Un libro che raccoglie delle catechesi sui misteri del Rosario, utili per la formazione cristiana e la preghiera personale. Il Rosario - affermava Giovanni Paolo II - pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell'intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio. In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l'opera dell'Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all'esperienza della profondità del suo amore.
Poco meno di tremila parole ebraiche, duecentoventidue versetti distribuiti in dodici capitoletti costituiscono Qohelet, l'Ecclesiaste, il «Presidente d'assemblea», forse il libro più originale e «scandaloso» dell'Antico Testamento. Un libro segnato da quella celebre sigla Havel Havalîm... «vanitas vanitatum», «un immenso vuoto, tutto è vuoto!» (1,2; 12,8). Come scriveva un esegeta, da questo canto del silenzio e del non-senso, della vecchiaia e dell'oscurità, qua e là chiazzato da strani bagliori di un'allegria rassegnata, «non si esce indenni ma adulti o pronti a diventarlo». Questo commento si articola in tre tappe. La prima, sotto il titolo tipicamente qoheletico "Un immenso vuoto, tutto è vuoto!" offre gli strumenti essenziali per sciogliere i primi enigmi dell'opera, quelli dell'autore, del testo, dell'interpretazione, del messaggio. La seconda tappa è la più ampia e fondamentale, tutta consacrata a seguire col commento il filo poetico e spirituale delle Parole di Qohelet figlio di Davide re di Gerusalemme (1,1). Un'ultima tappa percorre le terre del nostro pianeta e i millenni della nostra storia alla ricerca dei Mille Qohelet, cioè di tutti coloro che si sono specchiati in questo sapiente biblico del III secolo a.C.
In questo tempo così difficile dobbiamo lasciarci toccare il cuore dal grido dei popoli e dei poveri e pregare incessantemente per la pace. La compagnia quotidiana della Parola di Dio aiuta a non rassegnarci alla guerra, alla violenza e all’ingiustizia.
Al centro della Scrittura c'è il dialogo d'amore tra Dio e il suo popolo e, più in generale, con ogni uomo, di cui il rapporto uomo-donna è figura privilegiata e metafora fondamentale. Da questa intuizione prende le mosse il volume, nel quale la dinamica sopra esposta viene descritta partendo dal centro, anche materiale, della Bibbia, che è il Cantico dei Cantici. A questo libro viene dedicata la prima parte del testo, mentre la seconda propone un certo numero di variazioni sul tema, spaziando dall'Antico al Nuovo Testamento.
Come ogni anno, mons. Vincenzo Paglia propone ai lettori un nuovo volume di commenti alle letture di tutto l'anno. Nel solco di una tradizione ormai consolidata, il libro aiuta a vivere alla luce della Parola di Dio ogni giorno dell'anno; commenti che ci aiutano ad alzare i nostri occhi verso il Signore così da cambiare - con la forza della preghiera - il nostro cuore. La Parola di Dio meditata quotidianamente, fissata nella mente e nel cuore, rende forti e sapienti nell'affrontare la vita. La preghiera ci ridona il cuore e lo orienta nuovamente verso il Signore. La cadenza quotidiana di questo dialogo ha un valore inestimabile, è l'espressione di qualcosa che non può essere abbandonato.
Gesù conosceva a memoria i salmi, e ne acceca un'intelligenza tutta speciale. Questa è una ragione per cui nelle parole dei salmi possiamo conoscere il cuore di Gesù, ciò che gli stava a cuore. I dieci capitoli di cui si compone questo libro contengono riflessioni e note su dodici salmi (8, 22, 42, 45, 51, 69, 72, 96, 118, 120, 121, 122) e su testi evangelici con riferimenti a questi stessi salmi. L'itinerario proposto con la lettura, la mediazione e la contemplazione di questi testi biblici può essere di conseguenza compiuto in dieci tappe, per esempio da dieci a venti giorni - e che non devono essere necessariamente consecutivi, ma non dovrebbero neppure essere troppo distanti tra loro.
Il volume, il primo di una trilogia, parla dell'esperienza del male e del peccato, a partire dal testo biblico di Genesi, ma calato nella condizione della modernità. Noi tutti viviamo non solo nel peccato, ma nella condizione di coloro che devono "scusarsi" per averlo commesso: il senso di colpa attanaglia le donne e gli uomini religiosi. E il nostro peccato si declina in forme che sconvolgono le nostre vite: ci sentiamo soli, inadeguati, cancellati; siamo insofferenti, infedeli, idolatri; ma viviamo anche nel dolore (siamo muti, ciechi, fuggiaschi) e, forse, è proprio Dio l'unico che ci guarda nella certezza che, a volere tutto questo, non siamo stati noi. Dio, paradossalmente, è l'unico che può condurci fuori dal senso di colpa, restituendoci la vista, la parola e un sentiero da camminare insieme.
