Quali strumenti usare per generare testi, immagini, suoni e video? Come creare con l'intelligenza artificiale senza perdere la tua voce? Come cambia il ruolo di creativi, artisti e storyteller nell'era dell'algoritmo? Informazioni, tecniche, strumenti e suggerimenti essenziali per lavorare con l'intelligenza artificiale nel mondo della creatività. Il libro affronta ogni aspetto: dai modelli generativi di testo, immagine, audio e video, alle nuove estetiche nate dagli algoritmi, fino agli impatti culturali e sociali che ne derivano. Un manuale che va "dritto al punto". Perfetto per chi vuole scoprire le potenzialità dell'AI, sviluppare nuove competenze e integrare queste tecnologie nel proprio flusso creativo. Destinato a chi è alle prime armi, ma anche a professionisti, artisti, designer e storyteller che vogliono creare nell'era dell'algoritmo.
Quattro capitoli di «filosofia della religione», quattro trainanti profili di mistici, spirituali e alchimisti tratteggiati con impareggiabile perizia dal più grande storico e filosofo della scienza del Novecento. Tradotto per la prima volta in italiano, e accompagnato da un ampio saggio introduttivo, il penetrante volume di Koyré rappresenta un apporto essenziale per la determinazione storiografica e teoretica del «pensiero religioso liberale», che viene qui fissato nel suo momento originario, come risposta alla crisi religiosa del XVI secolo, durante l’esodo dalle grandi Chiese europee favorito dal rinnovamento della coscienza morale generato dalla Riforma e dall’Umanesimo erasmiano. Caspar Schwenckfeld, Sebastian Franck, Paracelso e Valentin Weigel - questi i protagonisti dei "medaglioni" koyreani - hanno rivestito, in questo senso, un ruolo fondamentale nel difficile attingimento del principio di libertà, opposto con coraggio al principio confessionale. Il ruolo giocato dalla tradizione mistica, nell’audace e pionieristico collegamento, sottolineato da Koyré, che la stringe all’incipiente rivoluzione scientifica e alla più avanzata riflessione filosofica, suggerisce una lettura nuova, e per certi versi inedita, della costruzione dell’interminabile modernità nella quale ancora siamo, offrendo al lettore un contributo alla storia della cultura che è anche contributo a una più profonda intelligenza del suo presente.
Il volume offre per la prima volta una panoramica sull’architettura e sulla pianificazione urbana nelle colonie italiane, tra Ottocento e Novecento, in Nord Africa, nell’Africa orientale e nelle isole del Mediterraneo. Esaminando la storia del colonialismo italiano e le aspettative che lo plasmarono, questo libro analizza le posizioni teoriche degli architetti attivi in Italia e nei territori coloniali e indaga come, di conseguenza, gli amministratori e i pianificatori operarono a Tripoli, Addis Abeba e negli insediamenti per i coloni in Libia e in Etiopia. Ripercorrendo i vari tentativi volti a definire un’architettura coloniale che distinguesse l’Italia dalla Gran Bretagna e dalla Francia, l’autrice fornisce una riflessione comparativa e originale sul colonialismo italiano e le sue manifestazioni architettoniche, che spesso nascondevano, dietro una maschera di modernità, amministrazioni disordinate e piani in conflitto tra loro.
I "verbi greci Bignami" raccolgono in modo sistematico paradigmi e forme principali dei verbi più utilizzati. Un repertorio pratico, chiaro e immediato, indispensabile per affrontare traduzioni ed esercizi di greco antico. Un testo compatto che, nello stile Bignami, garantisce rapidità di consultazione e affidabilità nello studio.
Uno studio sul rito aquileiese. L'opera offre un recupero storico che permette agli studiosi di cogliere anche de visu la struttura e i contenuti di un'edizione che, al di la' della sua bellezza tipografica, riflette la bellezza e la ricchezza dei testi.
