Tra il XII e il XIII secolo, nel cuore dell'Europa, si sviluppò in seno al cristianesimo uno dei movimenti eretici più radicali della storia, tanto pericoloso da essere represso nel sangue da una vera crociata. Sarebbe facile descrivere idealmente la vicenda degli eretici di Albi, Béziers, Avignonet, Montségur, Montaillou nella forma del patimento di anime innocenti quali essi si percepivano, ma sarebbe anche un'apologia senza alcun fondamento affermare che le crociate contro i catari siano state un'invenzione della critica laica contro la Chiesa. Le violenze e gli abusi vi furono, senza alcun dubbio. E l'innocenza degli eretici fu, come spesso accade a chi vive nel mondo, più pretesa che reale. Dopo secoli, la vicenda dei catari rimane centrale e drammatica: ecco perché è necessario tornare oggi a ripercorrerla con onestà e rigore.
«Nel 1981, mentre frequentavo l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, mi imbattei in un testo dello storico inglese Ch.R. Boxer, The Christian Century in Japan, del 1951. Fu la scoperta di un mondo totalmente sconosciuto, perché nessuno, fino ad allora, mi aveva parlato della storia del cristianesimo del Giappone e dei martiri, innumerevoli, – a tutt’oggi non si sa con precisione quanti siano stati – che ci furono dal XVI al XX secolo» (da La Missione in Giappone. Gli inizi, p. 11).
Da quella lettura giovanile ebbe avvio l'incontro dell’Autrice con il Giappone, dove vive e insegna da trentuno anni. Nonostante la cultura di questo Paese fosse così diversa da quella occidentale, il cristianesimo vi attecchì con una velocità sorprendente. Il successo, tuttavia, fu breve. Già a partire dalla fine del XVI secolo, infatti, la fiorente comunità cristiana fu sottoposta a persecuzione sistematica che, legalmente, ebbe termine nel 1873, ma che in realtà si protrasse fino alla fine della seconda guerra mondiale.
Vi sono quindi ricostruite le tappe della via crucis dei missionari e di quella parallela, ma ancora più sofferta, dei loro figli spirituali, i cristiani giapponesi, testimoni di forte fede e generoso coraggio.
L'eresia pauliciana, fondata nel VII secolo in ambienti di cultura armena, fu un movimento religioso e protestatario, assimilato dai loro nemici alla detestata setta manichea e al Manicheismo, una religione dualistica che le leggi romane giudicavano empia e politicamente sospetta, legata com'era all'ambiente culturale mesopotamico e persiano, ossia all'area controllata dall'arcinemico stato sasanide. Dopo la persecuzione antipauliciana scatenata dai cattolici ortodossi, i seguaci di Paolo scelsero la via militare della ribellione, nei convulsi anni della crisi iconoclastica. Tale secessione religiosa e politica, unica nella storia di Bisanzio, fu un drammatico problema risolto con un potente sforzo militare da parte dei Romei, ossia dei Bizantini, veri discendenti dei romani imperiali. La deportazione dall'Anatolia Orientale in Tracia (Plovdiv) di decine di migliaia di pauliciani accese focolai di eresia a poche centinaia di chilometri dalla capitale Costantinopoli. Dualismo mitigato, probabilmente di derivazione marcionita, il movimento religioso divenne materia di studio e di meditazione per la cultura dei riformati, che vedevano nel paulicianesimo una riforma prima della riforma; mentre divenne per il cattolicesimo terra di missione, a partire dal XVI secolo, quando le superstiti comunità eretiche di Bulgaria (con al centro Plovdiv) decisero gradualmente di abbracciare la fede cattolica romana. Aperta è la discussione sulla influenza operata dai pauliciani sugli aleviti e su altre manifestazioni della spiritualità anatolica islamica o (para)islamica.
In una notte di tempesta, alla vigilia di una grande battaglia campale tra l'esercito dei soldati cristiani e quello dei soldati musulmani, due uomini in fuga da quegli accampamenti, un cristiano e un musulmano, si rifugiano in una grotta del deserto, dimora di un eremita. La convivenza forzata in quella vigilia di guerra li porta a conoscersi, dialogare sul senso della vita, sul perché delle guerre e sul modo di risolverle. È questa la cornice narrativa di un libro che si occupa di dialogo tra religioni e culture in un'ottica di pace e convivenza, collegandosi a due eventi importanti: l'incontro tra s. Francesco e il Sultano d'Egitto (settembre 1219) durante la Quinta crociata; il viaggio apostolico di papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti (febbraio 2019). Il libro si compone di una parte narrativa e di una parte saggistica, di approfondimento tematico.
