Nell’ultimo mezzo secolo l’archeologia ha molto modificato e arricchito il proprio bagaglio metodologico e ampliato i propri campi d’azione a livello temporale, spaziale e tematico. Questo libro offre un punto di vista aggiornato sull’evoluzione della disciplina, valorizzandone le molteplici opportunità.
Questo libro parla dello schiocco dell’adesso, sia esso leggendario, traumatico o qualsiasi, nella vita ordinaria, in neurologia o in una stanza d’analisi. Questo libro è una propedeutica all’inatteso. È l’occasione per parlare del momento presente. Non è necessario morire per vivere l’assoluto. Scrive Jean-Luc Nancy: "Essere nell’assoluto è essere, puramente e semplicemente, esserci, hic et nunc". Insomma, l’assoluto ci scorre accanto anche in cucina, a spasso per la città e tuttavia l’umano si lascia convocare nel suo qui e nel suo ora solo da fatti solenni e improvvisi che diventano storici per piacere o per dolore. In questo caso, in deficit di fantasia, li chiama traumi. Il resto del tempo si rivela spesso attesa disattenta, disbrigo di una vita minore. Nella vita ci sono cose che piacciono e cose che occorre farsi piacere. Riconoscere queste ultime è sempre una prodezza rischiosa. La posta in gioco, a ben vedere, è pura immortalità.
Quali sono i motivi del successo di Francesco di Assisi, amato non solo dai cattolici ma anche dai non credenti e dai credenti in religioni diverse, stagliandosi su tutti gli altri santi come icona ormai planetaria? La sua figura è stata oggetto, tra XIX e XXI secolo, di migliaia di pubblicazioni che si configurano come una sorta di "culto erudito" che di continuo si rinnova. Il libro cerca nella prima parte di comprendere la motivazione di questa mole di scritti, come se la conoscenza del personaggio non fosse mai raggiungibile e gli studiosi ne sfidassero una storia mai completamente afferrabile. La seconda parte ha come protagonista proprio Francesco, indagando alcuni tratti della sua personale sfida alla storia, mossa da un instancabile desiderio di conversione dell’intera umanità al Vangelo. Chiude il libro un contributo dedicato ai frati Minori che agirono, per ordine del papato, come inquisitori. Si cercherà di comprendere secondo quali coordinate mentali e culturali è necessario leggere questo fenomeno in apparente contraddizione con il nostro immaginario contemporaneo sulla figura dell’Assisiate e dei suoi frati.
Il volume indaga la ricchezza della Chiesa nell’Italia basso medievale, mostrando come cattedrali, monasteri, conventi, ospedali e confraternite siano stati protagonisti non solo nell’ambito della spiritualità e dell’assistenza, ma anche in quello dell’economia. Attraverso ricerche dedicate a patrimoni, fiscalità, archivi e pratiche amministrative, il libro ricostruisce strategie, conflitti e innovazioni che influenzarono città e territori fra XIII e XV secolo, valorizzando soprattutto gli straordinari depositi di documentazione inedita. A emergere è un mondo sorprendentemente dinamico, in cui la gestione dei beni sacri dialogava con mercati, poteri politici e società urbana, rivelando il ruolo originale e decisivo della Chiesa nella storia economica e sociale italiana.
