Il volume promuove una teologia delle realtà sociali. Il contributo inerente alla dottrina sociale della Chiesa funge da punto di riferimento per gli altri saggi di etica sociale, intenti a esplorare l'apporto della fede in Gesù Cristo all'edificazione della cosa pubblica. L'angolatura da cui il credente scruta le vicende storiche è mutuata non dalle scienze sociali, di cui pure si avvale a motivo della loro capacità di illustrare il quadro sociale, bensì dalla tradizione apostolica, che si sostanzia nella dottrina sociale della Chiesa, intenta ad annunciare la salvezza che il Vangelo apporta in re sociali, disvelando il senso pieno delle realtà sociopolitiche e orientandovi l'agire umano.
Con sinteticità e chiarezza l’Autore presenta le ragioni teologiche utilizzate dal Documento Finale del Sinodo del 2024 per sostenere che la sinodalità è una dimensione costitutiva della Chiesa (nn. 12, 28). Il DF pone al vertice di tali ragioni teologiche il Battesimo, perché essendo ricevuto da tutti ed elevando tutti alla figliolanza divina, permette a tutti i cristiani di radunarsi insieme, testimoniare insieme, discernere insieme e camminare insieme verso una piena e visibile unità (nn. 15, 21). Per dar forza a questa sua affermazione, il DF sostiene che l’intero cammino sinodale si è svolto nella luce del magistero conciliare e che il Concilio Vaticano II è stato l’ispiratore di tutto il contenuto del DF (n. 5). Tale premessa, tuttavia, provoca non poca sorpresa nel lettore; non tutti concordano al riguardo, anzi, molti ne sono in pieno disaccordo, come dimostrano i numerosi dibattiti teologici sorti sul tema della sinodalità nel periodo postsinodale. Ecco allora la necessità di fare chiarezza, certi che le obiezioni sollevate in queste pagine possano aiutare il lettore a capire l’importanza del tema della sinodalità nella Chiesa e a fugare il rischio di possibili fraintendimenti.
Siccome le parole non nascono mai a caso, questo libro si interroga su quali siano le esperienze, i pensieri e le emozioni che hanno dato vita alla parola dubbio.
In un sintetico e originale percorso temporale si mette il dubbio davanti a molti "specchi" per interrogarne l'immagine riflessa e riflettuta, andando dallo specchio linguistico a quello filosofico, da quello culturale a quello psicoanalitico, da quello religioso a quello teologico, da quello scritturistico a quello scientifico, da quello catechistico a quello delle immagini e allegorie. Attraversando la domanda sulla conoscenza (il dubbio è il principio e il fondamento del cammino del sapere?) si giunge a interrogarsi sull'esistenza stessa: davvero l'uomo può vivere avendo il dubbio come padre e maestro?
Raffael Maiolini,
presbitero bresciano, è docente di Teologia fondamentale presso l'Istituto Teologico, l'Istituto Superiore di Scienze Religiose e l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Tra suoi ultimi lavori: Il nuovo ABC della teologia. Edizione riveduta e ampliata (2023) e Fede e dubbio, un viaggio intorno all'uomo, alla sua conoscenza e alla sua relazione con Dio (2025).
Che ruolo deve avere la questione ecologica nell'agenda della chiesa del XXI secolo? Quali le sfide, le esigenze ma anche i rischi che si presentano? Come prendere posizione, senza perdere il fondamentale riferimento al Vangelo? Con questo saggio Ulrich Körtner affronta con chiarezza e trasparenza queste e molte altre domande, sviluppando una riflessione attorno alla creazione e al tema ecologico che non "presta il fianco" alle mode del momento, ma rimane saldo nella specificità della prospettiva di fede cristiana. Parlare di "creazione", infatti, non significa sacralizzare la "natura", bensì riconoscerne l'aspetto intrinsecamente caduco, appunto "passeggero", che solo nella relazione con Dio può essere custodita e redenta. In questa prospettiva, il problema ecologico è davvero un problema teologico, in quanto implica una circolarità e una dipendenza reciproche tra il mondo creato naturale, l'essere umano e il Creatore.
