La via dell’enneagramma: psicologia e spiritualità, qui in una nuova edizione ampliata, può essere considerata per molti aspetti un’opera magistrale. Con un linguaggio semplice e chiaro, Franco Fabbro delinea le più importanti vicende storiche dell’enneagramma e introduce le principali strutture di personalità, correlandole ai nove caratteri (enneatipi) e ai ventisette sottotipi della personalità, descritti per la prima volta in maniera esaustiva. L’analisi non trascura la descrizione delle teorie e dei lavori scientifici condotti sul simbolo dell’enneagramma, il quale viene inserito nel contesto delle terapie spirituali delle principali tradizioni religiose. Quest’opera rappresenta un unicum nel panorama degli studi sull’enneagramma e una lettura per clinici, filosofi e per tutte le persone interessate alla dimensione spirituale e alla conoscenza di sé.
In questo dialogo intimo e profondo con Simone Weil, una delle menti filosofiche più brillanti del xx secolo e riferimento elettivo del pensiero dell’autore, Byung-Chul Han intreccia i propri temi chiave attorno ai nodi più sensibili della riflessione weiliana: i concetti di attenzione, decreazione, vuoto, silenzio, bellezza, dolore e inazione vengono delineati in opposizione ai modelli e alle forme neoliberali, per aiutarci a comprendere e superare la crisi della contemporaneità. Weil diventa una guida chiaroveggente e persino terapeutica per indicare un cammino conoscitivo che rovesci l’asfittica mancanza di trascendenza del nostro presente, legata agli imperativi di performance, auto-ottimizzazione, iperproduzione, consumo compulsivo di merci e stimoli, sovraffollamento di desideri e attività cieche di un Io ridotto soltanto a soggetto di prestazione. La spiritualità, l’attenzione silenziosa e contemplativa, la religiosità che eleva dall’immanenza, il dolore "indispensabile per passare dal tempo all’eternità" fanno, al contrario, ritrarre la modalità predatoria dell’Io e mettono in discussione gli attuali rapporti di potere (sociali, politici, psichici, con la Terra e ogni vivente), sovvertendo i loro automatismi. Così il binomio Weil-Han ci conduce, anzi ci seduce, verso un’altra realtà che può affrancare da una vita priva di significato e farci intuire una beata pienezza dell’essere, un’intensità che salva il Bello, crea relazioni "aneconomiche" e ricompone un "ethos puro e semplice". Ci sarebbero più pace e bellezza nel mondo, scrive Han, se vivessimo come ha vissuto e pensato per noi Simone Weil.
«Il volume esprime un percorso in tre momenti. Il primo si concentra nell’aspetto biblico (Paolo) e patristico (soprattutto Agostino). Il secondo offre dapprima due ambiti sensibili al nostro tema: il monachesimo (occidentale) e la tradizione dell’oriente cristiano. Sempre nella seconda sezione si ha un’analisi che dal Medioevo (Tommaso e Bonaventura) arriva ai nostri giorni (Rosmini, von Balthasar, Florenskij e Bordoni), si allarga alla Riforma (Bonhoeffer), alla riflessione filosofica (Maritain e Gilson) e alle religioni orientali (Buddhismo). La terza parte comprende proposte di attualizzazione in rapporto allo statuto epistemologico, alla conoscenza affettiva, alla teologia dei santi e alla circolarità dell’intellectus fidei con la fede celebrata e vissuta. La Postfazione riconduce all’unità le due dimensioni scientifica e sapienziale». Dall’Introduzione di Roberto Nardin «Dopo aver percorso, grazie ai preziosi contributi raccolti in questo volume, l’affascinante itinerario che, a partire dal Nuovo Testamento, illustra nelle opere e nei giorni della grande teologia, e di alcune figure della filosofia di matrice cristiana, riaffiora la domanda che a tutto soggiace: la teologia è questione di scienza o di sapienza? O di entrambe insieme? E, in quest’ultimo caso, in quale misura combinate e secondo quale rapporto tra loro intercorrente? È la logica inclusiva dell’"et et" che ci offre la chiave per coniugare con efficacia una risposta». (Dalla Postfazione di Piero Coda).
