A partire dal III secolo dopo Cristo e fino alla fine del Medioevo, l’elezione del papa avveniva spesso in un clima molto conflittuale, che dava adito a contrasti e contestazioni. Il più delle volte questi sfociavano nella presenza contemporanea di due pontefici, uno dei quali definito, appunto, antipapa. Nel nostro immaginario questi personaggi sono rappresentati come individui corrotti, assetati di potere, nemici della Chiesa e dell’unità dei cristiani. In realtà, lungi dall’essere creature tenebrose che tramano nell’ombra, molti sono devoti uomini di Chiesa divenuti antipapi perché sostenitori di posizioni teologiche poi sconfitte o per una serie di motivi fortuiti. Questa storia dei ‘perdenti’ rispetto alla tradizione ufficiale della Chiesa ci farà scoprire così che dei trenta e più antipapi, uno è venerato come santo e martire e altri sono morti in odore di santità. Che per lunghi secoli su molti di loro la Santa Sede ha preferito non prendere posizione e su alcuni si mantiene tuttora cauta, ammettendo che potrebbero essere considerati papi legittimi. Si scoprirà anche che alcune figure che la storiografia tradizionale ha considerato burattini in mano al potere secolare, hanno contribuito in modo decisivo alla definizione delle regole che stanno alla base del papato e, per questo, in modo del tutto inatteso, alla storia e all’autocoscienza della Chiesa stessa.
Un classico, tradotto in tutte le principali lingue europee. Rāma, Krishna, Ermete, Mosè, Orfeo, Pitagora, Platone, Gesù: i protagonisti dell’opera sono i personaggi chiave delle principali tradizioni religiose dell’antichità. Una geografia e una storia che spaziano dalle prime civiltà indiane a quella egizia, dallo stabilirsi della legge mosaica presso gli antichi ebrei alla vita di Gesù.
Mentre l’Europa accelera il riarmo e la NATO progetta una nuova espansione, non è più possibile rimandare una riflessione critica sul ruolo dell’Alleanza Atlantica. In questo saggio best seller in Germania, Sevim Dağdelen - tra le voci più autorevoli della sinistra europea - smaschera la retorica ufficiale che presenta la NATO come un’alleanza di democrazie e ne mostra la reale essenza: un’organizzazione politico- militare che opera sistematicamente al di fuori del diritto internazionale, promuovendo guerre di aggressione per interessi opportunistici e pulsioni egemoniche. Dalla ritirata dall’Afghanistan alla guerra per procura in Ucraina, fino al progressivo logoramento dei rapporti con la Russia, l’Alleanza sembra aver contribuito più alla destabilizzazione dell’equilibrio globale che alla difesa collettiva. A quasi ottant’anni dalla sua fondazione - sostiene l’autrice - è tempo di superare l’orizzonte atlantico e ripensare la sicurezza in chiave cooperativa e multilaterale, basandola sulla pace e sulla capacità di affrontare le crisi sistemiche, a partire da quella climatica.
Questo libro pensa teologicamente come reimparare a sentire Dio, chiedendo intelligenza al senso e sensibilità alla ragione. La struttura del volume e gli stili diversi con cui è scritto fanno grande impressione. Le tre parti presentano un ri-orientamento a tre livelli. Anzitutto, nella prima parte, un cambio di paradigma sul piano delle argomentazioni. Questo primo ri-orientamento, che dialoga con una buona parte della teologia fondamentale contemporanea, si apre poi a una seconda parte in cui i passivi di Dio costituiscono l'ossatura di un dire Dio interpretato dal riferimento alla Scrittura e in dialogo serrato con le scienze. La sequenza dei passivi è singolarmente efficace: Dio desiderato, Dio intuito, Dio scoperto, Dio detto, Dio chiamato, Dio contraddetto, Dio amato. In questo percorso, accidentato e stupendo, tormentoso e consolante, nasce per gli umani l'accesso alla libertà. Proprio nello spazio dischiuso dalle prime due parti si colloca la terza parte (Della relazione non-duale con Dio): qui Dio è proposto come “lontano-vicinanza”, come unione di distacco e comunione, di desiderio e timore, di amore e morte. Il senso di equilibrata misura che il libro sa comunicare nel dare voce controllata e credibile alla smisuratezza incontrollabile di Dio – perché "sbagliarsi su Dio è un dramma", come afferma Turoldo – è forse la sua virtù più brillante e la sua nota più squillante (dalla Prefazione di Andrea Grillo).