Chi è Maria, davvero, nei Vangeli? Questo libro accompagna il lettore in un itinerario spirituale e teologico che, seguendo i testi evangelici, ripercorre l'intera vicenda di Maria: dall'Annunciazione alla Risurrezione. Attraverso una lettura attenta della Scrittura, arricchita da riferimenti biblici, patristici ed esegetici, l'autore offre una meditazione profonda sulla fede, sull'obbedienza e sul silenzio della Madre di Gesù. Maria emerge come donna libera, credente radicale, compagna di cammino dell'umanità e Madre sempre presente nella storia della salvezza. Prefazione di Massimo Vedova.
Pronunciate a Parigi nel 1273, le Collationes in Hexaëmeron di Bonaventura si collocano in un contesto universitario in cui le nuove ermeneutiche aristoteliche avevano depennato l’esemplarismo dall’orizzonte filosofico, marcando, in tal modo, un’irrimediabile dicotomia tra Dio e il mondo, molto pericolosa pure sul piano dottrinale. A fronte di un tale rifiuto, Bonaventura riafferma con forza la centralità dell’esemplarismo mediante il quale si può rileggere, e interpretare in modo corretto, il rapporto tra la Trinità e la creazione, tra la Trinità e il decursus mundi, tra la Trinità e le varie gerarchie. Benché il mistero del Dio trino e uno sia presentato con differenti strumenti teologici che vanno dalle processioni intradivine alla circumincessione, l’esemplarismo permane quel filo rosso che rende ragione del rispecchiarsi del mistero di Dio in ognuna di queste realtà, siano esse la creazione, la storia o i vari ordinamenti gerarchici, diventando così quel legame imprescindibile che congiunge la Trinità con il mondo.
Presenza e influenza di Paolo nel cristianesimo dei primordi vanno oltre l’orizzonte delle sette lettere autentiche che l’apostolo scrisse ai primi gruppi cristiani. Paolo fu venerato e ferocemente osteggiato in un numero ancora maggiore di lettere scritte a suo nome, e in narrazioni diffuse su di lui e contro di lui, che vennero incluse nel nostro Nuovo Testamento e, molto più spesso, custodite e trasmesse al di fuori di questo. Richard Pervo delinea un quadro illuminante e in tutto esaustivo dell’eredità di Paolo e dei vari modi in cui tra le prime chiese egli venne ricordato, onorato o anche vilipeso. Il primo volume del suo saggio è dedicato alla costruzione della sua figura come apostolo e come libro: il primo libro cristiano!
«Il volume esprime un percorso in tre momenti. Il primo si concentra nell’aspetto biblico (Paolo) e patristico (soprattutto Agostino). Il secondo offre dapprima due ambiti sensibili al nostro tema: il monachesimo (occidentale) e la tradizione dell’oriente cristiano. Sempre nella seconda sezione si ha un’analisi che dal Medioevo (Tommaso e Bonaventura) arriva ai nostri giorni (Rosmini, von Balthasar, Florenskij e Bordoni), si allarga alla Riforma (Bonhoeffer), alla riflessione filosofica (Maritain e Gilson) e alle religioni orientali (Buddhismo). La terza parte comprende proposte di attualizzazione in rapporto allo statuto epistemologico, alla conoscenza affettiva, alla teologia dei santi e alla circolarità dell’intellectus fidei con la fede celebrata e vissuta. La Postfazione riconduce all’unità le due dimensioni scientifica e sapienziale». Dall’Introduzione di Roberto Nardin «Dopo aver percorso, grazie ai preziosi contributi raccolti in questo volume, l’affascinante itinerario che, a partire dal Nuovo Testamento, illustra nelle opere e nei giorni della grande teologia, e di alcune figure della filosofia di matrice cristiana, riaffiora la domanda che a tutto soggiace: la teologia è questione di scienza o di sapienza? O di entrambe insieme? E, in quest’ultimo caso, in quale misura combinate e secondo quale rapporto tra loro intercorrente? È la logica inclusiva dell’"et et" che ci offre la chiave per coniugare con efficacia una risposta». (Dalla Postfazione di Piero Coda).