La Bibbia è ricca di rimandi al mondo vegetale. In queste pagine Anne Lécu esplora in particolare la metafora della fecondità. Che cosa significa "portare frutto"? Come vanno distinti i frutti seducenti dai frutti buoni? Come intendere l'essere "sterili"?Lécu osserva come il frutto nasca dall'incontro tra seme e terreno, come si sviluppi - spesso nel segreto - grazie a un processo di maturazione che avviene sotto l'azione dello Spirito. L'autrice sottolinea che il vero frutto sfugge a definizioni e controlli (va infatti ricevuto, non afferrato) e ci invita a riflettere sulla nostra tendenza a confondere i "buoni frutti" con il successo: la fecondità di una vita, in realtà, non può essere ridotta a un semplice calcolo utilitaristico o a una valutazione puramente umana.Al termine di un viaggio inaspettato, in mezzo a frutti come spighe, viti, fichi, veniamo infine condotti di fronte a un albero piantato nel cuore delle Scritture: la croce di Gesù Cristo, frutto offerto per noi.Ecco allora un libro intimo e realistico, ricco di spunti preziosi per una vita cristiana che sia autentica e radicata nella parola di Dio, un libro che, ponendo domande stimolanti, le affronta con saggezza e profondità. un libro che è esso stesso... un frutto gustoso e nutriente.
La Parola che risana ci accompagna a vivere l'Anno Liturgico, facendoci illuminare dalla ricchezza delle Scritture e dalla sapienza dei Padri della Chiesa. Attraverso profonde e attuali riflessioni, i testi della Scrittura ci vengono incontro come un balsamo, aiutandoci a riscoprire il valore risanante e sempre sconvolgente della Parola di Dio.
Il corpo della letteratura noto come midrash è generalmente diviso in midrash aggadico (narrativo) e halakhico (legale). Le raccolte che contengono principalmente storie, parabole e omelie sono classificate come midrash aggadah, mentre le raccolte incentrate principalmente sullo sviluppo della legge sono chiamate midrash halakhah. I maggiori volumi di midrash aggadah sono spesso indicati collettivamente come Midrash Rabbah. Questo gruppo di testi comprende dieci raccolte compilate nel corso di otto o più secoli. Ogni volume commenta uno dei cinque libri della Torah (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) o delle cinque Megillot (Cantico dei Cantici, Rut, Lamentazioni, Qoèlet ed Ester). Shir ha-Shirim Rabbah è un midrash del settimo secolo sul Cantico dei Cantici compilato in terra d'Israele. L'opera interpreta il Cantico dei Cantici in maniera allegorica, supponendo che la relazione tra gli amanti descritta nel libro biblico sia una metafora del rapporto di Dio (lo sposo) con Israele (la sposa). Fuggi, amato mio, simile a gazzella o a cerbiatto sopra i monti dei balsami! Gli anziani dell'Assemblea di Israele diranno allora: «Mio Diletto, Padrone del mondo, fuggi da questa terra impura e poni la tua Šekinah nel più alto dei cieli, ma quando ti rivolgeremo le nostre preghiere, sii simile al daino che dorme con un occhio aperto e l'altro chiuso, o come un cerbiatto che, fuggendo, guarda dietro di sé. Così ci terrai in considerazione e guarderai la nostra tribolazione e la nostra afflizione dall'alto dei cieli fino al momento in cui vorrai liberarci e condurci sulle montagne di Gerusalemme dove i sacerdoti ti offriranno l'incenso degli aromi (Targum di Ct 8,14).
La Parola di Dio ogni giorno 2025 si colloca nell'anno del Giubileo, un'istituzione che affonda le radici nella tradizione biblica. Papa Francesco ha voluto riprendere questa tradizione con l'intento di favorire la nascita di un nuovo futuro. Per questo ha scelto il motto Pellegrini di speranza. Oggi siamo in mezzo alle guerre in Ucraina e in Terra Santa e alle altre 57 ancora aperte, in un clima di odio e di conflitto che sembra crescere piuttosto che diminuire. Non possiamo dirci estranei. Siamo sull'orlo dell'abisso non per caso ma per l'insipienza irresponsabile dell'intera umanità. A tutti si chiede uno scatto di responsabilità, di creatività e di audacia. È indispensabile incamminarsi verso una rinascita spirituale perché le società crescano in umanità, in amore e fraternità. Pellegrini di speranza nell'Anno Santo con la compagnia quotidiana della Parola di Dio.
L'autore entra nel Vangelo di Marco con lo stesso stupore dei primi discepoli; come chi un giorno torna in una chiesa solo con la speranza che, improvvisamente, Qualcuno arrivi e lo sorprenda. Il libro ripercorre tutto il Vangelo di Marco, dall'inizio alla fine. Il primo Vangelo racconta una buona notizia (evangelo), perché è il racconto di un incontro con il Figlio di Dio e il suo annuncio. La fede di Marco è sorella gemella di fiducia: per iniziare a leggere e conoscere questa storia bisogna credere, fidarci di chi ce la racconta. Per questo il commento, che accompagna tutto il testo, racchiude in sé sollecitazioni provenienti da tutta la Bibbia, ma anche dalla storia, dalla cultura e soprattutto dalla vita.