Sardegna, Penisola del Sinis, una giovane donna scompare nel nulla. Sei mesi di silenzio e indagini a vuoto. Poi, un unico agghiacciante segnale: il cellulare di Angela Floris si riaccende. Sul luogo del rilevamento gli ispettori Daniel Corvo e Viola Zardi trovano un macabro reperto che vale da firma. Si tratta di una mano femminile, troncata e in stato di perfetta conservazione. È l’inizio di un duello perverso con un assassino che agisce da artista della morte. Non si limita a uccidere ma osserva, studia, contempla, collezionando gli arti delle vittime come fossero opere. Per Corvo e Zardi, partner nel lavoro ma opposti per indole e modo di vedere le cose, comincia una caccia allucinata. Lui, mentalità da monaco guerriero, ancorato alla famiglia e alla fede per tenere a bada antichi traumi; lei, spirito in tempesta con il fascino dell’azzardo nel gioco e nella vita, capace di domare il caos soltanto quando lo incanala nei casi da risolvere. Mentre i demoni personali riaffiorano e un’altra ragazza scompare, i due poliziotti capiscono che il killer non li sta solo sfidando, li ha scelti. Attirandoli tra stagni di sale e campagne desolate, trasforma ogni scoperta nella tappa di un incubo meticolosamente orchestrato. Più Corvo e Zardi si avvicinano alla verità, più diventa chiaro che le vittime erano solo un prologo. Il vero capolavoro, l’opera suprema che l’Artista vuole realizzare, forse sono proprio loro. Sullo sfondo di una Sardegna sospesa tra west selvaggio e lande crepuscolari, Pulixi firma una storia ipnotica e avvolgente, che scandisce una deriva nei chiaroscuri dell’anima umana.
L'appartenenza generazionale contribuisce a determinare chi siamo: influenza scelte, stili di comunicazione e la nostra idea del mondo e del futuro. Oggi, per la prima volta nella storia, convivono otto generazioni; nei contesti più longevi fino a cinque possono lavorare insieme, ciascuna con visioni e valori diversi. Una coesistenza complessa, ma anche un patrimonio umano poco compreso e valorizzato. Ma cosa significa appartenere a una generazione? Come si traduce in comportamenti, lavoro, relazioni, desideri? E come trasformare questa convivenza in una risorsa per individui, comunità e organizzazioni? L'autrice presenta una mappa che unisce demografia e scenari futuri per esplorare come le generazioni rappresentino i loro tempi e anticipino i cambiamenti in arrivo. Attraverso una lettura comparata delle otto coorti attuali e l'analisi delle loro epoche, rivela come nasce una mentalità generazionale, come si manifesta in famiglia, al lavoro e in società, e come contribuisce a plasmare il domani. Non solo analisi, ma strumenti concreti per superare i cliché e costruire società più eque, organizzazioni più intelligenti e relazioni più solide, favorendo futuri prosperi per tutti.
La cosiddetta «generazione-Z» si trova oggi al centro di un intenso dibattito teso a comprenderne gli atteggiamenti, i comportamenti, le opinioni. Chi sono davvero i giovani di questa generazione? Quali speranze li animano e quali inquietudini li attraversano? Il libro si propone di rispondere a questi interrogativi concentrandosi su un segmento molto caratterizzato: gli studenti universitari. Basato sui risultati di un'ampia e rigorosa ricerca empirica condotta in tre grandi atenei del Nord Italia, il volume ricostruisce le rappresentazioni delle minoranze - etniche, religiose, sessuali, immigrate - elaborate dagli studenti. Ne emerge un quadro spesso inatteso che contribuisce a illuminare parte del modo in cui i giovani adulti italiani guardano al presente e al futuro della società.
Samuel David Luzzatto (1800-1865), anche noto con l’acronimo Shadal, è assai studiato per le sue traduzioni e i suoi commenti biblici e come docente presso il Collegio rabbinico di Padova. In onore della lingua santa indaga un aspetto finora inesplorato della sua figura: gli anni di formazione giovanile, gli studi e le opere composte prima del trasferimento a Padova. Muovendo dalla vasta mole di materiale inedito custodito negli archivi, si focalizza sulla centralità della lingua e della letteratura per la costruzione dell’identità ebraica. Luzzatto viene così collocato all’interno del complesso mondo ebraico del XIX secolo, in dialogo con la Wissenschaft des Judentums e la cultura europea dell’epoca. Fin dagli anni giovanili emerge quindi la sua posizione circa i problemi più dibattuti dell’ebraismo coevo: le questioni relative al culto, l’ebraico come lingua di utilizzo letterario ed epistolare, il rapporto con il governo asburgico. Con appendice antologica inedita in ebraico con testo a fronte.