Totò non assomigliava a nessun altro. Era così noto, amato, ammirato da guadagnarsi addirittura tre funerali. Visse però con un rammarico: aver sprecato la sua carriera recitando in decine di film inutili. Del resto, sebbene fosse riconosciuto da tutti come un simbolo del cinema italiano, la critica lo aveva sempre snobbato... Ma cosa si nascondeva dietro quel volto unico, perfetto per far ridere e insieme per commuovere? Solo Francesco Piccolo poteva dare forma a un racconto sugli ultimi anni di Totò capace di racchiudere le malinconie e le delusioni, i gesti d’amore e i fallimenti, la tragicità e l’estro creativo del grande comico napoletano. "Cosa sono le nuvole" è lo specchio di un personaggio umanissimo, che per un’intera esistenza ha costruito a sua insaputa la propria immortalità. È stato uno degli attori più amati del cinema italiano. A teatro era così acclamato che il pubblico non lo faceva neppure recitare: appena apriva bocca scrosciavano applausi a non finire. Quando calava il sipario, però, lasciava in camerino quell’irresistibile maschera comica e tornava a essere Antonio De Curtis. «Ehi, signor principe, è inutile che si dia tante arie e snobbi il povero Totò, - diceva alla propria immagine allo specchio. - Si ricordi che è Totò che dà da mangiare al principe, e non viceversa». Negli ultimi anni divenne quasi cieco. Eppure, quando sul set battevano il ciak, avveniva il miracolo. Tolti gli occhiali scuri, si muoveva tra i mobili di scena senza sfiorarli, scavalcava i cavi elettrici, orientandosi come se ci vedesse ancora. Ormai i film di maggior successo commerciale, quelli con Peppino, erano alle spalle. Ma poi incontrò Pasolini, che l’avrebbe scelto per il suo ultimo ruolo da protagonista in "Uccellacci e uccellini": una consacrazione tardiva per un attore che temeva di aver recitato in pellicole che nessuno avrebbe ricordato. Tenendo insieme le testimonianze degli amici e dei colleghi di Totò, narrandone la vita privata, i capricci e le bontà, l’ambizione e lo sconforto, Francesco Piccolo scandaglia gli ultimi anni del principe della risata. E riesce a distillare l’essenza di un personaggio in cui hanno convissuto anime e indoli quasi inconciliabili, miserie e nobiltà - come accade a tutte le leggende.
Belli i dipinti moderni, ma… da che parte si guardano? Le avanguardie, spesso considerate dai non addetti ai lavori astruse, incomprensibili o distanti dal sentire comune, nascondono invece un potenziale straordinario e inaspettato: quello di fornirci una diversa inquadratura, per affrontare la vita con occhi nuovi. Dall’energia dirompente dei futuristi alla provocazione dei dadaisti, dal rigore di Mondrian all’ironia di Duchamp, questi artisti raccontano storie capaci di dialogare con le nostre paure, i nostri dubbi e desideri. Così Munch ci aiuta a fare spazio alle emozioni più profonde, come la perdita di un genitore; Picasso ci mostra la necessaria via della ribellione per aprirci al cambiamento; Hannah Höch spiana la strada alla rivendicazione della libertà, anche al femminile; Magritte ci sprona a sbarazzarci delle convenzioni e Matisse a trovare gioia, coraggio e forza anche durante la malattia. Dopo Notte di luna con Van Gogh, Raffaella Arpiani torna ad accompagnare il lettore in un viaggio sorprendente nelle avanguardie, trasformando ciò che a prima vista sembra complesso in una narrazione illuminante. Con uno stile coinvolgente, che ci fa conoscere gli artisti come se fossero protagonisti di romanzi, l’autrice non solo svela il significato di alcune delle opere più iconiche dell’arte moderna e contemporanea, ma dimostra anche come queste possano trasformarsi in esempi di resistenza, creatività e coraggio per affrontare il nostro presente. Così l’arte più audace può diventare una meravigliosa guida per il nostro incerto cammino. Un percorso nel cuore delle avanguardie, tra opere e artisti considerati talvolta incomprensibili, per trovare, nel loro linguaggio dirompente, risposte inusuali alle prove di ogni giorno.
Il magazine di Chora Media e Feltrinelli. In questo numero contributi di: Nicola Lagioia, Colum McCann, Mario Calabresi, Donatella Di Pietrantonio, Giacomo Cardinali, Silvia Nucini, Cecilia Sala, Marco Bardazzi, Simone Pieranni, Francesca Mannocchi, Cesare Martinetti, Jonathan Bazzi, Marino Niola, Marco Damilano, Piero Martin, Sara Poma, Wisława Szymborska L'altra America: progetto fotografico di Ramak Fazel Ragazzi di stadio: portfolio di Daniele Segre.