Qual è la via più efficace per reimpostare il delicato rapporto tra ragione e fede? Nel giocare la partita del confronto culturale con la modernità, la Chiesa ha sempre avuto a disposizione due squadre: la "titolare" e la "riserva". Per lungo tempo è scesa in campo di preferenza la "prima squadra", che ha fatto uso dello schema aristotelico-tomista e si è avvalsa della geniale regia dell'Aquinate; essa ha posto la verità a fondamento dell'Essere e ha considerato la ragione quale strumento capace di raggiungerla. Che sia giunto il momento di schierare la "squadra di riserva", quella di indirizzo francescano? Sorto nella Chiesa grazie al genio di Francesco d'Assisi, sviluppato lungo i secoli da molti dei suoi figli e portato alla ribalta da papa Francesco, il "pensare francescano" mostra la sua attualità e suscita un crescente interesse perché non enfatizza il peccato originale ed è più propenso ad ascoltare le esigenze del cuore e a mantenere la ragione aperta alla luce della fede.
Matteo Galloni, in questo libro assai ben documentato, riesce a farci scoprire e gustare il genio di Clemente Alessandrino che ha contribuito, insieme a Panteno e Origene, all'elaborazione di una nuova cultura di eccellenza utilizzando le categorie della filosofia greca che saranno, in seguito, necessarie per le formulazioni dogmatiche dei vari Concili Ecumenici. Galloni ci aiuta a comprendere che la Scuola di eccellenza di Alessandria era una comunità di vita che, utilizzando le categorie filosofiche, ci apre le profondità del mistero cristiano e ci divinizza realizzando qui in terra la familiarità perché il Logos ci genera figli/e dell'eterno Padre tramite lo Spirito Santo. Clemente nel Protrettico (Esortazione), si inserisce nel solco di una tradizione consolidata (si pensi al Protrettico di Aristotele o all'Hortensius di Cicerone che tanto colpì il giovane Agostino), ma l'Esortazione centrale si manifesta irrompendo sin dall'inizio con forza: «Il Verbo (Logos) di Dio è divenuto uomo affinché anche tu da un uomo apprendi in quale maniera un uomo diventi Dio» (Pr I,8,4). L'attualità del testo è allora evidente perché siamo invitati a iniziare una nuova vita liberandoci dalle varie forme di idolatria che da duemila anni schiavizzano l'essere umano. Clemente e Galloni si augurano che, progredendo nella lettura, ci sentiamo elevati, trasformati e chiamati a costruire insieme, animati dal Logos divino, una nuova cultura di amore, pace, libertà, solidarietà e fratellanza per rendere noi e il creato sempre più belli (kalòs) e buoni (agathòs) per vivere la felicità eterna già qui ora in terra! Prefazione di Sergio Zincone.
Il saggio approfondisce la concezione panikkariana della mistica come esperienza integrale della realtà, nella quale il divino, l’umano e il cosmico si compenetrano in un’unica visione non dualistica. Attraverso categorie centrali come l’intuizione cosmoteandrica, la differenza simbolica e l’advaita, Panikkar supera la frammentazione del pensiero moderno e propone una sapienza che riconcilia filosofia, religione e vita. La mistica, intesa non come fuga ma come pienezza dell’essere, diventa linguaggio del silenzio, apertura al Mistero e via di liberazione dall’ego. In questa prospettiva la contemplazione e l’ortoprassi coincidono, indicando un cammino di conoscenza trasformativa, capace di restituire alla filosofia la sua dimensione sapienziale e all’uomo contemporaneo la consapevolezza del proprio radicamento nel divino.
A distanza di oltre tre quarti di secolo dalla morte, Frances Caryll Houselander continua ad affascinare per il suo stile di scrittura semplice e per le riflessioni profonde ma di immediata comprensione. "La canna di Dio" è un saggio frutto delle sue meditazioni sulla vita di Maria di Nazareth ed è inteso a far conoscere, per mezzo di dettagli che non sono presenti nei passi evangelici, l’immagine di una donna che conduce una vita fatta di gesti quotidiani che evidenziano uno straordinario impegno tutto proteso al servizio degli altri. Quest’atteggiamento rivela una personalità umile, ma piena di fiducia e generosità; seria, ma serena. Il lettore viene preso per mano e chiamato a infondere gli stessi caratteri nella propria vita e a imitare Maria che scelse una vita all’insegna della discrezione, del coraggio e della gioia, anche di fronte a sfide e a sofferenze, pur con la consapevolezza di essere stata prescelta dall’Altissimo. Proprio per la sua fiducia ed entusiasmo, ella si è svuotata di sé, diventando simile a una canna, a un calice e a un nido; tre oggetti che non hanno nulla in comune, se non il vuoto, quello interiore, che caratterizza le meditazioni di Houselander. Prefazione di Gabriella Del Lungo Camiciotti.