Si dice che Gesù ebbe una seguace che lo amò tanto da avere il coraggio di assistere alla sua crocifissione; una seguace che egli, a sua volta, amò tanto da sceglierla come la prima a venire a conoscenza della sua risurrezione. Questo personaggio è arrivato fino a noi con un nome e una professione controversi: Maria Maddalena, la prostituta. Tuttavia, la Chiesa cattolica non esita a chiamarla «Apostola degli Apostoli», anche se non riconosce come canonico Il vangelo di Maria Maddalena, un testo gnostico che ci propone un cristianesimo come via di conoscenza, un cammino di ritorno alle nostre vere origini.
La difficile condizione di oggi è affrontata in questo testo cercando di coniugare teoria e prassi dei diritti umani con la prova collettiva che sta sperimentando l'attuale generazione e che mai prima era accaduta nella storia. Parlare di diritti umani oggi, ai tempi del Covid, con democrazie indebolite, economie che escludono, un ambiente manipolato e distrutto per la persecuzione di interessi privati di gruppo o individuali, l'urgenza della pandemia che ha visto prendere decisioni di potere molto nette e forse "pericolose", significa ribadire senza se e senza ma, che la centralità di ogni azione strutturale, istituzionale, pubblica, come anche privata, è il riconoscimento della dignità della persona umana. Dignità umana che fonda la Dichiarazione e che non può e non deve essere solo un concetto di cui parlare, un'idea che unisce o divide, ma qualcosa la cui realizzazione richiede prassi concrete, reali, visibili.
La Chiesa nell'Occidente tardomedioevale è segnata da profonde contraddizioni. La satira del cattivo chierico diffusa dalle fonti letterarie da una parte, e la maestosa costruzione del diritto canonico nella cultura universitaria dall'altra, sono i due poli entro cui si gioca una immagine così ambivalente. L'esercizio della giustizia dei vescovi, che questo volume mette per la prima volta a fuoco nell'ambito regionale toscano, si colloca proprio al cuore di queste contraddizioni, perché la documentazione giudiziaria consente di entrare nel vivo del governo delle Chiese locali. L'analisi, che parte da una vasta ricognizione sulle fonti toscane e le loro peculiarità, valorizza questa forma singolare di giustizia, giungendo così ad affrontare alcuni dei punti nodali della storia sociale e delle sensibilità religiose del basso medioevo: la vita del clero, i rapporti tra i fedeli e i sacerdoti, il matrimonio, il credito e l'usura.
Arte, cucina, moda, design, spettacolo, fiction, arredamento, grafica, comunicazione, insomma tutto quanto coinvolge la nostra vita viene confezionato con attenzioni estetiche persino ossessive. La seduzione è diventata un comandamento sociale. La bellezza ha riempito il mondo e plasmato i nostri occhi. Ma che sia anche in grado di salvarlo è tutto da vedere. Sembra piuttosto che, negli automatismi che regolano il nostro inconscio culturale, essa svolga una sorta di funzione riparatrice. Dove non sembra più possibile, per conclamata mancanza di esistenza, affidarsi a qualcosa di vero e reale, restano le strategie della simulazione estetica, dove tutto quello che conta - Dio, il senso, l'identità e i legami - diventa oggetto di una costruzione artificiale. La bellezza ha così preso il posto lasciato vuoto dalla verità. Una strabiliante industria dello spettacolo ci intrattiene con quelle mitologie, favole e narrazioni che secoli di paziente decostruzione hanno dichiarato defunte. La cultura artistica si è tramutata in una spiritualità laica e le religioni sopravvivono come offerta estetica. La congiunzione tra mercato e tecnica fornisce con prodigiosa efficienza quegli strumenti magici, soprattutto digitali, che sono indispensabili agli individui di questo tempo per modellare identità dove regnano incertezze. La cosmesi è così diventata la forma del nostro mondo. Ma si tratta solo di apparenza?
Descrizione
«È tempo di rilanciare una nuova visione per un umanesimo fraterno e solidale dei singoli e dei popoli. Dobbiamo rimettere in primo piano la fraternità universale, seminata dal Vangelo del Regno di Dio. (...) La forza della fraternità è la nuova frontiera del cristianesimo».
È questo l'invito che papa Francesco rivolge non solo ai credenti ma a tutti gli uomini di buona volontà; appello urgente di fronte all'individualismo, alle paure, al rancore,ma soprattutto, di fronte alla globalizzazione dell'indifferenza.
Liberata dall’enfasi illuministica (libertà, uguaglianza, fraternità) e da una certa ovvietà che spesso la caratterizza tanto, da farla apparire scontata, la fraternità è da riscoprire come nome proprio della Chiesa.
La motivazione teologica fondamentale è insita nell'evento dell'incarnazione: porre Cristo e il suo vangelo - e non altri e altro - a fondamento delle nostre relazioni significa assumere quella mistica della fraternità che papa Francesco offre come «nuovo linguaggio profetico ed ecclesiale-kerigmatico». La fraternità diventa il punto di partenza che permette di rileggere nella sua ottica le relazioni con Dio e con gli altri: famiglia, comunità, Chiesa, creato, politica.
Sommario
Introduzione. La fraternità, perché? I. Sui sentieri della Scrittura. 1. La fraternità omicida: Caino e Abele (Gen 4,1-16). 2. La fraternità ricostruita: Giuseppe e i suoi fratelli (Gen 37–40). 3. Da «unigenito» a «primogenito»: la fraternità di Gesù. 4. Nel cammino della Chiesa. II. La fraternità mistica contemplativa. 1. Per una grammatica della fraternità. III. Per una Chiesa fraterna. 1. Dentro una fraternità «data». 2. Fraternità come ospitalità. 3. L’ascolto anima della fraternità. 4. Fraternità cristiana e compagnia degli uomini.
Note sull'autore
Antonio Mastantuono, presbitero della Diocesi di Termoli-Larino, vice assistente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana dal 2016 al 2019, è vice direttore di Orientamenti Pastorali, mensile del Centro di Orientamento Pastorale. Dal 2018 è consulente ecclesiale dell’Associazione cristiana artigiani italiani. Tra le sue pubblicazioni: La profezia straniera. Il perdono in alcune figure della filosofia contemporanea (San Paolo 2002).
Paolo Ricca e Giovanni Cereti propongono ai lettori - con ampiezza di argomentazioni - le loro ragioni a sostegno dell'ospitalità eucaristica in confronto dialettico con un ampio ventaglio di posizioni attraverso le quali il tema è sviluppato secondo la prospettiva cattolica, ortodossa, luterana, battista, metodista, valdese, avventista, anglicana e pentecostale e analizzato nelle sue implicazioni di tipo liturgico, dottrinale, pastorale e normativo.
Principio protestante e situazione proletaria è un chiaro esempio di pensiero militante, ovvero di una proposta teoretica impegnata nel difendere un'opzione sociale intollerante all'ingiustizia. Perciò il principio non rimane esterno al dramma della responsabilità, chiamata a destreggiarsi tra cinico realismo e speranza utopica. Tillich opera una critica filosofico-morale che accetta il rischio e l'ambiguità dell'azione politica. Banco di prova di questo esercizio è l'analisi della situazione proletaria, che muove dall'opzione umanistica, da una dottrina dell'uomo che riconosce come originario l'intreccio tra l'autocoscienza della propria singolarità e l'essenziale condizione sociale e politica dell'esistenza.