Matteo Galloni, in questo libro assai ben documentato, riesce a farci scoprire e gustare il genio di Clemente Alessandrino che ha contribuito, insieme a Panteno e Origene, all'elaborazione di una nuova cultura di eccellenza utilizzando le categorie della filosofia greca che saranno, in seguito, necessarie per le formulazioni dogmatiche dei vari Concili Ecumenici. Galloni ci aiuta a comprendere che la Scuola di eccellenza di Alessandria era una comunità di vita che, utilizzando le categorie filosofiche, ci apre le profondità del mistero cristiano e ci divinizza realizzando qui in terra la familiarità perché il Logos ci genera figli/e dell'eterno Padre tramite lo Spirito Santo. Clemente nel Protrettico (Esortazione), si inserisce nel solco di una tradizione consolidata (si pensi al Protrettico di Aristotele o all'Hortensius di Cicerone che tanto colpì il giovane Agostino), ma l'Esortazione centrale si manifesta irrompendo sin dall'inizio con forza: «Il Verbo (Logos) di Dio è divenuto uomo affinché anche tu da un uomo apprendi in quale maniera un uomo diventi Dio» (Pr I,8,4). L'attualità del testo è allora evidente perché siamo invitati a iniziare una nuova vita liberandoci dalle varie forme di idolatria che da duemila anni schiavizzano l'essere umano. Clemente e Galloni si augurano che, progredendo nella lettura, ci sentiamo elevati, trasformati e chiamati a costruire insieme, animati dal Logos divino, una nuova cultura di amore, pace, libertà, solidarietà e fratellanza per rendere noi e il creato sempre più belli (kalòs) e buoni (agathòs) per vivere la felicità eterna già qui ora in terra! Prefazione di Sergio Zincone.
Il saggio approfondisce la concezione panikkariana della mistica come esperienza integrale della realtà, nella quale il divino, l’umano e il cosmico si compenetrano in un’unica visione non dualistica. Attraverso categorie centrali come l’intuizione cosmoteandrica, la differenza simbolica e l’advaita, Panikkar supera la frammentazione del pensiero moderno e propone una sapienza che riconcilia filosofia, religione e vita. La mistica, intesa non come fuga ma come pienezza dell’essere, diventa linguaggio del silenzio, apertura al Mistero e via di liberazione dall’ego. In questa prospettiva la contemplazione e l’ortoprassi coincidono, indicando un cammino di conoscenza trasformativa, capace di restituire alla filosofia la sua dimensione sapienziale e all’uomo contemporaneo la consapevolezza del proprio radicamento nel divino.
Gli eventi della nostra vita narrano chi siamo e ancora più chi vogliamo diventare. Quando prendiamo decisioni dirompenti spesso si aprono spazi inaspettati, prima solo lontanamente immaginati. È questo che tra le righe emerge dal libro firmato da Barbara Nappini, un saggio accorato che ci invita all'azione raccontandoci non soltanto quello che nel mondo non funziona ma anche, e soprattutto, gli uomini e le donne che possono rendere la nostra Terra migliore, nella sua bellezza più autentica. Già, la bellezza, un motore silenzioso e potente, in grado di riconnetterci con gli altri e con quello che ci circonda: le cose belle sono le azioni quotidiane, solo apparentemente insignificanti, impastare il pane, affrontare realtà dure ma sorprendenti, come salire su una nave che salva vite in mare, discutere sulla potatura degli olivi riconoscendo il valore degli alberi e dei loro frutti, rispondere alla violenza con gesti di pace. Grandi e piccole scelte che ci permettono di restare umani. Una storia, quella di Barbara, in cui riconoscersi. Tante istanze cui aderire con slancio.
«L'Autrice, prendendo spunto dalla mia predicazione, ha trasformato semplici omelie quotidiane in un percorso narrativo, facendo della salita in montagna la metafora centrale della ricerca esistenziale e spirituale che tutti, in qualche misura, viviamo. Dove la natura rivela tutta la sua grandiosa e al contempo incombente potenza, l'Autrice pone il dialogo serrato e profondo tra un sacerdote e un giovane in crisi di fede» (Mons. Giuseppe Tonello)
Esta edición comentada de Camino sitúa a san Josemaría entre los autores literarios clásicos y a Camino entre las obras clásicas de literatura espiritual.
El autor es filólogo especialista en el Siglo de Oro español; ha editado anteriormente, entre otras obras, el Libro de la vida de santa Teresa de Jesús, y la Introducción del símbolo de la fe de fray Luis de Granada, para la Biblioteca Clásica de la Real Academia Española. La presente edición de Camino se incorpora a las publicaciones del Centro para la Edición de los Clásicos Españoles.