Razionalizzazione, efficienza e trasparenza: sono i criteri che hanno guidato la Riforma del Governo dello Stato Città del Vaticano, varata con un «Motu proprio» da Papa Francesco il 6 dicembre 2018, in vigore dal 7 giugno 2019. Un ulteriore e decisivo tassello nella strategia di rinnovamento intrapresa da Papa Francesco con il suo magistero, volta a modernizzare un ordinamento dall’assetto più che unico nel panorama mondiale degli stati.
Francesco Clementi insegna Diritto pubblico comparato nell’Università di Perugia. Per Il Mulino ha scritto «Forme di Stato e forme di governo» (con G. Amato, 2012), ha curato «La Costituzione italiana. Commento articolo per articolo» (con L. Cuocolo, F. Rosa, G.E. Vigevani, 2 voll., 2018) e ha partecipato al manuale curato da T.E. Frosini «Diritto pubblico comparato» (2019).
L'evoluzione del caporalato in Italia, dal secondo dopoguerra a oggi, restituisce la dimensione storica di una pratica che, pur trasformandosi, conserva rilevanza sociale e incidenza economica strutturale, essendo una realtà non confinabile al solo settore agricolo del Mezzogiorno, secondo una rappresentazione riduttiva ancora molto diffusa. Nel libro l'analisi delle dinamiche economiche e del mercato del lavoro si intreccia con i flussi migratori, gli sviluppi normativi, le risposte istituzionali e l'azione degli attori sindacali, evidenziando infine le connessioni del fenomeno con la criminalità organizzata, la violenza di genere e forme di sfruttamento del lavoro minorile.
Il Brasile è il paese con il maggior numero di cattolici al mondo. Tuttavia, questo dato quantitativo nasconde una realtà più complessa: quella dei rapporti storici tra la Repubblica brasiliana e la Chiesa cattolica, i quali risentirono della profonda trasformazione politico-sociale che investì il Brasile dopo la caduta della monarchia nel 1889. Il libro analizza le relazioni tra Chiesa e Stato dalla nascita del regime repubblicano fino al termine del governo di Getúlio Vargas nel 1945, offrendo una rilettura del processo di laicizzazione in Brasile ed evidenziando il ruolo della Santa Sede. Lungi dal configurarsi come una separazione radicale tra sfera politica e sfera religiosa, il nuovo assetto istituzionale favorì la rinegoziazione dei rapporti fra autorità civili ed ecclesiastiche, fino alla realizzazione di un'alleanza funzionale alla stabilità del regime. Sulla base di un'ampia documentazione tratta dagli archivi vaticani e brasiliani, il volume ricostruisce la formazione dell'intesa tra cattolicesimo e potere. Essa fu alimentata soprattutto dall'uso politico della religione, finalizzato alla creazione del consenso al governo, e dai mutamenti sociali favoriti dall'immigrazione italiana in Brasile nei primi decenni del Novecento.
Attraverso la documentazione archivistica e la letteratura coeva, il libro ricostruisce la rete di devozioni, preghiere, suffragi e penitenze, culti di santi e reliquie che ha plasmato il tessuto religioso e urbano della Genova dell'età moderna e riconsidera la categoria di religiosità popolare, sopravvissuta dall'epoca barocca, mostrando il suo radicamento nella cultura, nel collezionismo e nell'erudizione. L'intersecarsi di oggetti e testi costituiva una specie di camera delle meraviglie da catalogare e riordinare, come le raccolte di reliquie delle sacrestie, traducendo un uso erudito e aristocratico in una versione devota. Il collezionismo si proiettava in un immaginario di devozioni e feste, che a loro volta producevano oggetti di devozione, per cui preghiera e pietà erano collegate a un supporto fisico - un'immagine, una stampa o una reliquia -, la cui legittimazione liturgica era conferita dalla Congregazione dei Riti a Roma.
Scudo e spada di un regime passato alla storia per la sua ansia paranoica di controllo sulla vita di milioni di cittadini nella ex Germania orientale, la Stasi fu uno degli apparati di sicurezza più ambiziosi e impenetrabili della Guerra fredda. Il volume guarda oltre il mito della polizia segreta orwelliana, ricostruendone l'anatomia reale: il funzionamento, le strategie di penetrazione sociale e la repressione sistematica del dissenso. Questa nuova edizione integra i risultati delle più recenti ricerche approfondendo gestione delle reti informative, dimensioni e sviluppo della schedatura di massa, rapporti con il terrorismo internazionale, e fornendo statistiche aggiornate oltre a un interessante corredo fotografico. Un viaggio documentato nel laboratorio della sorveglianza totale.
