Il libro affronta il tema dell'impresa da una prospettiva multidisciplinare. La filosofia e le scienze sociali si interrogano sul senso del lavoro imprenditoriale e sui caratteri che lo definiscono nelle società contemporanee. L'incontro tra etica, filosofia, economia e ricerca sociale origina nuove concettualizzazioni sul mondo delle imprese, delineando un orizzonte di riflessione su produzione, occupazione, mercato e azioni sociali, che apre a una prospettiva di umanesimo quale spazio relazionale e luogo di realizzazione personale. Per questa via, la crescita assume nuovi significati, in relazione alle sfide della lotta alle disuguaglianze e per la promozione di un autentico sviluppo umano.
Cosa significa autobiografia per una donna che afferma che la propria vita non le appartiene? Quale identità per un soggetto nomade, complesso, polimorfo? Questo libro ci immerge con toni vibranti nell'avventura di una femminista che ha ripensato in modo radicale il soggetto contemporaneo. Nessuna coscienza unitaria trionfante, ma reti rizomatiche, legami plurimi, migrazioni da una lingua all'altra, da un dialetto all'altro, per toccare con mano la contingenza del sé e imparare ad abitare una diversità incarnata, incessantemente in transito. «Soggetto nomade, dopotutto, non faccio che passare». La geografia di luoghi, incontri e passioni che qui si squaderna ci restituisce la vita allegra e a zig zag di una intellettuale di frontiera capace di sfidare ogni forma di identità cristallizzata, sostituendo al cogito cartesiano un nuovo appello per le generazioni a venire: desidero ergo sum.
Per la prima volta un gruppo di autorevoli storiche e storici ricostruisce la multiforme parabola nazionale e internazionale del comunismo italiano lungo l'intero arco cronologico della sua esistenza. Il volume costituisce il tentativo più significativo sinora compiuto di fuoriuscire dal perimetro della storia del partito per ripensare momenti e problemi della vicenda del PCI in un'ottica di storia italiana, europea e mondiale.
Il volume ripercorre i temi, i riferimenti politici e ideali, le iniziative culturali ed editoriali e infine il declino della cultura "antitotalitaria" in Italia nei trent'anni successivi al secondo conflitto mondiale. Cultura "antitotalitaria", non meramente "antifascista", perché il variegato arcipelago politico-culturale qui analizzato coniuga un radicato antifascismo - testimoniato da una ventennale opposizione al regime - con un altrettanto radicato anticomunismo. Allo stesso modo dei liberali pensavano i cattolici della generazione degasperiana, i socialisti democratici e riformisti e gli intellettuali appartenenti alla tradizione repubblicana, nella convinzione che l'esperienza fascista fosse morta per sempre e che il vero problema delle democrazie del dopoguerra fosse la lotta contro il mondo comunista, non solo là dove ormai era già "sistema", ma anche nelle sue propaggini occidentali. Il libro cerca anche di analizzare le cause che portarono negli anni Sessanta al declino di questa costellazione culturale e quelle che hanno impedito un suo sostanziale recupero dopo il 1990, quando la storia del Novecento sembrava averle dato ragione.
Walt Disney è stato uno dei personaggi più importanti e controversi dell'ultimo secolo e ora, a 120 anni dalla nascita, avvenuta a Chicago il 5 dicembre 1901, richiede una nuova, approfondita, lettura. Mariuccia Ciotta, in questa nuova edizione ampliata, aggiorna il suo percorso critico di fronte agli avvenimenti più recenti, riconoscimenti e falsità con un libro che sfata i luoghi comuni su Walt Disney, a torto considerato un imperialista della fantasia. Pioniere dell'animazione, Disney non solo ha dato vita ad alcuni dei personaggi di fantasia più iconici e importanti del Novecento, ma figura tra i grandi esponenti dell'avanguardia artistica del secolo scorso. Il suo "nuovo mondo" unisce la creatività europea con l'America di Roosevelt e nasce dall'incontro tra Biancaneve e il Midwest, tra i castelli medievali e la prateria americana, in una sinfonia di voci, incanti e poesia. "Le imprese di Disney sono nello stesso tempo brillanti e perverse, rivoluzionarie e reazionarie, e continueranno sempre a sedurre, divertire, irritare e affascinare gli storici, i suoi fan e i bambini di tutte le generazioni a venire." (Dall'introduzione di John Landis)
La qualificazione delle conoscenze/competenze dei responsabili di progetto e degli altri componenti dei team progettuali rappresenta per le organizzazioni un'importante leva per supportare la realizzazione delle innovazioni, rafforzando la propria immagine e visibilità verso l'esterno e verso i propri clienti. La sesta edizione di questo testo è aggiornata e coerente con le Linee guida fornite dalla norma UNI ISO 21502 e descrive le conoscenze e i concetti basilari di project management. Il testo segue lo schema descrittivo adottato dall'Istituto Italiano di Project Management (ISIPM) per la Certificazione ISIPM Base e può essere validamente utilizzato anche a supporto di corsi di formazione, seminari e master universitari.