Il cristianesimo è spesso accusato di avere prodotto oscurantismo, arretratezza culturale, civile e scientifica, discriminazioni, violenze e guerre. Al contrario, anche in confronto col mondo pagano e con quello contemporaneo, questo Quaderno mostra come l’intero genere umano, compresi i non credenti, abbia un debito inestimabile verso il Cristianesimo. Che ha promosso la libertà e la dignità di ogni essere umano, comprese le donne (in precedenza disprezzate) e i bambini (in precedenza spesso uccisi, venduti, abusati), che ha promosso il progresso, la vittoria della ragione e la sua applicazione in tutti i campi dello scibile e dell’agire, che ha incentivato la scienza, la sensibilità ecologica, la laicità, la dignità di ogni lavoro, l’arte, la cultura e l’economia.
Le origini del monachesimo, come quelle della Chiesa, esercitano un fascino insostituibile non solo sugli ammiratori della vita monastica, ma su tutti i cristiani. È la primavera del monachesimo, la sua epoca idilliaca, carismatica, libera, spontanea. Tuttavia l'ammirazione dei grandi monaci delle origini spesso è accompagnata da una insufficiente conoscenza della loro vita, delle loro gesta, della loro spiritualità. García M. Colombàs colma proprio questa lacuna tracciando un quadro scientifico di figure come Antonio Pacomio, Simeone, Efrem, Basilio, Girolamo, Cassiano, Onorato e delle correnti monastiche di cui furono gli iniziatori. Scopriamo così che, già nel secolo, il monachesimo pre-benedettino aveva conosciuto un grande sviluppo istituzionale e spirituale.
In virtù del suo impegno sociale e della profondità che emana da opere come Pustinia («deserto» in russo), libro assurto a classico della spiritualità cristiana, la figura di Catherine de Hueck Doherty si accompagna oggi a quelle di altre donne indimenticabili come Madre Teresa, Dorothy Day e Suor Emma-nuelle. Di origini russe, fuggì ventenne dal suo Paese per giungere infine in Canada, dove fondò col secondo marito, Eddie Doherty, la comunità «Madonna House», centro di accoglienza per bisognosi, oggi presente con le sue succursali negli Stati Uniti, in Canada e in Europa. Così come nelle sterminate foreste russe esistono le pustini a e i pustinikki (abitanti del deserto), che nel silenzio sono disponibili ad accogliere chiunque si rivolga a loro, dall'esperienza di «Madonna House» sono nati, anche nelle metropoli, luoghi ove sperimentare nel silenzio, nel digiuno e con solo una Bibbia sul tavolo, il rapporto con Cristo. Catherine ci spiega il paradosso e l'esperienza concreta dei deserti nelle metropoli odierne, ci insegna come vivere il silenzio e l'accoglienza assoluta, anche nell'assordante mondo contemporaneo, in una costante opera a favore della giustizia sociale e contro il razzismo. Una proposta religiosa e umana sempre attuale. Catherine Doherty si definiva una «non teologa», ma nelle sue parole ritroviamo una saggezza che unisce il cristianesimo da Oriente a Occidente.
Huimanitas è una rivista bimestrale di cultura cattolica fondata nel 1946 e diretta da Ilario Bertoletti.
A partire dal 2009 l'Amministrazione delle Chiese d'Italia del Patriarcato di Mosca ha iniziato la necessaria opera di traduzione dell'ufficiatura liturgica slavonica in italiano. Dopo l'edizione del primo volume dello Sluzhebnik (Libro del celebrante, EDB 2014), la Commissione per la traduzione dei testi liturgici si è dedicata parallelamente sia al secondo volume - contenente soprattutto l'ufficio vespertino e la Liturgia dei Presantificati - che al Molitvoslov, orientato perlopiù all'uso privato delle famiglie. La totale assenza di un compendio che riunisse le principali preghiere tipiche della devozione ortodossa si era fatta sempre più grave, superando in urgenza quella dei testi liturgici pur importanti che erano rimasti fuori dai primi progetti editoriali. Di qui la scelta di dare alle stampe innanzitutto il Molitvoslov e restituire così ai fedeli un testo utilizzabile per le necessità quotidiane (preghiere del mattino e della sera), per la preparazione ai divini misteri (preghiere prima e dopo la comunione) e per molto altro ancora. Si tratta complessivamente di una traduzione piuttosto agevole e comunque adatta ad un pubblico italofono.
I monaci dei circa venti monasteri del Monte Athos continuano ad affascinare il mondo. Come custodi di una saggezza millenaria, ci guidano con i loro consigli spirituali verso "la pace che supera l'intelligenza" e con la loro profonda e continua ricerca dell'assoluto. Alain Durel, esperto di spiritualità ortodossa, è autore di vari libri sul Monte Athos che frequenta spesso. Queste pagine sono una raccolta unica di preghiere inedite dei "santi monaci", frutto dei frequenti viaggi dell'autore in questo luogo sacro.
Annuario di Letteratura Cristiana Antica e di studi giudeoellenistici. Rivista del Gruppo Italiano di Ricerca su Origene e la tradizione alessandrina.