Quando, nel settembre del 1927, Joseph Roth ringrazia Stefan Zweig della cordiale accoglienza riservata a uno dei suoi libri, nulla lascia presagire che il loro rapporto possa tramutarsi in qualcosa di più di un garbato scambio di cortesie fra letterati. Sono entrambi ebrei, entrambi scrittori, ma tutto li separa: di tredici anni più anziano, Zweig gode di una fama internazionale di cui mal sopporta l'onere e le responsabilità: «Meglio essere dimenticati che diventare un marchio» confessa; Roth, che il successo comincerà a conoscerlo solo nei primi anni Trenta grazie aGiobbe e La Marcia di Radetzky, si dibatte affannosamente per non soccombere alle ristrettezze economiche, al nomadismo impostogli dalla sua innata irrequietezza e a una pulsione autodistruttiva di cui è dolorosamente consapevole. Come per miracolo, dalla reciproca ammirazione scaturisce un'amicizia ardente, e tragica, testimoniata da questa corrispondenza, fra le più alte del Novecento. All'angoscia di Roth, che solo nell'alcol sembra trovare requie, ai suoi scatti di collera, alle sue ricorrenti richieste di denaro, alla sua urgenza espressiva - che nasce dal desiderio di perdersi indestini inventati -, Zweig risponde con pacata fermezza, con quell'«armonia» che è uno dei tratti della sua bontà, senza mai lesinare aiuti e incoraggiamenti. Mentre Roth, che del nazionalsocialismo ha subito presagito le atroci conseguenze, vorrebbe scuotere la mansuetudine e la saggezza dell'amico, indurlo a un'intransigenza più che mai necessaria nell'«ora infernale, quando la bestia viene incoronata e riceve l'unzione». Ma i contrasti, anche accesi, non intaccheranno un legame indefettibile, come dovrà riconoscere nel 1937 anche il più misurato e ponderato Zweig: «contro di me Lei può fare tutto quello che vuole, può disprezzarmi, può attaccarmi in privato o in pubblico, non potrà impedire che io provi per Lei un amore infelice, un amore che soffre per le Sue sofferenze». Postfazione di Heinz Lunzer.
Che cosa significa punire? Quali comportamenti meritano di essere affidati alla sfera del penale in uno Stato di diritto? È pensabile abolire il carcere? In un tempo in cui le destre al governo ampliano il catalogo dei reati fino a criminalizzare povertà, dissenso e migrazione, MicroMega dedica un volume monografico a uno dei grandi rimossi del nostro presente: il carcere, interrogando con rigore l'idea stessa di pena e il suo senso all'interno delle società democratiche contemporanee. Con interventi fra gli altri di: Gherardo Colombo, Paola di Nicola Travaglini, Andrea Pugiotto, Giorgia Serughetti, Stefano Anastasia, Valeria Verdolini, Luigi Ferrajoli, Lucia Castellano, Luigi Manconi, Ilaria Cucchi, Silvia Albano.
Padre Luca Arzenton, autore dei seguitissimi canali social della Koinonia Giovanni Battista - Oasi di Biella, presenta i suoi commenti al Vangelo di Marco. Dopo una breve introduzione sulla nascita del suo servizio di evangelizzazione online, che coinvolge oggi circa ottantamila followers in diversi social network, il libro raccoglie le omelie di padre Luca sul più antico dei quattro vangeli. Con uno stile che riscopre la profondità teologica del testo biblico mediante gli strumenti della moderna predicazione digitale, "Segui Gesù" offre un percorso unico di comprensione e attualizzazione della Parola di Dio. L’opera è il primo di una serie di quattro volumi - uno per ogni vangelo - che usciranno tra il 2026 e il 2027.