Il settore della didattica è in continua evoluzione. Il volume nasce da un equilibrato e originale connubio fra teoria e pratiche di insegnamento della storia che mette in relazione dimensione umanistica e spirito imprenditoriale, inclusione e interdisciplinarità, tradizione e innovazione, facendo dialogare didattica, ricerca e public history. Un viaggio nell'universo dell'insegnamento e della sperimentazione, fondamentale per la formazione universitaria dei futuri docenti, per l'aggiornamento professionale e per coloro che nella società civile interagiscono con il mondo della scuola.
Il tailleur grigio (pubblicato la prima volta nel 2008) è il romanzo di Camilleri che apre la strada a uno stupefacente filone «italiano» di ambientazione borghese. La lingua non è il vigatese. Leggermente mescidata e gelida, è l’autobiografia locutoria di una classe sociale. L’azione, che comprende un inserto relativo a un’impresa mafiosa, si svolge in Sicilia: tra la pirandelliana Montelusa e Palermo. Ed è la costruzione scenografica di una vibrante relazione poliamorosa che è una naturale e intensa questione di corpi e posizioni: una continua e spontanea emozione corporea. Protagonisti del romanzo sono due vedovi. Lui è un alto funzionario di banca andato in pensione. Lei, Adele, è una donna «elegantissima e vaporosa», tanto da sembrare «finta»: è «l’esatta copia di una delle dive americane del bianco e nero». Lui è un «vedovo di cinquantacinque anni», lei «una vedovella di trenta». Adele è più che sensuosa: è indipendente «da ogni sentimento» ed è «una macchina perfetta» che si mette «in moto appena» viene premuto il «pulsante» e non la smette più di «funzionare». Il marito «con la lucidità che sempre lo aveva governato seppe che, inevitabilmente, sarebbe arrivato un giorno in cui Adele non avrebbe potuto fare altro che tradirlo». Superata una iniziale «fitta di gelosia», il marito si convinse che era più che legittimo che il tradimento della moglie rientrasse «nell’ordine delle cose ineluttabili». La spiò. E quando Adele, in un albergo malfamato, si concesse al pivot di colore di una squadra di basket, il marito le fece capire che era più opportuno scegliere un posto più adatto alla sua comprovata suscettibilità. Entrò in scena anche Daniele: un atletico e biondo studente diciannovenne. L’ex funzionario di banca portò l’orecchio alla porta e registrò l’«ansimare armalisco» degli amanti. Nel romanzo circola però un vago sentore funerario. Una normale scrivania nera, di mogano, viene apprezzata come un «catafalco», e i quotidiani vanno in lettura preferibilmente per le loro pagine di necrologi. Sopravvissuto a un brutto incidente di macchina, il marito di Adele alla fine crollò gravemente. Era sconsolato. Esausto. Moribondo. Si ritrovò davanti al letto la moglie «in perfetto ordine». Indossava il «tailleur grigio». Quel tailleur era un vestito da «doppo lutto stritto o come pre lutto». Ma era anche una divisa «da donna d’affari». La morte di Ivan Il’ič di Tolstoj aveva insegnato che il momento estremo, la morte incalzante, poteva rivelare brutalmente che tutto era stato una menzogna, un fallimento nella vita familiare e nel lavoro. Il marito aveva avvertito una «malcelata ambiguità» nell’«arida» moglie. Salvatore Silvano Nigro
La televisione non è scomparsa, si è spostata e vive altrove: nei feed, nelle connessioni di un pubblico che scrolla gli smartphone, i tablet e abita le piattaforme, dove gli algoritmi decidono cosa vedere e il racconto si mescola al consumo. In questo nuovo ecosistema, la tv si ibrida con il linguaggio dei social, si frammenta in clip, si ricompone in meme e si estende nei format digitali. Come mette in evidenza il volume, si tratta di una televisione espansa, che dialoga con l'intelligenza artificiale, costruisce archivi infiniti e personalizza gusti e sguardi. Un arcipelago di pratiche, linguaggi e dispositivi in cui i dati partecipano al processo creativo, orientano le narrazioni, plasmano ritmi e formati, ridefinendo il ruolo degli autori e il senso stesso della scrittura. Nel contesto italiano, la televisione lineare entra in osmosi con piattaforme e social media, dando vita a un modello eterogeneo in cui si riconfigurano le modalità di partecipazione dello spettatore e la visione si trasforma in esperienza condivisa e continua.