"Tore my shirt to stop you bleedin'... Na na na". La canzone di Billie Eilish martella nella testa di Giulia, a battiti ritmici. È una canzone che parla della fine di una festa e trasuda sangue e dolore. Giulia non riesce a capacitarsi, con i suoi diciassette anni, di essere finita in commissariato, sotto il fuoco di fila di domande dei due poliziotti. Non riesce proprio perché a Monchi, il piccolo e tranquillo paese dove abita - villette, giardini curati, famiglie che si riuniscono per celebrare compleanni - il sangue e il dolore sembrano appartenere a un universo lontano, ed è inconcepibile assistere alla corsa disperata di un'ambulanza che trasporta, in bilico tra la vita e la morte, un bambino di otto anni con il corpo dilaniato dalle coltellate. Giulia è davanti agli investigatori per aiutarli a individuare il responsabile: perché quel bambino, Filippo Costa, lei lo conosce e con la sua famiglia ha un legame speciale. Rispetto ai genitori "disastrosi" di Giulia, i Costa sono sempre stati un sogno: presenti per i figli, esemplari nel loro equilibrio tra sport, educazione e alimentazione sana, mai un litigio, mai un urlo, mai uno schiaffo. Un'ottima famiglia. Quando le indagini si concludono e la verità viene stabilita, di bocca in bocca, e sugli schermi di tutti, rimbalzeranno giudizi senza appello: "mostro", "diavolo", "segreti morbosi". Ma attraverso il racconto e lo sguardo di Giulia, Stefania Andreoli ci svelerà, come sempre senza fare sconti, una verità molto più complessa e inafferrabile. E molto più spaventosa. Perché, al di là delle etichette, il male può nascere dalle azioni che appaiono più innocue, può annidarsi tra ingranaggi lucidi e perfettamente oliati. L'unico modo per vederlo, e per prevenirlo ed evitarlo, è accorgersi del vuoto di gesti e di emozioni che può aprirsi dietro un'apparenza regolare, rassicurante, quasi banale.
È una storia come tante che inizia in un appartamento di una città italiana. Una famiglia formata dai genitori e due figli, una vita scandita dal lavoro, dalle abitudini, dalle relazioni quotidiane. Ma dentro questa normalità nasce qualcosa di nuovo: Mario fin da piccolo sente di appartenere a un mondo diverso da quello che il corpo gli assegna. Vittorino Andreoli ci porta dentro le domande di un adolescente, quelle comuni insieme alle più profonde: chi sono davvero? La mia identità è scritta nel corpo o esce dai miei desideri, dai miei legami, dalla mia mente? Ne emerge una narrazione intensa che intreccia vita familiare, riflessioni psicologiche e un profondo pensiero esistenziale, che restituisce una prospettiva nuova sul tema dell’identità di genere. Una storia di crescita con al centro la ricerca di sé, che distingue la percezione di come si è da come invece si vorrebbe essere. Dove la diversità diventa la chiave per comprendere il senso di ciascun giovane e del mondo relazionale in cui si trova a vivere. Un testo coraggioso, attuale e profondamente umano, che non giudica ma ascolta, non spiega ma accompagna. Un invito a capire che l’identità di genere non è una gabbia biologica ma un processo, un cammino di integrazione affettiva e sociale.
