Raimon Panikkar conversa con il rabbino Pinchas Lapide, entrambi intervistati da Anton Kenntemich. Un'opera in grado di sconvolgere quello che i cristiani pensano degli ebrei e quello che gli ebrei pensano dei cristiani, e che evidenzia il rischio possibile di una riduzione sia del cristianesimo sia dell'ebraismo. Come sempre hanno ripetuto Raimon Panikkar e Julien Ries, non c'è dialogo che non porti un guadagno reciproco. In questo senso sono qui affrontate tematiche fondamentali quali l'idolatria, l'esperienza dell'aperto, della libertà, dell'infinito, dell'indescrivibile. Parole dentro le quali è annidato un mistero inesprimibile, che conduce in unità la diversità delle culture.
Aspetti medici e morali
La fase che segna la nascita della Repubblica e, in particolare, il periodo che va dall’ultimo anno di guerra fino alla liberazione, alle prime elezioni, al Referendum istituzionale e alla Costituente, inaugura una nuova stagione per la presenza dei cattolici nella vita del Paese. Il volume descrive la posizione assunta dalla Chiesa cattolica nelle numerose diocesi marchigiane e, con essa, dal laicato organizzato - in particolare dall’Azione Cattolica - rispetto ai temi sociali e politici affrontati nella Costituente. Il mondo ecclesiale si trova chiamato a svolgere un ruolo di primo piano nella crisi nazionale e nel disorientamento generale, essendo, in questo frangente, una delle poche realtà che hanno mantenuto una propria organizzazione capillare. Già sul finire del 1945 appaiono sulla stampa cattolica della regione i primi articoli sulle prossime elezioni, che porteranno poi ad eleggere i rappresentanti nella Costituente. La chiamata alle urne del 2 giugno 1946 e quella del 18 aprile 1948 inaugureranno, anche con il fattivo contributo dei cattolici, la nuova stagione democratica caratterizzata da una vasta partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale del Paese.
¿No nos llevará el camino sinodal, en el que estamos decididamente comprometidos, a redescubrir que el sacerdote, cuya presencia es indispensable para la vida de una comunidad cristiana, no es el único responsable de la vida y la misión de la Iglesia? El sacerdote ciertamente no es nada, ¡pero tampoco lo es todo! Las pocas pistas esbozadas aquí pretenden contribuir a dibujar otro rostro de los ministros ordenados en nuestra Iglesia. «Otro rostro», no en el sentido de innovar a toda costa siguiendo una moda o una ideología. Se trata más bien de acercarnos de nuevo a la Palabra de Dios para discernir las llamadas que nos dirige hoy. Mons. Jean-Marc Eychenne nos invita a descubrir que el ministerio sacerdotal debe vivirse en la «escuela del lavatorio de los pies» y su discurso se ilustra con la obra del artista francés de arte sacro contemporáneo Arcabas, seudónimo de Jean-Marie Pirot.
Jean-Marc Eychenne (Pamiers, 1956), obispo de Grenoble y Viena desde septiembre de 2022; antes fue obispo de Pamiers (2014-2022).
«David e Fred sono sempre stati appassionati di cacce al tesoro. E di canoa. E di tennis. E di life hacks. E di Fortnite. E di ricette di TikTok. Ma soprattutto di cacce al tesoro.» Così, quando si imbattono nell'App dei tesori nascosti si lasciano coinvolgere in un gioco che li trascina in giro per il mondo a caccia di manufatti occulti. Almeno fino al giorno in cui i due fratelli, raccogliendo l'ennesima sfida, si ritrovano in una piccola piazza della loro città, nei pressi di una grossa fontana. In quel momento il telefono di Fred comincia a comportarsi in modo strano... Seguendo le indicazioni dello smartphone, si addentrano in un bosco dove, nelle acque di uno stagno alimentato da una cascata, trovano uno scrigno contenente una strana moneta dall'aspetto antico. La missione si direbbe conclusa. Eppure, quello che sembra soltanto l'ennesimo tesoro recuperato si rivela ben altro: una chiave capace di schiudere qualcosa di molto più grande e di trasformare i due fratelli nei protagonisti di un'incredibile avventura, un'inarrestabile sequenza di sfide, labirinti, codici e indizi al cospetto dei quali soltanto il tuo aiuto, lettore, potrà permettere loro di trovare di volta in volta una soluzione, e condurli a una verità finale.