La exhaustiva anotación de los 999 puntos de Camino (enlace al libro) facilita al lector del siglo XXI una mejor comprensión del texto, y le ayuda a situar cada punto en su contexto lingüístico, religioso, histórico y cultural.
La remisión a las fuentes y la ubicación del vocabulario y construcciones léxicas en relación con los autores contemporáneos e inmediatamente anteriores a san Josemaría contribuye a situar al autor de Camino entre los escritores clásicos españoles del siglo XX.
La extensa Introducción incluye una reseña biográfica de san Josemaría, un repaso por sus diversos escritos, y estudios sobre estilo y fuentes de Camino, su mensaje espiritual, la historia del texto, la peculiaridad de su ortografía y puntuación, etc.
La presente edición fija el texto de Camino después de colacionar todas las ediciones anteriores. En el Aparato crítico da cuenta de las distintas variantes que aparecen en ellas, justificando la opción adoptada en cada caso para esta edición.
Nel corso della storia e della loro vita, gli esseri umani hanno classificato e classificano se stessi e gli altri, cercando di dare ordine al mondo ma spesso finendo per costruire forme di discriminazione. Dalle origini delle distinzioni tra «noi» e «loro» a categorie come quelle di popolo, classe, razza, lingua e casta, Andrea Graziosi mostra come queste etichette riflettano paure, desideri, poteri e identità che cambiano nel tempo. La classificazione umana non è solo un esercizio teorico: attraversa la politica, le istituzioni, le burocrazie, le relazioni quotidiane e le nostre scelte e preferenze, specie nelle nuove società miste cresciute all'incrocio tra declino demografico, sfasatura dei tempi di crescita economica e demografica, e grandi correnti migratorie. Con uno sguardo che intreccia storia, diritto, politica, sociologia e attualità, il libro indaga usi e abusi della classificazione umana, la sua utilità, le sue derive violente e le sue forme più sottili. Le categorie che usiamo per capire il mondo e agire finiscono per limitare la libertà d'azione e di comprensione?
Questo libro non poteva arrivare in un momento più critico. L’intelligenza artificiale è ormai entrata nelle nostre vite e nelle nostre scuole e ne subiamo sempre di più il fascino, la velocità, la comodità d’uso. Ci permette di avere tra le mani in pochi secondi uno scritto di qualsiasi genere, che sia una comunicazione commerciale, un tema, un saggio, una traduzione… John Warner, da scrittore ma anche da docente di scrittura, coglie appieno il punto chiedendosi: cosa siamo disposti a sacrificare in cambio della comodità? Come ne viene toccato quel processo caotico e vitale che è la scrittura? Sono domande che ognuno dovrebbe porsi, ma che interpellano in modo speciale il mondo educativo di fronte all’uso sempre più massiccio e automatico dell’IA per la scrittura da parte degli studenti. Perché scrivere non significa solo produrre un testo, come fanno i programmi di intelligenza artificiale generativa che uniscono parole basandosi su schemi definiti, ma è anzitutto pensiero in movimento, scoperta a partire da un’idea anche minuscola che muta, si delinea, si arricchisce… Nonostante il nome, l’intelligenza artificiale non ha pensiero, ma soprattutto non ha corpo, e invece la scrittura richiede anche sentimenti ed emozioni ignoti a un programma, pur ben addestrato dagli algoritmi. È un’esperienza, dice Warner, assolutamente «incarnata», umana. Che siano soprattutto i giovani studenti a delegare questo processo a una macchina è un campanello d’allarme sul loro corretto sviluppo mentale e sulla capacità di esprimere un pensiero critico, vivace e indipendente. Non si tratta, tuttavia, di condannare ed eliminare ChatGPT e compagni (cosa peraltro ormai impossibile), ma di usarli e farli usare con gli occhi aperti, come un’opportunità per riflettere sul modo in cui lavoriamo con le parole. È quanto Warner stesso fa da tempo (e ce lo racconta qui) con i suoi studenti, insegnando loro a capire cosa manca a una parafrasi sintatticamente perfetta stilata da un bot e invece cosa risalta e commuove nell’originale di un autore. Per riprendere il controllo della scrittura come scoperta, connessione, crescita, e il privilegio di pensare con la propria testa. Un libro necessario, scritto con mano felice, spesso scanzonato e molto autobiografico, ricco di ragionamenti ed emozioni, come solo un bravo scrittore sa fare.