano, la de su esfuerzo y su lucha por unificar el conocimiento racional, la imensión psico-emotiva, la vida espiritual y su quehacer diario, en su voluntad de que todas estas facetas confluyan en una palabra: amor, o mejor todavía en una acción: amar. Y todo esto como respuesta personal y comunitaria, como apropiación libre y gozosa de la salvación que viene del Misterio Pascual de Nuestro Señor y Salvador Jesucristo'. Ignasi M. Fossas i Colet (Aiguafreda, 1960) es monje de la Abadía benedictina de Santa María de Montserrat Barcelona). Se licenció en medicina por la Universidad de Barcelona, Facultad de Medicina (Hospital Clínico) (1977-1983). En 1986 ingresó en la Abadía de Montserrat; hizo la profesión monástica simple el 3 de septiembre de 1988 y la solemne el 21 de marzo de 1992. Fue ordenado presbítero por mons. Pere Tena el 30 de noviembre de 2002. Realizó su formación teológica en el Studium de la Abadía de Montserrat, completada con la licencia y el doctorado en Liturgia por el Pontificio Instituto Litúrgico de Sant'Anselmo, en Roma (1996; 2021). Diplomado en Archivística por el Archivo Secreto Vaticano (1995). Desde 1996 es profesor en el Instituto Superior de Liturgia de Barcelona y en el Studium Teológico de la Abadía de Montserrat. Ha sido profesor invitado en el Pontificio Instituto Litúrgico de Roma (2015; 2017; 2019). Ha realizado un curso en el Programa de Alta Dirección de Empresas (PADE 1-2007) en el IESE Business School (Barcelona). Desde finales de 2011 es prior de la Abadía. Ha publicado libros y artículos sobre liturgia, espiritualidad, vida monástica, gestión y liderazgo.
Elenco telefonico dello Stato della Città del vaticano.
Edizione del 2021.
Di quanto sia fecondo e ricco il ministero della cura dei malati ci dà testimonianza questo scritto. Non una trattazione di pastorale sanitaria, ma una narrazione esistenziale, una spigolatura di esperienze concrete e toccanti, arricchite da riflessioni spirituali e dalla testimonianza di alcuni pazienti che hanno vissuto - nella luce della speranza cristiana - il momento della prova. In questo suo diario, o zibaldone, come padre Andrea Stefani lo definisce, si rincorrono storie e riflessioni che ci introducono nel mistero della malattia, della vecchiaia e della morte. Di fronte alla sofferenza più acuta e incomprensibile, il cristiano non conosce una strada per aggirare il dolore, conosce piuttosto la strada della compagnia: la "compagnia degli uomini" e la "compagnia di Dio". Perché la "notte oscura" della Croce non arriva quando giungono le prove, le malattie, le morti, ma quando chi soffre resta dimenticato e solo.
Il Messalino per cuori giovani, una proposta nuova per donare la cordialità della Parola di Dio a giovani ed adolescenti.
4 numeri l’anno a cadenza trimestrale così suddivisi:
•Avvento/Tempo di Natale – Tempo or-dinario
•Quaresima – Tempo di Pasqua
•Estate
•Autunno
Un pianeta ostile alla vita che minaccia i suoi temporanei ospiti umani. Opera prima e unica di una scrittrice russa avvolta nel mistero, "Il pianeta dei virus", uscito negli anni Sessanta, è un romanzo breve di fantascienza sovietica, originale in quanto scevro da quelle tinte utopistiche e positiviste tipiche di una certa tendenza letteraria allineata al clima politico dell'epoca. Il romanzo è intriso di una profonda ispirazione metafisica, al punto che appare inevitabile accostarlo a un certo sapore horror marcatamente lovecraftiano, per altri aspetti molto vicino alle inquietanti ambientazioni di Solaris, dello scrittore polacco Stanislaw Lem.
Un viaggio dentro se stessi, per un'ecologia della propria testa, della pancia, delle mani, del passo che ogni scelta fa fare, da cui emerge il bisogno di ripensare la struttura societaria quotidiana fatta di famiglia e di team, di coppie e di single, di affetti e lavoro, di sogni e paure, di progetti e fallimenti, di opportunità e criticità, di amore e di odio.