La sicurezza è diventata il terreno su cui questa destra ha costruito egemonia politica. Un campo simbolico e materiale abbandonato troppo a lungo dalle forze progressiste, consegnato a una narrazione semplificata, muscolare, fondata sulla paura e sulla costruzione del nemico. Ma è davvero inevitabile che sicurezza significhi repressione, esclusione, riduzione dei diritti? Carlo Bonini e Franco Gabrielli partono da qui: dalla necessità di strappare la sicurezza al monopolio culturale della destra. Perché una sicurezza democratica non solo esiste, ma è l'unica in grado di tenere insieme libertà e protezione, diritti e ordine, coesione sociale e legalità. Una sicurezza che non nega la complessità, non alimenta il rancore, non trasforma la paura in consenso. Attraversando i nodi più controversi del presente - migrazioni, città, ordine pubblico, carcere, uso della forza, cybersicurezza -, questo libro smonta il paradigma securitario dominante e ne mostra le contraddizioni: una macchina politica che promette sicurezza ma produce insicurezza, che moltiplica le norme senza risolvere i problemi, che divide la società mentre pretende di difenderla. Contro la paura è insieme un'analisi e un manifesto. Un atto d'accusa verso le politiche delle destre di governo, ma anche verso le ambiguità di un campo progressista che ha rinunciato a elaborare una propria idea di sicurezza. Qui prende forma un'alternativa: una sicurezza democratica e relazionale, fondata sulla responsabilità pubblica, sulla trasparenza, sulla prevenzione e sulla capacità di tenere insieme le persone invece di contrapporle. Perché la vera sfida non è scegliere tra sicurezza e libertà. È costruire una sicurezza che non le metta mai in alternativa. Rimettere la sicurezza al centro della democrazia vuol dire sottrarla alla propaganda e restituirla alla responsabilità pubblica. "La sicurezza non è il privilegio dei più forti, ma il diritto dei più deboli."
Siamo così geniali da aver inventato l'intelligenza artificiale, così limitati da aver bisogno del suo aiuto in ogni circostanza e così sciocchi da non riuscire a decidere se era la cosa giusta da fare? L'intelligenza artificiale ci è amica o ci sfrutta? Invece di chiedersi se il mondo sarà rovinato o tratto in salvo dall'innovazione tecnologica, il libro esamina, con l'aiuto della storia e di molti esempi concreti, la nascita, la crescita e la realtà presente della tecnologia come un nuovo potere: il potere digitale. Il potere digitale è diffuso, pervasivo, persuasivo e ha natura poliedrica. È il potere esercitato dalle grandi piattaforme tecnologiche nella sfera economica, sociale e politica, ma è anche un modo nuovo di esercitare il potere pubblico, influenza il modo in cui gli individui interagiscono singolarmente e collettivamente ed è strumento di competizione fra blocchi geopolitici. Il potere digitale è concentrato in mani private, ma i suoi benefici e i suoi rischi sono così rilevanti da richiedere necessariamente scelte collettive a tutela di diritti e valori ai quali non vogliamo rinunciare.
Perché gli Stati fanno la guerra? Da più di mezzo secolo Kenneth N. Waltz offre una risposta tanto semplice quanto profondamente innovativa. In un'opera che è insieme storia delle idee politiche, critica metodologica e modello teorico, ripercorre - da Tucidide a Kant, da Machiavelli a Marx - le interpretazioni che nel tempo hanno cercato di spiegare le origini della guerra: dalla natura umana all'organizzazione interna degli Stati, fino alla struttura anarchica che regola la convivenza internazionale. Questa tripartizione - le "tre immagini" - ha fornito una bussola concettuale indispensabile ancora oggi per orientarsi nel dibattito contemporaneo su sicurezza, cooperazione, potere e istituzioni globali. Un testo per comprendere le grandi correnti teoriche delle relazioni internazionali contemporanee e capire come funziona - e perché spesso fallisce - la politica estera delle nazioni.
La fortezza, capacità di resistere a ciò che minaccia la nostra incolumità, nasce dalla consapevolezza che siamo vulnerabili. Significa avere paura ma non lasciarsi frenare dal compiere il bene; assorbire gli urti con pazienza, uno dopo l'altro, senza che l'equilibrio interiore ne sia intaccato; saper accettare le ferite, fino a essere disposti a morire, nella lotta contro il male. Il cristiano è guidato in ciò dalla certezza che ogni colpo subìto è un passo verso un'incolumità più profonda ed essenziale. Oggi - scrive nella Prefazione Andrea Aguti - le riflessioni di Josef Pieper possono essere lette come un incoraggiamento a resistere agli sconvolgimenti dell'ordine politico in atto, ricordando che può esser forte soltanto chi è vulnerabile.
Distruggere l’Entità Sionista: per decenni questa è stata l’ossessione del mondo islamico e dell’Iran degli ayatollah e dei pasdaran. Il pogrom di Hamas del 7 ottobre 2023 doveva innescare questa guerra finale contro lo Stato degli ebrei. Ma Israele ha sconfitto Hamas e Hezbollah e infine, con gli Stati Uniti, ha tagliato la testa del serpente e ha distrutto l’apparato militare dell’Iran. Con le sue dure guerre vittoriose, l’ebreo ritornato alla sua terra ha così obbligato l’arabo, il musulmano sconfitto, ad abbandonare la mentalità della Guerra Santa, che in nome di Allah, insegue la vittoria totale e la sopraffazione sull’avversario, per intraprendere invece il percorso della trattativa, delle mediazioni e dell’accordo. Lo ha costretto ad abbandonare la strada del jihadismo, che lo ha sempre portato alla sconfitta. Si è così aperto uno spiraglio di tregua e addirittura di convivenza pacifica col percorso delineato da Donald Trump e accettato dall’Onu. Questo libro racconta una pace possibile, che ridisegni il futuro del Medio Oriente nel nome di Abramo. E tutto ciò che vi accade riguarda tutti noi.