Che cosa succede alla democrazia italiana? I sintomi di un declino ci sono ma riguardano anche molti altri Paesi occidentali: il sistema pensionistico è al palo, quello sanitario in grande difficoltà, permangono le disuguaglianze tra Nord e Sud, cresce la complessità e la scarsa trasparenza dei molti enti pubblici, la giustizia ha tempi lunghi e troppi imputati in attesa di giudizio, l’istruzione registra un elevato tasso di abbandono scolastico e pochi laureati. Sabino Cassese analizza i grandi problemi nazionali, partendo da casi concreti, numeri e statistiche per arrivare alle possibili soluzioni, suggerendo di misurare il malessere, comparare la situazione italiana con quella di altri Paesi ed evitare impressionismo e pressapochismo. Il suo è un viaggio nella democrazia ricco e articolato, che racconta un Paese attraversato da crisi istituzionali, scorciatoie populiste e rimozioni collettive. Senza catastrofismi, ma con la precisione e la chiarezza di chi conosce dall’interno la macchina dello Stato, ci offre un messaggio chiaro: l’Italia ha buone istituzioni, ma ha bisogno di un’amministrazione più efficiente, di una governance più equilibrata e di investimenti strategici. Perché ridare autorevolezza allo Stato è la strada maestra per far crescere il Paese.
Con l’Osservatorio Permanente Educazione Civica, Diritti, Sostenibilità "In memoria del prof. Franco Anelli", l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Associazione Robert F. Kennedy Foundation of Italy Onlus hanno posto al centro della riflessione, e di possibili itinerari di ricerca futura, il monitoraggio dell’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado (come da legge 20 agosto 2019, n. 92). Questa pubblicazione presenta la prima indagine quantitativa condotta a livello nazionale per osservare la situazione attuale in relazione all’organizzazione, alla metodologia didattica, alle tematiche dei diritti umani, alla partecipazione degli studenti, al coinvolgimento delle famiglie e del territorio e ai processi di formazione del personale docente. L’indagine ha coinvolto più di 4000 docenti, dalla scuola dell’infanzia a quella primaria e secondaria, di primo e secondo grado, distribuiti negli Istituti scolastici di tutto il territorio nazionale. L’analisi dei dati restituisce agli insegnanti, ai dirigenti e all’amministrazione scolastica elementi concreti di conoscenza non solo sull’attuazione dell’insegnamento dell’educazione civica, ma anche sui processi attraverso cui i valori costituzionali e democratici ispirano e orientano la vita e il curricolo della scuola. Si offre così uno strumento per le scuole che desiderano avviare processi di valutazione del ruolo dell’educazione civica nella propria realtà e mettere a fuoco orientamenti e scelte coerenti. Si delineano inoltre le ipotesi di ricerca che l’Osservatorio intende intraprendere nel prossimo futuro, mettendo in sinergia la scuola, le università, il tessuto sociale e civile per la promozione della cittadinanza attiva. Prefazione di Elena Beccalli e Stefano Lucchini.
Un miliziano si accorge che dalla sua ferita sgorga sabbia; un poeta ricuce l’ombra di una bambina dopo un bombardamento; un maestro insegna ai suoi alunni come fingersi morti; un generale dorme accanto alla mano recisa di una santa; una contadina dipinge di nero tutti gli alberi del suo podere; un fotografo mette il piede su una mina e non lo toglie più. Questa è la storia di un feroce conflitto civile, dei tre anni che hanno insanguinato un paese all’alba di un cataclisma che insanguinerà il mondo. Questa è la storia della Guerra di Spagna come non l’avete mai letta. E in mezzo alla furia cieca delle armi e delle ideologie, ci sono gli Ardolento, una ramificata famiglia di olivicoltori andalusi capeggiata dal patriarca Odisto, i cui membri si amano e si odiano, si disperdono e si ritrovano, provano a resistere e a salvarsi. In questo disperato errare per l’Iberia a ferro e fuoco, il loro cammino di uomini e donne comuni incrocia quello di García Lorca, Hemingway, Picasso, Bernanos, Zambrano, Unamuno, Capa, Orwell, ma anche l’Uomo del Destino, il Generalissimo Francisco Franco. Tra visioni profetiche, antichi prodigi, coraggio, viltà e vendette, questo poderoso romanzo in cui la magia sostiene il crudo reale racconta la disintegrazione di una stirpe, di una piccola città, di un grande paese che si riempirà di case vuote.