«Veneziano di nascita, lego la mia origine a quella parte della Sicilia che sta ad oriente e che sotterranei percorsi uniscono a quell'antichissima cultura che fu la società dei vecchi maestri greci che da Anassimandro corre fino a Empedocle.» Con queste parole Giuseppe Sinopoli apre il suo breve autoritratto, presentandoci un uomo in grado di trascendere i confini del suo tempo e del suo, amatissimo, paese di nascita. Sinopoli non si è limitato a essere uno dei più rinomati compositori e direttori d'orchestra, nonché il primo italiano a dirigere "L'Anello del Nibelungo" al festival wagneriano di Bayreuth, nel 2000: era un pensatore poliedrico e uno studioso instancabile, capace di passare dalla psicoanalisi all'archeologia, appassionato delle leggende nordiche quanto delle tradizioni esoteriche dell'antico Egitto; e, sopra e prima di tutto, un amante della vita in ogni sua espressione. A vent'anni dall'enigmatica e prematura scomparsa di Sinopoli sul palco dell'Aida a Berlino, in "Il canto dell'anima" Gastón Fournier-Facio raccoglie, insieme a un intenso ricordo di Luciano Berio, saggi e interviste di alcuni dei più autorevoli intellettuali e musicologi del panorama attuale, quali Leonetta Bentivoglio, Sandro Cappelletto, Michele dall'Ongaro, Mario Messinis, Dino Villatico e molti altri che hanno avuto la fortuna di conoscere Sinopoli e di condividere con lui scoperte e riflessioni. Concludono la raccolta sei saggi scritti da Sinopoli stesso: illuminanti analisi di Schubert, Schumann, Wagner e Richard Strauss attraverso le quali si scorge l'acutezza del suo sguardo entusiasta. Con "Il canto dell'anima" riscopriamo la genialità di uno dei personaggi fondamentali della cultura musicale occidentale del secolo scorso, percorrendo le connessioni tra campi del sapere apparentemente distanti che solo una personalità come quella di Sinopoli può sperare di conciliare in un'opera più grande di qualsiasi composizione: una vita dedicata all'arte e alla conoscenza.
Il volume presenta in maniera critica i principali problemi discussi nell'ambito della filosofia della mente contemporanea, con particolare attenzione alle questioni poste dall'indagine scientifica intorno alla natura, il funzionamento e l'architettura della mente. Alcune delle questioni trattate rimandano alla tradizione filosofica e riguardano, ad esempio, le caratteristiche essenziali dei fenomeni mentali, la possibilità di darne una spiegazione di tipo scientifico e le ragioni filosofiche pro e contro l'idea che la mente appartenga al mondo fisico. Altri temi portano invece al cuore della scienza cognitiva contemporanea: dobbiamo pensare alla mente come a una serie di computazioni realizzate nel cervello o gli stati mentali vanno caratterizzati direttamente come stati cerebrali? Che ruolo ha il corpo nella realizzazione delle attività cognitive? Muovendo da una ricostruzione storico-teorica dell'affermarsi della nozione contemporanea di "mente", il libro affronta queste e altre questioni mostrando nel dettaglio la complessità della ricerca attuale, nella quale si intrecciano - e si scontrano - istanze metafisiche più tradizionali e la tendenza a una radicale naturalizzazione della filosofia della mente e del mentale stesso.
Il volume mette a fuoco alcuni aspetti dell'intersezione fra la nozione di vulnerabilità e quella di percezione sensoriale. Quest'ultima non è mai neutrale, e in essa può fiorire sia la motivazione a discriminare le figure vulnerabili sia l'argomentazione che a tale discriminazione si oppone sul piano normativo. Lontano da ogni intento di rigida categorizzazione, il libro propone un possibile percorso argomentativo che collega ciascun senso a una figura della vulnerabilità: la "razza" è così associata a simbolismi visivi del colore e dell'occhio, e lo "straniero morale" è la figura che sfida le nostre capacità di ascolto. Attraverso la metafora dei cinque sensi, si giunge così a scandagliare alcune dinamiche culturali e giuridiche che orientano il rapporto tra percezione e discriminazione, e che si annidano in varie articolazioni sociali e istituzionali.
Cè un libro che racconta come tutto ciò che esiste è stato creato, in un giorno lontano. È un libro pieno d storie appassionanti con personaggi memorabili, come Mosè, Giacobbe, Davide e Salomone. Unisciti a loro in questo gioco e completa il percorso, superando numerose sfide... bibliche! Età di lettura: 7 anni.
Questo libro è visione riflessiva e riflessione visiva sulla condizione umana attuale, la cui novità si rivela un già-da-sempre-stato che continuamente inizia e si rinnova nello spazio mobile della relazionalità generativa e inventiva, restituita dal postumano e da Michel Serres nella sua feconda toti-potenzialità. In questo "corno di abbondanza" il corpo torna eco-logico, il virus e il parassita sono risorse, il preesistere e il passare oltre fanno corpo unico, cercando la loro dicibilità in un neologismo incoativo come postransominescenti.
Che cos'è una regola, se essa sembra confondersi senza residui con la vita? E che cos'è una vita umana, se in ogni suo gesto, in ogni sua parola, in ogni suo silenzio non può più essere distinta dalla regola? È a queste domande che il libro di Agamben cerca di dare una risposta attraverso un'appassionata rilettura di quel fenomeno affascinante e sterminato che è il monachesimo occidentale da Pacomio a San Francesco. Se il libro ricostruisce nei particolari la vita dei monaci nella loro ossessiva attenzione alla scansione temporale e alla regola, alle tecniche ascetiche e alla liturgia, la tesi di Agamben è, però, che la vera novità del monachesimo non sta nella confusione fra la vita e la norma, ma nella scoperta di una nuova dimensione, in cui forse per la prima volta la "vita" come tale si afferma nella sua autonomia e la rivendicazione dell'"altissima povertà" e dell'"uso" lancia al diritto una sfida con cui il nostro tempo deve ancora fare i conti. "Come pensare una forma-di-vita, cioè una vita umana del tutto sottratta alla presa del diritto e un uso dei corpi e del mondo che non si sostanzi mai in un'appropriazione? Come pensare la vita come ciò di cui non si dà mai proprietà, ma soltanto un uso comune?"