«La storia insegna che ogni ribellione è il desiderio ardito di detronizzare i tiranni che opprimono. Ri-bellarsi, per me, è avere voglia di "tornare al bello".» Per essere di nuovo belli, «ri-belli» appunto, è necessario partire da qui. Con questo proposito Giulio Dellavite torna alla scrittura completando idealmente il percorso iniziato con il suo libro precedente, Se ne ride chi abita i cieli. E lo fa concentrando lo sguardo all'interno del nostro corpo, poiché si è reso conto di come ci sia bisogno di «un'ecologia umana integrale», di fatto una «ego-logia», per combattere l'inquinamento interiore che ci opprime, ci rende infelici o ci fa perdere la strada. Nasce così un viaggio dentro se stessi, per un'ecologia della propria testa, della pancia, delle mani, del passo che ogni scelta fa fare, da cui emerge il bisogno di ripensare la struttura societaria quotidiana fatta di famiglia e di team, di coppie e di single, di affetti e lavoro, di sogni e paure, di progetti e fallimenti, di opportunità e criticità, di amore e di odio. L'esperienza drammatica della pandemia ci ha fatto mancare il fiato, perciò serve la voglia e il coraggio di «tornare al bello». In questo libro ci prova una donna, distinta e brillante, che riflette e pone domande. Ci troviamo sulla carrozza di un treno dove, fermata dopo fermata, salgono a bordo le personificazioni delle nostre parti del corpo. Ecco allora la famiglia del Signor Testa, con la madre Bocca e i tre figli Vista, Udito, Naso; poi la PANCIA (Progetto Atletico New-Educational: Calcio Incontro & Agonismo) che con la sua complessità energetica si presenta come una squadra di calcio con i suoi undici giocatori: Cuore, che è il capitano, i due Polmoni, i due Reni, poi Stomaco, Milza, Fegato, Intestino, Ombelico e Pudenda. Salgono quindi le mani, Dexter e Sinny, una coppia felice grazie al loro tenersi e mantenersi, supportarsi e sopportarsi. Per ultimo, la nostra protagonista incontra un single, il piede, nei panni del signor Passo, perché si può fare solo un passo per volta. Da questa intensa catena di incontri, scambi e dialoghi nasce un libro spiritoso, nel duplice senso di divertente e spirituale. Non ci resta quindi che metterci comodi e seguire l'autore in questo viaggio alla scoperta del nostro corpo, perché «fidarsi è bene, ma ribellarsi è meglio».
Obbligato per decenni ai margini del dibattito politico per il suo apparente anacronismo, il neofascismo, nelle sue diverse declinazioni storiche, ha invece riassunto oggi le vesti di uno scomodo convitato. Non è il ritorno a vecchie organizzazioni che si erano incaricate di raccogliere, in età repubblicana, il lascito mussoliniano. Men che meno degli spettri, mai del tutto dissoltisi, di quest'ultimo. Semmai assistiamo a una riformulazione culturale e antropologica della sua attualità in quanto sistema di rapporti e relazioni politiche per i tempi a venire. L'asticella non è rivolta al passato bensì al futuro. Se le società europee si trasformano dinanzi all'incalzare della globalizzazione, così come nella secca riconfigurazione della stratificazione sociale, il neofascismo del presente è in grigio: si propone come il soggetto che intende difendere la «differenza»: nazionale, etnica, in prospettiva razziale. Tanto più in età pandemica, nella crisi delle democrazie sociali.
Se il migliore scenario possibile, per molti, è un rapido ritorno alla normalità dopo la lunga parentesi del Covid-19, è lecito chiedersi come sarà questa normalità. Il "domani" è da virgolettare, perché non si tratta solo di individuare l'orizzonte che segnerà la fine dell'emergenza: avremo una fase di benessere, pace serenità, più simile a una situazione post-bellica, e perché non post-patologica, di post-povertà? Oppure tutti questi post- potranno collassare in un dis-, un contesto dis-umano arido di valori condivisi e comunione sociale?